“Le tre fasi occidentali per strangolare l’Iran”, testo di Elena
Basile pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 22 di gennaio 2026: (…). Con
riferimento all’Iran, la destra come i socialisti europei e Left sono corsi a
sostegno della massiccia campagna di disinformazione che da sempre accompagna
le rivoluzioni arancioni e i colpi di Stato Usa. Come John Mearsheimer e
Jeffrey Sachs, due politologi statunitensi appartenenti a orientamenti politici
differenti e a scuole di politica internazionale opposte, mettono in evidenza,
a Teheran è in corso un’operazione di rovesciamento del governo teocratico da
parte degli israelo-americani. Le fasi dell’operazione sono a tutti note. Si
comincia con la strozzatura dell’economia di un Paese attraverso sanzioni
illegali, si affama il popolo, si isola il Paese che viene demonizzato fino a
incarnare il male. Credo che un governo illuminato laico e democratico non
sarebbe riuscito a salvare l’economia se fosse stato sottoposto da decenni alla
guerra economica occidentale. Quando l’inflazione al 50% monta e la caduta
della moneta nazionale è vertiginosa, la gente protesta pacificamente in piazza,
poveri e commercianti dei bazar a cui si uniscono studenti occidentalizzati e
insofferenti verso i precetti teocratici, non condivisi dalla società laica, da
una borghesia che sogna standard occidentali. La seconda fase ha allora inizio:
le manifestazioni sono infiltrate dal Mossad e dalla Cia, che riforniscono di
armi una élite addestrata militarmente per insurrezioni cruente, nella completa
indifferenza del sangue versato di civili e poliziotti. Sono assalite
municipalità, stazioni di polizia, bruciate moschee e cliniche. Milizie armate
curde e irachene penetrano attraverso il confine occidentale dove hanno luogo
gli scontri con maggiori vittime. L’operazione era preparata da tempo. La
campagna di disinformazione trionfa aiutata dalle sole quattro agenzie di
stampa e da aggregati mediatici la cui proprietà ormai è in osmosi con le lobby
finanziarie. Le Ong finanziate dagli Stati Uniti, la National Endowement for
Democracy, la diaspora che sostiene il figlio dell’ex dittatore Reza Palhavi,
colui che governava con la Savak, terribile polizia segreta, e torturava in
carcere gli oppositori politici, sono unite nel sostenere il cambiamento di
regime e la propaganda occidentale. Si danno i numeri sui morti civili senza
mai appurare fonti credibili. Il New York Times cita due fantomatici funzionari
iraniani che avrebbero confermato 3000 morti e diviene subito punto di
riferimento della stampa. Iran international, con sede a Londra e finanziato
dagli stessi artefici del cambio di regime, viene citato come media credibile.
La Bbc trasmette in farsi e crea il mondo di Barbie per la società benestante
iraniana. Nella condanna della repressione del regime teocratico, Netanyahu e
Trump fanno sfoggio del loro liberalismo politico e a essi si allinea la
burocrazia non eletta europea, che applica nuove sanzioni al Paese ed evita di
riconoscere la violazione del principio di non ingerenza negli affari interni
di un altro Stato, di ammettere che in Occidente, di fronte a tali insurrezioni
armate che uccidono 300 poliziotti, il potere reagirebbe legittimamente con
violenza. Ricordo che Trump sta sostenendo la possibilità di uccidere un ladro,
un migrante o chiunque non si fermi all’alt della polizia. La terza fase, per
completare il regime change, è costituita dall’attacco militare. L’obiettivo è
la sirianizzazione dell’Iran, lo smembramento del rivale di Israele e
l’accaparramento delle sue risorse. Lo scià o un’altra marionetta, in elezioni
pilotate, guideranno il processo politico. Secondo Mearsheimer l’operazione è
fallita. Le rivolte stanno scemando. Senza Internet non ci sono direzioni
estere. Milioni di musulmani sono scesi a supporto del regime. L’attacco
militare sembrerebbe rinviato. Ma la morsa che stringe il Paese e affama un
popolo non si allenterà. La solidarietà verso gli iraniani dovrebbe implicare
diplomazia e commercio, stop alle sanzioni e alla minaccia militare.


