"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

domenica 22 aprile 2018

Lalinguabatte. 55 “La giornata della Terra. Ma mi faccia il piacere!”


Oggi, il 22 di aprile, è stato dichiarato la “giornata della Terra”. È tra le tante inutili giornate che il bipede reso umano si congegna di creare. A che pro? E come direbbe quel gran maestro della commedia all’italiana oserei dire anch’io “ma mi faccia il piacere!”. Ritengo invece che sia l’occasione di proporre, quasi integralmente, la conversazione a più voci di Agnese Bertello pubblicata su di un supplemento del quotidiano “la Repubblica”. I temi trattati nella conversazione non hanno trovato spazio alcuno nei dibattiti – dibattiti si fa per dire – nelle passate come nelle recentissime elezioni politiche nel bel paese. Eppure il dramma della spazzatura, un dramma tutto italiano, la necessità di diversificare le fonti energetiche, pongono drammaticamente alle coscienze di tutti i problemi ambientali come non più trascurabili e procrastinabili: a rischio la sopravvivenza di ogni forma di vita sul pianeta Terra. Ma la cosa straordinaria è la scoperta da me fatta leggendo un periodico finanziario: ebbene, laddove nella conversazione della Bertello si parla di sotterrare l’anidride carbonica prodotta dalle attività industriali, ho scoperto che questa insana ma inevitabile conseguenza dei nostri cicli produttivi ha generato una speculazione finanziaria con un gigantesco giro di soldoni. Esterrefatto dalla lettura di quel periodico finanziario ho scoperto che oggigiorno si riesce a cavare danaro anche dalle cose più impensate, come, per l’appunto, dalla produzione dell’anidride carbonica. Si inquina disinvoltamente l’ambiente, ma qualcuno, viva iddio, ne trae un notevole profitto nella fattispecie cedendo le proprie quote di ci_o_due, avute in assegnazione ma non prodotte, agli imprenditori che nei loro processi produttivi fossero andati oltre le quote di ci_o_due loro assegnate. Incredibile come sia possibile guadagnare facilmente oggigiorno per lor signori, come avrebbe scritto il Melloni; e tanto basta a creare quella finanziarizzazione della economia globale che tanta miseria allegramente elargisce alle moltitudine rendendo in pari tempo sempre più ricchi i già ricchi. Un altro problema allarmante ed insanabile!

sabato 21 aprile 2018

Cronachebarbare. 51 “Le relazioni umane”.


Me ne andavo spensieratamente percorrendo e godendo di una straordinaria giornata di sole sul lungomare di C***, lungomare che si snoda lungo il litorale laddove i monti boscosi dei Nebrodi vi degradano dolcemente. Un passeggiare il mio per godere di inaspettati sole e tepore dopo mesi uggiosi e godendo a pieni polmoni come di una raggiunta fuoruscita da una stagione lunga ed avversa. A non molta distanza intravvedo Pippo L. venirmi incontro. Il suo incedere ha come un rallentamento studiato al suo approssimarsi ad una panchina sulla quale stavano seduti due uomini intenti a smanettare sui loro smart-phone. “Peppuccio” – come fraternamente viene chiamato da tutti coloro che gli vogliono bene - rallenta in quei pressi e dal labiale, del quale posso intravvedere i movimenti, essendomi nel frattempo avvicinato abbastanza alla scena, intuisco di un suo gratuito “buon giorno” all’indirizzo dei due. I due che continuano a smanettare incuranti di quel saluto. Giunsi ad essere dappresso a “Peppuccio” con il quale scambiai i soliti amichevoli convenevoli. Fu a quel punto che sopravvenne una coppia in perfetto abbigliamento turistico, come si conviene agli amanti del sole e del mare di questa terra benedetta – ma non tanto, considerata la sua Storia - che è la Sicilia. Alla nostra altezza il loro andare lesto si accompagnò come ad un rallentamento seguito da un inatteso augurio di “buona giornata”, sì proprio un saluto di “buona giornata”, augurio che contraccambiammo. Fu a questo punto della storia che “Peppuccio” ebbe a chiedermi “e chisti dui cu’ sunnu” – che tradotto sta per chi fossero quei due salutanti “alieni” -. Evidentemente quell’inatteso saluto da parte di due sconosciuti aveva reso sgomento il caro “Peppuccio”. Certamente “Peppuccio” non ha avuto il tempo, considerata la rapidità dello svolgimento della scena, di riflettere (e di mettere in relazione) tanto sul mancato saluto dei due seduti sulla panchina – che forse gli sarà apparso in linea con gli usi e costumi dei tanti, tantissimi del luogo - quanto con lo spontaneo saluto della coppietta di turisti, per dedurne infine quelle logiche, consequenziali considerazioni di una diversità sì antropologica ma anche e soprattutto culturale. Siamo nella terra che ha come regola aurea “cu’ picca pallò mai si pentiu”   chi poco ha parlato mai si è pentito - che è tutto un dire in quali considerazioni possano essere tenute “le relazioni umane” nelle ridenti – si fa per dire - contrade della Trinacria. A quel suo “e chisti dui cu’ sunnu” che accompagnò la sua visibile sorpresa seppi solamente, nell’occasione, rispondergli: - Peppuccio, due persone cortesi! -. E fu così che ci salutammo senza null’altro aggiungere. A tal punto sono giunte le cosiddette “relazioni umane”! E sì che la casistica delle “relazioni umane” è quanto mai assai vasta, in alcuni casi estremi anche preoccupante se non dire pericolosa. C’è chi racconta di aver vissuto episodi incresciosi con a rischio anche la propria incolumità e che solo la propria saldezza di carattere ha potuto evitare conseguenze più gravi. C’è chi racconta che, avendo premura e avendo maldestramente parcheggiato la propria auto, anche solamente per il tempo necessario al ritiro di un pacco in un negozio sito nelle strettissime vicinanze, si è visto aggredire al suo ritorno da un automobilista, impedito da quel maldestro parcheggio nel prosieguo della sua marcia, con un urlato (o ringhiato, o ruggito) a squarciagola “si vergogni!”. Che a quel punto il tale ha dovuto amaramente pentirsi – se ancora non lo avesse fatto - del suo maldestro posteggio e non potendo altro fare che riconoscersi autore di quel “vandalico” suo atto e cercare di venirne fuori con un semplicissimo, immediato “certo che mi vergogno” all’indirizzo del ringhiante automobilista, “certo che mi vergogno” col quale aveva ingenuamente pensato che il tutto si sarebbe concluso con quella unica ammissione possibile, non si sarebbe mai aspettato d’essere ancor più svilito ed umiliato con un altro insulto, “pezzo di m…”, finale. Avviene così che un episodio di maldestra educazione stradale da una parte creato si possa trasformare licenziosamente in una lacerazione anche pericolosa delle cosiddette “relazioni umane” da un’altra parte che sicuramente avrebbe auspicato e gradito che l’alterco superasse la banalità commisurata a quell’increscioso “incidente” e che si potesse arrivare a esibizioni muscolari per il conseguimento di quella soddisfazione che l’immediato riconoscimento - “certo che mi vergogno”, prontamente ammesso - non soddisfaceva al ringhiante automobilista nella giusta misura. E c’è chi racconta di quando, ferma in prossimità delle strisce pedonali per un attraversamento, si è vista invitata da un sopraggiunto automobilista ad attraversare. Solamente che, avendo un andare vistosamente claudicante a seguito di un increscioso incidente con ricovero ospedaliero, interventi chirurgici e fase post-operatoria lunghissima e peraltro abbastanza complicata e con le conseguenze di quell’incidente non ancora completamente risolte, si è vista da quello stesso automobilista essere apostrofata con un ironico “e ora che ti fai, una passeggiata?”. Come è possibile dolersi delle cronache che ci riportano quanto avviene nel quotidiano nelle aule delle nostre scuole? Ne discende che il plagio operato dai cosiddetti adulti trova la sua pratica applicazione nella scuola così come in ogni altro ambito della nostra vita sociale. “Relazioni umane” lacerate, senza altro scopo che lacerarle, ed al loro posto la “barbarie” di una quotidianità che non dovrebbe fare più scandalo – per carità, smettiamola di scandalizzarci - sol che si pensasse alle quotidiane, continue “lacerazioni” che quelle “relazioni” subiscono, “lacerazioni” che dovrebbero farci sentire corresponsabili di un degrado che non ha più limiti e freni efficienti.  Ha scritto Tobias Jones in “Il cuore oscuro dell’Italia” – Rizzoli editore (2003), pagg. 311, euro 14.99 -: (…). In Italia la violenza civile è fortissima (…). È una cosa anormale, mostruosa, grottesca. Gli italiani sguazzano nel fatto di essere bravi ragazzi, misurati e all’antica… Ma c’è una violenza endemica tra vicini che si cela come una sorte di febbre sottopelle. (…).

giovedì 19 aprile 2018

Primapagina. 86 “19 aprile 2013: 120 «sicari in simultanea»”.


Da “Mediaset Premier” di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 17 di aprile 2018: Chi vuole sbirciare dietro le quinte della politica di questi giorni deve ricordare quel che accadde cinque anni fa. Anche allora si era votato da poco, le urne avevano partorito tre blocchi non autosufficienti e pareva quasi impossibile che due di essi facessero un governo. Allora però c’era un presidente – Napolitano, fra l’altro in scadenza – smaccatamente di parte (la sua), portatore di un progetto politico ben preciso: l’inciucio Pd-Pdl-Centro, già sperimentato col governo Monti e platealmente bocciato dagli elettori, per tagliar fuori i 5Stelle. (…). Bersani puntava a un “governo di cambiamento” e di minoranza (almeno al Senato, dove neppure col Porcellum la coalizione Pd-Sel aveva i numeri), presieduto da lui con l’appoggio esterno dei 5Stelle, e giurava di non volersi alleare con B.: proprio come oggi Di Maio, pronto a governare col Pd o con la Lega, ma non con B.. Il quale nel 2013 smaniava per rendersi indispensabile a un governo purchessia, da ricattare per i soliti affari suoi: proprio come oggi. I 5Stelle, atterrati su un pianeta inesplorato, sospettavano di tutti e non volevano allearsi con nessuno: proprio come il Pd oggi. In quello stallo – culminato nel famoso incontro-scontro in streaming fra Bersani & Letta e Crimi & Lombardi – si infilò B., con la complicità delle sue quinte colonne del Pd, che lavorarono con lui a logorare Bersani fino a scippargli il partito. In pochi giorni, complice l’iniziale ottusità degli inesperti grillini che si fecero usare dal partito dell’inciucio senza neppure accorgersene, il Caimano che aveva appena perso 6 milioni e mezzo di voti tornò protagonista e si riprese il centro della scena piazzando chi voleva lui prima al Quirinale e poi a Palazzo Chigi. Anche allora, come sempre e come oggi, a fare la spola fra i palazzi del potere c’erano gli eterni mediatori del Partito Mediaset: Fedele Confalonieri e Gianni Letta. Due fiduciari di un’azienda privata, mai eletti da nessuno né investiti di incarichi politici in FI, eppure regolarmente ricevuti con tutti gli onori come ambasciatori di uno Stato sovrano e alleato. Il loro obiettivo, tramontata la candidatura al Colle dell’amico Franco Marini (scelto da B. in una rosa di nomi proposti dal Pd), era lasciare Re Giorgio lì dov’era, per sventare la minaccia di un antiberlusconiano storico e impenitente come Prodi al Quirinale e il coinvolgimento dei 5Stelle nell’area di governo. Però B. non aveva i numeri per farcela: gli occorreva una sponda nel Pd. Tanto più che intanto il M5S era uscito dal freezer candidando Rodotà al Quirinale, appoggiato da Sel e molto amato dagli elettori di centrosinistra. E Grillo aveva dichiarato al Fatto: “Abbiamo proposte come l’anticorruzione, la legge sul conflitto d’interessi e quella sull’ineleggibilità della Salma (Berlusconi, ndr). Bersani ci pensi. Eleggere Rodotà insieme sarebbe il primo passo per governare insieme”. Non un governo di minoranza appoggiato dall’esterno, ma un governo politico con tutti i crismi: un incubo, per il Partito del Biscione e per tutto l’Ancien Régime, che avrebbero perso il controllo. B. mosse le sue pedine nel Pd, fece balenare a D’Alema un possibile appoggio per il Colle e allo scalpitante Renzi le elezioni anticipate che gli avrebbero consentito di candidarsi a premier. La mattina del 19 aprile, per tenere unito il Pd, Bersani propose Prodi all’assemblea dei suoi grandi elettori. Il Professore – (…) – conosceva bene i suoi polli: un pezzo del Pd era di proprietà di B., infatti il Corriere parlava di 120 parlamentari dem pronti a firmare un documento contro di lui. Dunque pregò Bersani di procedere con voto segreto. Ma appena il segretario disse “Prodi”, l’assemblea scattò in piedi: standing ovation, approvato per acclamazione. E Sel si accodò. Bersani avvertì telefonicamente il Prof, ma non lo convinse. Prodi chiamò la moglie Flavia, a Bologna: “Vai pure alla tua riunione tranquilla, tanto presidente non lo divento di sicuro”. La sua candidatura fu lanciata alla quarta votazione, la prima con maggioranza del 50% più 1. Bastavano 504 voti su 1007 elettori. Pd e Sel ne avevano 496: con una decina di centristi montiani in libera uscita era fatta. E infatti alcuni montiani e qualche grillino votarono Prodi. Al quale però mancarono 101 voti. Quindi i franchi traditori erano almeno 120. Tutti targati Pd: Sel aveva marchiato tutte le sue schede facendo scrivere dai suoi “R. Prodi”. Renzi, da Firenze, fu il più lesto ad annunciare: “La candidatura Prodi non esiste più”. Anche perché, con Prodi, spariva pure il suo rivale Bersani, che si dimise subito. Fu un’operazione di killeraggio in grande stile, studiata a tavolino nei minimi dettagli, col concorso attivo di tutte le correnti (prodiani esclusi). Tanti sicari in simultanea, (…). E un solo utilizzatore finale: B., che chiamò subito Napolitano per chiedergli di restare. Questi, che ancora il 14 aprile definiva “pasticcio ridicolo” l’eventuale rielezione, l’indomani accettò. Previo pellegrinaggio al Colle di tutti i leader sconfitti alle elezioni. Il Corriere riferì di un “lungo, caloroso abbraccio” fra B. e Re Giorgio, che lo ringraziò per il suo “comportamento da statista”. Così Napolitano fu rieletto il 20 aprile e il 24 incaricò Letta jr. per il governo di larghe intese. E l’Italia, dal possibile rinnovamento, ripiombò in piena Restaurazione. Chissà quanti di quei 120 traditori siedono ancora tra i banchi del Pd. Lo vedremo presto, quando dovranno scegliere fra un premier di cambiamento e un Mediaset Premier. L’ennesimo.