"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 21 febbraio 2019

Uominiedio. 25 Quel Gesù idealista senza misura.


Ha lasciato scritto John Matshikiza - (Johannesburg, 26 di novembre 1954 - 15 di settembre 2008), attore, scrittore e regista, ha lasciato una serie di documentari intitolata “Africa salutes Mandela”. È stato un columnist del Mail & Guardian - in “Pescatori di uomini”: A quanto mi risulta dalle conversazioni con qualche amico e da informazioni di seconda o terza mano (non ho frequentato il catechismo), c'è un famoso brano della Bibbia in cui si racconta che un giorno Gesù s'imbatté in un gruppetto di poveri con abiti stracciati e barbe lunghe che vagavano con l'aria afflitta su una spiaggia del mar di Galilea.
- Come va, ragazzi? -, attaccò lui in tono amichevole. - Sono nuovo di queste parti, vengo da Gerusalemme e avevo voglia di cambiare aria per un po'. E voi che fate?-.
- Siamo pescatori -, rispose ostile il più espansivo di quella comitiva di scorbutici, squadrando il nuovo venuto con la diffidenza tipica dei campagnoli.
– Fico -, disse Gesù, - sembra divertente. E si guadagna bene? -.
I tizi ostili e barbuti lo guardarono. - Quando c'è pesce -, rispose qualcuno. A giudicare dalle reti vuote stese sulla sabbia accanto alle barche e dallo sguardo affamato dei potenziali pescatori gli affari non andavano a meraviglia. Nel villaggio oltre le dune, le padelle non erano esattamente piene di pesci che friggevano. Il mercato non brulicava di mercanti venuti a far provviste per i loro ristoranti alla moda dalle località turistiche vicine, in cui i ricchi di Gerusalemme e del Cairo e i loro figli andavano a rifarsi l'abbronzatura dopo un bel colpo in borsa. No, le cose andavano proprio male. Gesù aveva girato parecchio nel deserto meditando, o comunque cercando di trovare se stesso, e ponendosi interrogativi del tipo - Chi sono? Perché sono qui? Dove sto andando? L'uomo che chiamo “papà” è veramente mio padre? O sono un orfano adottato? -. Il genere di cose che passa per la testa di molti ragazzi ancora oggi. Ma era un giovanotto in gamba e pacifico. Era convinto che altri ragazzi con le sue stesse idee potevano uscire dal branco e creare delle comunità di gente tranquilla, in cui far regnare l'amore libero e stabilire da soli le proprie regole, seguendo la filosofia per cui tutti insegnano a tutti con affetto e premura, e dividendosi l'educazione dei figli così nessuno sarebbe cresciuto come un orfano senza amore. In fondo, chi aveva bisogno di possedere più di quel che serve per sopravvivere? Che senso aveva quell'avidità che faceva salire la pressione alla gente affollata nel tempio nella frenetica Gerusalemme? - Che diamine, si potrebbero sfamare tutti gli invitati a un matrimonio con una pagnotta e tre pesci -, disse, ma poi si fermò accorgendosi che aveva parlato a voce alta, immerso nei suoi pensieri estatici, e i pescatori che quel giorno non avevano preso niente lo fissavano con l'odio e la diffidenza che nascono dalla paura dell'ignoto. - E comunque -, ricominciò Gesù imperterrito, - potremmo creare una piccola comune e poi l'idea si diffonderà poco a poco fino a quando tutto il mondo non farà la stessa cosa e la gente potrà vivere senza problemi! Bastano solo poche persone, come voi e me, per cominciare -. Poi pronunciò la famosa frase: - Lasciate le vostre reti e le vostre barche, fratelli. Venite con me e farò di voi dei pescatori di uomini!- Tutti sanno cosa successe dopo. Gli uomini barbuti si unirono a Gesù e per qualche anno lo seguirono nella sua caotica avventura in Terra santa, riuscendo per un pelo a evitare di fare la fine del loro messia quando la polizia segreta lo catturò e lo fece crocifiggere sulla piazza del paese per dare un esempio ad altri potenziali hippy. In seguito si guadagnarono da vivere scrivendo un best seller su quella storia che ancora si vende bene nelle librerie di tutto il mondo.(…). Potrebbe benissimo l’episodio essere stato tratto da uno dei tanti vangeli che il tempo ha reso introvabili, scomparsi nel nulla. Per volontà superiore. Ché oltre ai quattro vangeli consacrati ed ufficializzati il mondo ha visto venire alla luce decine di altri vangeli, ahimè scomparsi nel nulla. Un Gesù di questa dimensione umana e di una visione della storia e del destino degli uomini incompatibile con ogni forma di potere è il Gesù che piace di più e che tutti avrebbero avuto piacere di incontrare ed ascoltare. E forse di seguire, lasciando gli affanni della vita quotidiana. È il Gesù idealista senza misura, quello che si scaglia con violenza contro i dottori della sua religione, lui ebreo osservante, ma che anela in verità ad un mondo di una giustizia più giusta, di un’eguaglianza effettiva, di una fraternità condivisa e veramente vissuta tra gli uomini. La storia ha consegnato tutt’altro, dopo la sua tragica e prevista dipartita. Ha scritto Harold Bloom - (New York, 11 di luglio 1930) -: È possibile che Gesù sia stato un enigma anche per se stesso. Ecco, il Gesù umano, che più umano non si può. Il Gesù non impavido ma sostanzialmente anche timoroso e titubante di sé stesso e della sua predicazione. Un esitante – “ Voi chi dite che io sia? “ Marco 8,29 -, come lo sono sempre gli uomini che sono grandi sognatori e che in mente hanno un mondo diverso, più giusto e “forse migliore”; un mondo dove il potere sia solo il potere dell’amore e della fraternità, un mondo dal quale tutti possano ricevere ascolto e consolazione. È la sua figura che ancora oggi suscita questioni di non poco conto, questioni dottrinarie ed altro, tanto da fare scrivere ad un sommo studioso, Hans Kung, nel suo celebre libro “Essere cristiani”: (…). Quale immagine di Gesù è quella autentica? È il giovane imberbe, bonario pastore dell’arte catacombale paleocristiana, oppure il barbuto trionfante imperatore cosmocratico della tarda iconografia relativa al culto imperiale aulico, rigido, inaccessibile, minacciosamente maestoso sullo sfondo dorato dell’eternità? È il Beau Dieu di Chartres o il misericordioso salvatore tedesco? È il Cristo re, giudice del mondo, troneggiante in croce sui portali e nelle abside romaniche? Un uomo dolente raffigurato con il crudo realismo del Cristo sofferente di Durer e nell’unica raffigurazione superstite di Grunewald? È il protagonista della disputa di Raffaello dalla impassibile bellezza o l’umano moribondo di Michelangelo? È il sublime sofferente di Velazquez o la figura torturata dagli spasimi del Greco? Sono i ritratti salottieri impregnati di spirito illuministico di Rosalba Carriera, in cui si muove un elegante filosofo popolare, oppure le edulcorate rappresentazioni del cuore di Gesù nel tardo barocco cattolico? È il Gesù del XVIII secolo, il giardiniere o il farmacista che somministra la polvere della virtù, o il classicistico redentore del danese Thorvaldsen, che scandalizzò il suo compatriota Kierkegaard eliminando lo scandalo della croce? È il Gesù mite ed esausto dei nazareni tedeschi e francesi o dei preraffaelliti inglesi o è il Cristo calato in ben altre atmosfere dagli artisti del XX secolo Nolde, Picasso, Matisse, Chagall? (…). È questa, della reale persona di Gesù, una ricerca che non finirà mai, e che è demandata solo al cuore ed alla mente di chi ha il conforto della fede ed al cuore ed alla mente di chi cerca nella fede il privilegio di “credere” in Lui. Una interminabile ricerca anche per chi non “crede”.

mercoledì 20 febbraio 2019

Sullaprimaoggi. 63 Così gira il mondo: dalle 5stelle alle stalle.


Tratto da “Movimento 5Stalle” di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 19 di febbraio 2019: (…). È bastato meno di un anno di governo perché il virus del berlusconismo infettasse un po’ tutto il mondo 5Stelle. E l’impietoso referto del contagio è facilmente rintracciabile nelle dichiarazioni dei senatori che già da giorni volevano a tutti i costi salvare Salvini e nei commenti sul Blog delle Stelle dei loro degni iscritti che li hanno seguiti anziché fermarli sulla strada dell’impunità. Dicono più o meno tutti la stessa cosa: siccome ora governiamo noi e la Lega, decidiamo noi chi va processato e chi no, alla faccia dei giudici politicizzati che vorrebbero giudicare le nostre scelte unanimi per rovesciare il governo. Questo, in fondo, era il messaggio in bottiglia mal nascosto nella decisione di affidare agli iscritti una scelta che avrebbero dovuto assumere, senza esitazione alcuna, il capo politico Di Maio e il suo staff. Una scelta naturale, quasi scontata, quella dell’autorizzazione a procedere, che era stata annunciata fin da subito, quando arrivò in Parlamento la richiesta del Tribunale dei ministri su Salvini: “Vuole il processo? Lo avrà”. Ma poi era stata prontamente ribaltata, peraltro senza mai essere ufficializzata, quando Salvini aveva cambiato idea intimando con un fischio ai partner di salvarlo dal processo. Riuscendo nell’impresa di spaccarli a metà. Ergo, a decidere la linea del primo partito d’Italia, sono i capricci dell’alleato-rivale. Che ha imposto ai 5Stelle un voltafaccia pronunciato a mezza bocca, senza nessuno che se ne assumesse la paternità e la responsabilità. Un atto non dovuto, gratuito (il governo non sarebbe certo caduto sulla Diciotti) di sottomissione a Salvini: lo stesso che prende i 5Stelle a pesci in faccia sul Tav, le trivelle e prossimamente sull’acqua pubblica, straccia spudoratamente il Contratto di governo e poi pretende l’asservimento totale degli alleati senza restituire nemmeno un pizzico di lealtà.

martedì 19 febbraio 2019

Terzapagina. 70 Eco: «dell’ars memoriae, dell’ars oblivionalis».


Tratto da “Contro la perdita di memoria” di Umberto Eco (seconda parte): L'esempio classico di un dispositivo di memoria consiste nel figurarsi un'immagine spaziale complessa (un palazzo, una piazza, una città) in cui ci siano elementi architettonici o statue, molte rappresentanti fatti strani o paurosi, ai quali si possa associare ogni tipo di data, concetto, principio logico, evento e così via, in modo che immaginandosi di visitare il luogo e ricordando queste immagini, si possa ricordare un sistema completo di nozioni. Ma a volte è stato più difficile ricordare le immagini mnemoniche che le date da recuperare. Nel De oratore (II, 74), per esempio, Cicerone cita il caso di Temistocle, che era stato dotato di una memoria straordinaria.