Leggere e fare girare:
“La guerra è scoppiata, è in corso, ha ucciso e uccide. Durerà anche quando militari e strateghi avranno stabilito di considerarla, dal loro punto di vista, finita. Durerà nei lutti dei sopravvissuti, nei corpi mutilati di molti di loro. Durerà nelle esplosioni di ordigni rimasti attivi sul terreno. Sappiamo che molti sono favorevoli a questa guerra. Vogliamo che anche quelli che sono contrari abbiano voce. Per farlo useremo un pezzo di stoffa bianco: appeso alla borsetta o alla ventiquattrore, attaccato alla porta di casa o al balcone, legato al guinzaglio del cane, all'antenna della macchina, al passeggino del bambino, alla cartella di scuola... Uno straccio di pace. E se saremo in tanti ad averlo, non potranno dire che l'Italia intera ha scelto la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. Emergency chiede l'adesione di singoli cittadini, ma anche comuni, parrocchie, associazioni, scuole e di quanti condividono questa posizione. Diffondere questo messaggio è un modo per iniziare”. Emergency
(…). Sembra che abbiano una pomata ignifuga sulla faccia, quelli che hanno capito tutto: mica si scottano. La guerra, per loro, è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare. Inutile frignare, basta aspettare che il geniale piano Furia Epica, tempo qualche giorno, riporti la libertà nel mondo. Stanno con Trump nel nome di un Occidente che sta al presente quanto il volo di Lindberg sta ai droni. Per loro non è cambiato nulla, è come se la seconda guerra mondiale fosse appena finita e aspettano che gli americani, a noi paisà, lancino sigarette e cioccolata dai carrarmati. Il mondo (…) è diviso così: ci sono i cattivi, gli incivili, i terroristi, e poi ci sono i buoni, i civili, i liberatori. E per i buoni, i civili, i liberatori, ogni violenza, ogni sopruso, ogni invasione è lecita perché commessi in rappresentanza del Bene e contro il Male. Pensiero chiesastico, il Bene e il Male, che in bocca ai laici suona doppiamente desolante. È uno schemino binario che sarebbe di straordinaria pochezza perfino se fosse davvero interesse degli europei fare il codazzo muto e impotente di un’America ostile a chiunque non sia l’America. Che l’orribile regime di Teheran cada non è purtroppo imminente. (…). (Tratto da “Quelli che hanno capito tutto” di Michele Serra pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 4 di marzo 2026).
“Un sudario per piangere e condannare”, testo di Tomaso Montanari pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 27 di febbraio 2026: “Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: 'Dove abita Dio?'. Quelli risero di lui: 'Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?'. Ma il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda: 'Dio abita dove lo si lascia entrare". Questa meravigliosa storiella ebraica di Martin Buber vale anche per l'arte: che è potenzialmente ovunque, ma di fatto è solo dove la si lascia entrare. Cioè dove si cerca di comunicare - attraverso il lavoro delle mani - qualcosa che le parole non potrebbero raggiungere: e così capita che anche non pensando affatto di "fare arte", ci si trovi a realizzare impressionanti opere d'arte. È il caso dell'enorme sudario realizzato dal collettivo Carnia per la Pace, un "lenzuolo" lungo venticinque metri e largo otto, con sopra scritti i nomi dei 18.500 bambini di Gaza assassinati da Israele tra l'ottobre 2023 e il luglio 2025: un'opera realizzata seguendo l'intuizione di Paola Caridi, che ha visto nei sudari di Gaza il segno più alto e straziante di questo genocidio ancora in corso. Io l'ho visto srotolare da una folla in piazza del Carmine, a Firenze, mentre un vento leggero increspava come onde quei piccoli nomi. L'ho visto coprire le pietre dove camminarono Michelangelo e Leonardo, per andare a vedere i corpi dei poveri cui Masaccio aveva restituito un'altissima dignità nella Cappella Brancacci. Poche ore prima il segretario di Stato di Trump, Marco Rubio, li aveva arruolati a legittimare il genocidio e l'imperialismo americano: ma l'unica civiltà cui davvero appartengono quei sommi artisti è quella umana. L'ho visto stagliarsi contro la facciata del convento in cui, nel novembre del 1943, un gruppo di madri ebree furono scoperte, e quindi deportate in un campo di sterminio nazista, con i loro bambini. E accanto al sudario sbucava un cartello coraggioso, "Ebrei contro il genocidio", a legare quei fili invisibili. L'ho visto lambire la pietra d'inciampo posta di fronte alla casa della piazza dalla quale, nel luglio del 1944, fu rapito e deportato, e quindi assassinato, Ugo Cambi, colpevole di essere antifascista. E l'ho visto circondato da persone pronte a disobbedire alle leggi spaventose che si preparano in Parlamento, invocando pubblicamente: "Palestina libera!". Quel grande sudario cura e denuncia, lega e scioglie, piange e condanna. Perché è sempre a Gaza il nostro cuore. E solo segni come questo riescono a dirlo davvero.


