"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 21 marzo 2019

Riletture. 75 «Salvini e Gasparri le suppellettili della politica in Tv».


Tratto da “Da Salvini a Gasparri le suppellettili della politica in Tv” di Alberto Statera (Roma, 16 settembre 1947 – Roma, 22 dicembre 2016), pubblicato sul settimanale A&F del 21 di marzo dell’anno 2016: Ettore Bernabei, antico e sanguigno direttore generale della Rai, soleva dire che gli italiani che allora guardavano la televisione erano venti milioni di teste di cazzo. Sbagliava. Molti di quei milioni hanno scoperto, sia pure tardivamente, almeno la trappola di un genere televisivo che via via è andato gonfiandosi come la rana di Fedro per poi scoppiare: il talk show politico. Genere a basso costo e produttore, tra l’altro, di utili influenze lottizzatorie ha avuto una fase piuttosto fortunata per piombare poi in un desolato spettacolo di maschere fisse quanto improbabili, una compagnia di giro di smodati presenzialisti che produce un incessante rumore di fondo. (…).
Quante volte nelle ultime settimane siete corsi al telecomando per oscurare Matteo Salvini? Ve lo diciamo noi: 73 volte in 60 giorni, con una progressione in crescita via via che si avvicina la scadenza elettorale. Per un totale di 18 ore di parole, sempre le stesse. L’assalto dei candidati (…) non penalizza gli habituè, le consuete suppellettili di arredamento negli studi di Floris, Giannini, Del Debbio, Formigli, Porro, Vespa, Panella, Merlino, Paragone (e scusate se ce ne scappa qualcuno). Maurizio Gasparri e Daniela Santanché continuano a bivaccare lì, immarcescibili controfigure di loro stessi, tra una comparsata e l’altra. Quel che dicono è assolutamente irrilevante, un po’ perché le sparano a caso, un po’ perché tanto sanno che non faranno cambiare idea a nessuno. Scivolano così nel macchiettismo. La nuvola di improbabilità è tale che persino chi di cose da dire ne ha a iosa e sa pure farlo, come il giornalista Marco Travaglio, rischia di diventare tedioso. Insomma il talk show ormai brucia i suoi presentatori e i suoi protagonisti, li usura per over exposition, li sottopone all’irritazione palpabile di quei milioni di teste di cazzo bernabeiane. Se ne è accorto il leader della Fiom Maurizio Landini che in un’intervista proprio al Fatto Quotidiano ha detto di volersi sottrarre a chi voleva fare di lui una delle tante suppellettili televisive, una comparsa, un pezzetto di teatro che serve alla messinscena quotidiana fatta di gente ignorantissima, che non sa di che cosa parla. Vedremo se Landini manterrà l’impegno di eludere il presenzialismo mediatico, ignoto in altri paesi, come la Francia e la Germania. Quanto ai leader politici non risulta ci sia un qualsiasi spin doctor che gli spieghi come l’eccessivo presenzialismo televisivo non faccia che allontanare gli italiani da loro e dalle urne. Se tocca votare quei saltimbanchi che occupano quotidianamente il video, meglio restarsene a casa. Lo aveva già spiegato anni fa Umberto Eco nella sua Bustina di minerva sull’Espresso con queste parole: “Ai telespettatori non importa quel che dicono gli ospiti, ma solo gli scontri e gli insulti che si lanciano. E se qualcuno ha il coraggio di definire queste arene Terza Camera non stupisce che nessuno vada più a votare”.

mercoledì 20 marzo 2019

Sullaprimaoggi. 71 «I testimoni di solito li compra, non li ammazza».


Tratto da “I delitti eleganti” di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 19 di marzo 2019: (…). Sicuramente Silvio Berlusconi non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil, la ragazza marocchina che nel 2009, a 25 anni, frequentò ben sei “cene eleganti” a base di bungabunga nella sua villa di Arcore e lo incontrò altre due volte in un ristorante milanese e in un’altra villa in Brianza. I testimoni B. di solito li compra, non li ammazza. E tutto poteva augurarsi, fuorché la morte di una teste-chiave del processo Ruby-ter (dov’è imputato, tanto per cambiare, per corruzione di testimoni) e il ritorno del bungabunga sulle prime pagine dei giornali. Infatti, negando le sentenze e persino l’evidenza, ha provato a smentire di aver mai visto Fadil. Ma purtroppo nessuno può escludere che c’entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell’eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin. Cioè che qualcuno abbia voluto fargli un favore non richiesto, o lanciargli un messaggio avvelenato per ricattarlo, o sputtanarlo, o ricordargli qualche promessa non mantenuta. Non sarebbe né la prima né l’ultima volta che chi si mette di traverso sulla sua strada ne patisce le conseguenze (…). …Maurizio Costanzo, ex maestro della P2, (…) il 14 maggio ’93, mentre tentava di dissuadere B. dall’entrare in politica, scampò per miracolo a un attentato mafioso ai Parioli: la prima autobomba di Cosa Nostra fuori dalla Sicilia. Agatha Christie diceva che “una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze fanno un indizio, tre coincidenze fanno una prova”. Ora, può darsi che per B. non ne basti nemmeno una ventina. Ma questo riguarda i pm che stanno indagando sulla morte di Imane e ricostruendo le sue ultime ore prima del ricovero all’Humanitas. Un altro aspetto invece riguarda tutti noi, e non da oggi, ma da quando B. vinse le sue prime elezioni il 27 e 28 marzo 1994, esattamente 25 anni fa: le conseguenze politiche e morali dell’irruzione di quel po’ po’ di interessi affaristici e criminali nella vita dello Stato. L’inventore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, sta scontando ai domiciliari, per ragioni di salute, una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (e, altra coincidenza, aveva chiesto gli arresti ospedalieri all’Humanitas). L’altro regista dell’operazione, Cesare Previti, è stato radiato dal Parlamento, dall’avvocatura e dai pubblici uffici per due condanne a un totale di 7 anni e mezzo per corruzione in atti giudiziari. Lo stesso B. è pregiudicato per frode fiscale, pluriprescritto per altri gravi reati e tuttora indagato a Firenze, con Dell’Utri, per le stragi del ’93. E la lista dei delinquenti portati in Parlamento da questa fairy band e poi condannati è lunga chilometri. Eppure ci è voluta la morte terribile di quella povera ragazza per riportare l’attenzione sul versante criminale del berlusconismo. Da un anno, cioè da quando Pd e FI sono fuori gioco, è di gran moda rimpiangere il berlusconismo e rifargli la verginità in funzione anti-“populista”, descrivendo l’attuale governo – il primo deberlusconizzato della storia repubblicana – come il peggiore mai visto. Eugenio Scalfari, in campagna elettorale, disse che fra B. e Di Maio preferiva B. E Carlo De Benedetti giunse alla stessa conclusione. Lo scrittore Sandro Veronesi non vede l’ora di “firmare col sangue per il ritorno di Berlusconi”. Renzi dice che “dovremmo chiedergli scusa”. E ancora l’altro giorno, su Repubblica, Corrado Augias definiva il governo Conte “il peggiore della storia repubblicana”, perché, sì, B. è “amorale” (sic), ma “non ha scardinato le strutture dello Stato”, cosa che invece stanno facendo “questi homines novi”: ergo, “se la sola scelta possibile fosse tra un bandito consapevole e un fanatico ignaro di tutto sceglierei, tremando, il bandito”. (…).

martedì 19 marzo 2019

Sullaprimaoggi. 70 «Imane Fadil: l’ultima coincidenza».


Tratto da “Tutte coincidenze” di Marco Travaglio, pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 17 di marzo 2019: (…). Negli anni 70 i proprietari terrieri di Segrate che non volevano vendere al costruttore di Milano 2 ricevevano visite di uomini armati e cambiavano idea. Il 21 maggio 1992 Paolo Borsellino parla con due giornalisti francesi di indagini sui rapporti fra B., Dell’Utri e lo “stalliere” Mangano: due giorni dopo muore ammazzato Falcone, due mesi dopo pure Borsellino. Nel ’93 un giovane attivista di Ravenna, Gianfranco Mascia, lancia i comitati Boicotta Biscione (BoBi). Il primo avvertimento anonimo gli arriva sul telefonino: “Smettila di rompere i coglioni. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi spacchiamo il culo. Gruppo Silvio Forever”. Il 24 febbraio 1994, a un mese dalle elezioni, Mascia viene aggredito da due uomini a volto scoperto che lo immobilizzano col filo di ferro, gli tappano la bocca con un tampone e lo violentano con una scopa. Il portavoce bolognese del BoBi, Filippo Boriani, consigliere comunale dei Verdi, riceve una busta con una lingua di vitello mozzata e un biglietto: “La prossima sarà la tua”. Autunno ’94: Edoardo Pizzotti, direttore Affari legali di Publitalia, viene licenziato in tronco dopo aver rifiutato di coprire i traffici di Dell’Utri & C. per inquinare le prove sulle false fatture del gruppo. E riceve telefonate minatorie e mute a casa, provenienti (risulta dai tabulati) da Publitalia. Un anno dopo racconta tutto testimoniando al processo di Torino contro Dell’Utri per frode fiscale: subito dopo, due figuri dal forte accento campano lo avvicinano nel centro di Milano e lo salutano così: “Guarda che ti facciamo scoppiare la testa”. Nel luglio 1995 Stefania Ariosto inizia a raccontare al pm Ilda Boccassini quello che sa sui giudici comprati da Cesare Previti con soldi di B. La notizia rimane segreta per sette mesi, ma non per tutti. Alla vigilia di Natale, un pony express recapita alla Ariosto una scatola in cui galleggia nel sangue un coniglio scuoiato e sgozzato, con un biglietto d’auguri: “Buon Natale”. Nel marzo 1996, dopo gli arresti, L’Espresso dedica allo scandalo Toghe sporche varie copertine con i verbali e le foto della Ariosto: il 22 maggio, a Camaiore, un incendio doloso polverizza la villa della vicedirettrice Chiara Beria di Argentine. Marzo 2001: Daniele Luttazzi mi ospita a Satyricon, su Rai2, per parlare fra B. e Cosa Nostra. Oltre alle minacce pubbliche del centrodestra, riceve lettere anonime, telefonate e visite di strani ladri in casa: “Il Giornale pensò bene di pubblicare la mia dichiarazione dei redditi, col mio indirizzo di casa ben visibile. Oltre alle lettere, mi arrivarono alcuni dossier anonimi, pieni di informazioni sulla mia vita privata e le mie abitudini. Come per avvertirmi: ehi, guarda che sappiamo tutto di te”. Negli stessi giorni Indro Montanelli, che mi ha difeso dagli assalti berlusconiani, riceve chiamate di insulti e minacce ed è costretto a cancellare le iniziali I.M. dal citofono di casa. Lo racconta a Repubblica: “La cosa più impressionante sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque, una dopo l’altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile… Quella berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto… Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo… Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato… Io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt’al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino… Queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile”. Nel 2003 il pm fiorentino Gabriele Chelazzi, che indaga sulla trattativa Stato-mafia e i mandanti occulti delle stragi, muore all’improvviso d’infarto a 59 anni. Nel 2006 il pentito Cosimo Cirfeta, imputato con Dell’Utri per aver depistato le indagini di mafia sull’inventore di FI, muore nella sua cella a Bari inalando il gas di un fornelletto da cucina. Nel 2009 scoppia Puttanopoli e le due testi-chiave se la vedono brutta: Patrizia D’Addario riceve strane visite in casa e alla sua ex amica Barbara Montereale qualcuno fa esplodere l’automobile. Nel 2012 parte il processo Ruby e il rag. Giuseppe Spinelli, cassiere di Arcore e custode dei segreti finanziari di B., viene rapito con la moglie e poi inspiegabilmente rilasciato in poche ore senz’alcun riscatto. Il 1° marzo 2019 muore Imane Fadil: l’ultima coincidenza.