"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 8 maggio 2026

Doveravatetutti. 89 Hannah Arendt: «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra il vero e il falso, non esiste più».


Con lo pseudonimo Mencius Moldbug (dal filosofo confuciano Mencio e lo Scarabeo d’Oro Gold-Bug di Edgar Allan Poe) Curtis Yarvin, informatico e ideologo neoreazionario statunitense, ha pubblicato nel 2007 sul suo blog una Lettera aperta di 300 pagine: la democrazia non è più una forma di governo adatta alle società contemporanee; il sistema va riavviato (reboot, spento e riacceso) e i poteri trasferiti a un Ceo, l’amministratore delegato di una grande azienda in startup innovative (venture capitalist, con patrimoni vicini al budget di uno Stato) o di tecnoindustrie, come il compianto Steve Jobs. Con rimandi al cattolicesimo, e toni ora seri, ora irritanti ora spiazzanti e senza senso, Mencius proponeva di licenziare i dipendenti pubblici, “sottomettere” le popolazioni “meno civilizzate”, e trasformare dunque il governo nella dittatura di un Ceo, profittevole e armata fino ai denti. Intorno al 2013, Peter Thiel, l’imprenditore teorico dell’Anticristo, ha finanziato le imprese di Curtis Yarvin, Urbit (rete informatica peer-to-peer, decentralizzata) e Tlon (il nome tratto da un racconto di Borges, dove una grande cospirazione di intellettuali, tra cui – ci torneremo – l’empirista inglese George Berkeley, immagina un nuovo mondo, Tlön). Ma dal 2019 Yarvin si concentra sul ruolo di ideologo; pubblica una rivista in rete, da cui attacca la politica, la cultura woke e tutto il sistema del “pensiero unico” che chiama “la Cattedrale” – RAGE è il suo progetto (Retire, manda in pensione, all Government Employees) per smantellare il Deep State, dipartimenti, uffici, università: J.D. Vance, l’attuale vicepresidente Usa, cita spesso l’intento di Yarvin di “de-wokificare” le istituzioni. Con la stampa, Yarvin usa toni spicci; al giornalista di Breibart News Milo Yiannopoulos ha consigliato di trattare i neonazi con “paternalismo tipico dei comunisti: il suo cuore è dalla parte giusta, signorina, ora vada a farsi una doccia e a radersi le ascelle”. Curtis Yarvin spiega così le radici del suo pensiero - arricchito nel 2012 dalle teorie dell’“Illuminismo oscuro” del filosofo inglese Nick Land (ribaltamento dei valori illuministi tradizionali): «Sono stato educato da progressista di sinistra, da figlio di diplomatico», studiando nelle università liberali di Brown e Berkeley (l’empirista di cui sopra) e creando start-up nella Silicon Valley: «poi, ho perso la fiducia». Il 20 gennaio 2025, Yarvin è stato ospite d’onore del gala organizzato dalla Passage Press per il giuramento del secondo mandato – l’“incoronazione” – di Trump (tutti i particolari nell’allarmante Onnipotenti di Irene Doda, edito da Fuoriscena). (Tratto da “L’ideologo che vuole resettare il sistema” di Daria Galateria, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del primo di maggio 2026).

WlaDementocrazia”. “Ecco la dementocrazia che chiede sudditi docili” testo di Paolo Ercolani – PhD a “Filosofia” presso l’”Università di Urbino Carlo Bo” - pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, venerdì 8 di maggio 2026: “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra il vero e il falso, non esiste più”. A scrivere ciò era la filosofa tedesca, naturalizzata statunitense, Hannah Arendt, nella sua analisi magistrale dei regimi totalitari (1951). A conti fatti, questa frase parla più dell’oggi che non dei regimi di Hitler e Stalin. Sì, perché a quel tempo la maggior parte delle persone in fondo conosceva l’essenza violenta e liberticida dei regimi in cui viveva, ma chi per convenienza e chi costretto dal terrore della forza poliziesca, finiva col sottomettersi al Duce di turno e a un’ideologia totalizzante.

giovedì 7 maggio 2026

MadreTerra. 73 “Uomini, cani e lupi”.

                                                Sopra. "Osso".

“Uscì dal bosco quasi morto nel 2020 – (…) – da quel giorno si è conquistato sei anni di vita, di cura e protezione, di corse e giochi con gli altri due cani. Ha avuto una bella vita. Rispetto alla maggioranza dei cani da caccia, una vita bellissima. Sarebbe stato bello poterlo vedere invecchiare. Ora non può più fuggire nei campi rimarrà con noi, nel nostro giardino per sempre. (…). Si raccomanda dove ci sono i lupi di tenere chiusi i cani, ma non è oggettivamente possibile, se si vive sulla cima di un crinale o in mezzo ai boschi farlo in modo rigoroso e continuativo. (…). Il mio primo pensiero è stato non si può più vivere qui, me ne vado, ho esagerato, ho sbagliato, la natura è meravigliosa ma troppo dura, esigente. E ora, da qualche anno la presenza incombente dei lupi, caso eccellente di salvaguardia di una magnifica specie che mezzo secolo fa era estinta, prospera. (…). Io quassù ci voglio vivere – (…) – insieme ai cani e insieme ai lupi, ma fino a quanti esemplari questo territorio può reggere, lo devono stabilire le autorità responsabili. È il loro lavoro, il mio è stato seppellire Osso”. (Tratto da “Il mio cane Osso sbranato dai lupi”, il dolore di Michele Serra narrato a Caterina Giusberti e riportato sul quotidiano “la Repubblica” del 4 di maggio 2026).