"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 24 giugno 2026

Doveravatetutti. 99 Raniero Lavalle: «Il Parlamento europeo ha pensato bene di approvare, con una maggioranza scandalosa che comprende perfino i “popolari europei”, un editto sulla pulizia etnica, in volgo detta oggi “remigrazione”».


Paradossalmente la telefonata con cui Trump ha buttato fuori dal campo la Meloni, è quella in cui maggiormente si manifesta l’affinità tra i due e la somiglianza tra l’idea della politica quale oggi è praticata in America e quella prevalente in Italia, se non la cifra comune tra l’una e l’altra delle politiche che tutte insieme stanno portando il mondo alla rovina. Come ha detto il celebre prof. Jeffrey Sachs nel suo recente discorso al Parlamento europeo sulla “Geopolitica della pace”, “il sistema politico americano è un sistema di immagini. È un sistema di manipolazione dei media ogni giorno. È un sistema di pubbliche relazioni. Si potrebbe avere un presidente che fondamentalmente non funziona e avere quella persona al potere per due anni che anche si candidi per la rielezione”, e continuare così, come era successo con Biden quando era già “fuori di testa”. È quello che fotografa il siparietto tra Trump e Giorgia Meloni. Questa pensa che un’istantanea con Trump da piazzare sul circuito mediatico la mostrerebbe come protagonista, Trump vorrebbe, per stare al suo linguaggio, che non gli rompesse le scatole, lei insiste e lui concede. Per Trump è solo una smorfia in più, per la presidente del Consiglio è il G7, è il successo della politica estera italiana, il proclama della riconciliazione tra Unione Europea e Stati Uniti. Con un buffetto sulla guancia tutto è passato: la guerra sui dazi, la diserzione europea nella guerra d’ordinanza contro l’Iran, fino al “fuck Europa” di ucraina memoria (parola di Victoria Nuland). Peccato che dietro ci sia  la sostanza di politiche perverse. Nello stesso giorno il Parlamento europeo ha pensato bene di approvare, con una maggioranza scandalosa che comprende perfino i “popolari europei”, un editto sulla pulizia etnica, in volgo detta oggi “remigrazione”, che consiste nell’istituzionalizzazione europea dell’idea che ci siano esseri umani, ivi compresi i bambini, che possono essere arrestati senza aver commesso alcun reato e deportati in celle di Paesi che non conoscono nemmeno, che non sono scelti da loro né sono i loro Paesi d’origine, una specie di pattumiera d’Europa in cui scaricare quelli che nel lessico della nuova politica italiana sono stati chiamati “carichi residui”. Così la rassomiglianza tra Europa e Stati Uniti torna ad essere perfetta: nell’America di nuovo “grande” del MAGA vige la deportazione di massa, tanto che come racconta Marco Damilano nel bellissimo libro che ha scritto andando a indagare sulle origini americane di papa Leone, a San Bernardino, in California, le porte della cattedrale sono chiuse, si entra solo da una porticina secondaria, per salvare gli immigrati ispanici dalle irruzioni della polizia, la famigerata ICE trumpiana; in Europa si decide che gli stranieri colpiti da una decisione di rimpatrio, se non se ne vanno subito (o “immediatamente”) possono essere arrestati, così da prevenirne la fuga o il rischio per la sicurezza e potranno restare imprigionati fino a 24 e anche 30 mesi, per essere deportati in un Paese “terzo” che, per soldi, accetti di essere trasformato in prigione. In alternativa al “trattenimento”, gli intrusi non europei potranno eventualmente essere sottoposti a misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico, ormai d’uso nella “società della sorveglianza”. Per attuare queste procedure le autorità potranno ricorrere a perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, nonché al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici. Anche questo pare sia un successo della politica estera meloniana, il nuovo “modello Italia”. Che vergogna. Per l’Europa è come arrivare nuda alla meta: spogliarsi della sua civiltà e della sua storia, così esaltata dai volenterosi che la armano per la prossima guerra con la Russia, prenotata per il 2030 (“ReArm Europe”). Vuol dire tornare a quella “hybris” delle origini, quando l’Europa si accorse di non essere la sola al mondo, e “scoprì” l’America, e quello che ancora non si chiamava “genocidio” lo fece con gli Indios, persuasa che non avessero un’anima: fu Francisco De Vitoria, dall’Università di Salamanca. che dovette spiegarle che l’anima ce l’avevano, Anche delle donne si dubitava, e forse lo si dubita ancora, se viene revocato il delitto di femminicidio, che alla lettera significa che uccidere una donna non è più un reato; potrebbe essere infatti un danno collaterale del diritto all’onore (Codice Rocco). In Europa tornare ai tempi precedenti all’illuminismo, significa abrogare tutto un processo antropologico e giuridico che va dall’”habeas corpus”, che non si sa nemmeno cos’è, tanto è latino, al Cesare Beccaria “dei delitti e delle pene”, alle Costituzioni postbelliche delle Repubbliche democratiche. (Tratto da “Donald e Giorgia: la lite è finta, ma le idee uguali” di Raniero Lavalle, pubblicato su “il Fatto Quotidiano" del 22 di giugno 2026).

“Tramp non sa trattare: l’accordo sull’Iran è un altro fiasco”, testo di Maya Kandel – storica, specialista della politica estera americana - pubblicato sul giornale online “Mediapart” e riportato su “il Fatto Quotidiano” del 22 di giugno 2026: Persino i repubblicani che avevano difeso la guerra contro l’Iran non sanno più come giustificare le continue giravolte di Donald Trump sugli obiettivi del conflitto, le sue dichiarazioni contraddittorie (“Non ho mai promesso di non iniziare nuove guerre”) e quelle più assurde (“Adoro l’inflazione”). Nessuno contesta più il fatto che l’Iran disponga ormai di una potente arma di deterrenza: il controllo dello stretto di Hormuz. Gli ultimi eventi hanno poi messo in evidenza i difetti peggiori del presidente degli Stati Uniti. Trump ha definito “completo” l’accordo firmato il 17 giugno scorso tra Iran e Stati Uniti, mentre si tratta solo di un memorandum of understanding in 14 punti. Tutto in realtà è ancora da negoziare. Nessuno degli obiettivi di guerra via via evocati da Washington è stato raggiunto. Per gli Usa si tratta, di fatto, di una sconfitta strategica. Dopo tre mesi di guerra, costata decine di miliardi di dollari e una profonda destabilizzazione dell’economia mondiale, il testo si limita a ripristinare lo status quo precedente: la riapertura dello stretto (peraltro sospesa sabato dopo gli attacchi di Israele in Libano, ndt). Da parte sua, l’Iran ripete ciò che ha sempre sostenuto – cioè di non voler sviluppare un programma nucleare a fini militari –, senza assumere un impegno chiaro sulle scorte di uranio arricchito. Nessun riferimento neanche sull’eventuale introduzione di un pedaggio nello stretto di Hormuz, sulle capacità missilistiche del Paese e le sue milizie alleate nella regione, niente ovviamente sul regime. Siamo lontani anni luce dalla “resa incondizionata” aspirata da Trump. Teheran ottiene invece l’immediata revoca del blocco navale, la fine delle sanzioni, che le consentirà di tornare a esportare petrolio, e un piano di ricostruzione da 300 miliardi di dollari. Il senatore democratico Chris Murphy ha riassunto così la situazione: l’Iran ottiene praticamente quasi tutto quello che voleva e l’accordo rappresenta “un disastro, ma probabilmente un disastro necessario”. I democratici al Congresso auspicavano infatti la fine delle operazioni militari, dopo aver tentato per tre volte alla Camera dei rappresentanti di bloccare altri interventi armati facendo leva sulla War Powers Resolution. Il senatore repubblicano Bill Cassidy ha definito il conflitto “il peggior errore di politica estera degli ultimi decenni”. Salvo sorprese, il futuro testo non sarà neppure una versione aggiornata dell’accordo sul nucleare negoziato da Barack Obama nel 2015 e che Trump, all’epoca, aveva liquidato come “la trattativa più incompetente della storia”. Il 13 giugno, Obama ha giudicato “poco probabile” che l’amministrazione Trump potesse pervenire ad un accordo “significativamente diverso” da quello ottenuto durante la sua presidenza e dal quale Trump si è ritirato nel 2018. La prospettiva di fare peggio di Obama rappresenta probabilmente il peggior incubo per l’attuale presidente Usa, soprattutto dopo tre mesi di una guerra impopolare anche tra i suoi elettori più fedeli. Il partito repubblicano teme ormai una “ondata blu” alle elezioni di metà mandato di novembre e la perdita della maggioranza al Senato. La prova maggiore che il re Trump è nudo viene dalla sua stessa amministrazione. Il direttore della CIA, John Ratcliffe, avrebbe avvertito la Casa Bianca che i servizi di intelligence dubitano che Teheran intenda fare concessioni sul nucleare.