“WlaDementocrazia”. “Ecco la dementocrazia che chiede sudditi docili” testo di Paolo Ercolani – PhD a “Filosofia” presso l’”Università di Urbino Carlo Bo” - pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, venerdì 8 di maggio 2026: “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra il vero e il falso, non esiste più”. A scrivere ciò era la filosofa tedesca, naturalizzata statunitense, Hannah Arendt, nella sua analisi magistrale dei regimi totalitari (1951). A conti fatti, questa frase parla più dell’oggi che non dei regimi di Hitler e Stalin. Sì, perché a quel tempo la maggior parte delle persone in fondo conosceva l’essenza violenta e liberticida dei regimi in cui viveva, ma chi per convenienza e chi costretto dal terrore della forza poliziesca, finiva col sottomettersi al Duce di turno e a un’ideologia totalizzante.
ilcavalierdelamancia
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
venerdì 8 maggio 2026
Doveravatetutti. 89 Hannah Arendt: «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra il vero e il falso, non esiste più».
giovedì 7 maggio 2026
MadreTerra. 73 “Uomini, cani e lupi”.
Sopra. "Osso".
“Uscì dal bosco quasi morto nel 2020 – (…) – da quel giorno si è conquistato sei anni di vita, di cura e protezione, di corse e giochi con gli altri due cani. Ha avuto una bella vita. Rispetto alla maggioranza dei cani da caccia, una vita bellissima. Sarebbe stato bello poterlo vedere invecchiare. Ora non può più fuggire nei campi rimarrà con noi, nel nostro giardino per sempre. (…). Si raccomanda dove ci sono i lupi di tenere chiusi i cani, ma non è oggettivamente possibile, se si vive sulla cima di un crinale o in mezzo ai boschi farlo in modo rigoroso e continuativo. (…). Il mio primo pensiero è stato non si può più vivere qui, me ne vado, ho esagerato, ho sbagliato, la natura è meravigliosa ma troppo dura, esigente. E ora, da qualche anno la presenza incombente dei lupi, caso eccellente di salvaguardia di una magnifica specie che mezzo secolo fa era estinta, prospera. (…). Io quassù ci voglio vivere – (…) – insieme ai cani e insieme ai lupi, ma fino a quanti esemplari questo territorio può reggere, lo devono stabilire le autorità responsabili. È il loro lavoro, il mio è stato seppellire Osso”. (Tratto da “Il mio cane Osso sbranato dai lupi”, il dolore di Michele Serra narrato a Caterina Giusberti e riportato sul quotidiano “la Repubblica” del 4 di maggio 2026).


