"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 26 marzo 2026

MadeinItaly. 82 Andrea Delmastro Delle Vedove: «Porto in Parlamento l’anima profonda del popolo italiano».


(…). Passerò dodici faticosissime ore tra Senato e Camera ad ascoltare la versione del mondo di Meloni, il suo vittimismo aggressivo, la sua malcelata insofferenza verso opposizioni e compari di governo "nonché" l'ostentata ricerca di una postura da statista e l'incapacità di mantenerla davanti alla tentazione genetica di buttarla in caciara,  buttando nel calderone, anche parlando di Iran, magistrati e migranti da rimpatriare, e pazienza se un domani quei migranti arriveranno proprio dall'Iran, o da altri Paesi del Golfo. Le facce stravolte dei ministri "di punta", se così si può dire, sembrerebbero voler essere altrove a espiare l'inadeguatezza conclamata degli ultimi giorni, o perlomeno mi illudo che così sia. Le opposizioni iniziano morbide al Senato, quasi ipnotizzate dalla mano tesa loro di Meloni alla ricerca. di una voce sola che rappresenti il Paese in tempi di guerra, poi ci si scalda a vicenda, ci si rinfacciano amicizie imbarazzanti o vantate, incoerenze passate e presenti, fioccano trabocchetti dialettici. Nel rumore bianco di fondo, ho occhi e orecchie solo per i tre vannacciani migrati di posto, appollaiati sopra al gruppo misto, intenti ad insultarsi con i 5 Stelle e a riabilitare Putin. E mentre si passa la giornata a scoprire che La Russa ha dato del "cojone" a un senatore ma non oggi, bensì una settimana fa, Sal Da Vinci fa sapere che è vero, Meloni l'ha chiamato, ma solo per complimentarsi, e che per usare il suo brano bisognerà chiamare la casa discografica. Quando alle 22 di sera finalmente si vota, Meloni si alza e saluta i suoi deputati groupies che le intonano cori. Tajani, intanto, rimasto solo nei banchi del governo, affonda la faccia nelle mani, ma nessuno sembra farci più caso. (Tratto da “Guerra&caciara” di Diego Bianchi, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 20 di marzo 2026).

“Quel fascio-satanello sgovernatore di celle finito come la bistecca”, testo di Pino Corrias Corrias pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, giovedì 26 di marzo 2026: Era probabilissimo, anzi scontato che Andrea Delmastro, il fascio-futurista di Biella che per quasi quattro anni da sottosegretario alla Giustizia ha sgovernato il disastro delle carceri italiane tanto quanto la personale sciagura dei suoi affari a cena, stavolta non poteva farla franca. E che la sponda del referendum, come a biliardo, gli avrebbe mandato le palle colorate delle sue giustificazioni a rotolare molto lontano dalle buche dove voleva nasconderle per poi nascondersi, se il cartello del Sì avesse vinto contro “le toghe rosse cancerogene”, garantito come prima da Meloni che lo avrebbe protetto fino a fine legislatura, come suo personale bimbo nel bosco, avvocato di fiducia, camerata. Dimissioni “per leggerezza” ha detto Delmastro. Ma è vero il contrario. Era pesantissima quella rivelazione di essersi infilato in società – e che società, intitolata nientemeno che “Le Cinque Forchette” – con un prestanome del Clan Senese, camorra in purezza. Tutte e due le mani infilate nelle braciole della Bisteccheria, il ristorante romano di via Tuscolana che all’apparenza risultava in capo alla figlia del prestanome, una ragazzina di 18 anni. Con tanto di fotografie (rivelate dal Fatto) e testimonianze dei commensali che partecipavano a quelle cene di frontiera, insieme con altri esponenti di Fratelli d’Italia, dirigenti del Dap, la direzione dell’amministrazione penitenziaria, e persino la celebre Giusi Bartolozzi, la zarina di via Arenula, dimissionata anche lei in tutta fretta, e che fino a ieri l’altro imbracciava in pubblico il Sì al referendum come fosse un suo personale sfollagente, e dichiarava: “Così ci togliamo dalle palle la magistratura”, che è sintassi da Banda Bonnot col mitra in mano. Celebrato per il ringhio delle sue faccette, al militante Delmastro aveva sempre sorriso la fortuna dei cattivi. In gioventù, a Biella, gli andò bene una faccenda di guida in stato di ebbrezza, reato estinto per oblazione. Altrettanto gli andò bene – alla fine di un comizio del Fronte della gioventù – la brutta storia di una rissa e di un clochard finito all’ospedale con la mandibola rotta. Gli andò bene persino quella grottesca vicenda degli spari a Capodanno 2025, coinvolti nelle indagini lui, il suo caposcorta e quel tale Pozzolo Emanuele, deputato di FdI e ora di Vannacci, così intelligente da andare in giro con una mini-pistola carica, farla vedere ai camerati, vantarsene, fino a che un colpo accidentale non andava a conficcarsi nella coscia di uno dei commensali, un poveraccio risarcito con trenta denari. E senza che nessuno dei coinvolti ammettesse il misfatto, ma rimpallandoselo da una bugia all’altra, come una qualunque banda di maranza, altro che uomini di Stato. Per non dire della condanna, in primo grado, incassata lo scorso anno per avere rivelato documenti coperti da segreto sul caso dell’anarchico Cospito detenuto al 41-bis, al suo coinquilino Giovanni Donzelli, detto “Minnie”, che se li è rivenduti in Parlamento per accusare la sinistra di intendersela con l’anarchico e addirittura con la mafia. Una panzana che ora gli ricasca proprio dentro casa, nella cameretta accanto. Inverosimili fin dal primo istante sono apparse le giustificazioni di Delmastro. Troppo persino per gli standard della falange di Palazzo Chigi, Meloni, Fazzolari, Mantovano, che hanno uno stomaco di ferro, in grado di digerire per 40 mesi la ghiaia giudiziaria di Daniela Santanchè, (ex) ministra di Stato indagata per truffa allo Stato.

mercoledì 25 marzo 2026

MadreTerra. 69 Giuseppe De Marzo: «Siamo dinanzi a un'oligarchia legata mani e piedi a fossili e armi che si muove senza scrupoli, fuori dalle regole condivise del diritto internazionale, ritenuto un freno agli affari, che gioca con le sorti del mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi».


28 March, Together Alliance! Centinaia di associazioni, reti di cittadinanza attiva, gruppi ecologisti, sindacati, artisti, scenderanno in piazza il prossimo 28 marzo per una grande mobilitazione internazionale che attraverserà le strade di Minneapolis, Londra, Roma, Atene, Stoccolma e altre ancora. Lo faranno il giorno prima della partenza fissata per la nuova Global Sumud Flotilla, che salperà con il suo carico di umanità per Gaza. Tutte e tutti unite dallo stesso sentimento contro quelli che vengono chiamati i nuovi Re. Il movimento No Kings scenderà in piazza in contemporanea in diversi luoghi aggrediti in questi ultimi mesi da politiche liberticide, antisociali e repressive portate avanti dalle destre. Con l'obiettivo di connettere le tante lotte in corso, per dare gambe e spazio a chi rappresenta un'alternativa ai nuovi Re e alle loro guerre. In Italia i No Kings promuovono due giorni di mobilitazione. Il 27 con un grande concerto alla Città dell'Altra Economia in cui si esibiranno, tra gli altri, Ditonellapiaga, Assalti Frontali, Willie Peyote, Gemitaiz, Giancane, Giulia Mei. Il 28 con una manifestazione internazionale che partirà da piazza della Repubblica per rimettere al centro dell'agenda politica l'impegno per contrastare la svolta autoritaria introdotta con i pacchetti sicurezza del governo Meloni e il piano di riarmo europeo con la sua folle corsa agli armamenti. Con l'obiettivo di restituire voce a milioni di cittadini resi invisibili dalle scelte di chi governa e riportare al centro del dibattitto politico le priorità della stragrande maggioranza del Paese: lavoro, sanità pubblica, casa, riconversione ecologica, parità di genere, partecipazione. Sollevando una questione dirimente per la sopravvivenza della democrazia: la politica è in grado di limitare il potere delle lobby del fossile e delle armi? L'ultimo rapporto Sipri mostra come l'export di armi italiano sia cresciuto del 157% negli ultimi cinque anni. Mentre diminuiscono redditi, salari, salute, opportunità e diritti. È il nuovo made in Italy promosso dai fratelli di Trump al governo. Grazie ai quali gli Usa hanno registrato il picco di vendite verso l'Europa, oltre a essere i maggiori esportatori di armi in Medio Oriente (di democrazia ne esportano meno, possedendone ormai poca). La questione politica messa al centro dalla mobilitazione internazionale del 28 è questa: con i soldi che dovevano essere usati per le politiche sociali, la salute pubblica, il contrasto al collasso climatico e la riconversione industriale ed energetica, stanno arricchendo l'industria della morte e del veleno, alimentando l'ego di una élite di miliardari suprematisti e razzisti. Dobbiamo dircelo senza infingimenti: siamo dinanzi a un'oligarchia legata mani e piedi a fossili e armi che si muove senza scrupoli, fuori dalle regole condivise del diritto internazionale, ritenuto un freno agli affari, che gioca con le sorti del mondo, riducendolo a oggetto di conquista per i propri interessi. Non si tratta solo di manifestare ma di costruire insieme a tanti e diversi una risposta politica in grado di tirarci fuori dalla palude pericolosa in cui siamo, come dice il movimento No Kings. Iniziando a connettere lotte e punti di vista apparentemente slegati, uniti invece dalla relazione tra giustizia sociale e ambientale, tra ecologia, salute e lavoro, tra riconversione ecologica e pace. Per un'Alleanza Insieme. Facciamo Eco! (Tratto da “Stop armi e fossile è la marcia dei No Kings” di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 20 di marzo 2026).