"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 20 febbraio 2018

Primapagina. 67 “B&M, i cavalieri d’Italia”.



Da “Perché Silvio somiglia a Benito” di Eugenio Scalfari, pubblicato sul settimanale “L’Espresso” dell’11 di febbraio 2018: (…). Mussolini iniziò la sua vita politica sotto l’insegna del socialista rivoluzionario e direttore del giornale del partito, l’Avanti!. All’epoca della guerra di Libia che faceva parte dell’impero turco, l’Avanti! si schierò contro quella guerra incitando con articoli di Mussolini la classe operaia a bloccare i binari ferroviari e le stazioni dove transitavano i treni militari diretti a Napoli per imbarcarsi verso Tripoli. I socialisti non volevano la guerra e cercavano di impedirla in tutti i modi. Se c’era da combattere bisognava lottare in casa contro il capitalismo dominante. Passarono appena tre anni da allora e scoppiò la prima guerra mondiale. Mussolini cambiò profondamente: divenne favorevole all’intervento italiano, fu espulso dal Psi e fondò un proprio giornale con il titolo Il Popolo d’Italia. A guerra scoppiata, l’Italia era rimasta neutrale. L’interventismo di Mussolini aveva come ispiratore Gabriele D’Annunzio che godeva di ben altro seguito e autorevolezza culturale e politica. Fu lui in quel periodo ad essere chiamato il “vate” dell’intervento a fianco della Francia e dell’Inghilterra e con la Russia, contro l’Austria e la Germania. Nel 1915 l’intervento avvenne, era scoppiata anche per noi la guerra mondiale. Finì nel 1918. L’anno successivo Mussolini fondò un movimento politico i “Fasci di combattimento”. Non aveva un seguito di massa, ma il suo era un piccolo movimento con qualche presenza soprattutto a Milano e in Lombardia e alcuni nuclei anche in Veneto, in Toscana e in Puglia. Il movimento mussoliniano diventò rapidamente un partito in gran parte sostenuto dagli ex combattenti, molti dei quali tornarono alle loro modeste occupazioni e orientati a favore del partito fascista che era in buona parte mobilitato a loro favore affinché lo Stato e la classe sociale ricca li sostenesse migliorando il più possibile la loro condizione. Il partito fascista si batteva dunque per un proletariato ex combattente nella guerra appena finita ma anche con una pronunciata venatura di nazionalismo. Il programma del fascismo inizialmente era stato quello di abolire la monarchia in favore della repubblica, ma il partito nazionalista, che pure esisteva, si orientò verso una fusione con i fascisti ponendo tuttavia come condizione che essi rinunciassero all’ideale repubblicano e aderissero invece alla monarchia cosa che avvenne e culminò nel primo congresso del Partito fascista che si svolse a Napoli nel 1921. Un anno dopo quel congresso, esattamente il 28 ottobre del 1922, ci fu la marcia su Roma dei fascisti provenienti da tutta Italia. Il re, Vittorio Emanuele III, si rese conto della loro forza e assegnò a Mussolini il compito di fare il governo. Naturalmente un governo democratico poiché i deputati fascisti rappresentavano soltanto il 30 per cento del Parlamento ma l’opinione pubblica era largamente con loro. Fu un governo democratico con forti tinte autoritarie. C’era comunque una rappresentanza consistente del Partito popolare mentre il Senato di nomina regia era in larga misura antifascista. Così quel governo andò avanti a direzione mussoliniana fino al 1924, quando il leader socialista Matteotti fu ucciso da un gruppo di fascisti. A quel punto Mussolini aveva due strade: o dimettersi o rilanciare il governo trasformandolo da semidemocratico in dittatoriale. Scelse questa seconda strada e con le “leggi fascistissime” nel 1925 creò il regime. Da allora nasce il Duce e l’ideologia della Roma antica che sarà l’ancora culturale del fascismo. Berlusconi non ha nessuna velleità di imitare il fascismo imperiale. La sua somiglianza con Mussolini riguarda il primo periodo del fascista, quello durante il quale Mussolini cambiò veste, linea, alleanze, cultura politica in continuazione e cioè dal 1911 fino al 1921. Da questo punto di vista tra quei due personaggi esiste, (…), una pronunciata somiglianza. Berlusconi fin da ragazzo si interessò di affari. Maestri e professori con modesti stipendi facevano un certo commercio attraverso ragazzi svegli tra i quali il più sveglio di tutti era per l’appunto Silvio. Quando c’era un compito in classe di matematica o anche di storia quegli insegnanti davano diverse versioni ma tutte degne di buoni voti a qualche ragazzo abbastanza intelligente e interessato, il quale vendeva quei compiti in classe trattenendo per sé una piccola ma interessante percentuale. Man mano che il tempo passava l’affarismo di Berlusconi diventava per lui più conveniente. Fece traffici con banche private di dubbia moralità e ne ricavò risultati notevoli. Poi dopo la nascita delle televisioni locali (esisteva ancora il monopolio nazionale della Rai) si interessò alla pubblicità televisiva e decise di acquistare alcune televisioni locali. A Milano ne comprò due e poi una terza dalla Mondadori. A quel punto collegò tra loro le locali coprendo attraverso di esse una buona parte dell’Italia settentrionale e centrale. Aveva nel frattempo sviluppato i suoi interessi nell’edilizia e costruì la cosiddetta Milano 2 dove alloggiavano una parte dei tecnici televisivi alle sue dipendenze ottenendo le necessarie concessioni edilizie dal comune interessato. Il possesso di un network non più locale ma seminazionale attirò naturalmente l’attenzione degli uomini politici alla guida dei partiti. Berlusconi aveva molti interessi a esserne amico usando a tal fine i poteri televisivi con i quali appoggiò soprattutto la Democrazia cristiana e il socialismo più moderato. Questa sua politica gli consentì di ottenere lavori rilevanti e gli ispirò infine il desiderio di essere anche lui direttamente il capo d’un partito. Poi arrivò la tempesta di Tangentopoli che distrusse totalmente la Democrazia cristiana. Berlusconi fondò Forza Italia mettendo alla guida della sua costruzione alcuni dei dirigenti d’una sua agenzia pubblicitaria, i quali tuttavia non avevano alcuna competenza politica ma soltanto organizzativa. La politica la faceva lui. Per Berlusconi Tangentopoli fu una manna perché parte dei dirigenti della Dc e gran parte degli elettori democristiani affluirono al partito berlusconiano di Forza Italia. A questo punto incombevano le elezioni, era il 1994 quando Berlusconi si presentò per il battesimo elettorale. Le sue televisioni avevano appoggiato senza alcuna remora i giudici di Tangentopoli, e le elezioni andarono molto bene anche perché aveva contratto delle strane alleanze: da un lato la Lega Nord di Bossi e dall’altro il neofascismo di Fini. Bossi e Fini tra loro non si parlavano né si salutavano ma tutti e due venivano consultati da Berlusconi. Naturalmente le consultazioni erano puramente teoriche perché era solo Silvio che decideva il da farsi. Nel frattempo, ad elezioni avvenute, Berlusconi fu incaricato di formare il governo. Questa situazione durò poco. La Lega decise di uscire dall’alleanza e Berlusconi dovette dimettersi da presidente del Consiglio. Il presidente della Repubblica, che lui sperava avrebbe respinto le dimissioni, viceversa le accettò e chiese però a lui di indicare un successore di suo gradimento per rendere meno traumatica quella crisi. Berlusconi indicò il nome di Lamberto Dini, che era stato il direttore generale della Banca d’Italia e nel suo governo il ministro del Tesoro. Dini governò per un anno e mezzo, poi nacque il primo governo Prodi che è stato probabilmente uno dei governi migliori dell’Italia degli anni Novanta. Forza Italia è rimasto comunque un partito importante nei vent’anni che cominciano nel ’93 ed ora siamo nel 2018 Berlusconi ha governato più volte, altre volte ha perso, restando sempre un’alternativa e concentrando sul suo nome ostilità e simpatia. Adesso ha un’alleanza con Salvini e insieme all’alleanza esiste tra i due una rivalità sempre più forte e due politiche sempre più diverse tra loro ma utili ad entrambi per ottenere una forza elettorale che attualmente nei sondaggi è la più favorita delle altre: una destra unita e divisa al tempo stesso. In passato Berlusconi ha anche appoggiato la legge elettorale proposta da Renzi e sarebbe probabilmente pronto a un’alleanza o quantomeno a una favorevole amicizia politica col medesimo Renzi, il quale finora ha negato in modo totale questa eventualità. Da questo racconto avrete ben capito che ho sostenuto che Berlusconi somiglia molto al Mussolini quale fu dal 1911 al 1925. È una curiosità storica credo di notevole importanza per il futuro.

lunedì 19 febbraio 2018

Terzapagina. 18 “Quando c’era Umberto Eco”.



Quando c’era Umberto Eco, una voce al di sopra dell’inutile chiacchiericcio globale (Alessandria, 5 di gennaio dell’anno 1932 – Milano, 19 di febbraio dell’anno 2016). Un Suo ricordo tratto da “Dai faraoni a internet ecco perché i nostri libri sono fragili” di Umberto Eco, pubblicato sul quotidiano la Repubblica, del 26 di gennaio dell’anno 2017: Come si inventa la scrittura nasce il problema del supporto dove applicarla. Come ci racconta Platone nel Fedro, quando il dio Theuth propone al faraone quello strumento che si chiama scrittura il faraone si inquieta perché pensa che con questo strumento gli uomini perderanno il dono della memoria. Non sapeva che solo grazie alla scrittura avremmo avuto le migliaia di pagine di Alla ricerca del tempo perduto. Ma certamente Theuth aveva inventato la scrittura per supplire alla labilità della nostra memoria e per trovare un modo di conservare l’informazione in modo non perituro e non privato (bensì collettivo, in quanto infinitamente riproducibile). Però c’era un terzo requisito che probabilmente Theuth aveva in mente: che si trovasse un supporto che non fosse solo duraturo ma anche facilmente maneggevole. Il faraone non pare avere compreso il problema nel suo insieme: gli egizi iniziavano a scrivere incidendo su steli e sappiamo quanta fatica costi trasportare un obelisco. Il fatto è che il problema era duplice: uno concerneva la materia del supporto, e riguardava la sua resistenza al tempo, l’altra la forma del supporto, e riguardava la sua trasportabilità e consultabilità. E non era detto che i due problemi si potessero risolvere insieme. Per esempio le tavolette d’argilla su cui incidevano i sumeri erano trasportabili o almeno archiviabili (alcuni testi come il poema di Gilgamesh venivano scritti su più tavolette numerate raccolte in un contenitore), però erano fragili. In compenso, siccome erano piccole credo abbiano incoraggiato l’invenzione di quella stenografia che era in fondo il cuneiforme. Per ovviare alla fragilità, è stata certamente una bella invenzione la tavoletta cerata, che nasce anche prima dei romani, la quale non solo non è delicata come l’argilla, ma è anche cancellabile e usabile più volte. Naturalmente è buona per gli appunti e non per consegnare ai posteri opere immortali. A quelle si penserà col papiro, probabile invenzione aramaica, usato sin dal III millennio a.C. Siamo già a un sistema di trasmissione dell’informazione che è simile ad alcuni che ancora usiamo, o che almeno usavano i nostri padri: c’è una penna (il calamo, segmento di canna di palude, appuntito di sbieco e spaccato a una estremità) e l’inchiostro (che varia a seconda delle epoche o dei luoghi: per esempio gli egizi, i greci e i romani usavano una soluzione di nerofumo prodotto bruciando resina, sciolto in una soluzione acquosa di gomma a cui si aggiungevano miele e noce di galla). Il difetto, ma all’epoca non lo si sapeva, era la labilità: basta fare il conto di quanti manoscritti su papiro ci sono arrivati, sia pure tenendo conto del fatto che le biblioteche dell’antichità bruciavano con facilità. I testi in circolazione erano migliaia eppure non ce ne sono pervenuti moltissimi, e in malo stato (se i manoscritti del mar Morto hanno resistito meglio è stato grazie a condizioni climatiche e ambientali eccezionali). Si tenta di ovviare alla labilità del supporto già in Egitto producendo il cuoio scrittorio usato per testi religiosi: pelli di capra assottigliate e conciate con succo di frutti d’acacia ricchi di tannino, e poi tagliato in strisce come quelle del papiro. Il materiale non si putrefaceva ma si essiccava e frantumava col tempo (la maggior parte di queste strisce sono andate perdute). Dopo il cuoio si è tentato con la pergamena, sempre fatta con pelli di animale (per lo più pecora ma anche vitello o capra) macerate nella calce, quindi tese, rasate, asciugate, levigate, tagliate e rifilate. La pergamena è più flessibile e meno deperibile del cuoio. È verosimile che sia stata inventata a Pergamo tra III e II secolo a.C. Tuttavia per lungo tempo il papiro viene considerato più elegante e ancora sant’Agostino si scusa di avere scritto una lettera su pergamena e non su papiro. Però il papiro era quasi trasparente, non poteva essere scritto su ambedue le pagine del foglio e richiedeva un inchiostro molto leggero, che si cancellava più facilmente. La pergamena poteva essere scritta su ambo le pagine e reggeva inchiostri indelebili. Su di essa risultavano meglio eventuali miniature. Insomma, che piacesse o meno a sant’Agostino, sino a circa il milletrecento vince la pergamena. Comunque, papiro o pergamena, se i fogli vengono incollati tra loro a formare un rotolo nasce il volumen (di cui troviamo le prime testimonianze nel XIV secolo a.C. e che resiste come sistema di trasporto dell’informazione più di tremila anni, perché in fondo era il modo in cui sino ai nostri anni Ottanta gli architetti trasportavano ancora i loro progetti). Il volumen può essere trasportato e riprodotto: diventa pertanto oggetto di mercato nel VI secolo a.C., quando amanuensi specializzati iniziano a metterli in vendita per acquirenti facoltosi. Nascono così l’officina e il mercato del libro. Manca solo il libro. Esso appare come codex tra III e IV secolo d.C. (anche se ne abbiamo rari esempi nei secoli precedenti). La pergamena consente di comporre un libro a fogli ripiegati e poi rilegati. Il codex ha questa meravigliosa qualità: se il rotolo permetteva una lettura bidimensionale (dall’alto in basso e da destra a sinistra, o viceversa), esso introduce nella lettura la terza dimensione perché può essere sfogliato ed è così che si possano consultare quasi contemporaneamente la prima e l’ultima parte del testo (il volumen non poteva essere “percorso” rapidamente). Non solo il codex è ideale per la consultazione, ma facilita la lettura. Si dice che esso sia stato diffuso in ambiente cristiano per differenziare il testo del Nuovo Testamento da quello dell’Antico, soprattutto perché permetteva la consultazione di vangeli sinottici. Rilegato bene e con buona pergamena il codex poteva essere trasportato; non parlo dei pesantissimi formati in folio, ma si pensi a libri d’ore miniati, grandi come una nostra agendina. Riprodurli era molto costoso, è ovvio. Ultima invenzione prima del libro a stampa, nel tardo medioevo, la carta (fatta con stracci) sostituisce la pergamena. E se qualcuno pensa che la carta fosse materiale di supporto più labile della pergamena è perché non ha mai sfogliato un bell’incunabolo, che ancora oggi crocchia quando si tenta di sgualcire il foglio. Purtroppo verso la metà circa dell’Ottocento si è passati dalla carta di stracci alla carta di legno, ben più deperibile. Se la carta non è di altissima qualità, un libro moderno ha una vita media di settant’anni, e dopo inizia a sbriciolarsi. (…).

domenica 18 febbraio 2018

Lalinguabatte. 49 “Cosmonauta e l’equivoco del mito americano”.



Sono riuscito – finalmente - a (ri)vedere su DVD il bellissimo film “Cosmonauta” della regista – al tempo del Suo lavoro, regista esordiente - Susanna Nicchiarelli. Film delicato e dall’intreccio sorprendente, tanto da avere incantato la platea di Venezia in quell’anno 2009 – un’era addietro appena - e di aver vinto a mani basse il premio per la sezione “Controcampo italiano”. Lo segnalo e lo raccomando ancora tutt’oggi per rischiarare un orizzonte reso oscuro assai mentre langue una campagna elettorale delle più insignificanti e rozze. Con una precisazione opportuna e doverosa per i non addetti ai lavori: chi all’epoca dei fatti rappresentati – dal 1957 in poi - non avesse ancora messo piede su questo angolo d’universo chiamato Terra, ben poche emozioni ne potrà cogliere dalla visione del film. Altrimenti, è tutto un susseguirsi di emozioni e di nostalgie.