"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 13 ottobre 2026

MadreTerra. 88 Concita De Gregorio: «Pensare che con una buona scorta di cibo, una porta blindata e un sistema di refrigerazione chi può si mette al sicuro. Nessuno è al sicuro. Torneranno i profeti, a dirlo».


Maniero di Baskerville, 13 ottobre

Mio caro Holmes, le mie lettere e i telegrammi precedenti l'hanno tenuta abbastanza al corrente su quanto è sinora accaduto in questo angolo di terra abbandonato da Dio. Più si rimane qui e più lo spirito della brughiera, la sua vastità, diciamo pure il suo lugubre fascino, prende l'anima. Una volta chiusi nella sua stretta ci si lascia alle spalle ogni traccia della moderna Inghilterra, mentre si avverte sempre più intensamente la presenza delle dimore e delle opere delle genti preistoriche. Ci si trova circondati da ogni lato dalle abitazioni di questa gente dimenticata, dalle loro tombe e dai monoliti enormi che si suppone siano le vestigia dei loro templi. Quando si guardano le grigie capanne di pietra che si stagliano contro i tormentati versanti di queste colline, ci si dimentica del nostro tempo, e se ci dovessimo imbattere in un uomo villoso, ricoperto di pelli d'animale, e lo vedessimo strisciare fuori da una bassa porta, in atto di aggiustare alla corda del proprio arco una freccia dalla punta di selce, avremmo la sensazione che la sua presenza fosse più naturale della nostra. (Tratto da “Il mastino di Baskerville” – 1901/1902 – di Arthur Conan Doyle).

(…). Le temperature (in quel 9 di agosto appena passato n.d.r.) sfioravano i 40 gradi, ci dicevano: è l'estate più fresca del nostro futuro. Ci sarebbe stata tre giorni dopo l'eclissi di sole. Alcuni dei ritagli che ho conservato sono questi. "I virus zombie intrappolati nei ghiacciai potrebbero sciogliersi. Patogeni silenti per migliaia di anni rischiano di riemergere per lo scioglimento del permafrost. Il caldo torrido può far tornare in vita organismi che non siamo in grado di fronteggiare e di cui non conosciamo, attualmente, gli effetti sull'essere umano". Due. "Alla vigilia dell'eclissi, le autorità hanno diffuso via Telegram le raccomandazioni contenute nel decreto sulla mobilità speciale che contiene i nuovi divieti di circolazione. È sconsigliato usare i telefoni per non congestionare la rete, della quale è possibile una momentanea sospensione". Pubblicità: "Iscriviti alla nostra App per avere in tempo reale la mappa nazionale e internazionale degli incendi. Il primo mese è gratis!". Pubblicità: "Il Centro commerciale XY resterà aperto questa settimana con orario 9-21. Trova riparo climatico mentre approfitti dei saldi di stagione!". Al caldo sopravvivono i ricchi. Il marxismo contemporaneo si fonda sul possesso dei mezzi di produzione e dell'aria condizionata. Chi vive al fresco moltiplica calore per chi muore al caldo. Il frigorifero per umani è già in produzione. L'hanno realizzato in Giappone. È grande come le vecchie cabine del telefono: celle di refrigerazione momentanea per una persona sola. Presto arriveranno quelli per coppie, e per riunioni. Si paga, naturalmente, per entrare. Costano, del resto. L'azienda che li produce dovrà pur guadagnarci. Il World Food Program dell'Onu è la maggiore organizzazione umanitaria del mondo, ha sede a Roma, è premio Nobel per la Pace nel 2020. Nel rapporto dell'estate 2026 informa che il fenomeno meteorologico denominato El Nino spingerà nei prossimi mesi altre 49 milioni di persone verso la carestia così da arrivare fra settembre e dicembre del 2027, cioè fra un anno, a un totale di 274 milioni di persone che rischiano di morire di fame e di sete. El Nino nasce dal riscaldamento delle acque superficiali dell'oceano Pacifico. Pro-duce aridità, desertificazione e inondazioni. Il rapporto avvisa che gli effetti cresceranno quest'anno dell’81 per cento. Potrebbe sterminare vaste aree di popolazioni e provocare disordini sociali. È già tutto davanti ai nostri occhi, non serve aspettare. Bisognerebbe solo smettere di ballare sulla nave che fa acqua. Di pensare che con una buona scorta di cibo, una porta blindata e un sistema di refrigerazione chi può si mette al sicuro. Nessuno è al sicuro. Torneranno i profeti, a dirlo. O i ragazzi, quelli additati come disinteressati e inerti. Riempiono le piazze del mondo intero, invece, inondano le strade e i palazzi con i loro slogan su clima, guerre, diritti umani, donne. Bisogna seguire la rotta che indicano. Bisogna far presto, che è tardi. (Tratto da “Nessuno è al sicuro” di Concita De Gregorio, pubblicato sul settimanale “d” del quotidiano “la Repubblica” del 10 di ottobre 2026).

“Serve il pubblico per difenderci dal cemento”, testo di Giuseppe De Marzo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” del 2 di ottobre 2026: La crisi climatica si combatte anche con i piani regolatori.  Sicuramente servono una politica di adattamento e mitigazione a livello nazionale, una strategia e una cooperazione internazionale coerente per ridurre in maniera drastica le emissioni. Così come è necessario nel prossimo futuro lasciare sottoterra petrolio, gas e carbone, se vogliano investire nella riconversione ecologica che dà più lavoro, garantisce la salute pubblica e ci allontana dalle guerre. Ma è anche vero che sulla crisi climatica possiamo incidere e tanto da subito se agiamo sul livello locale. Dipende ancora da noi e dalle scelte politiche che vengono fatte nei nostri Comuni su consumo di suolo e piani urbanistici. Cambiare per migliorare le nostre vite si può e si deve. Ce lo ricorda Suolo/Data, la piattaforma civica indipendente e gratuita. Basta andare sul sito, scrivere il nome del Comune che si cerca, indicare l'anno e subito dopo compare una scheda che ci dice quanto suolo è stato coperto e asfaltato. Suolo/Data ci permette anche di mettere in relazione l'impermeabilizzazione con il numero di abitanti, mostrandoci come spesso la popolazione diminuisce e il cemento aumenta. Utilizza i dati Ispra e Istat che vengono incrociati per calcolare il danno pagato dalla collettività a causa del consumo di suolo. Grazie a questa piattaforma oggi abbiamo numeri, indicazioni e dati inconfutabili che raccontano come si è amministrato (male) in molte città italiane. Non stupisce che non sia stata la politica o un ente pubblico a fare il lavoro ma la cittadinanza attiva. Ma dovrebbe far riflettere sul ruolo che può ancora svolgere la politica se avesse il coraggio di rappresentare l'interesse generale, indicando i responsabili del peggioramento delle nostre condizioni di vita, invece che continuare a foraggiarli. Attraverso Suolo/Data scopriamo non solo che cementifichiamo 2,7 metri quadrati al secondo, tra i peggiori dati in Europa, ma che lo facciamo anche dove proprio non si dovrebbe, esponendo i cittadini a rischi maggiori (altro che sicurezza). Il suolo artificiale avanza a un ritmo di 20 ettari al giorno, mentre sono stati cementificati 1.303 ettari in aree esposte alle piene e altri 608 ettari in zone a rischio frana. I Comuni che hanno consumato più superficie nel 2024 sono Ravenna, Venezia, Sassari e Roma. In queste città le giunte continuano a fare politiche sbagliate che si traducono in meno sicurezza per i cittadini, più anidride carbonica, aumento del caldo nei quartieri più popolosi, danni alle economie locali, crescita delle malattie, allagamenti causati dalla maggiore acqua in strada, peggioramento della rete dei trasporti pubblici. Se vogliamo stare meglio invece di continuare a stare sempre peggio bisogna affrontare la crisi ecologica non negarla. In Italia manca ancora una legge nazionale sul consumo di suolo, nonostante le promesse bipartisan. Lo abbiamo ricordato poche settimane fa, il suolo è un bene comune preziosissimo e indispensabile. La decisione di cementificare non dipende dal caso ma dalle delibere e dai piani urbanistici votati dalla politica. Ricordiamocelo, quando nelle prossime notti tropicali in città non riusciremo a dormire perché ci sono dieci gradi in più rispetto a quelli nelle campagne a pochi chilometri. Ricordiamocelo quando ci dicono che ha sempre fatto caldo mentre continuiamo a dipendere da Hormuz e il costo della vita continuerà a crescere. Soprattutto ricordiamocelo in campagna elettorale. Ma intanto è bene ricordare a chi vuole governare come non basti più amministrare l'esistente. Facciamo Eco!

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