"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 8 aprile 2026

Doveravatetutti. 78 Jeffrey Sachs: «I pazzi Bibi e Donald giocano a fare Dio».


(…). La ricostruzione delle eroiche gesta dell’esercito americano che salva il suo pilota abbattuto (…) è stata accettata senza che nessuno si alzasse a farsi una risata (intendo la grande stampa italiana e i telegiornali). Il famoso pilota, colpito dalla contraerea, si espelle con il seggiolino. “Ferito”, dice la versione ufficiale; “gravemente ferito” dice un’altra fonte. Ok, si salva e si mette al sicuro in una grotta, ma… a un centinaio di chilometri dall’abbattimento, cioè in ventiquattrore, fa due maratone e mezza, in salita (fino a 2100 metri, temperatura sotto lo zero), si suppone appesantito dall’equipaggiamento. Gli americani mandano a salvarlo una specie di esercito, perché gli MC130 (due) non sono aeroplanini agili e leggeri, ma affari giganteschi che trasportano truppe e mezzi, una vera invasione. Intanto la Cia – mai sottovalutare la Cia, ragazzi – crea una falsa pista, cioè fa credere all’Iran che il pilota sta da un’altra parte, astuti come faine, e quegli altri ci cascano con tutti i turbanti. Mah. Quindi salvano ‘sto pilota pluri-maratoneta-alpinista ancorché ferito, ma sfiga vuole che i due MC130 si scontrino tra loro sulla pista di un aeroporto abbandonato (prima versione), oppure si impantanino nella sabbia (seconda versione), oppure siano colpiti dall’esercito iraniano (terza versione). Insomma, soccorso e soccorritori, un centinaio di marines, rimangono a piedi, e fanno saltare i loro stessi aerei, per non lasciarli al nemico. Mah. La trama si infittisce: chiamano al volo altri tre aerei, tipo Uber ma sulle montagne dell’Iran, e si fanno portare via, non prima di farsi abbattere qualche elicottero. Ora il pilota è sano e salvo, dice il film, ma non sappiamo chi è, come si chiama, e non c’è nemmeno la fotina con lui che fa “vittoria” con le dita. Auguri comunque. Ok, ora parliamo della crisi del cinema americano.  Voglio dire, con una trama così puoi anche vincere la statuetta che si consegnano tra loro ogni anno, ma rimane un polpettone zoppicante e fantasioso. Per ora la critica (i famosi fact-checker a guardia dell’informazione democratica, per dire) sembra cascarci, mentre in Iran dicono che il film è molto fiction: si sarebbe invece trattato di un’operazione di terra, con vere truppe di invasione, per impadronirsi dell’uranio iraniano, operazione miseramente fallita con grosse perdite, figuraccia bruciante, catastrofe militare. A chi produce certi film non piace ricordare i flop passati, ma viene in mente comunque l’operazione Eagle Claw, 24 aprile 1980, quando un Jimmy Carter sotto elezioni tentò la mossa disperata del blitz per liberare gli ostaggi a Teheran: fu un disastro. Ecco, nonostante le recensioni entusiastiche sugli invasori che salvano il loro pilota, l’epica, la retorica e gli effetti speciali, il film di quest’anno sembra molto un remake quarantasei anni dopo, con gli stessi esiti. Il produttore del film, Donald Trump, ha fatto il suo spettacolino insieme agli sceneggiatori, ha parlato di “Una delle più audaci operazioni nella storia degli Usa”, e ha detto che Dio li ha aiutati perché era Pasqua (giuro). E forse pensa davvero che noi spettatori ci crediamo, paghiamo il biglietto e mangiamo i popcorn, orgogliosi di esser presi per scemi. (Tratto da “Cinema Usa. Il salvataggio del pilota sembra un film: brutto e inverosimile” di Alessandro Robecchi).

“I pazzi Bibi e Donald giocano a fare Dio”, testo di Jeffrey Sachs: Trump e il suo complice nei crimini di guerra Netanyahu, stanno conducendo insieme una guerra di aggressione omicida contro l’Iran. Sono in preda a tre patologie legate. La prima è la personalità: entrambi sono narcisisti maligni. La seconda è l’arroganza del potere: uomini che possiedono il potere di ordinare l’annientamento nucleare e che, di conseguenza, non provano alcun freno. La terza, e la più pericolosa di tutte, è il delirio religioso: due uomini che credono, e a cui viene quotidianamente ripetuto da chi li circonda, di essere dei messia che compiono l’opera di Dio. Il risultato è una glorificazione della violenza che non si vedeva dai tempi dei leader nazisti. La domanda è se i pochi adulti del mondo saranno in grado di fermarli. Non sarà facile, ma devono provarci. Partiamo dal disturbo psicologico di base. Il narcisismo maligno è un termine clinico. Lo psicologo sociale Erich Fromm coniò l’espressione nel 1964 per descrivere Adolf Hitler, come una fusione di grandiosità patologica, psicopatia, paranoia e personalità antisociale in un’unica struttura caratteriale. (…). È strutturalmente incapace di vera empatia, costituzionalmente immune al senso di colpa e guidato dalla convinzione paranoica che i nemici lo circondino e debbano essere distrutti. Già nel 2017, lo psicologo John D. Gartner mettevano in guardia sul narcisismo maligno di Trump. Diversi stimati psicologi e psichiatri hanno valutato Trump per la psicopatia utilizzando la Scala standardizzata di Hare, ottenendo punteggi ben al di sopra della soglia diagnostica (…). Sia Trump che Netanyahu corrispondono perfettamente a questo profilo. La psicopatia di Trump si è manifestata quando le forze Usa hanno distrutto un ponte civile a Teheran, privo di importanza militare, causando 8 morti civili e i 95 feriti. Trump non ha mostrato dolore. Allo stesso modo, nel discorso per la Pasqua ebraica Netanyahu non ha pronunciato una sola parola in ricordo dei morti. Solo il trionfale elenco dei nemici che ha distrutto. La paranoia alimenta la minaccia creata da Trump e Netanyahu. La stessa direttrice dell’intelligence nazionale di Trump, Tulsi Gabbard, ha testimoniato per iscritto che il programma nucleare iraniano era stato “annientato” e che gli uomini dell’intelligence “continuano a ritenere che l’Iran non stia costruendo un’arma nucleare”. L’Aiea ha affermato che non vi erano prove dell’esistenza di una bomba. Lo stesso funzionario antiterrorismo di Trump si è dimesso per protesta, scrivendo che “abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”. Il paranoico non ha bisogno di una minaccia reale. Se necessario, se ne inventerà una per assecondare i suoi sentimenti di paura esagerata. (…).