Stefano
Massini in “Covidico. La nuova era
dell'umanità” – pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 21 di aprile
2020 - tenta di intravvedere quell’”uomo nuovo” che verrà dopo il tempo
del “coronavirus”.
Sappiamo bene come quell’”uomo nuovo” fosse il traguardo
finale di quel “socialismo reale” – o dei soviet - che non pochi danni e
terribili tragedie ha arrecato alla umanità nel faticoso, tortuoso suo cammino.
E di quali e quanti “uomini nuovi” ci abbia lasciato in eredità. Forse la tanto
attesa comparsa dell’”uomo nuovo” è stata anche intravista
come risultato finale della predicazione dell’Uomo di Nazareth. Ma duemila anni
e passa non hanno prodotto molto di quella tanto auspicata trasformazione ed apparizione,
ché il tempo di quel socialismo sembra, obiettivamente a questo punto, essere
stato una mera illusione stante la pochezza temporale di quell’agire prima che
gli avvicendamenti della Storia ne spazzassero via la solenne sua impalcatura.
Il neologismo di Stefano Massini è accattivante seppur la Storia non ci lesini a
piene mani una realtà ben diversa e miserevole. Ne aveva ben donde quell’Immanuel
Kant che in un Suo celeberrimo aforisma ebbe a sostenere che: «Da
un legno così storto come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire
nulla di perfettamente dritto».
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
giovedì 30 aprile 2020
mercoledì 29 aprile 2020
Virusememorie. 14 Lettera a… Per una speranza di salvezza.
Carissimo ********,
forse il quadro del
grande disastro in cui abbiamo precipitato il mondo non sarebbe completo se io
non ti parlassi di un tipo particolare di inquinamento che è quello acustico,
sì proprio quello dovuto ai rumori di tutti i giorni, quei rumori costanti che
peraltro sembrano dare un senso alla vita frenetica che conduciamo. È una
situazione questa in cui ci siamo cacciati senza esserne sul piano naturale
preparati. Ricordi di certo quando ti ho scritto della nostra origine di
animali vaganti per la foresta o per la savana in cerca di prodotti della
natura per la nostra nutrizione. Ebbene, immaginerai di certo l’ambiente che
circondava quei nostri progenitori; certo, non erano dotati di una forza
eccessiva, né di una straordinaria velocità. Ma un senso particolare è sempre
stato ben sviluppato in essi; il senso dell’udito. Tramite esso quei primati
hanno potuto evitare un certo numero di agguati, di pericoli che
quotidianamente attentavano alla loro sopravvivenza. Capisci che grazie a
questo udito particolarmente sviluppato essi riuscivano a percepire tutte le
variazioni che l’ambiente circostante subiva: e la percezione di un pericolo,
captato mediante quel particolare organo sensorio che è l’orecchio, metteva in
allarme tutto l’organismo nel suo complesso, stimolando la secrezione di tante
ghiandole onde preparare l’individuo alla fuga ed alla difesa. Ecco qual è il
punto: che un semplice rumore è capace di stimolare l’organismo nel suo
complesso. Il fruscio del vento tra le foglie, i versi degli altri animali, i
canti d’amore, erano percezioni continue che caratterizzavano il mondo dei
nostri antichi parenti; un ramo spezzato, un rumore di passi felpati erano
capaci di mettere sull’avviso e di rendere nervosi ed irascibili i nostri cari
antichi parenti. Oggi possiamo dire che grazie a questo nostro mondo di rumori
il nostro organismo è sempre teso, sempre pronto ad una aggressione che non
trova poi il modo di manifestarsi e scaricarsi. Ecco, siamo di continuo
sottoposti a delle sollecitazioni di pericolo, poiché il rumore è sempre stato
naturalmente per noi sinonimo di pericolo, per cui il nostro organismo è
sottoposto di continuo ad un logorio enorme. Ti ho parlato di inquinamento da rumori;
ma sì, poiché è questa anche un’altra forma di degradazione dell’ambiente, che
immancabilmente nuoce ed uccide, con morte lenta e poco appariscente, l’uomo.
Voglio riportarti ancora della cronaca e dei dati che non potranno non
sorprenderti. È la cronaca di tutti i giorni, è la cronaca che riguarda i nostri
simili, il nostro buon vicino di casa magari, che ci sorride sempre dal
balcone, che vuole sempre entrare dopo di noi nell’ascensore. Ecco, potrebbe
accadere anche a lui, a me, ad uno di noi che ci sentiamo sani ed equilibrati;
ci potrebbe accadere di essere un giorno all’improvviso diversi e di fare quel
qualcosa che non avremmo fatto mai e che anzi ci ha fatto in tante altre
occasioni meravigliare ed inorridire. Eppure i giornali riportano queste
cronache come compiute da persone diverse da noi; ed invece, credimi,
potenzialmente oggi tutti potremmo avere un giorno un mostruoso articolo sul
quotidiano della nostra città:
martedì 28 aprile 2020
Leggereperché. 10 Marx: «“L’uomo è per l’uomo l’essere supremo”».
Tratto da “La
critica radicale del presente: l’eredità di Marx” di Maurizio Viroli,
pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 28 di aprile dell’anno 2018: (…). La
lettera che Marx spedisce ad Arnold Ruge da Kreuznach, nel settembre del 1843,
poi pubblicata nei Deutsch-Französische Jahrbücher del 1844, (…), è un testo
che ci insegna i lineamenti di una critica sociale e politica intransigente:
“Costruire il futuro – scrive Marx – e trovare una ricetta valida perennemente
non è affar nostro, ma è certo più evidente ciò che dobbiamo fare nel presente:
la critica radicale di tutto l’esistente”. Critica radicale perché senza
riguardi, senza paura né dei suoi risultati né del conflitto coi poteri
attuali.
Iscriviti a:
Post (Atom)


