"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 18 agosto 2026

MadreTerra. 83 Elena Dusi: «L’ondata di caldo più lunga di sempre si appresta a finire. Venderà cara la pelle però».


“I campi restano senz’acqua Po ai minimi e risaie in ritirata”. La prima vittima della carenza di acqua è l'agricoltura. Il Po, che per molti tratti è in condizioni di "siccità estrema" e che sta subendo la risalita di acqua salata dal mare, ha razionato l'irrigazione già da giugno. La coltura che soffre di più è quella del riso. Nell'ultimo anno i risicoltori hanno abbandonato 18mila ettari, quasi il 10%. I problemi però riguardano tutta l'Europa. La ministra francese per la Transizione Ecologica, Monique Barbut, ha calcolato in 15 miliardi di euro i danni del caldo di quest'estate (non tutti legati all'agricoltura). In Germania la siccità ha ridotto il raccolto di cereali di 3 milioni di tonnellate. In Austria i bovini stanno lasciando in anticipo i pascoli secchi e vengono condotti ai macelli. Perfino in Olanda, il paese dell'acqua, l'irrigazione è stata razionata quest'estate.

“Rete elettrica messa alla prova dighe vuote e nucleare fermo”. Il caldo fa aumentare i consumi di energia. In Italia a luglio Terna ha raggiunto il record mensile di sempre: 32,5 terawattora: più 8,3% rispetto a luglio 2025. Allo stesso tempo le temperature elevate e la siccità hanno azzoppato energia idroelettrica e nucleare. La prima tra maggio e luglio in Europa ha registrato la produzione più bassa in dieci anni. Le centrali nucleari, che hanno bisogno dell'acqua dei fiumi per il raffreddamento, sono state spente durante alcuni picchi di calore. In Francia il 12 luglio mancavano all'appello 29 gigawatt: il 43% del totale generato nel paese dal nucleare. La secca del Danubio ha costretto allo stop temporaneo anche una centrale atomica in Ungheria e una in Romania. Il fotovoltaico in compenso ha prodotto il 17% in più a giugno e luglio, secondo il gruppo Ember.

“Alpi, lo sci al capolinea stop alla Stelvio dopo il Cervino”. Se lo sci invernale non si sente troppo bene, quello estivo quest'anno sulle Alpi è morto del tutto. A Ferragosto sono stati chiusi anche gli impianti dello Stelvio, i più grandi del nostro 13 paese. All'inizio di agosto le piste del Cervino e di Ponte di Legno Tonale si erano arrese allo strabordare del terreno bruno tra le poche chiazze di neve. La campionessa di sci Federica Brignone aveva diffuso sui social le immagini di un Cervino impraticabile accompagnate dalla musica del Titanic. La Sifas, la Società Impianti Funiviari allo Stelvio, ha citato fra le cause della chiusura «le ondate di caldo persistente registrate anche ad alte quote e l'assenza di raffreddamento e rigelo notturno del manto nevoso». Ieri al ghiacciaio dei Forni dello Stelvio, a oltre 2mila metri di quota, c'erano 17 gradi.

“Picchi da Londra a Bordeaux i termometri battono i record”. C'era un tempo in cui ci preoccupavamo di cosa sarebbe successo se avessimo superato il grado e mezzo di riscaldamento rispetto all'epoca preindustriale. A giugno e luglio, secondo il monitoraggio europeo Copernicus, l'Europa occidentale ha superato di 2,8 gradi la media 1991-2020. Nel picco delle ondate di calore si sono toccati i 6-7 gradi di anomalia positiva. Giovedì scorso Londra ha registrato il record di 38,1 gradi. Il primato era stato battuto in Francia già il 23 giugno, due giorni dopo l'inizio ufficiale dell'estate, con 44,3 gradi a Pissos, vicino Bordeaux, Record anche in Germania con 41,3 gradi il 26 giugno. Secondo il gruppo di scienziati del World Weather Attribution la sequenza di record non sarebbe stata possibile senza il contributo del riscaldamento climatico.

“Il Mediterraneo ha la febbre si sono oltrepassati i 33 gradi”. Il 7 agosto una boa oceanografica al largo di Sa Dragonera, a Maiorca in Spagna, ha misurato 33,02 gradi. È un record per il Mediterraneo, che in media in questo periodo ha 5-6 gradi di meno. Altre aree molto più calde della norma sono il Tirreno e il Canale di Sicilia. Il mese scorso Copernicus ha registrato la temperatura più calda mai misurata nel mese di luglio nei mari del pianeta. Con il contributo del Nino, si è arrivati a 20,96 gradi. Tra il 1982 e il 2024 la temperatura degli oceani è aumentata di mezzo grado e il loro livello in un quarto di secolo è salito di 10 centimetri, sia perché il calore fa aumentare il volume sia perché in 45 anni i poli hanno perso 2,2 milioni di chilometri quadri di superficie. La perdita di ghiaccio, che è bianco e riflettente, fa assorbire ancora più calore ai mari.

“Allarme roghi in tutta Europa Spagna e Belgio in ginocchio”. Gli incendi in Europa quest'anno gareggiano con la stagione record del 2025. Finora nel continente sono bruciati 568mila ettari (l'anno scorso in questo periodo erano 775mila), secondo il Joint Research Center della Commissione Europea. I roghi hanno creato condizioni drammatiche in Spagna, con 12 vittime a luglio, e in paesi del nord Europa meno abituati alla lotta contro le fiamme. In Francia la superficie distrutta rispetto all'anno scorso è quadruplicata, in Svezia triplicata. Copernicus attribuisce l'aumento delle fiamme al caldo, che ha favorito gli inneschi, seccato la vegetazione e privato di umidità il suolo. Ieri un pompiere è morto in Spagna. Il Belgio sta lottando contro il rogo più grande di sempre, che ha raddoppiato la sua area in 24 ore e ora minaccia anche la Germania

(Testi tratti dal “Dossier” che ha per titolo “Ghiacciai sciolti e centrali in tilt viaggio nelle nostre vite sconvolte”).

“È l’anno più torrido di sempre l’allarme clima non finisce più”: Un mese: l’ondata di caldo più lunga di sempre si appresta a finire. Venderà cara la pelle però. Nell’arretrare di pochi gradi questa settimana tornerà nel range di temperatura medio, abbandonando i 5-6 gradi oltre la norma che ci accompagnano in alcune zone da fine giugno. Gli scienziati la chiamano “anomalia positiva”. Sulle cartine è associata a quel rosso intenso che macchia terre e mari. Da mesi tiene 100-150 milioni di persone in Europa a più di 35 gradi di giorno e più di 25 la notte. Per il sistema statistico EuroMomo ha causato 10mila vittime nel continente solo nell’ultima settimana di giugno. È talmente persistente da aver fatto perdere senso al termine ondata e talmente intensa da aver praticamente messo al collo del 2026 la medaglia di anno più caldo dall’inizio delle misurazioni (il sistema europeo di rilevazione del clima Copernicus prende come riferimento il 1850). Secondo la Columbia University, che ospita un programma sul cambiamento climatico, basta che da qui alla fine dell’anno si registrino temperature normali per raggiungere il primato. Non durerà molto però. Se dalla primavera El Niño ha iniziato a scaldare i motori, a partire dall’autunno la corrente calda che periodicamente fa aumentare le temperature del Pacifico spiegherà le ali. La Noaa, l’ente americano che monitora il clima, prevede «un’intensità storica». Se di solito l’acqua si riscalda di uno o due gradi, a dicembre raggiungerà i quattro. Sull’onda del Niño, il 2027 è pronto a strappare lo scettro al 2026. È una gara in famiglia, comunque. Il primato attuale appartiene al 2024 e i primi 11 posti in classifica sono occupati dagli ultimi 11 anni. Uno studio condotto da Cnr e università dell’Aquila ha osservato che il riscaldamento climatico è in accelerazione. Dal 2013-2014 la temperatura media globale è passata da 0,17 gradi a 0,4 gradi in più per ogni decennio. Può sembrare controintuitivo che una manciata di gradi aggiuntivi nel Pacifico stia rendendo così invivibile l’estate europea. Il mare in realtà, ha osservato il servizio marino di Copernicus, si sta riscaldando non solo in superficie, ma anche a due chilometri di profondità. Se pensiamo al gas necessario per far bollire l’acqua della pasta, immaginiamo quanto calore serva a riscaldare gli oceani interi del pianeta. I mari, sempre secondo Copernicus, assorbono il 90% del calore in eccesso della Terra e lo cedono solo lentamente. Impediscono alle temperature di abbassarsi di notte e d’inverno. Sono un conto in banca che ci garantisce anni futuri di caldo. A rimpinguare il conto, in ogni caso, ci sono le emissioni di gas serra, ancora in aumento. Lo ha confermato una settimana fa il rapporto “State of the Climate 2025”. Redatto da 625 scienziati di 60 paesi, è un check up annuale della salute climatica del pianeta. L’anno passato (mitigato dalla Niña, la corrente fresca che si alterna al Niño) ha registrato un nuovo record di gas serra emessi nell’atmosfera. Sono loro, intrappolando la radiazione solare e impedendo che venga riflessa nello spazio, la benzina del cambiamento climatico. Nel 2025 l’anidride carbonica ha raggiunto la concentrazione di 435 particelle per milione. All’inizio dell’era industriale (1850, per convenzione) erano 278. L’aumento è stato del 53%. Una ricerca sul clima antico dell’università del Cincinnati ha scoperto che 300 milioni di anni fa, per colpa delle eruzioni, l’anidride carbonica era aumentata di 400 parti per milione (ma nel corso di centinaia di migliaia di anni, non di un secolo e mezzo). La Terra si era riscaldata di 7 gradi: una temperatura difficilmente sopportabile per gli esseri umani. L’anidride carbonica che intrappola i raggi del Sole e ne impedisce la dispersione nello spazio, paradossalmente, sta rendendo anche la Terra più scura. L’albedo, la quota di energia del Sole che viene riflessa al di là dell’atmosfera, sta diminuendo proprio perché aumenta la quota intrappolata dai gas serra e assorbita dal pianeta, quella che ci riscalda. Lo misura dalla fine degli anni ’90 il programma Ceres della Nasa. Se un alieno oggi ci guardasse da lontano vedrebbe la luce del pianeta azzurro affievolirsi sempre più. Proprio mentre il Sole continua a brillare implacabile sopra alle nostre teste.

N.d.r. I testi sopra riportati sono stati a cura di Elena Dusi e sono stati pubblicati sul quotidiano “la Repubblica” di ieri, lunedì17 di agosto 2026.