"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 21 luglio 2026

DalMondo. 05 «I figli clandestini dei palestinesi nati dal seme fuggito dal carcere».


L’anno 356, nella notte del 21 luglio, la luna non ancora sorta nel cielo e il desiderio di Erostrato avendo raggiunto una forza inusitata, egli si decise a violare la camera segreta di Artemide. Scivolò giù per i tornanti della montagna sino alla riva del Caistro e salì i gradini del tempio. Le guardie dei sacerdoti dormivano vicino alle sante lampade. Erostrato ne afferrò una e penetrò nel naos. Un forte odore di olio di nardo si spandeva nell'aria. Le travi nere del soffitto d'ebano erano splendenti. L'ovale della stanza era diviso dalla tenda tessuta di filo d'oro e di porpora che nascondeva la dea. Erostrato, ansimando di voluttà, la strappò. (Tratto da “Vite immaginarie” – 1896 – di Marcel Schwob).

Questo è il messaggio dei fratelli e delle sorelle della nostra comunità (“Piccola Famiglia dell’Annunziata” n.d.r.) che è in Cisgiordania, vicino a Ramallah: "Questo pomeriggio nel villaggio si è registrata un'iniziale presenza di numerosi soldati nella valle, i quali si sono poi spostati verso il centro del villaggio. Sono state lanciate bombe lacrimogene e, successivamente, sono stati esplosi colpi d'arma da fuoco ordinari. Nello specifico, i militari (giunti a bordo di quattro jeep) e pochi coloni (uno dei quali esponeva la bandiera israeliana) hanno lanciato una bomba contro alcuni ragazzi che si trovavano nella valle sotto l'abitazione del testimone. Non si ha la certezza dell'eventuale presenza di feriti, ma è stato segnalato il transito di ambulanze nella zona.  Durante l'operazione nella valle, è stato fermato un ragazzo del luogo, Ilias Basem, mentre si trovava sul posto di lavoro. Il giovane è stato rilasciato dopo essere stato sottoposto a un interrogatorio. Prima di allontanarsi dal villaggio, il gruppo composto da militari e coloni ha sottratto tutte le capre di proprietà di un residente, identificato come Hassan Ali. Vi terremo aggiornati appena sapremo ulteriori dati. Continuate a ricordare a questa gente... Le sorelle e i fratelli di Ain Arik". (Messaggio pervenutomi da fratel Nazareno, missionario in Giordania. N.d.r.).

“I figli clandestini dei palestinesi nati dal seme fuggito dal carcere”, testo di Rachida El Azzouzi pubblicato sul giornale europeo online “Mediapart” e riportato su “il Fatto Quotidiano” del 20 di luglio 2026: Milad ha sei anni. Quando passeggia con la mamma, le persone la guardano con ammirazione, le dicono che è una "vittoria", la prova che il popolo palestinese resiste all'occupante. La bimba non capisce davvero il significato di queste parole, ma talvolta risponde cantando l'inno nazionale palestinese e scoppia a ridere. Milad è stata concepita clandestinamente. Oggi è il simbolo della resistenza dei palestinesi condannati a lunghe pene detentive che riescono a raggirare la sicurezza per concepire figli grazie alla procreazione medicalmente assistita. Lo sperma viene fatto uscire dalla prigione e pervenire alle mogli all'interno di tubetti di dentifricio, penne, confezioni di biscotti. Oggetti quotidiani che superano controlli, perquisizioni e metal detector passando di mano in mano e che, al termine di un viaggio improbabile, arrivano nei centri per la fertilità della Cisgiordania, di Gaza o di Gerusalemme, dove si pratica la fecondazione in vitro (Fiv). Milad è la figlia di Walid Daqqa, morto in prigione nell'aprile 2024 dopo 38 anni di carcere. L'uomo era stato condannato all'ergastolo nel marzo 1986 per aver aderito al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, movimento armato di ispirazione marxista, ritenuto responsabile del sequestro e dell'omicidio del soldato israeliano MosheTamam due anni prima. Walid ha sempre negato i fatti e ha trascorso degli anni nella speranza vana di poter riabilitare il proprio nome. Nel frattempo è diventato scrittore e teorico della resistenza non violenta. Avrebbe dovuto morire da uomo libero: nel 2012, la sua pena era stata ridotta a 37 anni e la scarcerazione era prevista nel 2023. Invece, nel 2018, la giustizia israeliana gli ha inflitto due ulteriori anni di carcere per aver tentato di introdurre dei telefonini all'interno della prigione, con la complicità di un deputato palestinese della Knesset, il Parlamento israeliano. Milad ha potuto abbracciare suo padre solo due volte: nel novembre 2022 e nel settembre 2023. E ogni volta solo per cinque minuti. Il 7 ottobre 2023, giorno dell'attacco di Hamas a Israele, le visite sono state sospese e suo padre è morto sei mesi dopo per un tumore al midollo osseo. La famiglia era venuta a conoscenza del ricovero, e poi del decesso, attraverso i media. Tutte le richieste di scarcerazione anticipata per motivi di salute erano state respinte. Come Milad, almeno 122 bambini, secondo Amani Sarahna, portavoce della Società dei prigionieri palestinesi, sono nati grazie a questo stesso gesto clandestino. Bambini che esprimono la disperata risposta ad una violazione del diritto internazionale: i detenuti palestinesi - compreso chi ha la cittadinanza israeliana, come Walid Daqqa - non godono degli stessi diritti dei detenuti ebrei. Ai primi sono vietate le visite del coniuge, consentite invece ai secondi. Una "violenza di Stato", secondo le parole della ricercatrice palestinese Nadera Shalhoub-Kevorkian. "L'amministrazione penitenziaria israeliana divide i detenuti in due categorie: i 'criminali' e i 'detenuti per motivi di sicurezza' - spiega l'avvocata palestinese-israeliana Abeer Baker, che ha difeso Walid Daqqa -. Questa seconda categoria, definita da una regolamentazione amministrativa interna e non dalla legge, riguarda in realtà quasi esclusivamente i detenuti palestinesi e comporta restrizioni molto severe: niente visite con contatto fisico, niente telefono, nessun permesso di uscita né possibilità di ottenere la liberazione anticipata". Esistono deroghe, ma nella pratica vengono applicate ai soli detenuti ebrei: "Per ottenerle – continua Baker – bisogna dimostrare di non avere alcun legame con un'organizzazione considerata 'ostile' allo Stato. Il problema è che nessuna organizzazione ebraica violenta è classificata come ostile, mentre lo sono tutti i partiti e movimenti palestinesi". Secondo l'avvocata, la discriminazione colpisce tutti i "detenuti di sicurezza" non ebrei, indipendentemente dalla loro religione: "Ho difeso drusi delle Alture del Golan, cristiani e musulmani di Haifa. Tutti hanno subito la stessa politica discriminatoria perché arabi". In Israele la demografia è una questione di Stato: l'obiettivo è di raggiungere o consolidare una "maggioranza ebraica". La riproduzione della popolazione palestinese viene percepita quindi come minaccia. Per i palestinesi, invece, ogni nascita è un'arma nelle mani del popolo e questi bambini vengono chiamati "ambasciatori di libertà". Walid Daqqa parlava a sua volta di "opera della vita contro la fabbricazione della morte". Dalla sua cella, ha scritto molto su come le prigioni israeliane esercitino un controllo fin dentro la sfera più intima per tentare di annientare l'identità dei detenuti. Il 26 marzo 2011, primo giorno del suo 26mo anno di prigionia, Walid Daqqa ha scritto in segreto una lettera ad una bambina non ancora nata, una figlia immaginaria alla quale aveva dato il nome Milad, che in arabo significa "nascita". La moglie di Walid, Sanaa Salama-Daqqa, afferma che non rivelerà mai in che modo il seme del marito abbia lasciato il carcere: "Il contrabbando dello sperma, come quello dei libri e delle lettere, è sacro", sostiene. Lo sperma veniva trasportato in uno dei centri per la natalità, tra cui quello di Ramallah.