"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 29 aprile 2026

MadeinItaly. 86 “Collaged’Italy”.


(…). L’Italia è sempre stata un paese tragico, nonostante che le nostre maschere, attraverso le quali siamo conosciuti dagli stranieri, siano maschere comiche: il servo contento e il padrone gabbato. Un paese tragico anche se la maggior parte degli italiani non lo sa o finge di non saperlo. O meglio, non vuole saperlo. (…). (Tratto da “Verso la seconda Repubblica”, di Norberto Bobbio).

(…). …Mattarella presenziò ai funerali di Stato di B. pregiudicato e finanziatore della mafia (tre giorni di lutto nazionale); promosse Cavaliere del lavoro la figlia Marina per l’eroico merito di aver ereditato un impero fondato su vari crimini; non ha avuto scrupoli a graziare l’igienista dentale berlusconiana condannata per lenocinio e peculato senza che avesse scontato un giorno di pena; non s’è chiesto come si potesse affidare un bambino a una tizia che faceva orge con minorenni chez B.; e ha pure nascosto il suo atto anziché annunciarlo con la canonica nota ufficiale. Forse si vergognava un po’? E di che? Sono mesi che il lato oscuro del potere lavora al berluswashing per spacciare il peggio del centrodestra – cioè FI – per la sua parte “buona”, nella speranza di traslocarlo nell’altro campo in salsa salisiana per l’ennesima ammucchiata tipo Draghi e sottrarre le prossime elezioni a leader incontrollabili come Conte e Schlein. Purtroppo la magistratura, che non si è riusciti ad addomesticare col referendum, continua implacabilmente a rammentarci cosa era il berlusconismo: il 27 maggio riparte il processo Ruby-ter, seguito da quello a Dell’Utri per le ricompense milionarie di B. al suo silenzio su mafia e stragi (altro che le favolette dell’Antimafia su Mafia & appalti). Poi, certo, c’è Nordio che perora la causa della semi-nuora dell’amico di spritz Arrigo Cipriani e chiede accertamenti ai magistrati, chissà come mai, solo sull’Italia, mentre tutto il peggio è avvenuto in Uruguay (e basta Google per trovare i soldi di Epstein, l’import-escort di squillo straniere nel ranch di Cipriani jr.&Minetti e gli atti della loro causa ai genitori del bimbo). Ma questa è la tragedia di un uomo ridicolo, che mai avrebbe dovuto diventare ministro della Giustizia e dovrebbe essere ai giardinetti da un pezzo. Ora dovrà spiegare perché, coi potenti mezzi del suo ministero, non sapeva nulla di ciò che ha scoperto il nostro cronista Thomas Mackinson con qualche telefonata. Però, a sua difesa, potrà sempre puntare sulla modica quantità di prostituzione. (“Berluswashing” di Marco Travaglio).

(…). Tutto ciò che la destra ha fatto sulla Giustizia in questi anni di governo è stato molto semplice: repressione per gli strati bassi della popolazione (sempre più difficile da definire: popolo? Gente comune? Povera gente, brechtianamente? Oppure semplicemente i cittadini comuni); e ampliamento e fortificazione dei privilegi per gli strati alti della popolazione (anche qui è un casino coi nomi: colletti bianchi? Élite? Ricchi & potenti?). Molte norme dei decreti sicurezza sono semplicemente una compressione dei diritti dei cittadini, spesso dei cittadini che protestano, mentre molte norme che riguardano la classe dirigente si fanno lasche e perdoniste. Dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alla recentissima legge Foti, un attacco diretto alla Corte dei Conti, quella che permette agli amministratori infedeli di pagare soltanto il 30 per cento del danno erariale causato (traduco in italiano: fai danni per 100 e se ti beccano paghi 30), è una specie di baccanale della “casta”. La celebrazione della “mazzetta leggera”, poi, declamata in Parlamento, sbaraglia ogni dubbio, il disegno generale è chiaro e sembra scritto dal Marchese del Grillo. Ma questi sono articoli di codice, a cui bisogna aggiungere l’umore e la percezione che la gente comune ha della giustizia in Italia, il sentiment della popolazione, come si dice oggi. In generale, la sensazione è che se hai potere hai tutte possibilità di farla franca rispetto a uno che potere non ne ha: l’elenco di funzionari infedeli in qualche modo promossi e tutelati in altre cariche e in altri contesti di comando è praticamente infinito. E la stessa cosa riguarda i soldi, ovviamente: quante volte abbiamo visto evasori patteggiare col fisco ottenendo strabilianti sconti (e peggio! Salutati come contribuenti-eroi dopo aver pagato metà, o un quarto del dovuto). Anche al di là di tutto quello che questo giornale ha rivelato sul caso Minetti e che oggi mette nei guai il nostro eroe Nordio, resta il fatto che i condannati in difficoltà con la famiglia, in situazioni di estremo disagio, in condizioni tragiche, saranno migliaia, e guarda un po’ il ministero della Giustizia prepara un dossier umanitario su una Vip che frequenta il jet set dorato tra yacht, mega-alberghi e tenute misteriose in Sudamerica per milionari in cerca di figa. Mah, sarà un caso. Comunque date retta, uno come Nordio, un simile fromboliere dell’autogol, me lo terrei stretto. Dico alle opposizioni, naturalmente. (“Giustizia. Teniamoci stretto Nordio, che se la gioca con Wylly il Coiote” di Alessandro Robecchi).  

Quando nell’ottobre del 2022 Giorgia Meloni pronunciò il famoso “non sono ricattabile”, in risposta alle contumelie di Silvio Berlusconi nei giorni della fiducia al governo, forse non aveva riflettuto a fondo sul concetto di ricattabilità. Che, quando si diventa premier di un’armata brancaleone, deriva dalla natura dei personaggi che ci si accolla, ancora prima che dall’esercizio del ricatto in quanto tale. Un po’ come nella citatissima “Catena di affetti” del film Amici miei: ovvero i cari che il Sassaroli impone al Melandri di prendersi in carico insieme a sua moglie Donatella. Nella commedia all’italiana della grazia presidenziale a Nicole Minetti siamo tentati di affibbiare, rispettosamente, al ministro Guardasigilli Carlo Nordio il profilo del cane Birillo, per la fedeltà dimostrata alla memoria del fu Cavaliere. Il quale, a quanto si disse, avrebbe preferito sulla poltrona che sovrintende agli affari di Giustizia la più affidabile (per lui) Casellati. Dovette accontentarsi di quel Nordio che, in base al principio della eterogenesi dei fini, si rivelerà per Giorgia Meloni un flagello, il prezzo salatissimo per non essersi fatta ricattare. Vedi i disastri combinati dal ministro con il tonfo del referendum sulla separazione delle carriere e, adesso, con l’assai imbarazzante intrigo Minetti: graziata dal Quirinale con il conforto del suo timbro dopo il nullaosta della Procura milanese. Non sappiamo in che misura la premier fosse consapevole del ruolo strategico ricoperto dall’affascinante Nicole nel pacchetto berlusconiano degli affetti. Tale da riuscire a smuovere mari e Colli. Fatto sta che lei la signora Cipriani se l’è vista cascare addosso come il frutto marcito di qualche antico ricatto maturato nelle indimenticate cene eleganti. Che, cene e bunga bunga, torneranno il prossimo 27 maggio agli onori delle cronache con la ripresa, a Milano, dell’assai piccante processo Ruby-ter. La riabilitazione (si direbbe piuttosto precaria) della Minetti potrebbe essere spiegata in un contesto più ampio: quello che mira a restaurare l’immagine, diciamo così etica, di Silvio Berlusconi. Onde consentire alla sua creatura Forza Italia di collocarsi come possibile gamba moderata di un futuribile governo di centrosinistra che metterebbe ai margini, da una parte la Meloni, e dall’altra Conte e Schlein. Per saperne di più, la non ricattabile Giorgia forse dovrebbe rivolgersi a Marina Berlusconi. Colei che nella Catena degli affetti possiede la chiave del robusto lucchetto. (“Occhio Giorgia. L’inciucio passa pure da Minetti” di Antonio Padellaro).

Già il 12 aprile, quand'è uscita la notizia, lei Antonio D'Andrea ha lamentato l'informazione insufficiente del Quirinale. “Confermo che è stato sottovalutato l'impatto che la clemenza avrebbe avuto per la tipologia dei reati accertati alla signora Minetti e per la peculiarità della grazia che spesso non viene neppure portata all'attenzione del Quirinale”.

Può essere revocata? E come? “Mi pare sia una pista che il Quirinale sta seguendo, chiesti i dovuti approfondimenti, in virtù dei clamorosi fatti emersi, di cui non ci sarebbe traccia nei documenti inviati a Mattarella”.

Marcia indietro possibile? “Dopo queste novità e il parere della Procura generale di Milano non considererei per nulla impossibile la revoca. A meno che, nonostante gli approfondimenti, il presidente non intenda confermare una sorta di ravvedimento nella condotta della Minetti, come pure le ragioni umanitarie, ovviamente indispensabili”.

Né la Carta, né il Codice di procedura prevedono la revoca. “Si sbaglierebbe a considerare solo la Costituzione per indirizzare l'attività del capo dello Stato. Si pensi alla rielezione che, nel silenzio delle disposizioni vigenti, è stata considerata compatibile con l'assetto della Repubblica. Potrei continuare all'infinito indicando strumenti giustificati solo dalla prassi, come le consultazioni durante una crisi di governo, di certo non menzionate dalla Carta”.

Il Quirinale è solo un passacarte nel dare la grazia? “Il Colle, anche quando assume provvedimenti solo formali imputabili alla responsabilità di altri organi (come i decreti) non è un passacarte. A maggior ragione se si tratta della grazia che ricade nella sua esclusiva responsabilità”.

Colpa di Nordio o della Pg di Milano? “Parlare di ‘colpa’ di fronte a un atto del Capo dello Stato è incauto, ma non c'è dubbio che qualcuno non gli ha fornito le informazioni necessarie per decidere in scienza e coscienza. La delicatezza del dossier avrebbe potuto richiedere però ‘un'istruzione’ particolarmente penetrante quantomeno sulla nuova vita di questa signora lontano dall'Italia”.

Il Colle deve verificare il dossier di Via Arenula? “Escludo che non esamini a fondo i risultati che supportano le richieste di grazia. Ben potrebbe pretendere un'ulteriore istruttoria, assolutamente necessaria per Minetti”.

Nordio non ha vigilato? “Alla luce di quanto ha scoperto il Fatto ci sarebbe poco o nulla sulla ‘nuova’ vita di Minetti in Uruguay. Né il ministero, né Milano hanno fatto gli accertamenti inevitabili”.

Deve dimettersi? “Dovrà valutarlo su sollecitazione di Meloni”. (“La revoca è possibile. Molte volte il Colle agisce secondo la prassi”, intervista di Liana Milella al costituzionalista Antonio D’Andrea).

N.d.r. I testi sopra riportati sono stati pubblicati su “il Fatto Quotidiano” di oggi, mercoledì 29 di aprile 2026).