"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 5 marzo 2021

Leggereperché. 64 «Oggi è il sistema delle macchine e delle organizzazioni a servirsi dell'uomo ridotto a suo funzionario».

A lato. "Urban sketch" (2020), penna ed acquarello di Anna Fiore.

Tratto da “Il difetto della macchina è che vince sempre lei” di Umberto Galimberti, pubblicato sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica” del 5 di marzo dell’anno 2016: Come opporsi allo strapotere della tecnica, se ottiene il massimo con il minimo sforzo? (…). (Sostiene) la (…) tesi (…), ossia che l'odierna alienazione che il lavoratore subisce non è da imputare alla tecnica, ma all'inerzia della politica che non governa né l'economia né la tecnica. Io, al contrario, non penso che sia da imputare all'inerzia dei politici il fatto che la politica non prende decisioni, ma che la politica non decide perché nell'età della tecnica e dell'economia globalizzata non è più in grado di farlo. La ragione appare molto semplice, se appena consideriamo che per decidere la politica guarda all'economia, e a sua volta l'economia, per decidere i propri investimenti, guarda alle disponibilità e alle risorse tecniche. Quando si sente dire che per difenderci dai prodotti cinesi dobbiamo migliorare la nostra tecnologia investendo nella ricerca, stiamo riconoscendo il primato della tecnica sull'economia, a sua volta fondato sul primato dell'economia sulla politica, dal momento che non c'è decisione che possa essere presa a prescindere dalla sfera del denaro. La politica è stata inventata da Platone che l'ha definita «tecnica regia» perché, mentre le tecniche sanno "come" si devono fare le cose, alla politica spetta decidere "se" e "quando" si devono fare. Oggi, come scrive il filosofo Giacomo Marramao, «la politica appare come un sovrano spodestato che si aggira tra le antiche mappe dello Stato e della società, rese inservibili perché più non rimandano alla legittimazione della sovranità». La politica ha perso la sua sovranità perché non è più il luogo della decisione. (…). …faccio un esempio: se la tecnica inventa il modo di far nascere i bambini in modo artificiale, la politica, quando non è d'accordo, può opporsi a questa pratica, ma fino a quando? E con che strumenti può impedire alla tecnica che può di non far ciò che può? (Si) dice poi che la tecnica, se usata bene, può alleggerire la fatica del lavoro. Non lo credo, perché la tecnica ha come suoi valori l'efficienza e la produttività dai livelli sempre più elevati, in base al principio della razionalità da essa adottata che prevede di raggiungere il massimo degli scopi con l'impiego minimo dei mezzi. Questa forma di razionalità propria della tecnica è ben rappresentata dagli strumenti di produzione (le macchine) e di organizzazione (i sistemi) che rispondono a una logica molto rigorosa materializzata nelle macchine tra loro perfettamente sincronizzate. Al punto che, rispetto al complesso macchinale, l'uomo è il congegno più a-sincronizzato, per cui, nel sistema uomo-macchina, la guida passa alla macchina. La (…) ipotesi sui benefici della tecnica era valida nel tempo in cui l'uomo della tecnica si serviva, mentre oggi è il sistema delle macchine e delle organizzazioni a servirsi dell'uomo ridotto a suo funzionario. Questa è un'alienazione più spaventosa di quella denunciata da Marx, e per giunta non prevede alcuna possibilità di rivoluzione. Perché come si fa a opporsi alla razionalità della tecnica che, attraverso la sua organizzazione perfettamente sincronizzata, consente di raggiungere il massimo degli scopi con l'impiego minimo dei mezzi, ivi compreso quel mezzo che si chiama uomo?

giovedì 4 marzo 2021

Cronachebarbare. 86 Arbasino: «“leccaculismo”, malattia nazionale».

 

Ha scritto Michele Serra in “Mozione congressuale” pubblicato sul quotidiano “la Repubblica” del 27 di febbraio 2021: (…). …perché a dare un colpo decisivo allo sfruttamento dei rider non è stata la politica, ma la magistratura? Una buona risposta a questa domanda potrebbe, quasi da sola, far ripartire la macchina inceppata della sinistra. Ridarle identità, restituirle una funzione, rivalutare la sua storia (anche gloriosa) e prometterle un futuro. Perché i rider sono esattamente come i braccianti di Pellizza da Volpedo a fine Ottocento, come le mondariso nel Dopoguerra, come gli operai arruolati in massa nel primo boom industriale: proletariato senza diritti. Il procuratore Greco, che di mestiere non fa politica ma cerca di applicare le leggi, lo ha spiegato benissimo: "Non sono schiavi, sono cittadini". L'organizzazione sindacale e politica dei senza voce, degli sfruttati, della carne da profitto, è stata, per circa due secoli, la ragione stessa dell'identità, della cultura e dell'azione della sinistra. Oggi si direbbe: il suo core business. Per quanto ingannevole possa essere la vetrina dei tempi (il rider impugna lo smartphone e non la vanga) la sostanza è ancora quella. E per quanto l'epoca abbia affastellato problemi nuovi, e molteplici, complicando di molto la dialettica capitale-lavoro, l'assenza di una soluzione politico-sindacale di un macroscopico caso di sfruttamento come quello dei rider dice molto, alla sinistra, della sua crisi profonda. In un congresso nel quale si discuta davvero di questo, nessuno oserebbe perdere tempo parlando di correnti e di sottosegretari.

mercoledì 3 marzo 2021

Notiziedalbelpaese. 01 Revelli: «il denaro chiuso a chiave e vigilato dai fedelissimi, e la politica ai piani bassi abbandonata al peggio di sé».

 

Ha scritto Giovanni Valentini su “il Fatto Quotidiano” del 27 di febbraio 2021 – “Governo extralarge, libertà di stampa sempre più stretta” - : Non abbiamo fatto in tempo a dichiarare (…) il timore che il professor Draghi, a capo del suo governo extralarge, non riuscirà a fare una riforma della Rai per le resistenze della partitocrazia ed ecco che il presidente del Consiglio affida la delega sull’Editoria a Forza Italia, nella persona del sottosegretario Giuseppe Moles, uno dei fondatori del partito-azienda.