“Donne&Amori”. “Cara vampira per favore mordimi sul collo”, racconto – ancora inedito in Italia – dello scrittore francese dell’Ottocento Etienne-Léon de Lamothe-Landon riportato sul settimanale “Robinson”, del quotidiano “la Repubblica”, del 23 di agosto 2026: Le armate francesi, in un'epoca ancora recente, avevano piantato le loro bandiere sulle torri della città di Vienna. Quella dimora dei Cesari, difesa con coraggio contro i Turchi, non seppe opporci in diverse occasioni alcuna resistenza, e il sangue umano non scorse punto sotto le sue mura. Il Condottiero che comandava una moltitudine di impavidi proseguì, nel 1805, il corso della sua gloriosa impresa, e penetrò in Ungheria. Diversi squadroni s'impadronirono successivamente di vari villaggi, dopo aver sostenuto alcuni scontri contro una popolazione bellicosa. Tra gli ufficiali impiegati in codesta parte della spedizione, il capitano Edouard Delmont non era né il meno impavido né il meno temerario. Il suo impetuoso ardire lo trascinava sovente in imprese perigliose: ma le considerava poca cosa, purché offrissero fama da conquistare. La fortuna, che ama coronare l'audacia, lo favoriva quasi sempre. Ma infine l'Incostante, senza abbandonarlo del tutto, cessò d'assisterlo come d'abitudine; e il capitano Delmont cadde, il corpo trafitto da una pallottola, sul campo di battaglia, nel momento in cui i nemici si ritiravano. Accanto a lui in quell'ora vegliava il soldato Raoul, valoroso combattente, legatogli da vincoli di riconoscenza. Vide il suo condottiero riverso tra la folla, ma, lungi dall'abbandonarlo, corse da lui, e, aiutato dai compagni, lo trasportò in una casa vicina, abitata da una famiglia di fattori che godeva d'una certa agiatezza. L'arrivo di un ufficiale ferito fu per gli Ungheresi che lo accolsero una salvaguardia, di cui compresero il valore, contro gli eccessi della soldataglia. Il capo della casa, un venerabile veglio, si affrettò a offrire la stanza migliore e a fornire ogni soccorso possibile. Fu chiamato un chirurgo. Dopo il primo intervento, dichiarò che la ferita non era mortale, ma che sarebbe guarita lentamente. Delmont trascorse quasi quindici giorni in uno stato d'insensibilità quasi completa; udiva appena il rumore attorno al suo letto e i suoi occhi, costantemente chiusi, non gli permettevano affatto di riconoscere le cure affettuose che gli venivano prodigate. Tra le persone che vegliavano per preservare la sua esistenza avrebbe facilmente notato, se le sue facoltà fossero state pienamente intatte, una giovane donna, figlia del fattore, distinta tanto per la sua straordinaria beltà quanto per un'aria d'innocenza. Mossa da una pietà di cui ancora non comprendeva la cagione, passava intere giornate a vagare attorno al malato che, nonostante un pallore estremo, recava nei suoi tratti tutto ciò che incanta e cattura, sia per la loro estrema perfezione sia per una vivacità che la sofferenza mitigava, ma non poteva spegnere del tutto. Alinska trovava a ogni momento un pretesto per rientrare nella stanza, da cui talvolta veniva bandita; vi trascorreva lunghe ore, dedicate quasi costantemente a una contemplazione che poteva diventare pericolosa. Ma non appena gli ufficiali amici di Delmonto i soldati della sua compagnia venivano a chiedere sue notizie, allora la giovane ingenua, vergognandosi d'essere sorpresa in quel luogo, fuggiva leggera come una cerva dei monti Carpazi, e attendeva, per tornare, la partenza di quei visitatori importuni. I primi sguardi di Delmont si posarono su codesto angelo terrestre. E come si poteva contemplarla a lungo, senza ammirarla? Egli non conosceva il modo per farlo. Così trovò più semplice abbandonarsi al sentimento che lo travolgeva. Ben presto ebbe bisogno d'un confidente, per poter parlare a piacere di colei che occupava la sua anima. Scelse Raoul; e questi, fiero di tale distinzione, si affrettò a meritarla, cercando occasioni per discorrere con Alinska delle brillanti qualità del suo capo, senza però rivelarle chiaramente ciò che quel bel militare pensava di lei. I racconti di Raoul rendevano la giovane singolar-mente attenta. Ella ascoltava la storia di quelle grandiose battaglie, in cui il valore francese si era distinto con così tanta superiorità; seguiva Delmont tra pericoli sempre rinascenti; rabbrividiva ogni volta che sembravano minacciarlo. Allora la sua attenzione raddoppiava, impallidiva o arrossiva a turno, il suo respiro si faceva più affannoso, e quando il racconto si concludeva con un successo non pagato che da qualche ferita, alzava al cielo i suoi occhi espressivi, ringraziando mille volte la Provvidenza. Nel silenzio delle notti, in mezzo ai lavori del giorno, era occupata da un'unica idea: il bello, il valoroso capitano non usciva né dalla sua immaginazione né dal suo cuore. Più il tempo passava, più la freccia si conficcava profondamente. Già provava tutti i deliri dell'amore, eppure l'oggetto della sua tenerezza non le aveva ancora fatto udire il linguaggio della passione. Delmont non restò a lungo in tale riservatezza, che non si addiceva né alla sua professione né al suo carattere. Si dichiarò infine, e fu ascoltato senza difficoltà: Alinska era in quell'età che la diffidenza non turba punto; amava con fervore, le sembrava naturale essere ricambiata alla stessa maniera. Non conosceva né la differenza di rango né di fortuna: il suo amante era giovane e bello, ella era giovane e bella, tutto le sembrava dunque pari; e per lei, l'avvenire non poteva essere che una felice prosecuzione del presente. Ma in mezzo ai trasporti più ardenti, si conservava pura come la virtù stessa; nessun pensiero colpevole macchiava il suo candore, e Delmont, stupito di trovare tanta passione unita a una così completa innocenza, non cercò mai di profanarla. Più vedeva Alinska, più la sua tenerezza per lei cresceva. La portò al culmine; e una sera, dopo una giornata trascorsa interamente nei più deliziosi piaceri, si punse il braccio con un ferro acuminato, e col sangue tratto da quella lieve ferita, scrisse una promessa di matrimonio che affidò alla lealtà della sua amata. Trascinata da quell'azione, ella s'affrettò a imitarlo. Il doppio patto, secondo l'antico uso della regione, fu deposto per cinque notti sotto la pietra d'un sepolcro; e da allora, il vincolo fu sancito in cielo. Non si dubita punto, in Ungheria, che con un'azione simile due amanti siano irrevocabilmente legati l'uno all'altra: ogni unione che non fosse contratta tra loro non potrebbe essere felice. In ultimo, la vergine, fidanzata in tal modo, può sollevare la lapide che la ricopre dopo la morte, per tormentare, come una Vampira, il perfido che l'ha abbandonata. Delmont, straniero in quel Paese, ignorava tali particolarità superstiziose. Non temeva nulla dall'avvenire, poiché gli sembrava impossibile poter mai dimenticare Alinska. Le settimane, persino i mesi, scorrevano. La pace era stata firmata. Già s'udivano sordi rumori annunciare una nuova guerra, e il reggimento di cui faceva parte il capitano Delmont avanzava verso la Germania settentrionale. La ferita di quest'ultimo era guarita, eppure egli prolungava ancora la sua convalescenza; l'amore lo spingeva a non ascoltare del tutto la voce del dovere. Ma un ordine perentorio del colonnello dissipò l'incanto del novello Rinaldo; bisognava o disonorarsi, oppure allontanarsi da Alinska. La lotta fu terribile; la gloria tuttavia prevalse. Delmont, dopo aver vinto la sua debolezza, dovette ancora combattere quella della sua amata. La rassicurò con le promesse più solenni; s'impegnò a tornare per ratificare a pie' degli altari il patto sacro su cui avevano giurato insieme, e come unico termine, chiese solo quello necessario per la nuova guerra; vale a dire, un anno al massimo. Infine, Alinska divenuta paziente ma non consolata, acconsentì al funesto distacco. «Edouard» gridava in quel momento straziante, «io sono tua per la vita, come tu m'appartieni per sempre; non posso essere sciolta dal mio giuramento se non dal nostro matrimonio, e tu devi unirti a me prima che il sudario funebre ci ricopra per sempre». Delmont, lieto di trovare un modo per rassicurarla, ripeté le sue energiche parole. Partì, e da allora non rivide più Alinska. A lungo le restò fedele; ma la fatale assenza produsse il suo effetto consueto. La Ungherese, a poco a poco, gli divenne indifferente; non ricordava più le promesse con cui s'era impegnato e il suo matrimonio con Hélène completò la distruzione nella sua anima del ricordo della precedente inclinazione.
ilcavalierdelamancia
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
venerdì 28 agosto 2026
Cosedettecosì. 53 “Donne&Amori”.
Arrivò quindi a una barba di dieci giorni, caso del resto non
infrequente nella sua biografia, specchio di una vita tutta dedita al bene, o
per dir meglio del prossimo. Al decimo giorno, il 28 d'agosto, verso le undici
della mattina, di ritorno appena dal suo primo giro di visite in bicicletta,
toltisi i fermacalzoni e scossa un poco la polvere, il buon dottore stava
proprio per non trovar motivo a rimandare ulteriormente una buona saponata,
sviluppabile in vittorioso crescendo tra il mento e le orecchie, cui avrebbero
fatto seguito a opera finita alcune ragionevoli striature color sangue disposte
un po' in tutti i sensi in tutta la regione virile delle gote; e anche sotto il
mento: e queste però tali da far pensare alla battaglia del Metauro. (Tratto
da “La cognizione del dolore” – 1963 – di Carlo Emilio Gadda).
giovedì 27 agosto 2026
MaldItalia. 07 Pino Corrias: «E la sinistra? È ancora laggiù, tra le siepi del programma. Cerca un leader, un nome, un nuovo corso, per smontare l’eterna Italia e migliorarsi al punto da renderla migliore».
Per Giorgia Meloni, il suo sottosegretario era stato "leggero",
un'insostenibile leggerezza di quell'essere che gli valse le dimissioni. Ora
perché mai la Procura dovrebbe ficcare il naso in una chat per gestire un
ristorante? E dove siamo: a Cucine da incubo? Il relatore di maggioranza ha
spiegato che negare le chat non impedisce ai magistrati di continuare le
indagini: per esempio, portando a una cartomante una foto di Delmastro e un
ricciolino dei suoi capelli. L'istanza di acquisizione è stata ritenuta troppo
generica: gli inquirenti cioè avrebbero dovuto dichiarare "prima"
cosa avrebbero trovato "poi" (anche se per trovarla "poi"
avrebbero dovuto essere autorizzati "prima", ma l'autorizzazione non
sarebbe mai arrivata se non avessero dichiarato "prima" cosa
avrebbero trovato "poi"). Mettiamola così: la destra non è riuscita a
separare i giudici dai pm ma è riuscita a separare i pm dai suoi onorevoli, che
poi era quello che gli importava di più. "La legge è uguale per quasi
tutti": il messaggio è chiaro... i messaggini invece non sono ancora
chiari per niente. (Tratto da “L’insostenibile leggerezza di quelle
chat” di Dario Vergassola, pubblicato su il settimanale “il Venerdì di Repubblica”
del 21 di agosto 2026).
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