"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 25 aprile 2026

                                                        Sopra. "Partigiane".

Vi ho detto che ho ricostruito pazientemente frase per frase; ecco i due frammenti: avvicinatevi e leggete. Dantés ubbidì e lesse quanto segue:

«Oggi 25 aprile 1498, essendo stato invitato a pranzo da Sua Santità Alessandro VI e temendo che dopo avermi fatto pagare il cappello cardinalizio, egli voglia ereditare da me, riserbandomi la sorte dei cardinali Caprara e Bentivoglio, morti avvelenati, dichiaro a mio nipote Guido Spada, mio legatario universale, che ho sepolto in un luogo che egli conosce, perché c'è stato con me, vale a dire nelle grotte dell'isoletta di Montecristo, tutto il danaro, le verghe d'oro, le pietre preziose, i diamanti, i gioielli; io solo conosco l'esistenza di questo tesoro che può ammontare a due milioni di scudi romani e che egli troverà dopo aver tolto la ventesima roccia, in linea diretta, partendo dalla piccola insenatura ad Est dell'isola. Il tesoro si trova nell'angolo più lontano dalla seconda apertura della grotta, tesoro che gli lascio e gli cedo in tutta proprietà, come all'unico mio erede. 

25 aprile 1498                                                                     Cesare Spada».

«Ed ora capite?» disse Faria.

(Tratto da “Il conte di Montecristo” - 1844/1845 - di Alexandre Dumas.

GiornatadellaLiberazione”. “Il papa, Freud e il rifiuto del trauma”, testo di Michela Murgia pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 25 di aprile dell’anno 2021: Francesco è andato in analisi. Una notizia nell’Italia che preferisce la rimozione e l’oblio al senso di colpa e a quello di responsabilità. Il papa è andato in analisi e questa informazione nei giorni scorsi dai media è stata considerata una notizia. In realtà non lo è. Sono passati quattro anni dalla prima volta che Jorge Mario Bergoglio ha svelato di aver avuto bisogno di un supporto psicanalitico a un certo punto della sua vita in Argentina, dove il ricorso alla psicologia e alla psicoanalisi è peraltro molto più popolare e culturalmente accettato che in Italia. Il trauma della dittatura e dei suoi 30mila desaparecidos ha lasciato profonde ferite sia personali che collettive e nessuno negli anni successivi ha pensato di poterle affrontare da solo, nemmeno un superiore provinciale dei gesuiti qual era Bergoglio quando si rivolse a una psicoanalista. A colpire però è che la questione delle esperienze psico-sanitarie del Papa torni fuori proprio ora che il tema della salute mentale in Italia va annunciandosi come una delle conseguenze del Covid-19 più catastrofiche e purtroppo più negate. I danni psicologici causati dalla pandemia, specie nelle generazioni più giovani, sono stati infatti del tutto ignorati nelle priorità emergenziali del governo, a differenza delle scelte di altri paesi europei. In Francia, dove il ricorso alla psichiatria è aumentato nel 40% nel solo 2020, Emmanuel Macron ha annunciato che, finché durerà lo stato di emergenza, il sistema sanitario garantirà l’accesso gratuito a dieci ore di cure psicologiche per la fascia di popolazione compresa tra i 3 e i 17 anni. Da noi è rimasto invece inascoltato il grido d’allarme dell’ordine degli psichiatri italiani, che ha denunciato l’invisibile iceberg del disagio psichico dovuto all’esperienza della pandemia, dichiarando di aspettarsi nei prossimi mesi almeno 800mila nuovi casi di depressione tra i contagiati e i loro parenti, cioè chiunque. Nel coro degli “andrà tutto bene”, sin dall’inizio ci siamo predisposti a negare il trauma.

venerdì 24 aprile 2026

MadreTerra. 71 Vandana Shiva: «La speranza non ci è data: la creiamo. La coltiviamo attraverso le relazioni che costruiamo e i mondi che generiamo insieme. Siamo biodiversità. Siamo Jiva – esseri viventi. Siamo Terra».


“La democrazia è salvare la Terra”, testo di Vandana Shiva pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di ieri, giovedì 23 di aprile 2026: (…). Dobbiamo riconoscere che gli esseri umani non sono al vertice della piramide evolutiva e dobbiamo guarire le divisioni che ci hanno separato gli uni dagli altri e dalla Terra. Siamo parte di un destino comune. La salute del pianeta non può essere separata dalla salute dei nostri corpi e delle nostre comunità. Questa consapevolezza – ancora oggi centrale nelle culture indigene e contadine – è occultata da un sistema economico guidato dall’avidità, un sistema che ha violato i limiti e l’integrità degli ecosistemi, un sistema che ha spezzato i cicli ecologici e nutrizionali della vita. È un sistema che oggi considera la democrazia un ostacolo ai propri obiettivi, che militarizza il dibattito e la società per garantire profitti a un’economia che spende somme oscene in armi e controllo invece che nella salute delle persone e della Terra. Questa economia racchiude combustibili fossili, armi, finanza, agricoltura industriale, autoritarismo e violenza. Tutto ciò serve gli interessi privati di un’oligarchia sempre più ricca che non riconosce il diritto internazionale e rifiuta il multilateralismo e la cooperazione. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad attacchi senza precedenti alle fondamenta stesse della cooperazione internazionale. Questi attacchi ci ricordano che anche le nostre risposte devono crescere in forza e solidarietà. Per proteggere la vita sulla Terra dobbiamo agire insieme, non solo a livello locale, ma anche globale. Le crisi che affrontiamo travalicano i confini e possono essere affrontate solo attraverso una cooperazione radicata nella solidarietà. (…). Ma le false soluzioni non faranno uscire dalla crisi. La cosiddetta Green economy non mette in discussione il concetto di crescita illimitata. La crescita illimitata è un’aberrazione che distrugge la Terra e la società, arricchendo solo una piccola minoranza di miliardari mentre impoverisce i sistemi viventi che ci sostengono tutti. Abbiamo la responsabilità di affrontare le infinite emergenze che stanno scuotendo il pianeta analizzando il cuore stesso del concetto di crisi. Una autentica economia di pace non può essere generata se prima non abbandoniamo un immaginario economico fondato sulla guerra e sulla violenza. Dobbiamo liberare le nostre pratiche da questo paradigma, costruendo una nuova alleanza ecologica intergenerazionale. Per costruire un futuro che sia al servizio del benessere di tutti dobbiamo rompere la gabbia antropocentrica e dare forza e slancio a una democrazia della Terra, che riconosca le relazioni inseparabili tra tutte le entità viventi che intessono la rete della vita. La vita prospera attraverso lo scambio, la cooperazione e la reciprocità. Queste relazioni viventi nutrono la capacità della Terra di rigenerarsi. In tutto il mondo, le comunità stanno riconquistando spazi democratici di cui il potere delle corporazioni si era appropriato. Difendono il principio secondo cui natura e società non possono essere separate. Rivendicano il diritto all’auto-organizzazione. Una delle sfide più importanti in questa lotta è riconoscere i diritti della natura. In molti luoghi del mondo questa visione sta già diventando realtà, materializzandosi in nuovi diritti costituzionali, leggi e pratiche viventi che rafforzano le comunità e proteggono gli ecosistemi. Queste trasformazioni sono alimentate anche da spazi di apprendimento e pratiche condivise che riconnettono il sapere con la Terra vivente. In India, l’esperienza della Navdanya Earth University ha dimostrato che un’educazione ecologica fondata sulla biodiversità, sulla libertà dei semi e sulla conoscenza dei contadini può allevare una nuova generazione di cittadini della Terra. In Italia, l’iniziativa Terrae Vivae di Navdanya International sta aiutando le comunità a riscoprire l’agroecologia, la cura del territorio e la saggezza culturale che permea i paesaggi locali. Pur nate in contesti diversi, queste esperienze condividono lo stesso spirito: ricostruire il nostro rapporto con la Terra attraverso la conoscenza, la comunità e la difesa della vita. La natura non esiste esclusivamente per il beneficio degli esseri umani. Ogni forma di vita ha un valore intrinseco e il diritto di esistere. Riconoscere questa verità richiede che trasformiamo le nostre scelte e azioni in comportamenti coerenti, se vogliamo superare la crisi socio-ambientale. È necessario un nuovo paradigma civile, che ponga al centro il diritto della vita a vivere. Prendersi cura della Terra è il fondamento di un’alleanza ecologica che promuove una democrazia basata sulla difesa della biodiversità e della sovranità alimentare, sulla partecipazione delle comunità locali e sul riconoscimento del diritto all’esistenza di ogni essere vivente. I movimenti hanno quindi la responsabilità di democratizzare il sapere e rafforzare quella che De Marzo chiama “demodiversità”, per dare legittimità a diverse forme di democrazia, e non solo a quella liberale occidentale. Pluralismo, decolonialità e interdipendenza sono indispensabili per la liberazione umana. Nella democrazia della Terra non esistono specie sacrificabili né culture usa e getta. La diversità garantisce l’equilibrio. E l’equilibrio assicura che nessuna specie o cultura domini sulle altre. Democrazia autentica, diversità e decentralizzazione sono indissolubilmente legate. Questo è lo scopo di L’internazionale della Terra: sostenere l’azione delle alternative portate avanti dai movimenti per la giustizia ambientale ed ecologica. Mira a collegare obiettivi locali e internazionali, permettendoci di sentirci parte di una comunità di destino che lotta per la democrazia della Terra. La forza di L’internazionale della Terra nasce dalla nostra autonomia auto-organizzata e dalle nostre relazioni reciproche, dalla nostra resilienza spirituale, emotiva ed ecologica che cresce dall’intimità del nostro essere. La speranza non ci è data: la creiamo. La coltiviamo attraverso le relazioni che costruiamo e i mondi che generiamo insieme. Siamo biodiversità. Siamo Jiva – esseri viventi. Siamo Terra.