"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

domenica 4 ottobre 2026

DalMondo. 14 Maddalena Oliva: «La banalità del male in diretta, questo mostra Naza. Ci sbatte in faccia, come davanti a uno specchio, cosa l’assenza del pensiero può permettere di compiere. Oggi come ai tempi di Eichmann, il genocidio non è stato opera di sadici né di perversi ma di uomini terribilmente normali».

Sopra. “Oggi visita di una famiglia palestinese cristiana, nostra amica. Ci ha detto che nel loro villaggio di Cisgiordania i coloni israeliani impediscono loro di raccogliere le olive nei campi di loro proprietà”. Da Fratel Nazareno, della “Piccola Famiglia dell’Annunziata”, missionario.

«“Naza”, noi e il cielo sopra Tel Aviv» di Maddalena Oliva, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” di oggi, domenica 4 di ottobre 2026: L’unità di base è la casa. C’è un numero per ogni abitazione. Il personale dell’Idf si limita a confermare gli obiettivi proposti da un software, dedicando a ognuno circa venti secondi di attenzione. I target individuati dal primo software, Lavender – basato sull’intelligenza artificiale e in grado di scovare appartenenti a Hamas o al Jihad islamico, o supposti tali, per colpirli a distanza – vengono inseriti in un secondo software, Where’s Daddy?, che segnala grazie al controllo dei telefonini quando gli obiettivi rientrano a casa. Where’s Daddy?: lo hanno davvero chiamato così. Quando papà la sera ritorna, tutta la famiglia salta in aria. “Li bombardiamo nelle loro case perché è lì che li uccidiamo”, spiega uno dei soldati dell’Idf intervistato da Yuval Abraham e Rachel Szor in Naza, il film documentario che sta riempiendo le sale cinematografiche. “Quando sentiamo un figlio dire ‘è tornato papà’”: è allora che gli “ingranaggi” del sistema, gli uomini, schiacciano il pulsante. Può però capitare che un’intera famiglia venga bombardata, bambini compresi, salvo scoprire poi che il papà – il target reale o presunto dell’operazione – il cellulare lo avesse dimenticato a casa. Perché anche i morti, come i vivi, non sono tutti uguali a Gaza. Le bombe israeliane fanno a pezzi i corpi. I nomi sembrano scomparire insieme alla carne. Le fosse comuni li inghiottono in silenzio. A squarciarlo, arrivano le urla di un padre. Say’id, suo figlio, avrebbe dovuto badare a Salma, la più piccola tra i due. “Perché non ti sei preso cura di tua sorella… perché?”. Spuntano solo i loro piedi, ora, dalle macerie. Tutto intorno, è polvere. All’inizio il limite di “Naza”, di vittime collaterali per ogni attacco, era 20: 20 Naza era un riferimento standard per ogni membro di Hamas colpito, “e non ci pensavamo più”, raccontano i soldati dai tetti sotto il cielo di Tel Aviv.  Poi, specie fino a quando tutti gli ostaggi, vivi o morti, non sono stati rilasciati, “ogni ora abbattevamo 20 edifici”. “Volevamo cancellare Gaza”. “L’unica cosa che conta è distruggerli, ucciderli”. Perché “dopo il 7 ottobre tutti dicevano che non esistono innocenti a Gaza e così abbiamo iniziato ad abbattere case, edifici, senza difficoltà…”. Gaza fabbrica di obiettivi.