N.d.r. Da una nota a piè di pagina contenuta nel volume alla pagina 21: “P.B. Shelley, lettera a L. Hunt, 20 dicembre 1818”.
(Postato al tempo, il 4 di novembre dell’anno 2005, su di “un altrove” che non c’è più).
“Le infinite bugie della Repubblica” di Pino Corrias, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, martedì 11 di agosto 2026: Al tempo remoto di Andreotti, il politico mentiva e sperava, protetto dal buio dell’inchiostro, di non essere scoperto. In quello istantaneo di Giorgia Meloni, la menzogna lampeggia in video, strilla sui social e punta a essere condivisa: “Ceuta è in Europa e la Spagna confina con l’Italia, per questo sospendiamo Schengen”. “A Marcinelle, Landini ha dato le spalle a La Russa e ha offeso la nazione”. “Le accise sui carburanti sono colpa della sinistra”. “Delmastro non ha nulla da nascondere”. “Abbiamo abbassato le tasse”. “Mai così tanti soldi alla Sanità”. “Se i magistrati vincono il Referendum, avremo gli stupratori e i pedofili per strada e tante altre Garlasco”. La bugia non è più l’incidente della politica. È diventata la sua tecnica. Un materiale da costruzione per l’identità e la vendetta. Silvio Berlusconi l’ha scoperto e usato per primo in forma industriale sia per dire cose pesantissime, “da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana”, sia per rendere vera la suprema idiozia di Ruby nipote di Mubarak, giurando “sulla testa dei miei cinque figli”, con la destra bambocciona che applaude in Parlamento. Per interesse privato e sciagura pubblica, Berlusconi in trent’anni ha costruito un’Italia immaginaria: il Paese del benessere. Dei ristoranti pieni. Della rivoluzione liberale. Delle tasse diminuite. Del milione di posti di lavoro. Dei giudici comunisti che complottano per attribuirgli mafia, tangenti, minorenni. Con la tv ha spostato il confine tra il fatto e il racconto. Ha imposto la somma centralità del leader, il controllo dell’agenda, il vittimismo giudiziario, la costruzione di una verità emotiva capace sempre di prevalere sulla verifica. Meloni aggiorna la fabbrica delle menzogne. Con i social e lo smartphone le rende portatili. Il comizio diventa permanente: video, tweet, Instagram. Nessuna domanda. Nessuna replica. Nessun giornalista che interrompa, ma solo i Porro, i Sallusti, i Del Debbio che si bevono tutto. Si sceglie un fatto, si ritaglia la parte utile, lo si incornicia per il proprio pubblico. Ogni sbarco diventa un’invasione. Ogni rissa di strada, un’emergenza. Ogni sentenza sfavorevole, un attacco al governo. Ogni protesta, l’anticamera del terrorismo. Una stella a cinque punte disegnata col pennarello sul muro di una scuola, il ritorno delle Brigate rosse. Se Donald Trump ordina di spendere il 5 per cento del Pil in armamenti, Giorgia e l’intero governo, allestiscono la bufala dell’aumento dall’1,5 al 2,1 per cento, riclassificando spese ordinarie – come le pensioni del personale militare, la cyber sicurezza, le missioni estere dei carabinieri – con astuta truffa contabile, come se dal nulla fossero comparsi 12 miliardi di euro in carri armati, munizioni e soldati. Non falsificano del tutto i numeri, ma solo quello che i numeri lasciano immaginare. Stessa dinamica con Ceuta. Gli immigrati invadono, in un giorno solo, le spiagge dell’enclave e le tv del mondo. Meloni ne approfitta per attaccare Sánchez e il suo governo socialista. Lo strillo di copertina dice: “Ecco le porte aperte della sinistra!” La crisi reale diventa immediatamente una nera favola politica.


