"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 24 luglio 2026

Cosedettecosì. 45 Michele Serra: «Non è più questione di destra o sinistra. Non è più una categoria che basta a spiegare le cose. La questione è credere nel diritto o nella forza bruta. Nella democrazia o nella sua dismissione che i Salvini di tutto il mondo, avendo Trump come faro, sognano di realizzare».

     Sopra. "Allegoria del buon governo" - 1338/39 - di Ambrogio Lorenzetti.

In  una  seduta  del  Senato  del  1961,  Emilio  Lussu  (eroe  della  Resistenza,  membro  della Costituente e grandissimo scrittore) provò a  far comprendere agli onorevoli colleghi quanto fosse grave non applicare una legge (si trattava di quella, ahimé quanto attuale, che proibiva la ricostituzione del partito fascista), dicendo che una simile inerzia avrebbe negato all'Italia il diritto di riconoscersi in uno «Stato del Buongoverno, per usare un'espressione simbolo che, nei suoi affreschi immortali, ci ha lasciato Ambrogio Lorenzetti». Ebbene, chi si chieda quale sia il posto della giustizia in un governo che voglia essere buono, vada a Siena a contemplare proprio il Buon Governo, una delle più potenti e seducenti rappresentazioni figurative dell'arte di sortirne insieme, cioè della politica. Ambrogio non ci mostra la Giustizia bendata, come si inizierà a fare solo dal Rinascimento, ma con gli occhi bene aperti verso l'alto: verso la Sapienza che regge i piatti della bilancia che consente di distribuire, appunto secondo giustizia, premi e pene. Senza giustizia non può esserci convivenza civile, come mostra la corda che dai piatti della Giustizia scende a legare i cittadini, in una interpretazione paretimologica della parola "concordia". Chi, nelle più svariate circostanze, viene chiamato a giudicare ha un solo dovere: quello di studiare, di approfondire, di capire, di entrare nelle cose, nelle norme e nei fatti. Di liberarsi da ogni vincolo, tenendo il proprio sguardo fisso in quello della Sapienza. Solo così potrà resistere alla tentazione di assolvere o condannare non in scienza e coscienza, ma secondo partito preso, corporazione, timore, condizionamenti di ogni tipo. Cedendo alle invocazioni di una folla che vuole libero Barabba, non Gesù. Lo sguardo fisso verso la Sapienza innalza la Giustizia, allontanandola dalle logiche pattizie e di scambio che lordano la vita delle comunità. E la corda della concordia sfata l'idea che possa esserci pace senza giustizia: senza punire i prevaricatori, i furbi, i potenti che pensano di farla franca attraverso vittimismo e minacce. È ironico che Silvio Berlusconi si fosse fatto riprodurre l'affrescodi Lorenzetti a Palazzo Chigi: chissà se ha mai capito che quell'affresco esaltava un'Italia il cui ethos lui stava scientificamente distruggendo. Quella che per secoli si era sentita dire, con un versetto del libro della Sapienza, che il primo requisito per chi ha un potere terreno è l'amore per la Giustizia. (Tratto da “Non c’è giustizia senza pietà” di Tomaso Montanari).