Meloni, Crosetto e Tajani hanno un problema pratico: per motivi elettorali, devono nascondere agli italiani il loro sostegno a Netanyahu. Per riuscire in questa impresa, il governo Meloni sta usando una tecnica di manipolazione dell'opinione pubblica basata sulla reificazione delle relazioni internazionali. Che cosa significa? La materia è complessa e dobbiamo procedere con ordine. Netanyahu ha spiegato a Meloni che il governo italiano non dovrà mai superare due linee rosse. La prima è l'invio delle armi a Israele: qualunque cosa accada, qualunque strage o nefandezza, Meloni e Tajani dovranno sempre opporsi all'embargo delle armi a Israele. Per sterminare i palestinesi, Israele ha bisogno delle armi. Meloni, Tajani e Crosetto, hanno il compito di impedire l'interruzione delle forniture militari a Israele da parte dell'Europa. Ecco perché gli eurodeputati di Fratelli d'Italia, il 20 maggio scorso, hanno votato per bocciare un emendamento che chiedeva l'embargo sulle armi europee a Israele. La seconda linea rossa sono le sanzioni commerciali, cui Meloni e Tajani si sono sempre opposti. Per sterminare i palestinesi, Israele ha bisogno dei soldi. Meloni si è opposta molte volte alla richiesta della Spagna di sospendere l'accordo commerciale tra l'Unione europea e Israele. Netanyahu concede a Crosetto di rilasciare tutte le dichiarazioni che vuole. L'importante è che Meloni protegga Israele dall'embargo sulle armi e dalle sanzioni commerciali. A Netanyahu non interessano le dichiarazioni di Tajani da Bruno Vespa: gli interessano le armi e i soldi per condurre la pulizia etnica della Palestina. Siamo pronti per capire che cosa sia la reificazione nelle relazioni internazionali. La reificazione è il processo socio-psicologico attraverso cui gli individui si convincono che le strutture sociali, che essi stessi creano, abbiano una vita autonoma e indipendente. In questo modo, gli individui finiscono per convincersi che certe istituzioni sono immutabili. L'idea che il capitalismo sia radicato nella natura umana è un esempio di reificazione. La reificazione induce a desistere dalla lotta per il mutamento sociale. Liberarsi dalla morsa della reificazione - ha spiegato Lukàcs - consente agli uomini di immaginare un mondo diverso: un mondo in cui le democrazie occidentali non sterminano migliaia di bambini palestinesi impunemente. La reificazione è esplosa negli studi Mediaset il 21 maggio 2026, quando un giornalista del governo Meloni ha detto che gli accordi militari tra Israele e l'Italia non possono essere annullati perché non riguardano il governo italiano, bensì lo Stato italiano. Senza scomodare l'individualismo metodologico di Karl Popper, è appena il caso di notare che gli accordi tra gli Stati sono decisi dagli individui che compongono i governi. Gli Stati non stipulano accordi; soltanto i governanti. Nessuno ha mai visto uno Stato pettinarsi, vestirsi e andare a un vertice della Nato. Se gli accordi fossero firmati dagli Stati, che nessuno ha mai visto, l'Italia non avrebbe potuto ritirarsi dagli accordi con la Russia per l'acquisto del gas e del petrolio. Eppure, Mario Draghi ha posto fine a quegli accordi. Nessun giornalista di Fratelli d'Italia disse: "Draghi non può strappare gli accordi con Putin perché sono accordi tra lo Stato russo e lo Stato italiano!". L'Italia continua a sostenere Netanyahu per una decisione di Meloni, Crosetto e Tajani. La reificazione dei rapporti tra Italia e Israele è usata per nascondere la complicità del governo Meloni nel genocidio del popolo palestinese. P.s. In memoria di Dario Antiseri, cui devo la conoscenza di Karl Popper. (Tratto da “Rapporti. Perché Meloni e Crosetto rispettano le linee rosse di Netanyahu” di Alessandro Orsini pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, martedì 26 di maggio 2026).
«Ormai Israele parla solo con il “Dio della guerra”», testo di Raniero Lavalle pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, martedì 26 di maggio 2026: Il ministro Ben-Gvir non può mettere piede in Francia: è la sanzione imposta dal governo francese per il comportamento selvaggio che egli ha ostentato nei confronti della Global Sumud Flotilla. Può sembrare una piccola cosa rispetto alla causa di tutto ciò, il genocidio a Gaza, ma ha un significato terribile, perché Ben-Gvir è il ministro ebraico più "ortodosso" e quindi è come se l'ebraismo che è al governo in Israele non potesse avere ingresso nel mondo civile. Si dirà che il solo Ben-Gvir non fa l'identità dello Stato di Israele; però Netanyahu questa identità la rivendica e rappresenta, perché ha governato Israele per 16 anni. E infatti come Netanyahu interpreta la sua missione? Per due volte, nel settembre del 2023 e nel settembre del 2024 parlando all'Assemblea generale dell'Onu ha detto che la sua missione è quella stessa del "grande condottiero" Mosè al suo ingresso nella terra promessa più di 3000 anni fa, e ha citato il Deuteronomio biblico secondo il quale Dio, sul Sinai, gli avrebbe dato la consegna di lasciare in eredità per le generazioni future e "per tutta l'umanità" una scelta tra benedizione e maledizione, scelta che si presenta anche oggi. Perché Netanyahu ha scelto proprio questo di tutta la Bibbia? Nello stesso testo, poco prima e subito dopo, il comando di Dio è di "distruggere completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi"; e il testo dice: "Quando il Signore ti avrà introdotto nella terra in cui stai per entrare e avrà scacciato davanti a te molte nazioni: gli Ittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio. Con esse non stringerai alcuna alleanza e nei loro confronti non avrai pietà". Dopo aver trasmesso al popolo questi messaggi di Dio, Mosè muore prima di attraversare il Giordano, e la missione passa a Giosuè e la prima cosa che lui fa è lo sterminio di Gerico. Naturalmente le cose non sono andate affatto così: i cosiddetti libri storici della Bibbia, storici non sono, sono un'epopea nazionale scritta sei o sette secoli dopo i fatti narrati. Ma allora perché, di fronte alle enormi ricchezze della tradizione e della fede ebraica, l'identità impressa allo Stato di Israele dal sionismo che lo ha fondato e lo governa, e dichiarata perfino all'Assemblea dei popoli dell'Onu, è quella di questo Dio crudele che si trasferisce nella crudeltà di Netanyahu e delle Israeli Defense Forces? Perché richiamarsi al Dio che detta la legge sul Sinai piuttosto che al Dio dei profeti che mette in libertà i prigionieri e annuncia l'abbandono delle arti della guerra, perché non evocare il Dio che si pente del male che aveva minacciato di fare a Ninive, e non lo fece, e perché appellarsi al Deuteronomio, piuttosto che alla Genesi, dove anche ai figli di Ismaele, cioè agli Arabi, Dio promette attraverso il loro padre Abramo di farne "una grande nazione"? Dato il peso di questa storia, è stato un grande errore storico quello dell'Onu di aver promosso la costituzione dello Stato di Israele sulla base di una spartizione della terra e di una divisione tra i due popoli, invece che patrocinare un'unione tra i due su una terra indivisa: per questo non è stata mai possibile la soluzione a due Stati, e tanto meno è possibile ora, mentre l'unica soluzione è la riconciliazione di Arabi ed Ebrei in una comunità statale multietnica e plurireligiosa. Questo è possibile, perché l'Islam di oggi dice che nel Corano "Maometto non avanza solo con la spada", e nella fede di Israele non c'è solo il Dio crudele che passa nella crudeltà di Netanyahu. Nella Bibbia ebraica la contraddizione tra benedizione e maledizione non divide solo i popoli tra maledetti e benedetti, come dice Netanyahu all'Onu, c'è il Dio che prescrive gli stermini e c'è il Dio radicalmente alternativo del Vangelo che dice: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. Ma la rivelazione non si chiude neanche lì, perché anche nel cristianesimo permangono false o fuorvianti figure di Dio, il Dio delle armi e delle scomuniche, il Dio del regime di cristianità e dell'Impero di Carlo Magno, come il Dio del falso messianismo americano. Sicché il vero Dio è sempre da scoprire. E qual è la tragedia di oggi? La tragedia è che l'ebraismo oggi parla al mondo con la lingua di Netanyahu e di Ben-Gvir, e dunque amputa la fede d'Israele della sua forza di rivelazione ed è una catastrofe per lo stesso popolo ebraico. Ma purtroppo il cristianesimo, che dovrebbe rappresentare l'altro volto di Dio, irrompe sulla scena attraverso la versione aberrante e blasfema di Trump, e dell'evangelismo settario americano, che fanno la stessa apologia del genocidio e della potenza; mentre l'Europa, che vanta le sue radici ebraico-cristiane, complice dell'una e dell'altra aberrazione. Perciò manca oggi, sul piano politico, una vera alternativa, che può venire solo da una nuova co-scienza e iniziativa dei popoli, ciò per cui sarebbe necessario però un ripensamento della stessa forma sempre più sterile del secolarismo moderno. Per quanto riguarda Israele, il vero problema è che esso si identifica con un sionismo estremista e corrompe perciò davanti al mondo la vera immagine del Dio degli Ebrei. A una più fedele tradizione del messianismo ebraico, dovrebbe perciò convertirsi lo Stato di Israele, per salvare la religione e il popolo di Israele, e restituire la vita al popolo palestinese. L'unica voce veramente alternativa sembra essere quella umile e coraggiosa di papa Leone XIV e risuona oggi in qualche modo una parola conclusiva di tutta la Rivelazione; infatti è annunciato al mondo, dopo il Dio "solo misericordia" di papa Francesco, il Dio disarmato e disarmante di papa Leone.


