"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 3 marzo 2026

Doveravatetutti. 68 Alessandro Orsini: «La lotta per il potere richiede la forza dei leoni e l’astuzia delle volpi. Ogni classe governante manipola la propria classe governata».


“Vi bruceremo il cuore”, “Vi stiamo massacrando”: non sono un esperto di linguaggio bellico (esisterà una filologia della guerra?) ma questo sembrerebbe piuttosto un tipico linguaggio malavitoso. Da cosche sul piede di guerra. Da braccio carcerario nel quale i boss regolano i conti tra loro. E il fatto che siano i capi di Iran e Stati Uniti a pronunciarle, queste parole, non aiuta a sopportare l’angoscia della guerra. È uno sputo in più su una ferita aperta, ed è uno sputo infetto. In attesa dell’ostensione della testa mozza del capotribù nemico infilzata in una picca (il tutto, beninteso, postato sui social), ci si domanda se dai tempi di Attila fino al discorso di Churchill agli inglesi (“Non ho niente da offrire se non sangue, sudore e lacrime”) la cultura bellica avesse o non avesse fatto qualche timido passo in direzione di una attenuazione dei suoi aspetti tribali; se non altro per salvare la forma; e nel caso lo avesse fatto, se adesso non si stia tornando rapidamente ad Attila e più indietro ancora, giù giù lungo i secoli, quando nessuna legge valeva, al di fuori dalla tua tribù. Curioso contrasto: lo scenario è ipertecnologico, tutto droni e intelligence, tutto algoritmi e AI, ma al centro della scena irrompe lo scimmione che si batte il petto con i pugni in segno di sfida, e brandisce l’osso spolpato come arma primigenia (sì, quello di “Odissea nello spazio”). Di certo c’è questo: se è la tecnologia, a farvi paura, state sbagliando. È molto più pericoloso lo scimmione che la brandisce. (Tratto da “Siamo nell’evo dello scimmione” di Michele Serra pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” di oggi, martedì 3 di marzo dell’anno 2026).

“Disinformazione: bugie e fatiche”, testo di Alessandro Orsini pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi: La lotta per il potere richiede la forza dei leoni e l’astuzia delle volpi. È astuto affermare che gli italiani sono manipolati dal Cremlino, ma non è vero. Ogni classe governante manipola la propria classe governata. Il governo italiano manipola i cittadini italiani come il governo bielorusso manipola i bielorussi. Il problema della manipolazione dell’opinione pubblica in Italia è il problema di una minoranza organizzata, la classe governante, che manipola una maggioranza disorganizzata, la classe governata. La manipolazione dell’opinione pubblica è il processo attraverso cui la classe governante estrae il consenso dalla classe governata con l’inganno. I principali protagonisti della disinformazione in Italia sulla politica internazionale sono i vertici della Repubblica: il presidente del Consiglio, il ministro della Difesa, il ministro degli Esteri e il principale partito di governo. Quando scoppia una guerra, le classi governanti hanno bisogno di ingannare la classe governata per aumentare la disponibilità dei cittadini a obbedire nelle avversità. Le classi governanti delle democrazie occidentali usano la menzogna e la disinformazione contro la classe governata con la stessa spregiudicatezza che incontriamo nelle dittature. Non esistono differenze sostanziali tra le tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica usate da Meloni, Tajani e Crosetto, e le tecniche utilizzate dai loro omologhi nei regimi autoritari. Gli stratagemmi usati dalle classi governanti nella lotta per il potere si assomigliano, indipendentemente dal tipo di regime. Si pensi alle parole di Tajani a Rai3, il 12 gennaio 2025. Dopo aver difeso Netanyahu con tutte le sue forze, Tajani ha detto: “Israele non ha compiuto crimini di guerra”. Era una fake news per indurre gli italiani a credere il falso. Era il tentativo di estrarre il consenso degli italiani verso le politiche di Netanyahu con l’inganno e la menzogna. (…). …nella teoria della classe politica di Gaetano Mosca e nella teoria delle élite di Vilfredo Pareto, (…) le società si dividono in governanti e governati. Questa divisione produce effetti ricorrenti sulla lotta per il potere: uno di questi è l’uso sistematico della menzogna nelle crisi internazionali severe. Tutto questo può finire? No, fino a quando esisterà la lotta per il potere politico, esisterà anche la manipolazione dell’opinione pubblica. Ma ho anche buone notizie. La manipolazione dell’opinione pubblica genera conflitto. Il punto di arrivo (…) è che la manipolazione dell’opinione pubblica è rischiosa e faticosa: è rischiosa perché i governati possono scoprire le menzogne dei governanti; è faticosa perché si fonda un “sistema”, un insieme di parti interconnesse, i cui ruoli è faticoso coordinare per un tempo troppo lungo. Essendo rischiosa e faticosa, la manipolazione dell’opinione pubblica si attiva, sotto forma di sistema organizzato, soltanto quando la classe governante deve gestire una crisi internazionale severa. Il vertice della Repubblica italiana attiva la sua organizzazione politica per ingannare i cittadini quando deve costruire il consenso popolare intorno a una scelta impopolare, ad esempio, l’invio di armi in Ucraina per sconfiggere la Russia, correndo il rischio di una guerra nucleare; quando deve costruire il consenso popolare intorno al bombardamento americano dell’Iran; quando deve costruire il consenso popolare intorno al bombardamento di Trump contro Caracas; quando deve costruire il consenso popolare intorno ai crimini di Netanyahu a Gaza. La disinformazione è faticosa perché deve passare attraverso i mille canali di una società fondata sull’informazione.