"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 2 aprile 2026

Doveravatetutti. 76 Tomaso Montanari: «Questo terribile vessillo di fumo nero ci rappresenta rappresentando la corsa al petrolio e al denaro, l'interesse come motore del colonialismo, l'aggressione all'ambiente, alla vita, agli altri popoli. È un esame di coscienza, un atto di verità, un invito all'inversione di rotta: una decostruzione di tutta la retorica occidentalista che copre i nostri crimini».

                            Sopra. "Western Flag" di John Gerrard, 2017

Eccola, dunque, la bandiera dell'Occidente.  Western Flag raffigura il sito del Lucas Gusher,  il primo  grande  giacimento  petrolifero scoperto al mondo, nel 1901, a Spindletop, in Texas. Il sito, oggi non più produttivo, è ricreato da una simulazione digitale in tempo reale continuo, che mostra un pennone da cui si sprigiona un flusso infinito di fumo nero. L'immagine (…) è un perfetto alias digitale del sito reale in Texas durante tutto l'anno: è gestita da un software che calcola ogni fotogramma dell'animazione in tempo reale, facendo sorgere il sole agli orari reali, con giornate che si allungano e si accorciano a seconda delle stagioni. In una delle presentazioni autorizzate dall'artista si legge che "Western Flag funge da duro monito non solo sullo sfruttamento e sull'esaurimento intenzionale delle risorse che milioni di anni fa ricoprivano di abbondante vita questo ex fondale marino, ma anche dell'energia impiegata per riportare una terra deserta al suo attuale stato di insediamento artificiale. Il gas invisibile, responsabile del cambiamento climatico, qui viene reso visibile. Sventolando la bandiera della nostra stessa autodistruzione, ci viene chiesto di riflettere sul nostro ruolo nel riscaldamento del pianeta e nella contemporanea desertificazione di terre un tempo fertili". Come succede a tutte le opere d'arte il tempo ne aumenta i significati. Questa degna bandiera fu immaginata dall'artista John Gerrard nel 2017, in seguito a una commissione di Channel 4, in collaborazione con Somerset House, per la Giornata della Terra: ma conserva intatta, e anzi terribilmente rinnovata, tutta la sua efficacia, in mezzo a questa devastante Terza guerra del Golfo. Svelando la menzogna dei colori festosi delle bandiere delle singole nazioni dell'Occidente, questo terribile vessillo di fumo nero ci rappresenta rappresentando la corsa al petrolio e al denaro, l'interesse come motore del colonialismo, l'aggressione all'ambiente, alla vita, agli altri popoli. È un esame di coscienza, un atto di verità, un invito all'inversione di rotta: una decostruzione di tutta la retorica occidentalista che copre i nostri crimini. È un'opera d'arte terribilmente forte: perché riesce a ritrarci per quello che siamo, a giudicarci per quello che facciamo, a indurci a prendere coscienza di ciò che potremmo essere. Prima che sia davvero troppo tardi. (Tratto da “La bandiera dell’autodistruzione” di Tomaso Montanari, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 27 di marzo 2026).