"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 10 gennaio 2026

Doveravatetutti. 45 Elena Basile: «L’ipocrisia liberal appartiene ai Democratici Usa e alle classi dirigenti europee. Trump l’ha sconfessata da tempo e ricorre alla logica coloniale più pura».


“L'attacco al Venezuela prepara quello all’Iran”, testo di Elena Basile pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, venerdì 9 di gennaio 2026: (…). L’ipocrisia liberal appartiene (…) ai Democratici Usa e alle classi dirigenti europee. Trump l’ha sconfessata da tempo e ricorre alla logica coloniale più pura, rivelando senza esitazioni che l’operazione criminale delle forze speciali Usa mira ad accaparrarsi le risorse petrolifere. La gestione del Paese spetta a Washington. Il capitalismo finanziario boccheggia, si avvita su sé stesso, dilaniato dalla trappola del debito e dall’ascesa del rivale strategico, la Cina, dai cui prestiti dipende.  Non c’è più tempo per salvare la forma. In questa fase l’accaparramento di materie prime ed energetiche, di terre rare ha la priorità sui sofismi liberal. In Europa l’opinione pubblica resta cieca e sorda. Gli sprovveduti giustificano l’arresto di Maduro affermando che l’Europa ha pur combattuto il nazismo. Come con Putin, paragoni storici senza fondamento sono ripetuti da gente in buona fede manipolata dai media. Si dimentica che il Venezuela, ma neanche la Russia, costituiscono una minaccia per l’Occidente. Le nostre sono guerre di aggressione e di dominio, in stile imperialista, le accuse di nazismo o di contribuire al narcotraffico sono ridicole mistificazioni. È grave che la presidente del Consiglio Meloni governi nel disprezzo delle norme internazionali plauda alle azioni criminali di Usa e di Israele. La premier ha giurato sulla Costituzione. Il presidente Mattarella ha come suo compito essenziale la tutela delle norme costituzionali. I cittadini devono chiedere il rispetto a entrambi delle funzioni per le quali sono stati eletti. In Venezuela lo scenario è ancora incerto. Il chavismo è radicato nel Paese. La vicepresidente Rodriguez si piegherà alla volontà del gangster statunitense attribuendo un diritto di prelazione a prezzi stracciati agli Usa sulle risorse petrolifere a danno della Cina che è oggi il maggiore acquirente. L’opinione pubblica venezuelana potrà rassegnarsi e sostenerla alla prossima tornata elettorale oppure considerarla complice del colpo inferto a Maduro. Nel secondo caso, l’instabilità del Paese potrebbe indurre Washington a nuovi interventi, (…). Le reazioni di Cina e Russia sono state unanimi. Le cosiddette autocrazie sembrano essere dalla parte giusta della Storia. Condannano l’azione contraria al Diritto internazionale, richiamano il principio onusiano di non ingerenza negli Affari interni degli altri Stati, chiedono la liberazione immediata di Maduro e considerano le farsesche accuse di narcotraffico alibi per azioni di pirateria internazionale comparabili alle armi di distruzione di massa invocate per l’invasione dell’Iraq. L’unipolarismo senza freni di Trump può e deve essere temperato da una crescente assertività di Pechino, Mosca e dei Paesi che contano nei Brics. Vi sono armi di deterrenza geopolitica ed economica che devono essere utilizzate per evitare che la hybris di Washington crei danni irreparabili e ci porti al terzo conflitto mondiale. Lo spazio politico mediatico occidentale è purtroppo assuefatto al nuovo dispotismo che emerge. Le deboli critiche, marginali in un panorama sostanzialmente prono a giustificare nella sostanza le azioni criminali occidentali, non sono in grado di far aprire gli occhi alla borghesia benpensante e progressista europea. Netanyahu e Trump si propongono con dichiarazioni pubbliche di attaccare l’Iran appena possibile, utilizzando le manifestazioni di scontento popolare contro l’inflazione al 45/50% dovuta alle illecite sanzioni occidentali. Il criminale di guerra Netanyahu aizza alla rivolta la popolazione iraniana, riconoscendo pubblicamente la presenza di agenti del Mossad in Iran che addestrano e armano i militanti. L’ex direttore della Cia, Pompeo, fa altrettanto su X. I giornali di destra e progressisti, il nuovo fascismo internazionale non batte ciglio. Accorrono in coro i cani da guardia con articoli che stigmatizzano la teocrazia islamica. Ancora una volta si accetta la barbarie fingendo di sostenere l’esportazione della democrazia.

“L’egemonia sull’oro nero così gli States decideranno prezzo e paesi da rifornire”, testo di Maurizio Molinari pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 6 di gennaio 2026: La cattura di Nicolas Maduro a Caracas svela l’intenzione del presidente Donald Trump di portare l’Emisfero Occidentale sotto una sfera di influenza degli Stati Uniti ed il primo obiettivo è l’energia: punta a diventare il maggiore attore sul mercato del greggio, mettendo in difficoltà i rivali globali Cina e Russia. Dopo il raid Trump ha sottolineato senza mezzi termini la volontà di gestire le risorse petrolifere del Venezuela: sono stimate in 303 miliardi di barili, le più grandi al mondo davanti all’Arabia Saudita con 267 miliardi, ed all’attuale prezzo di 57 dollari a barile implicano un valore stratosferico: 17,3 trilioni di dollari. Il significato geopolitico di questi numeri viene dalla somma con i 47 miliardi di barili delle risorse petrolifere Usa e gli 11 miliardi di barili della Guyana, concentrati nel bacino off-shore di Starbroek dove la scoperta nel 2025 è stata fatta da un consorzio guidato da ExxonMobil. Ciò significa che gli Stati Uniti grazie alla deposizione di Maduro hanno il potenziale controllo di oltre 360 miliardi di barili trasformandosi nel maggior attore del mercato del greggio, potendo condizionarne il prezzo finora controllato dall’Opec. Non c’è dubbio che servirà del tempo - almeno 5 anni - ai giganti Chevron, ExxonMobil e ConocoPhillips, che gestivano molti impianti venezuelani fino ai sequestri ordinati da Hugo Chavez dopo il 2000, per riportare la produzione dagli attuali 800 mila barili al giorno ai 4 milioni degli anni Novanta ma il controllo Usa della regione petrolifera dell’Orinoco è destinato ad innescare un effetto domino sul mercato globale perché cambia gli equilibri fra grandi potenze. La prudenza con cui i vertici dell’industria del petrolio Usa hanno accompagnato il blitz di Caracas conferma la posta in palio. Anzitutto per la Cina, la cui crescita dipende dalle importazioni di greggio e per questo aveva investito su Maduro, diventando il primo acquirente del suo petrolio. Trump ora assicura a Pechino che «continueremo a vendergli greggio» del Venezuela ma ciò comporta una dipendenza di Xi dal più agguerrito rivale. Tantopiù che la “Chinese National Offshore Oil Company” (CNOOC) è presente, con una quota di minoranza, nel consorzio della Guyana e dunque ha già un rapporto subordinato con le compagnie Usa.