"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 4 giugno 2026

Cosedettecosì. 31 Paola Cortellesi: «Gli uomini devono reagire, questo sì. Devono camminare per mano con noi, marciare metaforicamente e nelle strade al nostro fianco».


Prologo”. “Non una, milioni”, testo della intervista di Natalia Aspesi a Paola Cortellesi riportata sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 30 di maggio 2026: Questa gran bella ragazza alta e sottile, più alta e sottile delle sue colleghe attrici passate alla regia, è stata invitata personalmente dall'amatissimo nostro presidente Sergio Mattarella al Quirinale per celebrare il 2 giugno gli 80 anni della Repubblica. «E gli 80 anni del voto alle donne. Stranamente, non era mai stato fatto un film su questo evento storico. Me ne sono resa conto dopo, quando stavo montando “C'è ancora domani”». E quando l'ho visto, quel film di Paola Cortellesi che ora è diventato anche un libro (Feltrinelli ha pubblicato la sceneggiatura che si legge come un romanzo), vecchia come sono mi sono commossa. Solitamente nulla mi scuote, ma vedere quella folla con la piccola scheda tenuta in mano come la vera liberazione mi ha fatto piangere. «Facendo ricerca, ho immaginato che cosa avessero provato le donne che entravano per la prima volta in una cabina elettorale. Fino ad allora era vietato, come i cani dovevano rimanere fuori. E chissà l'emozione di poter finalmente dire la propria. Oggi le ragazze e i ragazzi pensano, vabbè ma non serve andare a votare, è una goccia nel mare. Sono disillusi, delusi. Ma all'epoca il senso di appartenenza deve essere stato veramente forte. Lo scrive la giornalista Anna Garofalo, (…): "Stringiamo le schede come biglietti d'amore". In un lungo articolo racconta come, finalmente, i discorsi tra uomo e donna fuori dai seggi avessero un altro sapore. Un sapore da pari».

È bellissimo. Ed è proprio così. E oggi che l'affluenza è sempre più in calo che cosa vorrebbe dire ai disillusi? «L'ultimo referendum, in realtà, ha rappresentato una speranza in questo senso. Moltissimi ragazze e ragazzi sono andati a votare. E probabilmente lo hanno fatto a prescindere dall'argomento del quesito, ovvero la questione della separazione delle carriere dei magistrati. Forse è stato un modo per dire ci siamo e vogliamo far sentire la nostra voce. Tutti insieme. Perché insieme si fa la differenza, che poi è il principio della democrazia. È questo il voto: essere non uno, ma milioni. E nel 1946, su 25 milioni di elettori 13 furono donne. L'89% di chi non aveva neanche potuto immaginare di avere questo diritto decise di esercitarlo».

Il film ha fatto il giro del mondo. È stato proiettato in 126 Paesi, dagli Stati Uniti alla Cina. Quindi lei è ricca? «No, perché non l'ho prodotto io. Ho avuto un piccolo, diciamo bonus, non proporzionato però alle dimensioni del successo. In realtà, nessuno si aspettava quello che è accaduto. Quando sono uscita con un film d'epoca, in bianco e nero, sulla violenza domestica e sul voto alle donne, mi hanno detto: "Guarda sono tutte cose che cacceranno il pubblico dalle sale"».