"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 30 aprile 2020

Cosedaleggere. 38 «Un decimale di Pil come crisma divino».


Stefano Massini in “Covidico. La nuova era dell'umanità” – pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 21 di aprile 2020 - tenta di intravvedere quell’”uomo nuovo” che verrà dopo il tempo del “coronavirus”. Sappiamo bene come quell’”uomo nuovo” fosse il traguardo finale di quel “socialismo reale” – o dei soviet - che non pochi danni e terribili tragedie ha arrecato alla umanità nel faticoso, tortuoso suo cammino. E di quali e quanti “uomini nuovi” ci abbia lasciato in eredità. Forse la tanto attesa comparsa dell’”uomo nuovo” è stata anche intravista come risultato finale della predicazione dell’Uomo di Nazareth. Ma duemila anni e passa non hanno prodotto molto di quella tanto auspicata trasformazione ed apparizione, ché il tempo di quel socialismo sembra, obiettivamente a questo punto, essere stato una mera illusione stante la pochezza temporale di quell’agire prima che gli avvicendamenti della Storia ne spazzassero via la solenne sua impalcatura. Il neologismo di Stefano Massini è accattivante seppur la Storia non ci lesini a piene mani una realtà ben diversa e miserevole. Ne aveva ben donde quell’Immanuel Kant che in un Suo celeberrimo aforisma ebbe a sostenere che: «Da un legno così storto come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire nulla di perfettamente dritto».

mercoledì 29 aprile 2020

Virusememorie. 14 Lettera a… Per una speranza di salvezza.


Carissimo ********,
forse il quadro del grande disastro in cui abbiamo precipitato il mondo non sarebbe completo se io non ti parlassi di un tipo particolare di inquinamento che è quello acustico, sì proprio quello dovuto ai rumori di tutti i giorni, quei rumori costanti che peraltro sembrano dare un senso alla vita frenetica che conduciamo. È una situazione questa in cui ci siamo cacciati senza esserne sul piano naturale preparati. Ricordi di certo quando ti ho scritto della nostra origine di animali vaganti per la foresta o per la savana in cerca di prodotti della natura per la nostra nutrizione. Ebbene, immaginerai di certo l’ambiente che circondava quei nostri progenitori; certo, non erano dotati di una forza eccessiva, né di una straordinaria velocità. Ma un senso particolare è sempre stato ben sviluppato in essi; il senso dell’udito. Tramite esso quei primati hanno potuto evitare un certo numero di agguati, di pericoli che quotidianamente attentavano alla loro sopravvivenza. Capisci che grazie a questo udito particolarmente sviluppato essi riuscivano a percepire tutte le variazioni che l’ambiente circostante subiva: e la percezione di un pericolo, captato mediante quel particolare organo sensorio che è l’orecchio, metteva in allarme tutto l’organismo nel suo complesso, stimolando la secrezione di tante ghiandole onde preparare l’individuo alla fuga ed alla difesa. Ecco qual è il punto: che un semplice rumore è capace di stimolare l’organismo nel suo complesso. Il fruscio del vento tra le foglie, i versi degli altri animali, i canti d’amore, erano percezioni continue che caratterizzavano il mondo dei nostri antichi parenti; un ramo spezzato, un rumore di passi felpati erano capaci di mettere sull’avviso e di rendere nervosi ed irascibili i nostri cari antichi parenti. Oggi possiamo dire che grazie a questo nostro mondo di rumori il nostro organismo è sempre teso, sempre pronto ad una aggressione che non trova poi il modo di manifestarsi e scaricarsi. Ecco, siamo di continuo sottoposti a delle sollecitazioni di pericolo, poiché il rumore è sempre stato naturalmente per noi sinonimo di pericolo, per cui il nostro organismo è sottoposto di continuo ad un logorio enorme. Ti ho parlato di inquinamento da rumori; ma sì, poiché è questa anche un’altra forma di degradazione dell’ambiente, che immancabilmente nuoce ed uccide, con morte lenta e poco appariscente, l’uomo. Voglio riportarti ancora della cronaca e dei dati che non potranno non sorprenderti. È la cronaca di tutti i giorni, è la cronaca che riguarda i nostri simili, il nostro buon vicino di casa magari, che ci sorride sempre dal balcone, che vuole sempre entrare dopo di noi nell’ascensore. Ecco, potrebbe accadere anche a lui, a me, ad uno di noi che ci sentiamo sani ed equilibrati; ci potrebbe accadere di essere un giorno all’improvviso diversi e di fare quel qualcosa che non avremmo fatto mai e che anzi ci ha fatto in tante altre occasioni meravigliare ed inorridire. Eppure i giornali riportano queste cronache come compiute da persone diverse da noi; ed invece, credimi, potenzialmente oggi tutti potremmo avere un giorno un mostruoso articolo sul quotidiano della nostra città:

martedì 28 aprile 2020

Leggereperché. 10 Marx: «“L’uomo è per l’uomo l’essere supremo”».


Tratto da “La critica radicale del presente: l’eredità di Marx” di Maurizio Viroli, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 28 di aprile dell’anno 2018: (…). La lettera che Marx spedisce ad Arnold Ruge da Kreuznach, nel settembre del 1843, poi pubblicata nei Deutsch-Französische Jahrbücher del 1844, (…), è un testo che ci insegna i lineamenti di una critica sociale e politica intransigente: “Costruire il futuro – scrive Marx – e trovare una ricetta valida perennemente non è affar nostro, ma è certo più evidente ciò che dobbiamo fare nel presente: la critica radicale di tutto l’esistente”. Critica radicale perché senza riguardi, senza paura né dei suoi risultati né del conflitto coi poteri attuali.