Da “Ora
ridateci la verità” di Wlodek Goldkorn, intervista a Noam Chomsky
pubblicata sull’inserto “Robinson” del quotidiano la Repubblica del 24 di settembre
2017: (…). Una volta, l’America, nella mente di molti, prima di tutto degli
immigrati, italiani ma anche ebrei dell’Est Europa fuggiti come i suoi genitori
dai pogrom, incarnava la fiducia nel futuro; la certezza che i figli avrebbero
vissuto meglio dei genitori; la possibilità per ciascun individuo di
determinare il proprio destino. Oggi sembra che non sia così. Cosa è successo? «Intanto,
perfino al suo apice il sogno americano era una storia sfaccettata e
ambivalente. Gli Stati Uniti, ai primi del Novecento, avevano leggi molto
repressive contro i sindacati; i linciaggi erano prassi comune; i poveri
vivevano in condizioni spaventose. Moltissimi immigrati, dopo aver guadagnato
un po’ di soldi, tornavano a casa: qui era difficile condurre una vita da
persona civile. Il tutto è cambiato con la Seconda guerra mondiale. È con quel
conflitto che gli Usa conquistano il dominio sul globo terrestre; una posizione
di potere culturale, industriale e militare senza precedenti. Poi sono venuti
decenni di crescita rapidissima, potrei dire quasi egualitaria. Negli anni
Settanta tutto è cambiato. Nasceva il progetto neo-liberale che ha portato alla
stagnazione o al declino economico della maggioranza della popolazione. Basti
pensare che i salari reali dei lavoratori nel 2007, alla vigilia del crollo di
Wall Street, erano più bassi di quelli del 1979. Con l’affermarsi del neo-
liberalismo sono diminuiti l’interesse e la partecipazione alla vita politica.
Sono in crescita invece il risentimento, la rabbia, l’odio. L’abbiamo visto a
proposito del fenomeno Trump».
Il neo-liberalismo, che in Italia chiamiamo
pudicamente liberismo, ha spento il sogno americano? «Ha creato un disastro.
Negli Stati Uniti è in aumento il tasso della mortalità tra le persone in età
lavorativa: tra i trenta e i sessanta anni, maschi bianchi, classe operaia. Ai
tempi della Grande Crisi ( sono abbastanza vecchio per ricordarla) la
situazione era peggiore di oggi, ma c’era la speranza. C’era la sensazione che
saremmo usciti dalla crisi; stavamo lavorando tutti insieme per un futuro
migliore. Oggi invece c’è la sensazione di stagnazione e declino; e
oggettivamente è così. E allora si è propensi a mettere in questione la stessa
democrazia. Mi spiego. La gente ha la sensazione che il sistema non funzioni,
che niente sia fatto per chi soffre e lavora. La frase ricorrente è: “
Qualunque cosa il governo faccia non la fa per me, ma per i ricchi e per i
poveri che però non si meritano né aiuto né assistenza”. Il risentimento crea
capri espiatori».
Come in Italia, dove il senso comune e i
giornali di destra dicono: a noi fanno pagare le tasse, agli immigrati regalano
gli smartphone. « È lo stesso meccanismo per cui nella Germania nazista gli
ebrei venivano considerati colpevoli di tutti i mali. Quando il sistema non
funziona, e tu non sei in grado, perché nessuno ti aiuta a esserlo, di capire
le cose e cambiarle, sei incline a cercare un capro espiatorio; un gruppo
marginale o marginalizzato cui addossare le colpe di tutto. Qui negli States
abbiamo un’immagine: gente che fa la fila. Una volta, la fila avanzava: i miei
nonni erano poveri, i miei genitori meno poveri, io ho avuto il benessere. Ma
ora sto fermo, mentre quelli avanti diventano super ricchi e quelli dietro
godono dell’appoggio del governo per superarmi. Quelli dietro sono i neri, gli
immigrati, i rifugiati. È facile essere arrabbiato con chi sta peggio di te.
Per colpa della dottrina neo- liberale, da voi in Europa declinata come
austerità, abbiamo la sensazione che ci hanno rubato il sogno e la speranza».


