"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

mercoledì 20 febbraio 2019

Sullaprimaoggi. 63 Così gira il mondo: dalle 5stelle alle stalle.


Tratto da “Movimento 5Stalle” di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 19 di febbraio 2019: (…). È bastato meno di un anno di governo perché il virus del berlusconismo infettasse un po’ tutto il mondo 5Stelle. E l’impietoso referto del contagio è facilmente rintracciabile nelle dichiarazioni dei senatori che già da giorni volevano a tutti i costi salvare Salvini e nei commenti sul Blog delle Stelle dei loro degni iscritti che li hanno seguiti anziché fermarli sulla strada dell’impunità. Dicono più o meno tutti la stessa cosa: siccome ora governiamo noi e la Lega, decidiamo noi chi va processato e chi no, alla faccia dei giudici politicizzati che vorrebbero giudicare le nostre scelte unanimi per rovesciare il governo. Questo, in fondo, era il messaggio in bottiglia mal nascosto nella decisione di affidare agli iscritti una scelta che avrebbero dovuto assumere, senza esitazione alcuna, il capo politico Di Maio e il suo staff. Una scelta naturale, quasi scontata, quella dell’autorizzazione a procedere, che era stata annunciata fin da subito, quando arrivò in Parlamento la richiesta del Tribunale dei ministri su Salvini: “Vuole il processo? Lo avrà”. Ma poi era stata prontamente ribaltata, peraltro senza mai essere ufficializzata, quando Salvini aveva cambiato idea intimando con un fischio ai partner di salvarlo dal processo. Riuscendo nell’impresa di spaccarli a metà. Ergo, a decidere la linea del primo partito d’Italia, sono i capricci dell’alleato-rivale. Che ha imposto ai 5Stelle un voltafaccia pronunciato a mezza bocca, senza nessuno che se ne assumesse la paternità e la responsabilità. Un atto non dovuto, gratuito (il governo non sarebbe certo caduto sulla Diciotti) di sottomissione a Salvini: lo stesso che prende i 5Stelle a pesci in faccia sul Tav, le trivelle e prossimamente sull’acqua pubblica, straccia spudoratamente il Contratto di governo e poi pretende l’asservimento totale degli alleati senza restituire nemmeno un pizzico di lealtà. Così le storiche parole d’ordine di Beppe Grillo e la lezione di Gianroberto Casaleggio – “Ogni volta che deroghi a una regola, praticamente la cancelli” – sono finite nel dimenticatoio, con la scusa che “questa volta è diversa”, “non è come con gli altri governi”, “non ci sono di mezzo le tangenti”. Ma “solo” un sequestro di persona, che sarà mai. E tanti saluti a quei fresconi dei sindaci Raggi, Appendino e Nogarin, più volte indagati o imputati non certo per storie di vil denaro, ma per atti compiuti nell’esercizio delle funzioni di governo, che mai hanno detto una parola contro i magistrati e si sono sempre difesi nei, non dai processi. Certo, qualcuno avrebbe votato diversamente se il caso Diciotti fosse stato presentato sul blog in maniera corretta e veritiera, e non nel modo menzognero e truffaldino studiato apposta per subornare gli iscritti (il No per il Sì al processo, e viceversa; il quesito cambiato in corsa ieri mattina per blindare ancora meglio il Sì all’impunità; il sequestro di persona spacciato per un banale “ritardo nello sbarco”; l’invocazione del salvacondotto per “l’interesse dello Stato”, del tutto sconosciuto alla norma costituzionale, che consente il no al processo solo in caso di “interesse pubblico preminente” o “costituzionalmente rilevante”). Ma la perfetta identità di vedute fra la maggioranza degli eletti e il quasi 60% degli iscritti votanti è un dato di fatto da prendere in considerazione per quello che è: i vertici hanno ormai la base che si meritano, e viceversa. Però, da ieri, il M5S non è più il movimento fondato dieci anni fa da Grillo, Casaleggio e decine di migliaia di militanti. È qualcosa di radicalmente diverso, che ancora non conosciamo appieno e di cui dunque non possiamo immaginare il destino. Ma che non promette nulla di buono, se la maggioranza emersa ieri dal blog resterà tale, scoraggiando e allontanando la pur cospicua minoranza di pentastellati rimasti coerenti e fedeli ai valori originari. Qui non è questione di presunte svolte a destra o a sinistra. E non è in ballo l’eterno giochino tra ortodossi e dissidenti, o fra dimaiani, fichiani e dibattistiani. Ma qualcosa di ben più profondo. Se il M5S perde la stella polare della legge uguale per tutti, gratta gratta gli resta ben poco, perché quello era il fondamento di tutte le altre battaglie, l’ubi consistam della sua diversità, anzi della sua alterità rispetto ai vecchi partiti. I quali non mancheranno di rinfacciarglielo a ogni occasione: “Visto? Ora siete come noi. Benvenuti nel club”. Dalle stelle alle stalle.

martedì 19 febbraio 2019

Terzapagina. 70 Eco: «dell’ars memoriae, dell’ars oblivionalis».


Tratto da “Contro la perdita di memoria” di Umberto Eco (seconda parte): L'esempio classico di un dispositivo di memoria consiste nel figurarsi un'immagine spaziale complessa (un palazzo, una piazza, una città) in cui ci siano elementi architettonici o statue, molte rappresentanti fatti strani o paurosi, ai quali si possa associare ogni tipo di data, concetto, principio logico, evento e così via, in modo che immaginandosi di visitare il luogo e ricordando queste immagini, si possa ricordare un sistema completo di nozioni. Ma a volte è stato più difficile ricordare le immagini mnemoniche che le date da recuperare. Nel De oratore (II, 74), per esempio, Cicerone cita il caso di Temistocle, che era stato dotato di una memoria straordinaria. Quando qualcuno gli offrì di insegnargli un'ars memorandi, Temistocle rispose che il suo interlocutore gli avrebbe fatto una grande cortesia se gli avesse insegnato come dimenticare ciò che desiderava dimenticare piuttosto che insegnargli come ricordare, dato che avrebbe preferito essere in grado di dimenticare qualcosa che non voleva ricordare piuttosto che ricordare tutto ciò che aveva sentito o visto: (…).  Il problema dell'eccesso di memoria spiega perché uno dei timori dei praticanti dell'arte mnemonica fosse di ricordare così tanto da confondersi e come risultato dimenticare praticamente tutto. Sembra, infatti, che a un certo punto della sua vita Giulio Camillo (che inventò un teatro della memoria assolutamente infattibile) dovette scusarsi per il suo stato confusionale e per i suoi vuoti di memoria, citando come spiegazione l'applicazione protratta e frenetica delle sue tecniche di mnemonica... D'altra parte, nella sua polemica contro la mnemonica, Cornelio Agrippa (nel De vanitate scientiarum) affermava che la mente è resa ottusa da quegli artifici mostruosi e l'essere così sovraccaricata la porta alla pazzia. Da qui, subdolamente parallela alle fortune dell'ars memoriae, deriva la riapparizione di volta in volta del fantasma dell'ars oblivionalis. Perciò nel 1592 un certo Filippo Gesualdo scrisse una Plutosofia, un metodo per l'oblio e, nel suo intento di sviluppare un'arte per dimenticare, suggerì le stesse tecniche di un'arte per ricordare. Gesualdo suggeriva di immaginare un teatro della memoria in cui di solito venivano collocate diverse immagini associate a qualcosa da ricordare. E poi "durante il giorno con gli occhi chiusi, o di notte nell'oscurità, dovresti vagare con la mente attraverso tutti i posti immaginati, evocando un'oscurità notturna che nasconde tutti i luoghi e, procedendo in questa maniera, e andando indietro molte volte con la mente e non vedendo alcuna immagine, ogni figura presto scomparirà... Proprio come il pittore imbianca i suoi dipinti per cancellarli, così anche noi possiamo cancellare le immagini dei colori dipinti sopra. E questi colori sono bianchi, verdi o neri; immaginando bianche tende a coprire i luoghi, lenzuola verdi o tessuti neri; e tornando su quei luoghi numerose volte con i veli dei colori. E si può anche immaginare i luoghi riempiti con paglia, fieno, legna da ardere, merce, ecc. La considero una regola eccellente per realizzare nuove figure; perché proprio come un chiodo ne scaccia un altro, così formare nuove immagini e collocarle nei luoghi già immaginati cancella le prime immagini dalla nostra memoria. O immaginate una grande tempesta di vento, grandine, polvere, edifici e luoghi e templi in rovina, un flusso che lascia tutto in uno stato di confusione. E quando questo pensiero nocivo è proseguito per un po' ed è stato ripetuto per numerose volte, alla fine andate a passeggiare in quei luoghi con la vostra mente, immaginando un tempo luminoso e calmo e pacifico, e vedrete quei luoghi vuoti e nudi come se fossero creati per la prima volta. O immaginate un uomo ostile, terribile e temibile (il più crudele e bestiale e aggressivo possibile) che con una truppa di compagni armati entra e passa impetuosamente in quei luoghi e con flagelli, bastoni e altre armi caccia via le sembianze, assalta le persone, manda in frantumi le immagini, mette in fuga da porte e finestre tutti gli animali e le persone animate che abitavano quei luoghi. Fino a che, dopo che il tumulto e la rovina sono passati, guardare quei luoghi con una mente guarita dal terrore, li farà sembrare nudi e vuoti come lo erano prima". Non sappiamo se qualcuno abbia mai messo in pratica gli artifici che Gesualdo aveva raccomandato, ma siamo autorizzati a sospettare che tutti questi stratagemmi abbiano reso possibile, non tanto dimenticare, quanto ricordare ciò che il praticante voleva dimenticare - come accade quando gli amanti cercano di cancellare l'immagine della persona che li ha abbandonati, e più la cancellano più vividamente il volto della persona amata si ripropone. Un altro autore che secoli dopo ha messo in guardia contro l'eccesso di memoria è stato Nietzsche nelle sue seconde Considerazioni inattuali, sui vantaggi e gli svantaggi degli studi storici per la vita. Scrisse sulla capacità di percepire le cose astoricamente: "Chi non sa sedersi sulla soglia dell'attimo, dimenticando tutto il passato, chi non sa stare dritto su un punto senza vertigini e paura come una dea della vittoria, non saprà mai che cos'è la felicità e ancora peggio, non farà mai qualcosa che renda felici gli altri. Immaginatevi l'esempio estremo, un uomo che non possedesse affatto la forza di dimenticare, che fosse condannato a vedere ovunque un divenire (…). Un tale uomo non crederebbe più al suo proprio essere, non crederebbe più a se stesso, vedrebbe scorrere ogni cosa l'una dall'altra in un movimento di punti e si perderebbe in questa fiumana del divenire [...]

lunedì 18 febbraio 2019

Terzapagina. 69 «Umberto Eco: ma c’è qualcosa che non scordo».


Tratto da “Contro la perdita di memoria” (prima parte), la “lectio magistralis” di Umberto Eco (mancato il 19 di febbraio dell’anno 2016) tenuta nel Palazzo di Vetro delle Nazione Unite il 21 di ottobre dell’anno 2013 e riproposta sul settimanale Robinson del quotidiano la Repubblica il 18 di febbraio dell’anno 2018 con il titolo “Ma c’è qualcosa che non scordo”: (…). La necessità della memoria. I mass media sono principalmente interessati al presente.