"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

lunedì 24 ottobre 2016

Primapagina. 06 “Le ragioni del Sì e il fumo negli occhi”.



Da “Le ragioni del Sì e il fumo negli occhi” di Maurizio Viroli, su “il Fatto Quotidiano” del 13 di  agosto 2016: Ho cambiato idea: al referendum sulla riforma costituzionale voterò sì. Mi rendo conto di deludere gli amici del Fatto che hanno fino ad oggi ospitato i miei articoli in favore del no, ma non posso fare altro. A costringermi a modificare le mie posizioni è stato l’ispirato discorso di Matteo Renzi al Festival dell’Unità di Bosco Albergati (Modena), in particolare la sua affermazione che se passa il sì “i 500 milioni risparmiati sui costi della politica pensate che bello metterli sul fondo della povertà e darli ai nostri che non ce la fanno”. Incoraggiato, credo, dalla consapevolezza di rivolgersi a un pubblico sensibile ai temi della giustizia sociale, Matteo Renzi ha vinto il riserbo fin qui tenuto e ha rivelato la vera ragione della riforma costituzionale: non semplificare il processo legislativo e neppure abolire l’anacronistico sistema bicamerale paritario, bensì combattere la povertà. La sua è una scelta coraggiosa e innovativa. Nessuno prima di lui aveva pensato che il modo più efficace di aiutare i poveri è trovare soldi cambiando una quarantina di articoli della Costituzione. Nessuna legge ordinaria avrebbe potuto essere altrettanto incisiva. Dice Renzi che la riforma permetterà un risparmio di 500 milioni di euro. La Ragioneria dello Stato indica cifre molto più basse, ma di sicuro sono prevenuti. In Italia, secondo gli ultimi dati ISTAT, ci sono 4. 498.000 persone che vivono sotto la soglia della povertà assoluta. Se vince il sì ognuno di loro avrà 111,16 euro in più in tasca all’anno, ovvero 30,5 centesimi al giorno. La loro vita cambierà radicalmente. Cosa conta la Costituzione di fronte ad un simile traguardo di giustizia sociale? Se l’avesse detto subito che questo è il vero fine della riforma avrebbe ottenuto un plauso unanime. L’altro passaggio del discorso di Renzi che mi ha liberato dalle tenebre del pregiudizio è stata la sua toccante confessione di aver sbagliato nel modo di comunicare il significato della riforma: “Sbagliato a dare dei messaggi: questo referendum non è il mio referendum, perché questa riforma ha un padre che si chiama Giorgio Napolitano. Ho fatto un errore a personalizzare troppo, bisogna dire agli italiani che non è la riforma di una persona, ma la riforma che serve all’Italia”. Qualche commentatore prevenuto potrebbe osservare che un’affermazione come questa dimostra che abbiamo un Presidente del Consiglio che non ha la minima idea dei fondamenti istituzionali della nostra Repubblica. Se le parole hanno un senso, Renzi ci ha rivelato (era evidentemente in stato di grazia) che il Capo dello Stato ha dato un mandato, o un ordine, al Presidente del Consiglio di attuare una precisa riforma costituzionale e quest’ultimo, solerte, ha obbedito.

domenica 23 ottobre 2016

Scriptamanent. 48 “Dalle donne ai bambini”.



Da “Dalle donne ai bambini” di Umberto Galimberti, sul settimanale “D” del 23 di ottobre dell’anno 2010: Neppure l'impiego dei bambini costituisce un limite ai giochi erotici e non di rado perversi della pubblicità? La pubblicità non incentiva solo l'acquisto di prodotti, ma vende massicciamente (e noi passivamente l'acquistiamo) una visione del mondo dove quei prodotti, anche inutili, diventano necessari per rafforzare la nostra identità: o in termini di potere o in termini di seduzione (che è una forma malcelata di potere). La seduzione passa attraverso la sollecitazione erotica che la nostra cultura ha identificato con la donna, per cui, (…), ormai non facciamo più troppa distinzione tra la parola sesso e la parola donna. Se questo è il contesto delle relazioni sociali è evidente che una donna non può sottrarsi a questi canoni perché, nella forma del suo corpo reso il più possibile seduttivo, c'è gran parte della sua accettazione sociale, e perché no, anche della sua gratificazione narcisistica. Infatti l'erotismo che trasmette non approda alla sessualità, ma si arresta alla sua sollecitazione. Un atto mancato quindi, un desiderio senza compimento, un sollecitazione delusa e proprio per questo tale da promuovere una ricerca senza limiti di spunti ancor più seduttivi che la pubblicità asseconda e promuove. Va da sé che di fronte a quelle bellezze inarrivabili da copertina prende forma anche la depressione per la propria inadeguatezza, a cui si pone rimedio acquistando tutti quei prodotti che ci possono avvicinare a quelle bellezze, e lenire così la nostra tristezza. Il gioco ormai è questo ed è ben collaudato. E siccome l'identità femminile è in gran parte affidata agli artifici della moda, in nome di che cosa si può invitare le donne a uscire da questo gioco che ha le sue radici profonde nel cervello antico di tutti noi, più sensibile alla fascinazione e al richiamo sessuale, che ad altre nobili virtù faticosamente guadagnate nel corso dell'evoluzione? Ma ora, (…), questa identità, questa comunicazione, questa immagine di sé che si trasmette per vie erotiche, oltre alle donne si applica anche ai bambini, i quali, non disponendo ancora di strumenti per interpretare e collocare lo scenario dell'erotismo alla cui interpretazione sono chiamati, compiono gesti artificiali, manierati e improbabili che li deformano perché l'erotica non è ancora la loro "forma", così come non appartiene alla loro forma scimmiottare i gesti degli adulti, scostandosi a tal punto dalla loro infanzia, da dover poi andarne alla ricerca, anche in forme perverse, per tutta la vita. Il limite, (…), è stato superato, quindi aspettiamoci di tutto da questa cultura che si ritiene avanzata solo quando oltrepassa un limite o infrange un tabù.

mercoledì 19 ottobre 2016

Primapagina. 05 “#stateserenituttovabene”.



Da “Buon appetito” di Marco Travaglio, su “il Fatto Quotidiano” del 19 di ottobre 2016: “L’effetto principale della riforma del lavoro di Renzi è tutto nei dati forniti nell’Osservatorio Ipns sul precariato per i primi 8 mesi dell’anno… Eliminato di fatto l’articolo 18 e finiti gli incentivi, il trend è tutto tranne che positivo: -8,5% di assunzioni e +31% di licenziamenti rispetto ai primi otto mesi del 2015. Arrivano al 28% in più i licenziamenti disciplinari, che il Jobs Act ha reso più facili… Dopo avere speso oltre 14 miliardi per gli sgravi, il governo ha preso atto del flop: nella prossima legge di Bilancio non saranno rinnovati, se non per i giovani assunti dopo uno stage o tirocinio. Infine i voucher, nuova frontiera del precariato: nel gennaio-agosto 2016 ne sono stati venduti 96,6 milioni (+35,9%)” (ilfattoquotidiano.it, ieri). “Raddoppiano i poveri. E i giovani colpiti dalla crisi superano gli anziani. Nel Sud gli italiani si rivolgono alla Caritas più degli immigrati. In grandi difficoltà le famiglie monoreddito e i lavoratori precari… I poveri sono passati dagli 1,8 milioni del 2007 ai 4,6 milioni del 2015… Il Rapporto 2016 della Caritas rivela che la povertà assoluta colpisce il 7,6% della popolazione, contro il 3,1% del 2007. Compresi i giovani (oltre il 10% di chi ha meno di 34 anni è un povero assoluto), le famiglie con pochi bimbi, i lavoratori precari o con stipendio troppo basso… Eurostat afferma che l’Italia è tra i Paesi con i maggiori aumenti del rischio di povertà ed esclusione sociale. Con una crescita di 3,2 punti percentuali siamo quarti, battuti solo da Grecia (+7,6), Cipro (+5,6) e Spagna (+ 4,8). Il 28,7% degli italiani è a rischio di povertà o esclusione sociale. In stato di ‘grave deprivazione materiale’ è ben l’11,5%: vuol dire non potersi riscaldare bene in casa, non poter mangiare proteine almeno una volta in due giorni, non poter fare una settimana di vacanza” (La Stampa, ieri). (…). “Rapporto Istat sul 2014: oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori in nero, 180 mila in più rispetto al 2013; e 17 miliardi di Pil (l’1% del totale) frutto di traffico di droga, prostituzione e contrabbando di tabacco. Sommando alle attività illecite anche il nero, nel 2014 l’‘economia non osservata’ è arrivata a 211 miliardi, il 13% del Pil: di questi, il 46,9% è frutto di evasione fiscale, il 36,5% di lavoro irregolare (era il 34,7% nel 2013), l’8,6% di altre componenti (affitti in nero, mance e paghe fuori busta) e l’8% di attività illegali. I nuovi dati superano di quasi 5 miliardi i valori del 2013 e di 8 quelli del 2011… Il valore aggiunto generato dalla sola economia sommersa, cioè tutto ciò che sfugge al fisco, ammonta a 194,4 miliardi (12% del Pil)” (ilfattoquotidiano.it, sabato). “L’apposita commissione del Tesoro denuncia che in un anno mancano all’appello delle Entrate 109 miliardi di imposte, 2 miliardi e passa in più dell’anno prima. Renzi rivendica nel 2015 il ‘record di tutti i tempi’ di lotta all’evasione con 15 miliardi recuperati. Peccato che secondo la Corte dei conti i miliardi realmente riscossi siano stati solo 7,7, in netto calo rispetto al 2014 e a 10 anni fa” (il Fatto Quotidiano, ieri). “Aveva assicurato al Parlamento che la prima voluntary disclosure sarebbe stata anche l’ultima e che la lunga stagione dei condoni all’italiana… era conclusa. Invece… ecco la seconda sulla liquidità sottratta al fisco e ai magistrati in cassette di sicurezza o in casa sotto il materasso e nei muri, come ha fatto Fabrizio Corona… L’obiettivo del Tesoro è tassarli al 30-35%, meno dell’aliquota Irpef più alta (43%)…Ma non tutti i capitali nascosti provengono dall’evasione fiscale. Dietro questa copertura sono stati riciclati anche proventi da attività criminali… Ma controlli troppo stringenti non fanno avvicinare i possibili beneficiari più facoltosi e addio ai 2 miliardi di incassi. Maglie larghe rischiano di dare il via alla più grande operazione di riciclaggio di denaro sporco della storia della Repubblica”(il Fatto Quotidiano, ieri). “Il governo prepara la sanatoria sui contanti”, “Tasse non pagate: buco da 795 miliardi… Per la Corte dei conti si può recuperare solo il 4,8% (La Stampa, ieri). “Fisco, allarme per le sanatorie. ‘Sconti a Maradona e Corona e uno scivolo per i più ricchi’. Le agenzie di riscossione temono un crollo per le entrate a partire dal 2018” (Repubblica, ieri). “Il ritorno delle ‘false’ partite Iva” (Repubblica, ieri). (…). Questo e altro con la “sinistra” al governo. Poi c’è pure la destra.