“Ha inizio l’era dell’Occidente senza morale”, testo di Antonio Scurati pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 14 di gennaio 2026: Fra molti anni, davanti al tribunale della storia, la foto di Trump e Netanyahu che festeggiano insieme il Capodanno 2025 con le loro scarpe di vernice, i loro sorrisi trionfanti e al loro fianco le mogli in outfit sgargianti, potrebbe essere letta come un’immagine emblematica dello sciagurato anno appena trascorso. E come una prova schiacciante di colpevolezza. Ammesso che esisterà ancora la memoria storica, cosa niente affatto sicura nel futuro inaugurato da questi devastatori. Pescando nella nostra attuale memoria storica, il paragone che mi pare più calzante è quello con l’immagine di Neville Chamberlain e Adolf Hitler che si stringono la mano sorridenti dopo gli accordi di Monaco del 1938. E non perché voglia suggerire una similitudine tra Netanyahu e Hitler, già proposta molte volte, da più parti, negli ultimi mesi. Tanto meno scorgo una somiglianza tra Trump e il tragico primo ministro inglese che si illuse di avere salvato il suo Paese dalla guerra dando la Cecoslovacchia in pasto al coccodrillo nazista. Ciò che appare terribilmente simile nelle due immagini non sono i personaggi ma la loro postura e, soprattutto, il significato della storia narrata: raccontano entrambe di una epocale disfatta morale dell’Occidente liberale con conseguenze politiche catastrofiche. (…). Fassin, insigne antropologo e medico di fama internazionale, ricostruendo puntualmente i crimini commessi dall’esercito di Israele contro la popolazione palestinese di Gaza - e, dal suo punto di vista, contro l’umanità tutta - medita in modo inappellabile sulla corresponsabilità del cosiddetto Occidente e sulla portata storica di questa delittuosa acquiescenza. Ciò che segnala (…) tra i tanti che deplorano con argomenti definitivi l’annientamento di Gaza è l’accento posto sull’immorale clima di consenso entro il quale è stato perpetrato. La sua tesi è (…): «Il consenso all’annientamento di Gaza ha creato un’enorme frattura nell’ordine morale del mondo». Il consenso, attivo o passivo, prestato a Israele da Stati, governi, istituzioni e persone in tutto l’Occidente, soprattutto nei primi mesi della devastante aggressione militare a Gaza - una totale abdicazione morale spesso paradossalmente «giustificata in nome della morale stessa» - comporta secondo Fassin una profonda «inversione dei valori che le società occidentali rivendicano come propri» e «renderà per molto tempo illegittima e inefficace l’invocazione dei diritti umani da parte di coloro che hanno partecipato a una simile abdicazione morale». L’Occidente, insomma, avrebbe perso completamente, e forse definitivamente, ogni «credibilità in questo campo». (…). Le modalità stragiste con cui è stata condotta la campagna militare da parte di Israele non lasciano dubbi sulla natura genocidaria di questo atto di guerra. Fassin ci ricorda che, stando al documentatissimo atto d’accusa redatto dal Sudafrica, a meno di tre mesi dall’inizio dell’intervento militare a Gaza, erano già stati uccisi 21110 palestinesi, il 70 per cento dei quali donne e bambini, e altri 7780 erano dispersi, in decomposizione sotto le rovine degli edifici. Inoltre, secondo gli stessi servizi segreti statunitensi, quasi la metà delle bombe è stata sganciata sul territorio alla cieca, ordigni del peso di quasi una tonnellata, in grado di creare crateri di 360 metri di diametro, sono stati scaricati su aree densamente popolate, il che «testimonia la volontà di decimare indiscriminatamente i civili». Ogni giorno, infine, per mesi e mesi sono morti più di cento bambini e si stima che siano stati uccisi più bambini a Gaza durante le prime tre settimane della guerra di quanti non ne siano morti ogni anno dal 2019, sommando tutti i conflitti del mondo. L’elenco degli orrori, nel loro numero, varietà e modalità, redatto da Fassin, prosegue a lungo, minuzioso, dettagliato, ragionato; accompagnato da una puntuale rassegna delle intenzioni genocidarie da parte dei governanti israeliani, dichiarate apertamente in più occasioni, e delle corresponsabilità occidentali in termini di fornitura di armamenti, appoggio politico, disinformazione sistematica. Non è necessario ripercorrerli qui. È fin troppo evidente, infatti, per chiunque non voglia voltare la testa, che gli «interventi militari di Israele a Gaza hanno provocato di gran lunga il più alto tasso di mortalità civile di qualsiasi altro conflitto al mondo nel XXI secolo» e che, dunque, l’acquiescenza con la strage da parte di popoli che nella loro cultura e retorica ufficiale considerano sacra e intoccabile ogni singola vita dei propri concittadini mette in scena una moralmente abietta diseguaglianza assegnata al valore della vita umana sul pianeta Terra.
ilcavalierdelamancia
"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".
mercoledì 14 gennaio 2026
Doveravatetutti. 47 Raniero Lavalle: «Trump, dicono allibiti, ha licenziato il diritto, bastandogli la sua moralità. Quello che manca nella politica europea e mondiale è una risposta proporzionata a questa sfida».
In una trasmissione
televisiva detta In
altre parole (che
poi sono quasi
sempre le stesse)
il professor Gustavo
Zagrebelsky ha ricordato
l'aforisma secondo il quale il diritto senza la forza è impotente e la
forza senza il diritto è tirannia; allora gli astanti gli hanno chiesto che cosa
deve fare l'Europa, aspettandosi che rispondesse che deve farsi l'esercito
europeo; invece lasciandoli quasi tutti di stucco Zagrebelsky ha risposto che
essa deve riprendere ì suoi valori di giustizia, di libertà, di eguaglianza, di
Costituzioni, e non deve mettersi a fare le guerre anche lei. Senza citarla
egli si appellava alla famosa "tradizione ebraico-cristiana", che
proprio in quella settimana ricordava nelle chiese la promessa profetica
secondo la quale il popolo di Dio "non si abbatterà finché non avrà
stabilito il diritto sulla terra". Dunque il futuro non sta nella forza ma
nel diritto. Quando questo avverrà? Gli scienziati atomici hanno messo le lancette
dell'orologio a 89 secondi prima della mezzanotte, che tutti hanno interpretato
come l'ora della fine del mondo, mentre invece può essere l'ora del principio,
il momento cioè in cui tutto comincerà di nuovo e il diritto sarà stabilito
sulla Terra: ossia dovrebbe esserci un rovesciamento, perché oggi avviene il
contrario. Trump, come tutti, orfani, dicono allibiti,
ha licenziato il diritto, bastandogli la sua moralità. Quello che manca nella
politica europea e mondiale è una risposta proporzionata a questa sfida. Ma
ciò accade perché non hanno capito che cosa ci sta succedendo, e tutti si comportano
come se semplicemente avessero perso le elezioni in America, e si trattasse
solo di Trump, una specie di Meloni in grande che però sarà gettato via alla
prima occasione e tutto tornerà come prima. Invece Trump fa corpo con l'America
che ha cambiato identità: è con gli Stati Uniti d'America c’è bisogno di fare i
conti. Ma come sono cambiati? Lucio Caracciolo dice che è finito l'Impero americano:
di questo infatti prende atto il recente documento sulla Sicurezza nazionale degli
Stati Uniti, che rinunzia perfino all'idea "eterna" della Nato. Ci si
poteva illudere (personalmente anch'io) che questo significasse un abbandono
della loro presa sul mondo, e perciò si riaprissero degli spazi di autonomia
per gli altri popoli (compreso il nostro) e si potesse passare al multipolarismo.
Invece la scelta americana espressa da Trump (Maga) è l'opposto: continuare a
dominare il mondo, ma non con tutte quelle spese organizzative (guerre
ubiquitarie, basi militari, regime change) bensì come uno Stato-pirata che si
va a prendere il bottino che vuole: di volta in volta schiacciare il Venezuela,
impadronirsi della Groenlandia, mettere i casinò a Gaza, legittimare il
genocidio di Netanyahu, bombardare l'Iran, fare l'arrembaggio alle petroliere,
scatenare l'Intelligenza del Super-Io artificiale, ritirarsi dal sistema
dell'Onu. Ma allora la risposta è, oltre che far scortare le petroliere, come
nei mari si deve fare coi pirati, stabilire veramente e tutti insieme, ivi
compresa la Russia e la Cina, il diritto sulla Terra. Dunque resistenza non violenta
e passaggio all'unità umana: e oggi si può, perché la storia ha avuto una
rottura, col nazismo (e il fascismo, con buona pace della Meloni) e l'epoca
delle sovranità assolute, delle Chiese divise e dei popoli predestinati ed
eletti, degli Dei degli eserciti, è finita allora; certo ci vogliono cent'anni
per realizzarne tutte le conseguenze. Forse oggi l'altro americano, Robert
Prevost, ci prova, ma possiamo provarci tutti assieme, e anche i pirati seguiranno,
perché poi l'America non è solo quella. (Tratto da “Il futuro è nel
diritto: la forza non ci salverà” di Raniero Lavalle, pubblicato su “il
Fatto Quotidiano” di oggi, mercoledì 14 di gennaio 2026).
lunedì 12 gennaio 2026
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