"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 17 gennaio 2019

Terzapagina. 63 «Riscoprire le virtù della cittadinanza».


Tratto da “Individuo contro cittadino” di Mark Lilla – politologo e docente presso la Columbia University -, pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 9 di gennaio 2019: (…). Gli effetti della globalizzazione economica hanno destabilizzato i governi in ogni parte del mondo e si è allargato il divario tra un’élite ricca e istruita (da leggere l’interessante reportage di Carola Mamberto e Lorenza Pieri – “In classe con i padroni del mondo” - riportato sul settimanale L’Espresso del 13 di gennaio 2019 n.d.r.) e una sottoclasse crescente e insoddisfatta, priva di speranza. L’immigrazione incontrollata l’ha solo resa più rancorosa. Il neoliberalismo sociale ha inoltre prodotto un effetto psicologico ed ha indebolito i vincoli sociali. I giovani rimandano il matrimonio oppure scelgono di vivere da soli. Continuano ad aumentare i casi di depressione e suicidio. Questo non accade perché mancano denaro e opportunità ma perché stiamo diventando ciò che Michel Houellebecq ha chiamato nei suoi spaventosi romanzi le “particelle elementari”. Le società democratiche si stanno sfaldando. Governi incapaci eli controllare gli effetti dell’economia globale o l’immigrazione illegale appaiono deboli e inadeguati. Questo porta gli elettori a cambiare in continuazione leader e partiti che promettono di riuscire a controllare queste forze, ma non ne sono capaci. Come dimostrano le elezioni negli Stati Uniti, il mio Paese è diviso tra due tribù che provano una profonda diffidenza l’una verso l’altra. Da un lato esiste un’élite cosmopolita, liberale e istruita che mette l’enfasi sulle questioni di identità personale, disprezza la religione e vuole accogliere gli immigrati, legali o illegali che siano, in una società più multiculturale. Questa élite domina le nostre istituzioni culturali: le università, i media e Hollywood. La tribù dl destra, invece, unisce i meno istruiti, più religiosi. bianchi e maschi. Provano disprezzo per le élite culturali, questa tribù afferma la propria Politica dell’identità per competere con gli altri gruppi. I populisti hanno saputo convincerli che erano loro il vero “popolo” americano, non le élite, e il loro Paese gli era stato rubato. Questa destra americana attualmente controlla ogni livello di governo. E alla guida c’è un indemoniato e abile demagogo che accumula potere mettendo gli americani gli uni contro gli altri. Cosa si può fare? Nel lungo termine dovremo riscoprire le virtù della cittadinanza. Le nostre società sono molto diverse oggi. Conduciamo una vita privata più individualistica rispetto al passato. Tuttavia i nostri destini sono uniti: esiste un bene comune che deve essere tutelato nell’interesse di tutti. E se vogliamo chiedere alle persone di tutelarlo, dobbiamo fare affidamento non su un desiderio, ma piuttosto su un dato sociale: qualunque siano le nostre differenze o la nostra tribù, ciò che condividiamo è la cittadinanza. Siamo tutti nati o naturalizzati cittadini e meritiamo di essere trattati equamente, tenendo a mente che essere cittadino non significa solo avere dei diritti, ma anche dei doveri, l’uno nei confronti dell’altro e nei confronti delle post repubbliche. Mantenere un senso civico è molto difficile. È per questo che, fin dal mondo antico, le democrazie hanno sofferto dl entropia: l’unica cosa che davvero le mantiene unite la cittadinanza. Se quel vincolo ha basi imperfette o si è indebolito la struttura si sfalda. Una situazione simile è visibile nell’Europa dell’est. In seguito alla caduta del muro nel 1989, furono create istituzioni democratiche, ma quello che i fondatori di quelle istituzioni non potevano creare era un senso di cittadinanza che richiede l’avvicendarsi di diverse generazioni. Oggi vediamo invece la Polonia e l’Ungheria che abbracciano e celebrano quella che il presidente ungherese Viktor Orban definisce “democrazia illiberale”. In quei Paesi e in Italia, Austria e Francia ci sono forze politiche che stanno stabilendo ciò che sembra essere un nuovo Fronte Popolare, questa volta sotto forma di destra radicale. Difficile non avere l’impressione che questo sia un film già visto. Le democrazie senza democratici non durano. Si decompongono. trasformandosi in oligarchie, teocrazie, nazionalismi etnici, sistemi autoritari oppure in un miscuglio di tutti questi elementi. Non esagero quando dico che i segnali di ognuna di queste patologie sono visibili nell’attuale vita democratica americana. E mi rattrista pensare che l’Italia potrebbe ben presto soffrire della nostra stessa malattia.

mercoledì 16 gennaio 2019

Sullaprimaoggi. 52 «La deriva razzista diventa legge».


Tratto da “La deriva razzista diventa legge” di Aboubakar Soumahoro, pubblicato sul settimanale L’Espresso del 28 di settembre dell’anno 2018: Il decreto sicurezza approvato lo scorso Consiglio dei Ministri ha deliberato il prolungamento dello scioglimento del Comune di Gioa Tauro, commissariato dal maggio del 2017 per condizionamento della criminalità organizzata. Non ci sono le condizioni per indire nuove elezioni, eppure l’emergenza sono gli immigrati. Così dopo tante parole, provocazioni e selfie è il primo provvedimento formalmente proposto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini in tandem con il ministro Luigi Di Maio. Un decreto che segna l’inizio di un processo istituzionale di deriva razzista. Al di là dell’esame delle singole misure, che altri hanno esaminato prima e meglio di me, è evidente che questo atto mira a creare un “nemico pubblico”, individuato senza mezzi termini nello straniero. E lo fa nascondendosi dietro l’uso ambiguo della parola “sicurezza”. Eppure, tutte e tutti, indipendentemente dal colore della pelle, abbiamo bisogno di sicurezza e di giustizia sociale rispetto al dilagare delle disuguaglianze sociali che affliggono la nostra comunità in termini di disoccupazione ed impoverimento di massa. Chi non ha bisogno di sicurezza? Il problema è che quando tu non sei in grado di garantire sicurezza sociale, quando le tue promesse di un welfare più esteso si dimostrano false, allora sposti l’attenzione contro un nemico. Dalla sicurezza sociale alla pubblica sicurezza. Così il ministro Salvini, ma direi anche l’intero governo, ancora in alto mare per la ricostruzione del Ponte Morandi a Genova, tra tutte le promesse elettorali sceglie quella più demagogica e discriminatoria. Lo fa, ironia della storia, proprio nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali approvate dal fascismo nel 1938. Mi si obietterà che erano un altro contesto storico e giuridico e che la nostra Costituzione, che compie proprio quest’anno 70 anni dalla sua entrata in vigore nel 1948, non consentirebbe mai l’approvazione di provvedimenti di natura discriminatoria e di negazione delle libertà ad una parte della nostra comunità. A chi non crede che ciò sia possibile, lo invito a leggere un provvedimento che, mettendo sinanche in discussione la cittadinanza o il diritto alla difesa in sede giudiziaria, sancisce che di fronte alla legge non siamo tutti uguali. Devo anche osservare che questo provvedimento ha avuto la strada spianata dalle precedenti maggioranze politiche. È il caso del decreto Minniti-Orlando con l’istituzione di sessioni speciali nei tribunali per soli migranti e la trasformazione degli operatori dei Centri d’accoglienza in pubblici ufficiali, giusto per fare alcuni esempi. Anche chi ha preceduto questo governo si è impegnato in campagne di manipolazione della realtà, spesso con fini elettoralistici. A proposito vorrei ricordare le dichiarazioni dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti (Pd) che «sui migranti ho temuto per la tenuta democratica del paese». Dichiarazioni rese mentre la popolazione continuava a chiedere, è il caso anche oggi con l’attuale Governo Movimento 5 Stelle e Lega, giustizia sociale. Il Dl Sicurezza varato all’unanimità è certo in palese violazione di libertà e tutele sancite dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali ratificate dall’Italia, e limita di fatto la libertà e l’uguaglianza delle persone distinguendole in base alla provenienza geografica. Trasforma parte della popolazione in “categoria speciale” nonché capro espiatorio di una crisi economica che stiamo subendo e vivendo tutti, nessuno escluso, drammaticamente. Ma il Governo del Premier Giuseppe Conte rischia anche seriamente di mettere in discussione una memoria che dovrebbe essere collettiva e salvaguardata. Perché se oggi non vogliamo limitarci a celebrazioni vuote e prive di senso, dobbiamo segnalare l’indifferenza come legame tra le politiche razziali del 1938 che hanno spogliato e deprivato dei loro diritti i cittadini ebrei con quelle che oggi questo governo mette in campo per rifugiati, richiedenti asilo e migranti. La società sta smarrendo i valori fondamentali, stiamo tornando sudditi invece di cittadini e esseri umani. E queste politiche non hanno nulla a che vedere con la sicurezza, anzi funzionano come elementi di distrazione. Non dimentichiamo, per esempio, che l’Italia con un buco da 36 miliardi risulta il primo paese europeo per evasione fiscale. O che sono più di 7 milioni le persone che vivono in condizione di disagio economico in Italia. Mentre le persone costrette a sopravvivere nella povertà assoluta sono 5 milioni. Ricordiamo quanto accaduto in passato. Dobbiamo vivere il nostro presente senza però trasformare questa necessità, parafrasando Primo Levi, in una guerra di falsificazione e negazione contro la memoria. Senza la salvaguardia della memoria è difficile proiettarsi in un futuro migliore.

martedì 15 gennaio 2019

Lalinguabatte. 70 Zhao Lianhai ed il cammino della Cina.


“Un giorno il mio paese sarà libero” è il titolo col quale il quotidiano “la Repubblica” riportava, il giorno dopo la cerimonia della consegna del premio Nobel per la pace avvenuta il 10 di dicembre dell’anno 2010 al dissidente cinese Liu Xiaobo (1955-2017) – assente alla cerimonia per una condanna inflittagli dal tribunale di Pechino ad undici anni di reclusione -, uno stralcio del discorso scritto dallo stesso Liu Xiaobo  nel dicembre dell’anno 2009 dopo la sentenza di condanna. Quel discorso è stato  letto, nel corso di quella solenne cerimonia a Stoccolma, dall´attrice Liv Ullmann. Una semplicissima considerazione. Dalla lettura del testo traspare evidente la serenità di spirito del condannato, la Sua incrollabile fede nei destini di progresso, pace e giustizia del Suo paese e soprattutto la Sua grande impronta umana per la quale, anche nel momento innegabilmente difficile della condanna, riservava il Suo pensiero umanamente più dolce alla Sua consorte Liu Xia, appartenente, al tempo del “grande timoniere”, all’altra “metà del cielo”: Nel corso dei miei oltre cinquant´anni di vita, il giugno del 1989 ha rappresentato uno spartiacque. Fino a quel momento ero un esponente della prima generazione di studenti entrati all´università dopo la reintroduzione degli esami d´ingresso che la Rivoluzione Culturale aveva abolito. Dopo aver completato gli studi rimasi all´Università Normale di Pechino per insegnare. Gli studenti mi accolsero bene. E nel frattempo facevo l´intellettuale pubblico, scrivevo articoli e libri che suscitarono un certo clamore negli anni 80. Dopo il 4 giugno del 1989 fui gettato in prigione con l´accusa di «propaganda controrivoluzionaria e istigazione» perché ero tornato dagli Stati Uniti per prendere parte al movimento di protesta. Sono passati vent´anni, ma i fantasmi del 4 giugno non sono ancora svaniti. E ancora adesso mi ritrovo sul banco degli imputati a causa della mentalità del nemico che ha il regime. Ma voglio ribadire a questo regime che mi sta privando della libertà che io rimango fedele ai principi espressi nella «Dichiarazione per lo sciopero della fame del 2 giugno», vent´anni fa: io non ho alcun nemico e non provo nessun odio. L´odio può corrompere l´intelligenza e la coscienza di un individuo. La mentalità del nemico può avvelenare lo spirito di una nazione, istigare contese feroci e mortali, distruggere la tolleranza e l´umanità di una società e ostacolare il progresso di una nazione verso la libertà e la democrazia.