"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 4 luglio 2026

Cosedettecosì. 37 «Pietroburgo, Dostoevskij e la sparizione di piazza fieno».


Il loro primo gesto esplicito di intimità - goffo e frettoloso, ma stranamente privo di imbarazzo - avvenne a notte fonda il 4 luglio quando Duncan, salendo le scale a piedi nudi, a torso nudo, scoprì Antoinette in accappatoio nel corridoio del piano di sopra. Sotto la massa dei lunghi capelli, il suo viso appariva stretto, le labbra tirate dall'apprensione; per la prima volta dopo molti giorni il suo sguardo vivace e oscuramente luminoso non si mosse per sfuggirlo. (Tratto da “Un’educazione sentimentale” – 1979 – di Joyce Carol Oates).

LeggerePaoloNori”. “Pietroburgo, Dostoevskij e la sparizione di piazza fieno”, testo di Paolo Nori pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, sabato 4 di luglio 2026: Domenica 29 giugno sono partito per la Russia con un gruppo di appassionati di letteratura, 24 persone che sto portando in giro a Pietroburgo a vedere i luoghi della letteratura russa. Il viaggio si chiama Gogol' Maps e il secondo giorno, martedì 30 giugno mentre ci incamminavamo verso il museo Dostoevskij, mi è venuto da chiedermi una cosa che mi chiedo da una trentina d'anni, come mai mi piace così tanto la letteratura russa, e mi è venuto da rispondermi che una cosa che mi piace, della letteratura russa, è il fatto che non è consolatoria; un grande poeta russo del Novecento, Iosif Brodskij, una volta ha detto al suo amico Sergej Dovlatov: "La vita è breve, e triste. Avete fatto caso a come, in genere, va a finire?". Il Museo Dostoevskij si trova in un appartamento del Kuznechny Pereulok nel quale Dostoevskij era venuto a vivere, con la moglie Anna e i figli Ljbov' e Fédor, nel 1879 e nel quale è morto il 28 gennaio del 1881. Io ho scritto un romanzo biografico su Dostoevskij il cui finale è ambientato in questo appartamento, e la protagonista di questo finale è la moglie di Fedor Michajlovic, Anna Grigor'evna Dostoevskaja. Quel libro lì probabilmente non l'avrei scritto se non avessi ricevuto, nel 2011, nella cucina del mio appartamento nel quartiere Croce di Casalecchio di Reno, una telefonata da un numero sconosciuto. Ho preso su e una voce con un forte accento che a me sembrava romanesco mi ha detto "Buongiorno, sono Antonio Pennacchi, volevo dirti che ho letto i tuoi libri e sei proprio bravo". Io e Pennacchi non ci eravamo mai parlati ma io avevo letto “Il fasciocomunista” e l'avevo visto una volta, in una libreria di Bologna, che presentava un numero di Limes dedicato a Berlusconi e, durante quella presentazione, litigava con uno scrittore di Bologna; gli piaceva litigare, a Pennacchi, gli piaceva leggere, studiare e litigare, e lì aveva litigato e io avevo pensato "È simpatico", Pennacchi, e poi, quando mi ha poi telefonato che mi ha detto che ero proprio bravo io ho pensato "No ma, è simpaticissimo". "Solo", ha aggiunto poi dopo Pennacchi, "devo dirti due cose". La prima cosa aveva a che fare con la mamma di mia figlia, che si chiama Francesca ma che io, quando scrivo di lei, la chiamo Togliatti, perché è laureata in Storia dell'Unione Sovietica ed è convinta di essere il migliore, non mi dà mai ragione. Quando andiamo d'accordo che è un periodo che siamo in confidenza, la chiamo Palmiro, e in questo periodo, è qui anche lei in Russia, la chiamo Palmiro. Allora noi, con Palmiro, ci eravamo conosciuti nel 1999, nel 2004 era nata nostra figlia, nel 2005 ci eravamo separati e io queste tre cose le avevo raccontate nei libri, Pennacchi li aveva letti e, nella prima telefonata che ci eravamo fatti, mi aveva detto che io, la cosa che dovevo fare, andare da Francesca, mettermi in ginocchio e chiederle di riprendermi con sé. Io e Francesca, in quel periodo lì, ci vedevamo perché abbiamo una figlia, ma facevamo ciascuno la propria vita e io, noi eravamo stati insieme 6 anni, eravamo andati dappertutto insieme, a me ogni tanto mi veniva in mente una cosa che avevamo fatto insieme le dicevo "Ti ricordi?", e lei, tutte le volte, mi rispondeva "No, non mi ricordo". Aveva tirato giù la cortina di ferro e io, quando Pennacchi mi ha detto che dovevo tornare con lei ho pensato "Sì, arrivederci". Dopo, nel 2014, è successa una cosa che alla fine è andata come diceva Antonio che io sono andato da lei le ho chiesto di riprendermi lei mi ha ripreso siam tornati insieme io ho chiamato Antonio gli ho detto "Antonio, tu devi stare attento a quello che dici; stai attento". Dopo, l'altra cosa che doveva dirmi nella prima telefonata, e che poi mi ha ridetto tutte le volte che ci vedevamo, è che, secondo lui, io dovevo scrivere qualcosa di più grosso, e io non capivo cosa voleva dire; mi sembrava di scrivere delle cose grosse, mi piacevano, i libri che scrivevo, e piacevano anche a lui, mi aveva detto. Dopo, nel 2018, mi sono accorto che 3 anni dopo, nel 2021, sarebbe stato il bicentenario della nascita di Dostoevskij e mi sono chiesto "Ma perché non faccio un romanzo biografico su Dostoevskij?" e contemporaneamente mi sono detto che quella, forse, era la cosa più grossa che intendeva Antonio. E l'ho chiamato e gliel'ho raccontata e lui mi ha detto "Questa è grossa" e mi ha consigliato di portarla da Mondadori e io sono andato da Carlo Carabba, che dirigeva allora la letteratura italiana di Mondadori e gli ho raccontato il romanzo e a lui è piaciuto, l'abbiamo fatto, il romanzo è uscito, Antonio l'ha letto, l'abbiamo presentato insieme a Roma, c'era anche Francesca, alla sera abbiamo cenato insieme, Antonio e Francesca erano seduti una di fronte all'altro, parlavano, Francesca non gli dava mai ragione, a un certo punto Antonio le ha detto, indicandomi, "Ho fatto male a dirgli di tornare con te". Dopo, il 3 agosto del 2021, stavo andando a Champoluc a presentare il libro su Dostoevskij, mi è arrivato un messaggio di mio fratello e c'era scritto "E’ morto Antonio Pennacchi". Un anno dopo, il 3 agosto del 2022, mi han chiesto da Latina di scrivere una cosa su Antonio e io ho raccontato una cosa che ha a che fare con il finale di quel libro lì su Dostoevskij. Per capire questo finale bisogna citare un critico russo, Merezkovskij, che ha scritto un libro, “Tolstoj e Dostoevskij”, dove dice che questi due grandi scrittori russi erano l'uno il contrario dell'altro in tutto, anche nel rapporto coi soldi. Che Tolstoj era nato ricco, per tuttala vita si era vergognato della propria ricchezza, aveva cercato di liberarsene, e non c'è mai riuscito, è morto più ricco di quando era nato.