<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517</id><updated>2012-02-22T17:01:45.326+01:00</updated><category term='Lavitadeglialtri'/><category term='Cosecosì'/><category term='Capitalismoedemocrazia'/><category term='Strettamentepersonale'/><category term='Eventi'/><category term='Storiedallitalia'/><category term='Dell&apos;essere'/><category term='doveravatetutti'/><title type='text'>ilcavalierdelamancia</title><subtitle type='html'>B-Log "della cittadinanza e dell'impegno", "del leggere e dell'educare" e di altro ancora di varia umanità.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>40</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8646784222806911368</id><published>2012-02-22T17:00:00.001+01:00</published><updated>2012-02-22T17:01:45.335+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 7 Lo spettro dell’emme-emme-ti.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-AwORBbviDYM/T0UQruKmBkI/AAAAAAAAAHU/oWqAhs3GZTc/s1600/IMG_0264.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="221" src="http://3.bp.blogspot.com/-AwORBbviDYM/T0UQruKmBkI/AAAAAAAAAHU/oWqAhs3GZTc/s320/IMG_0264.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo spettro dell’emme-emme-ti - Mmt - si aggira spaventevole per le disastrate contrade dell’intero globo terracqueo. Non è da considerare al pari del famosissimo spettro preannunciato in altri remoti tempi dall’uomo di Treviri. Al confronto è una &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;cosacosì&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, una cosetta, tanto per dire e per fare colore. Ma sarà vero quanto appena asserito? Che l’Mmt è una &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;cosacosì&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, tanto per dire, tanto per fare puro esercizio di alta dottrina e di speculazione spinta? &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Cosacosì&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, o così così? &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Comme ci comme ça, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;direbbero quegli imperdonabili snob dei cugini d’oltralpe, per significare quando le cose di questo mondo vanno proprio così così.? E cosa sarà mai questo emme-emme-ti, ridotto ad un acronimo che farebbe rizzare i capelli anche sulla testa dei calvi? Ce lo ha spiegato, come sempre brillantemente, Federico Rampini sul quotidiano la Repubblica con un lungo editoriale, che trascrivo di seguito in parte, che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“E se la risposta alla crisi fosse stampare più soldi?”&lt;/b&gt;. Si succedono fulmini a ciel sereno. E tutto ciò di cui si è parlato da un bel pezzo a questa parte? È tutta carta straccia la teoria dominante dello spread, dei debiti sovrani, del default, del pil che deve essere così e non cosà, del deficit che più deficit non può essere perché, per come, per quanto… Bla, bla, bla. A questo punto arrivati trovo che avesse proprio ragione il sociologo tedesco Ulrich Beck&amp;nbsp; in quell’editoriale che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il rischio globale che minaccia il capitalismo&lt;/b&gt;, editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica e riportato nel post di questo blog del 6 di febbraio – sotto l’etichetta Capitalismoedemocrazia - che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“La dinamica sociale e politica dell´insipienza”&lt;/b&gt;, quando scrive: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;A dominare è oggi la non conoscenza, che si presenta in diverse sfumature: dall´«ancora non si sa» (quindi una condizione superabile grazie a un impegno scientifico più massiccio e qualitativamente migliore) all´ignoranza volutamente coltivata, passando per l´insipienza consapevole, fino all´«impossibilità di sapere». Al confronto anche l´ironia socratica – «so di non sapere nulla» - appare inoffensiva. Siamo costretti a muoverci e ad affermarci in un mondo ove non abbiamo idea di tutto ciò che ignoriamo; ed è proprio da qui che nascono pericoli dei quali non sappiamo neppure con certezza se esistano o meno!&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Chiosavo in quella occasione: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;C’è un aspetto non secondario della crisi in atto che rimane taciuto, sotterraneo, e che non trova la forza ed il giusto spazio nei media per emergere a livello di consapevolezza collettiva: è la padronanza che i guru, ovvero i maestri della economia e/o della politica, hanno o non hanno dei meccanismi della crisi stessa e di come fronteggiarla adeguatamente. &lt;/i&gt;Ecco perché davo quel titolo al mio post. Si parlava per l’appunto di &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“insipienza consapevole”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, per dirla con le parole dell’illustre sociologo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). …dall'America una nuova teoria s'impone all'attenzione. Si chiama Modern Monetary Theory, ha l'ambizione di essere la vera erede del pensiero di Keynes, adattato alle sfide del XXI secolo. Ha la certezza di poter trainare l'Occidente fuori da questa crisi. A patto che i governi si liberino di ideologie vetuste, inadeguate e distruttive. È una rivoluzione copernicana, il cui alfiere porta un cognome celebre: James K.Galbraith, docente di Public Policy all'università del Texas e consigliere "eretico" di Barack Obama. (…). Il nuovo Verbo che sconvolge i dogmi degli economisti, assegna un ruolo benefico al deficit e al debito pubblico. È un attacco frontale all'ortodossia vigente. Sfida l'ideologia imperante in Europa, che i "rivoluzionari" della Modern Monetary Theory (o Mmt) considerano alla stregua di un vero oscurantismo. Quel che accade in questi giorni a Roma e Atene, l'austerity imposta dalla Germania, per i teorici della Mmt non è soltanto sbagliata nei tempi (è pro-ciclica: perché taglia potere d'acquisto nel bel mezzo di una recessione), ma è concettualmente assurda. (…). Perché il deficit pubblico nel Trattato di Maastricht non doveva superare il 3% del Pil? Perché nel nuovo patto fiscale dell'eurozona lo stesso limite è stato ridotto a 0,5% del Pil? Chi ha stabilito che il debito pubblico totale diventa insostenibile sotto una soglia del 60% oppure (a seconda delle fonti) del 120% del Pil? Quali prove empiriche stanno dietro l'imposizione di questa cabala di cifre? Le risposte dei tecnocrati sono evasive, o confuse. La Teoria Monetaria Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall'alto, la considera ciarpame ideologico. La sua affermazione più sconvolgente, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta. E non solo questo è possibile, ma soprattutto è necessario. La via della crescita, passa attraverso un rilancio di spese pubbliche in deficit, da finanziare usando la liquidità della banca centrale. Non certo alzando le tasse: non ora. Se è così, stiamo sbagliando tutto. (…). Galbraith Jr. è solo il più celebre dei cognomi, ma la Mmt è una vera scuola di pensiero, ricca di cervelli e di think tank. (…). Oltre a Galbraith Jr., tra gli esponenti più autorevoli di questa dottrina figura il "depositario" storico dell'eredità keynesiana, Lord Robert Skidelsky, grande economista inglese di origine russa nonché biografo di Keynes. Fra gli altri teorici della Mmt ci sono Randall Wray, Stephanie Kelton, l'australiano Bill Mitchell. (…). Ma la vera forza della nuova dottrina viene dai blog. The Daily Beast, New Deal 2.0, Naked Capitalism, Firedoglake, sono tra i blog che ospitano l'elaborazione del pensiero alternativo. Hanno conquistato milioni di lettori: è una conferma di quanto ci sia sete di terapie nuove, e quanto sia screditato il "pensiero unico". La Teoria Monetaria Moderna è ben più radicale del pensiero "keynesiano di sinistra" al quale siamo abituati. Perfino due economisti noti nel mondo intero come l'ala radicale che critica Obama da sinistra, cioè i premi Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, vengono scavalcati dalla Mmt. Stephanie Kelton, la più giovane nella squadra, ha battezzato una nuova metafora… ornitologica. Da una parte ci sono i "falchi" del deficit: come Angela Merkel, le tecnocrazie (Fmi, Ue), e tutti quegli economisti schierati a destra con il partito repubblicano negli Stati Uniti, decisi a ridurre ferocemente le spese. Per loro vale la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia, che non deve vivere al di sopra dei propri mezzi: un paragone che non regge, una vera assurdità dalle conseguenze tragiche secondo la Mmt. Poi ci sono le "colombe" del deficit, i keynesiani come Krugman e Stiglitz. Questi ultimi contestano l'austerity perché la giudicano intempestiva (i tagli provocano recessione, la recessione peggiora i debiti), però hanno un punto in comune con i "falchi": anche loro pensano che a lungo andare il debito crea inflazione, soprattutto se finanziato stampando moneta, e quindi andrà ridotto appena possibile. Il terzo protagonista sono i "gufi" del deficit. Negli Stati Uniti come nell'antica Grecia il gufo è sinonimo di saggezza. I "gufi", la nuova scuola della Mmt, ritengono che il pericolo dell'inflazione sia inesistente. Secondo Galbraith Jr. «l'inflazione è un pericolo vero solo quando ci si avvicina al pieno impiego, e una situazione del genere si verificò in modo generalizzato nella prima guerra mondiale». Di certo non oggi. Il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali: comprando senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi. Ben più di quanto hanno iniziato a fare Ben Bernanke (Fed) e Mario Draghi (Bce), questa leva monetaria va usata in modo innovativo, spregiudicato: l'esatto contrario di quanto sta avvenendo in Europa.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8646784222806911368?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8646784222806911368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/cosecosi-7-lo-spettro-dellemme-emme-ti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8646784222806911368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8646784222806911368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/cosecosi-7-lo-spettro-dellemme-emme-ti.html' title='Cosecosì. 7 Lo spettro dell’emme-emme-ti.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-AwORBbviDYM/T0UQruKmBkI/AAAAAAAAAHU/oWqAhs3GZTc/s72-c/IMG_0264.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-994087658745320071</id><published>2012-02-20T16:21:00.000+01:00</published><updated>2012-02-20T16:21:24.621+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavitadeglialtri'/><title type='text'>Lavitadeglialtri. 3 Voglio tutto.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-raeEP46-cAw/T0JkwlOqHXI/AAAAAAAAAHM/aCfwiF1zDAI/s1600/ukiyoe1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-raeEP46-cAw/T0JkwlOqHXI/AAAAAAAAAHM/aCfwiF1zDAI/s320/ukiyoe1.jpg" width="249" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Di Giampaolo Visetti ho già detto, anzi ne ho già scritto. Gli sono in debito di riconoscenza e gratitudine. Poiché con le Sue corrispondenze da quello che è stato chiamato l’impero celeste ci rende un po’ più partecipi della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;vitadeglialtri&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Poiché nell’era della globalizzazione si ha necessità di alzare lo sguardo, oltre gli abituali orizzonti. Giampaolo Visetti ce lo consente. Abbiamo così modo di guardare oltre, di guardare, con i Suoi occhi attenti, l’altro, o gli altri, trattando egli, nelle Sue straordinarie corrispondenze, dei singoli, o dei piccoli gruppi umani, o dei gruppi umani più vasti, talora di popoli interi. Poiché mi è venuta a noia la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;vitanostra&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, quella del bel paese, con le sue stravaganze, le sue cattiverie, la sua disumanità a più strati conclamata. Per non dire della vita associata, della vita politica. Uno schianto. Uno schianto di cattiveria del potere, di purissima &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“strafottenza”,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che è la sublimazione dell’arroganza sì, ma anche dell’insolenza, dell’impertinenza, dell’impudenza, della maleducazione, della prepotenza, della sfacciataggine, della sfrontatezza, che, pur essendo tutti suoi sinonimi, non ne compendiano compiutamente l’orribilità. La sua cattiveria, la sua violenza. Ha scritto nel Suo indimenticabile lavoro editoriale &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Il cuore oscuro dell’Italia”&lt;/b&gt; il giornalista e scrittore inglese Tobias Jones, per lunghissimi anni corrispondente da quello che è stato il bel paese: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(...). In Italia la violenza civile è fortissima. (…). È una cosa anormale, mostruosa, grottesca. Gli italiani sguazzano nel fatto di essere bravi ragazzi, misurati e all’antica… Ma c’è una violenza endemica tra vicini che si cela come una sorte di febbre sottopelle. (…)”. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Stanchi di tutto ciò, di questo modo d’essere visti, o d’essere e non solo d’apparire. Gli italiani &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“brava gente”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;! Perché mai? Quando mai? Oggigiorno è &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;lavitadeglialtri&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, di quelli di quell’impero così lontano, non più celeste ma sempre impero, che ci interessa, che ci deve interessare. E non perché esso riempia di manufatti ed oggetti le nostre case, le nostre vite, con le paccottiglie e le cianfrusaglie con le quali inonda il mercato globale. È che esso, il nuovo impero del capitalismo, già celeste e poi rosso, è divenuto giocoforza un laboratorio a cielo aperto nel quale a milioni cercano una storia nuova, una storia diversa. Una vita nuova, una vita diversa. Come ai tempi del Dickens della nostra primitiva, selvaggia industrializzazione. Giampaolo Visetti è il novello Dickens. Ci fa scoprire il mondo nuovo che emerge, anzi che irrompe, ché poi tanto nuovo non lo è. È l’eterna storia di chi cerca di arricchirsi con gli altri o contro gli altri. Mai anche per gli altri. Come in questa Sua corrispondenza che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Voglio tutto”&lt;/b&gt;, dell’ottobre 2011, che è il &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;vogliotutto &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;di sempre, come lo si è visto in tutte le storie che si rispettino ai quattro cantoni di questo mal ridotto pianeta. &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Vogliotutto, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;e subito. È sempre la stessa storia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(...). Yixi (…) a 21 anni è diventata famosa in pochi istanti. Si è fotografata con due borse di lusso e ha messo tutto in internet. Il popolo dei netizen è insorto. Una studentessa universitaria di Guiyang, pur figlia del vice governatore, non può permettersi accessori da 15mila euro. Il padre era prossimo alle dimissioni dal partito. Per salvarlo, Yixi ha spiegato che una borsa gliela ha regalata lo zio, l'altra il fidanzato. Valore 3mila euro. Le hanno risposto 8mila post. "E loro dove hanno preso i soldi?". La studentessa ha dovuto confessare: "È roba falsa, 16 euro". È stata sommersa da una risata web di massa. "Non sei nessuno - il coro - non bastano pochi yuan per diventare qualcuno". Yixi, accusata di falsificazione della vanità, ha tentato il suicidio. "Non volevo farmi invidiare - si è scusata - ma solo mostrare le mie borse, come qualsiasi ragazza della mia età". I cinesi non erano a conoscenza del nuovo obbligo di esibire le borse online. "Non siamo sprovveduti - ha risposto tale Chen Chi, 16 anni - Approfondiremo". Fatto. È emerso che le borse erano originali e il padre di Yixi è sotto inchiesta per corruzione. Scandalo, ma il modello-Yixi piace. (…). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;I quattro playboy di Pechino sono il sogno degli adolescenti. Ricchi da malore, si chiamano tutti Wang, non lavorano e non hanno limiti. Sono figli dei più noti costruttori della capitale e hanno deciso che la notte spetta a loro. Hanno qualche comprensibile passione: fuoriserie, donne, alcol, pistole. Sono entrati nella mitologia contemporanea quando hanno deciso di fare una gara tra bolidi lungo Wangfujing, il tempio dello shopping. Problema: è zona pedonale, sempre gremita da migliaia di instancabili consumatori. Va bene: non è colpa dei playboy Wang se qualche nottambulo sprovveduto è rimasto tra le ruote, ma anche secondo la polizia hanno esagerato. Non si capiva se avesse vinto Wang Shuo, o Wang Ke, e non è un dettaglio. In palio c'era un'attrice: è partita qualche pallottola, un'auto ha preso fuoco e l'altra ne ha stesi una decina per fuggire in retromarcia. Per capire: tutto a due passi dalla mummia del Grande Timoniere. Non è successo niente. Ennesima insurrezione online, fino a scoprire che un Wang aveva la targa di un generale, l'altro di un viceministro. Accigliati analisti di Stato hanno smesso di telestabilire che la legge è uguale per tutti e il Giornale del Popolo ha chiuso il caso: "I quattro playboy di Pechino erano appena usciti da momenti difficili". Un sondaggio ha chiesto allora perché i ricchi cinesi sono tanto arroganti e si permettono di umiliare tutti gli altri. Risposta esatta: "Non sono arroganti, non umiliano nessuno e speronarsi su Wangfujing per andare a letto con Cheung Man, star di Hong Kong, è uno sballo". (…). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Possibile che questa pancia immutabile dell'Asia, ufficialmente fedele alla rivoluzione proletaria, sogni invece di esibire borse online, comprare lingotti d'oro al bancomat, svuotare cantine di champagne, strappazzare fotomodelle e stirare pedoni con la propria fuoriserie? Sì. La prova è il dramma di Li Hao. Trent'anni, funzionario di Luoyang, sposato, due figli, casa a centro metri dalla stazione di polizia. In due anni ha scavato di nascosto una cantina, poi è andato in un karaoke e ha rapito sei commesse tra i sedici e i vent'anni. Per altri due anni le ha usate come schiave, è chiaro perché. Ne ha pure uccise e sepolte due, alle altre ha trovato clienti sul marciapiede. Una infine gli è scappata e un mese dopo un giornalista è riuscito a dare la notizia. Epilogo. Il cronista è stato arrestato per violazione di segreto di Stato. La polizia ha chiesto scusa per aver turbato l'armonia collettiva, non censurando il fatto. Quattro agenti sono stati sospesi. E Li Hao? Vergogna, però spopola sulle t-shirt. Un esempio: voleva tutto e ci ha provato.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-994087658745320071?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/994087658745320071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/lavitadeglialtri-3-voglio-tutto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/994087658745320071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/994087658745320071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/lavitadeglialtri-3-voglio-tutto.html' title='Lavitadeglialtri. 3 Voglio tutto.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-raeEP46-cAw/T0JkwlOqHXI/AAAAAAAAAHM/aCfwiF1zDAI/s72-c/ukiyoe1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-6079683184504528766</id><published>2012-02-19T16:41:00.001+01:00</published><updated>2012-02-19T16:44:38.592+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dell&apos;essere'/><title type='text'>Dell’essere. 6 E un giovane disse: parlaci dell’amicizia.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_pVbBRWvH0w/T0EX8pao-tI/AAAAAAAAAHE/sFCPBVZlIVE/s1600/mafai.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-_pVbBRWvH0w/T0EX8pao-tI/AAAAAAAAAHE/sFCPBVZlIVE/s1600/mafai.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E un giovane disse: parlaci dell’amicizia. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Ed egli rispose: l’amico è il vostro bisogno corrisposto.&amp;nbsp; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;È il campo che seminate con amore e mietete rendendo grazie. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;È la vostra mensa e il vostro focolare. Perché a lui giungete affamati e in cerca di pace.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Quando l’amico vi dice quel che pensa, non abbiate timore di dire il no, o il sì, che sono nella vostra mente.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E quand’è silenzioso, il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo cuore; giacché nell’amicizia, senza parlare, tutti i pensieri e desideri e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia non acclamata.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Quando lasciate l’amico, non rattristatevi; perché ciò che più amate in lui può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore appare più nitida dal piano.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E fate che nell’amicizia non vi sia altro fine, se non l’approfondimento dello spirito. (…). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Così ha scritto Kahlil Gibran, con il Suo straordinario lirismo, nel volume &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Il Profeta”&lt;/b&gt;. E dal Suo scrivere vibra una carica d’umanità che ha del prodigioso. Un giovane, affermato professionista, giorni addietro, mi diceva di una vicenda tipica di questo nostro tempo di capitalismo rampante. Di come, in un controversia di lavoro di una terza persona da lui conosciuta con altri soggetti, fossero saltati tutti quei simboli e quei precetti che hanno da tempo immemore contrassegnato il sentimento dell’amicizia. Alla mia ingenua osservazione che di fronte all’amicizia si sarebbero dovute accantonare le asprezze insorte in quella controversia il giovane non ha saputo opporre altro che uno stentoreo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“è così quando di mezzo c’è il denaro”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Non ho saputo opporre alla sua nessun’altra considerazione. Mi soccorre, in questa occasione, una recentissima lettura, la riflessione di Giacomo Papi &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“I portinai”&lt;/b&gt; pubblicata sull’ultimo numero del settimanale “D” del quotidiano la Repubblica, che di seguito trascrivo in parte. Scrive Giacomo Papi: &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Un vicino di casa mi ha chiesto l'amicizia su Facebook. E io ho accettato. Per vent'anni l'ho guardato dalla finestra senza mai sentire il bisogno di conoscerlo. Esce di casa alle 8 ogni mattina e dopo mezz'ora rientra. Fa un lavoro tranquillo, a strati, tipo il traduttore. D'estate ascolta musica sinfonica in filodiffusione e gli piacciono le piante: la sua porzione di ringhiera assomiglia al giardino dell'Eden. Non ho mai visto nessuno andare a trovarlo. (…). Da una settimana osservo il mio vicino di casa su Facebook. Ora so che si chiama Giovanni. Ha postato un documentario di Werner Herzog del '74 intitolato La grande estasi dell'intagliatore Steiner. Racconta di un falegname svizzero, campione olimpionico di volo con gli sci. È un capolavoro. Ogni tanto mi alzo e mi affaccio per accertarmi che la vita online di Giovanni non lo abbia cancellato dal mondo. Ieri, l'ho incrociato per strada, e per la prima volta gli ho detto buongiorno. Ha risposto. Possiede una voce. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ecco, anche il giovane, affermato professionista, lo so per certo, è un frequentatore di Facebook. Avrà oramai raggiunto un ragguardevole numero di contatti che lui definisce amici. Avrà chiesto l’amicizia di sconosciuti che navigano in rete. Così, per fare. Cosa farebbe per uno di quegli amici virtuali? Avrà mai l’occasione di scambiare con essi un buongiorno? D’ascoltarne la voce? Di dialogare con essi guardandoli nel profondo degli occhi? Com’è possibile definire amico il contatto freddo che la rete offre? Mi riesce difficile capire. Ma l’amicizia è oggigiorno miseramente ridotta a quel rapporto non diretto, mediato esclusivamente dallo strumento tecnologico, che consente, al riparo di esso, di dirsi amici dell’universo mondo senza doverne pagare il prezzo umano talvolta alto fatto di richieste che il più delle volte hanno, come presupposto proprio dell’amicizia, la rinuncia a qualcosa in nome ed in forza di quel sentimento unico, spesso escludente e desideroso di un riconoscimento forte tra i tanti? Ben misera cosa è l’amicizia al tempo di internet. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-6079683184504528766?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/6079683184504528766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/dellessere-6-e-un-giovane-disse-parlaci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/6079683184504528766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/6079683184504528766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/dellessere-6-e-un-giovane-disse-parlaci.html' title='Dell’essere. 6 E un giovane disse: parlaci dell’amicizia.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_pVbBRWvH0w/T0EX8pao-tI/AAAAAAAAAHE/sFCPBVZlIVE/s72-c/mafai.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-424129811091147021</id><published>2012-02-17T16:29:00.000+01:00</published><updated>2012-02-17T16:29:01.055+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavitadeglialtri'/><title type='text'>Lavitadeglialtri. 2 Quanto vale la vita di Yue Yue?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;img src="http://img2.blogblog.com/img/video_object.png" style="background-color: #b2b2b2; " class="BLOGGER-object-element tr_noresize tr_placeholder" id="ieooui" data-original-id="ieooui" /&gt; &lt;style&gt;st1\:*{behavior:url(#ieooui) }&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-NPrlltF-9CE/Tz5yEKbqqcI/AAAAAAAAAG8/VbAdjid4uig/s1600/ukiyoe2-400.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="208" src="http://3.bp.blogspot.com/-NPrlltF-9CE/Tz5yEKbqqcI/AAAAAAAAAG8/VbAdjid4uig/s320/ukiyoe2-400.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi accorgo che Lavitadeglialtri sembra quasi essere scomparsa dall’orizzonte di questo blog. Eppure essa, la vita degli altri, intendo dire, è una sorgente inesauribile, senza fine, di vissuti che, a raccontarli, sembra impossibile che si siano verificati. Devo molto, in questo senso, al giornalista de’ la Repubblica Giampaolo Visetti che, da quando è divenuto il corrispondente dall’impero celeste, ci fornisce, con le Sue sempre profonde ed argute corrispondenze, spaccati inediti da quel mondo lontano che si affaccia prepotentemente alla ribalta della Storia economica del secolo ventunesimo come potenza non ancora egemone ma che marcherà, e pesantemente, tutto il divenire della politica dell’intero globo terracqueo. Riprendo, frugando tra i miei ritagli, il foglio del settimanale D del quotidiano la Repubblica che riporta la Sua corrispondenza &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Ci salverà Yue Yue?&lt;/b&gt; per trascriverla di seguito in parte. Scrive Visetti ad un certo punto della Sua corrispondenza: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Per la prima volta il paese riflette sul lato oscuro della sua nuova identità. La domanda più formulata è questa: - Come abbiamo potuto ridurci in queste condizioni? -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Sarà una identità nuova quella che i cinesi del secolo ventunesimo si apprestano a scoprire. La tristissima storia di Yue Yue sarà, come sempre accade per una storia nuova, un inedito nella vita di un popolo, come dei singoli. Da questa parte del globo terracqueo sono le storie, come quella di Yue Yue, che hanno marcato, e da un pezzo oramai, la coscienza collettiva e dei singoli, irrobustendola di una non scalfibile corazza di indifferenza e di abitudine alle cose distorte di questo mondo. Quella stessa domanda &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- Come abbiamo potuto ridurci in queste condizioni? –, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;che ora i discendenti dell’impero celeste iniziano a porsi, non ha avuto, invero, una risposta consapevole e responsabile dalle moltitudini che abitano questa altra parte del globo terracqueo poiché tanti, anzi tantissimi, sono stati negli anni gli affanni e le preoccupazioni che hanno assillato le loro menti e che hanno fatto prigioniere le loro coscienze, impegnate com’erano, menti e coscienze, a perseguire quell’illusorio progresso materiale che in pari tempo ha svuotato di tanta parte di umanità le loro stesse vite. Riporta il professor Umberto Galimberti, all’inizio del Suo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Europa, nel nome il suo destino?”,&lt;/b&gt; una riflessione di Martin Heidegger: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Ciò che è veramente inquietante è che non siamo capaci di raggiungere, attraverso un pensiero che non sia solo calcolante, un confronto adeguato con ciò che sta emergendo nella nostra epoca”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. E l’epoca del grande filosofo tedesco è quella segnata dalla data di nascita sua a Meßkirch, il 26 di settembre dell’anno 1889, a quella della sua dipartita avvenuta in Friburgo il 26 di maggio dell’anno 1976. Un tempo invero lontano assai dagli sconvolgimenti&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e dagli affanni degli esseri umani di questo primo decennio del secolo ventunesimo. Per concludere quella Sua interessante analisi scrive il professor Galimberti: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). Può essere che il ciclo dell’Occidente, la cui potenza ha dominato il mondo per secoli, sia prossima alla sua fine. E magari proprio a causa di quel valore, il denaro, che l’Occidente ha eretto a generatore simbolico di tutti i valori, facendo dipendere la vita di tutti noi da quell’unico indicatore, che è giunto persino a rendere insignificante qualsiasi forma di pensiero che non si risolva, come ci ricorda Heidegger, al puro calcolo, al semplice far di conto. Se questo è vero, forse la via d’uscita non è rincorrere i numeri del mercato che quotidianamente riempiono le pagine dei nostri giornali e gli schermi della televisione, ma resuscitare tutti i valori soppressi da quell’unico valore che è il denaro. Ma come possiamo farlo se il nostro pensiero è ormai ridotto a pensare calcolante, e più non conosce altre forme di pensiero e tantomeno sentimento?”. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Questo per l’Occidente secondo il pensiero profondo del professor Galimberti. È molto presto, ancor’oggi, che pervengano e diventino diffuse queste maturazioni del pensiero in quello che fu definito l’impero celeste, poiché la Storia degli umani, di tutti gli umani, deve percorrere necessariamente, implacabilmente e lentamente - a meno che non subentrino sobbalzi della Storia improvvisi e violenti un tempo detti rivoluzioni - tutta la sua parabola, e salire e ridiscendere, scartare e svoltare nel suo percorso, per come la Storia stessa impone. Non esistono scorciatoie. Ed il popolo di quello che fu l’impero celeste deve conoscere tutte le fasi della Storia umana, prima da produttore per gli altri di manufatti senza regole e controlli, per come sono stati nella loro storia anche i mercati del consumo divenuti maturi solo in seguito, a consumatore ora delle proprie merci per come l’ansia e la ricerca del benessere – ma di quale benessere? – impone ad essi come lo impone a tutti gli altri gruppi di esseri umani.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Yue Yue ha due anni. Passa il tempo nel mercato di Foshan, nel Guangdong. I genitori gestiscono una piccola lavanderia. Di notte i materassi prendono il posto dei panni e delle assi da stiro. Tutti i vicini tengono d'occhio Wang Yue, detta Yue Yue, mentre la madre serve i clienti. Una mattina non accade e la bambina va alla scoperta del mondo. Vaga per un po' lungo la strada. Poi, attratta da un banco di frutta, attraversa. L'impatto contro un furgone è tremendo. Yue Yue, morbida come una matassa di lana, rimane schiacciata sotto le ruote. L'autista, per liberarsi la via, non esita a passarle sopra due volte. Infine prosegue, come se avesse schiacciato una scatola. Trascorrono alcuni minuti, poco meno di dieci. Davanti alle telecamere a circuito chiuso del mercato, che registrano la scena, transitano una ventina di passanti. Guardano il fagotto isolato in una pozza di sangue, accennano a fermarsi. Ognuno tira diritto per la propria strada. I lamenti della bambina si fanno già più flebili quando sopraggiunge un pulmino. Non fa in tempo a deviare, o a frenare, e schiaccia Yue Yue un'altra volta. Immagini impressionanti: una piccola folla, radunata sul marciapiede, assiste alla tragedia. La bambina viene trascinata per alcuni metri sotto il minivan, impigliata all'asse con una gamba. Si stacca, il veicolo sterza, accelera e se ne va, come se si fosse liberato del cadavere di un cane. Yue Yue giace immobile. Nessuno alza un dito e gli spettatori si disperdono. Trascorre un quarto d'ora, diciotto persone sfiorano la bambina senza fermarsi. Si avvicina una vecchia. Era poco lontana, intenta a frugare tra i sacchi dei rifiuti per trovare qualcosa da mangiare. La vagabonda si china, raccoglie il corpo martoriato di Yue Yue e l'abbraccia, senza badare al sangue che le macchia gli stracci. Avverte il suo respiro, chiama aiuto e aspetta i genitori, che accorrono in lacrime. (…). Mentre scrivo &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;(la corrispondenza è del 5 di novembre 2011 n.d.r.)&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;, Yue Yue è in coma, irreversibile secondo i medici di Guangzhou. Quando la sua storia verrà letta potrebbe essere già morta, o ridotta allo stato vegetativo. Cinque milioni di internauti hanno guardato online le immagini della tragedia. I due autisti sono stati arrestati. I medici hanno affermato che se la bambina fosse stata soccorsa subito, sarebbe salva. Per la prima volta il paese riflette sul lato oscuro della sua nuova identità. La domanda più formulata è questa: - Come abbiamo potuto ridurci in queste condizioni? -. (…). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-424129811091147021?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/424129811091147021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/lavitadeglialtri-2-quanto-vale-la-vita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/424129811091147021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/424129811091147021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/lavitadeglialtri-2-quanto-vale-la-vita.html' title='Lavitadeglialtri. 2 Quanto vale la vita di Yue Yue?'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-NPrlltF-9CE/Tz5yEKbqqcI/AAAAAAAAAG8/VbAdjid4uig/s72-c/ukiyoe2-400.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5087640094544478651</id><published>2012-02-14T20:42:00.000+01:00</published><updated>2012-02-14T20:42:26.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 12 Il compromesso mancato.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;img src="http://img2.blogblog.com/img/video_object.png" style="background-color: #b2b2b2; 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text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-T6al5YFdKv4/Tzq45tb_gwI/AAAAAAAAAG0/B48BJjwOuM4/s1600/Quartostato.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-T6al5YFdKv4/Tzq45tb_gwI/AAAAAAAAAG0/B48BJjwOuM4/s320/Quartostato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Stabilisce la Costituzione della Repubblica Italiana all’articolo 41 - Parte I, dei Diritti e doveri dei cittadini, Titolo III dei Rapporti economici -: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Fu saggia preveggenza dei Costituenti se la formulazione di quell’articolo 41 mantenne la sua stesura quale ancor oggi è possibile leggere? E se non saggia preveggenza, fu solamente un colpo di fortuna che sia passata quella stesura? Sarebbe interessante conoscere come sia andato avanti lo scontro o l’incontro tra le varie anime costituenti. Nel turbinio della vita sociale degli aggregati umani, al pari del turbinio della vita dei singoli, lo scontro sarà stato asperrimo, poiché opposti, se non contrastanti, saranno stati, e lo sono tuttora, gli interessi in campo. Ma quella formulazione dell’articolo 41 ha risentito del clima postbellico che il paese si preparava ad affrontare ma soprattutto la sua formulazione respirava di quel clima di vasta mobilitazione e concordia ritrovata che la lotta partigiana aveva entusiasticamente suscitato nel Paese. Superata la disfatta bellica, che fu anche materiale, etica e morale, realizzato quello che è passato per il miracolo economico del bel paese, allentato il clima di mobilitazione sociale attorno ad obiettivi di riscatto, sono ridiscesi in campo gli egoismi di sempre, gli egoismi di classe che, sopiti un tempo, hanno ritrovato vigore nel corso dei decenni del secolo ventesimo per radicarsi in quello che oggigiorno viene universalmente definito capitalismo finanziario, che di quell’articolo cerca di liberarsene ove con esso si riconfermano come irrinunciabili e si richiamano quei principi della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sicurezza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;libertà&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;dignità umana&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che non si confanno al capitalismo più selvaggio attualmente conosciuto. Scrive Nadia Urbinati nella Sua analisi che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Il declino dei partiti e il potere economico”&lt;/b&gt; pubblicata di recente sul quotidiano la Repubblica che di seguito trascrivo in parte: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;La combinazione tra democrazia e capitalismo è interrotta, il compromesso sospeso e le classi sono tornate a prendere nelle loro mani le decisioni, in particolare quella che ha il potere economico. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Ecco materializzarsi la fine del compromesso tra capitalismo e democrazia; ecco il virulento attacco a due degli istituti che, nel bel paese, avevano dato spessore e sostanza a quel compromesso, l’articolo 41 della Costituzione e l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Quali spazi, per azioni ancor più devastanti, cercheranno di conquistare le classi egemoni una volta che l’iniziativa economica, tutelata nella sua libertà d’impresa dalla Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza, si sarà liberata di quell’aspetto irrinunciabile, sancito proprio nell’articolo 41, affinché essa sia &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;indirizzata e coordinata a fini sociali, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;ché soltanto il controllo politicamente determinato ed universalmente riconosciuto può esercitare in nome ed in forza della legge uguale per tutti?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;La combinazione di capitalismo e democrazia costituisce un compromesso tra proprietà dei mezzi privati di produzione e suffragio universale, per cui chi possiede i primi accetta istituzioni politiche nelle quali le decisioni sono l´aggregato di voti che hanno uguale peso. (…). L´esito del compromesso tra democrazia e capitalismo fu che i poveri diventarono davvero i rappresentanti dell´interesse generale della società – la loro emancipazione bloccò le politiche restauratrici della classe che possedeva il potere economico. L´allargamento dei consumi privati aveva messo in moto il più importante investimento, quello sulla cittadinanza. La politica del doppio binario “piena occupazione e eguaglianza politica” fu la costituzione materiale delle costituzioni democratiche dalla fine della Seconda guerra mondiale. L´esito fu che l´allocazione delle risorse economiche – dal lavoro ai beni sociali e primari ai servizi – fu dominata dalle relazioni delle forze politiche. I partiti politici si incaricarono di gestire la politica, di essere rappresentanti delle forze sociali, le quali rinunciavano a fare da sole. Quel tempo è finito. La combinazione tra democrazia e capitalismo è interrotta, il compromesso sospeso e le classi sono tornate a prendere nelle loro mani le decisioni, in particolare quella che ha il potere economico. Il declino dei partiti non ha solo fattori politici alla sua origine. La fase nella quale lo Stato si curava dell´emancipazione delle classi oppresse è chiusa. Ora è l´altra classe a gestire le relazioni pubbliche. Non c´è bisogno di scomodare Marx per registrare questi mutamenti. La diagnosi è alla portata del pubblico. L´ideologia keynesiana poteva funzionare fino a quando l´accumulazione del capitale andava negli investimenti e nell´allargamento del consumo. Negli Anni 80 una nuova filosofia ha cominciato a prendere piede: politica di diminuzione delle tasse per consentire una nuova redistribuzione ma questa volta a favore dei profitti, con la giustificazione per gli elettori che ciò serviva a stimolare gli investimenti. Ma la riduzione delle tasse non ha liberato risorse per gli investimenti produttivi ma per quelli finanziari. Il tipo degli investimenti è quindi cambiato con il capitalismo della rendita finanziaria. Quale compromesso la democrazia potrà siglare con questo capitalismo? A partire dagli Anni 80 l´accumulazione si è liberata dai lacci imposti dalla democrazia; l´accumulazione si è liberata dai vincoli dell´investimento imposti dalla filosofia della piena occupazione. La nuova destra ha preso corpo, quella che ha promosso piani di detassazione dei profitti, di abolizione dei controlli sull´impatto ambientale e sulle condizioni di lavoro (l´aumento degli incidenti sul lavoro non è accidentale), l´indebolimento dei sindacati e il loro riorientamento dalla contrattazione nazionale a quella aziendale. Questa fase, che è quella sulle cui conseguenze l´Europa si sta dibattendo in questi mesi, impersona a tutto tondo una nuova società, una mutazione della democrazia. Verso quale direzione? Nel passato keynesiano, la rottura del compromesso per imporre la fine di politiche sociali si era servita di strategie anche violente: il colpo di Stato in Cile nel 1973 impose una svolta liberista radicale e immediata. È difficile pensare a qualcosa di simile oggi, nel nostro continente, benché la storia insegna a mai dire mai. Un altro cambiamento, forse meno indolore benché non assolutamente senza sofferenza, è quello che si sta profilando a chiare lettere in questi anni: la depoliticizzazione delle relazioni economiche. La democrazia che aveva siglato il compromesso col capitalismo aveva rivendicato la natura politica di tutte le relazioni sociali, e i diritti civili bastavano a limitare il potere decisionale delle maggioranze. In questo modo la politica democratica entrava in tutte le pieghe della società ogni qualvolta si trattava di difendere l´eguale libertà dei cittadini. Con la fine di quel compromesso, la politica arretra progressivamente, e soprattutto fa giganti passi indietro nel mondo del lavoro e delle relazioni industriali. Il lavoro deve tornare a essere un bene solo economico, fuori dai lacci del diritto e della politica. La battaglia sull´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha questo significato. Si ripete da più parti che questo articolo ha comunque poco impatto operando su aziende medio-grandi mentre l´Italia ha in maggioranza aziende medio-piccole o familiari. Allora perché? Perché, si dice, lo vogliono i mercati, gli investitori. È una decisione simbolica, un segnale. E perché i mercati hanno bisogno di questo tipo di segnale? La risposta si ricava da quanto detto fin qui: la regia della nuova democrazia non deve più essere la legge, il legislatore, lo Stato, ma il mercato. Perché una parte importante della sfera sociale deve tornare a essere privata, e quindi cacciare l´interferenza della politica. Il limite della “giusta causa” che l´articolo 18 impone, è un limite che segnala la priorità del pubblico sul privato: il datore di lavoro deve rendere conto della ragione della sua decisione di licenziare. Quell´articolo rispecchia quindi la filosofia del compromesso di democrazia e capitalismo, perché stabilisce la libertà dal dominio per tutti, dal non essere soggetti alla decisione altrui, senz´altra ragione che la volontà arbitraria di chi decide. Questo articolo è la conseguenza naturale dell´articolo 41 della Costituzione poiché impone una responsabilità di cittadinanza alla sfera degli interessi economici. Valutando questa fase di restaurazione delle relazioni politiche tra le classi dovremmo farci questa domanda: che tipo di società sarà una società nella quale l´accumulazione è libera da ogni vincolo politico, da ogni limite di distribuzione, da ogni considerazione di impiego che non sia il profitto, da ogni responsabilità verso l´ambiente, la salute di chi lavora e di chi consuma? Siamo certi di voler vivere in una società di questo tipo?&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5087640094544478651?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5087640094544478651/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/capitalismoedemocrazia-12-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5087640094544478651'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5087640094544478651'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/capitalismoedemocrazia-12-il.html' title='Capitalismoedemocrazia. 12 Il compromesso mancato.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-T6al5YFdKv4/Tzq45tb_gwI/AAAAAAAAAG0/B48BJjwOuM4/s72-c/Quartostato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-1745500579195848578</id><published>2012-02-13T17:54:00.000+01:00</published><updated>2012-02-13T17:54:27.444+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storiedallitalia'/><title type='text'>Storiedallitalia. 4 1992-2012: Tangentopoli vent’anni dopo.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vRn0SuzesPw/TzlABk0kawI/AAAAAAAAAGs/JnsOK4XxF5Q/s1600/bacilloaviario.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-vRn0SuzesPw/TzlABk0kawI/AAAAAAAAAGs/JnsOK4XxF5Q/s320/bacilloaviario.jpg" width="292" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 16.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). Berlusconi è stato il principale beneficiario politico di Mani pulite, non ne fu certo una vittima sacrificale come poi amerà dipingersi. E così il Cavaliere, che aveva gioito per l’avvio di una caccia grossa alla partitocrazia, si trasformò all’occorrenza in un insperato protettore del vecchio ceto per prenderne in dote voti e personale politico. Con sullo sfondo trenini che passavano lenti nei pressi del tribunale, i Tg del biscione diramavano degli entusiastici bollettini di guerra sul numero quotidiano dei caduti nelle spettacolari retate delle procure. La custodia cautelare fu trasformata in uno sbrigativo strumento di resa e sfruttata come l’occasione di una pubblica espiazione del politico caduto in rovina. I media parteciparono al gioco punitivo con lunghe riprese dei processi che mostravano alcuni vecchi politici acciuffati in manette rispondere alle requisitorie con la bava alla bocca. Con i suoi media Berlusconi prese parte alle danze e appoggiò il superamento per via giudiziaria di un granitico sistema di potere che pure l’aveva molto agevolato negli affari. Il suo settimanale faceva il tifo sfegatato per i pubblici ministeri e in copertina comparve il faccione dell’accanito inquirente molisano con il titolo sparato con grande evidenza «Di Pietro facci sognare». Anche la Lega fiancheggiava i giudici in azione salvifica contro la casta, gli odiati portaborse e in aula agitava minacciosa il cappio per cominciare da subito a fare piazza pulita. Ospite fisso e chiassoso delle calde trasmissioni della video politica che proprio allora furono inventate da Rai tre, la Lega sfondava nel paese anche grazie al verbo nuovista dei conduttori più politicizzati che divennero, loro malgrado, gli arnesi della destra populista trionfante. Il Msi fu anch’esso la ruota di scorta di mani pulite. A Roma le truppe di Gasparri e Storace assediarono Montecitorio e con le pietre infransero la vetrina della camera, che fu circondata e, al grido di «arrendetevi», fu intimata la resa ai deputati raggiunti dagli avvisi di garanzia. Senza più gruppi parlamentari stabili, privo di guide politiche autorevoli e in un clima divenuto molto pesante nell’affondo contro la nomenclatura, le Camere degli inquisiti operarono recuperando, proprio sull’orlo del precipizio, un senso di responsabilità per certi versi sorprendente. (…). A chi giovò Mani pulite? Alla lotta contro la corruzione non servì molto, vista la perdurante collocazione dell’Italia nei bassifondi delle classifiche internazionali sui livelli di etica pubblica. La lotta alla corruzione non può essere appaltata solo alla magistratura. Chiama in causa nodi più profondi (il senso delle istituzioni, la cultura civica, la lealtà dei poteri economico-finanziari, l’ossatura dell’amministrazione, la vitalità dei partiti) e con il tramonto dei soggetti politici è assai difficile che nella società civile prenda quota una spontanea reviviscenza etico- politica della nazione. Dopo i partiti, presi di petto come una oscura casta da aggredire, lo Stato venne dato in appalto ad aziende, cricche, combriccole, comitati d’affari. Vent’anni dopo, il clima è sempre lo stesso: per i media e i poteri forti ringalluzziti, la classe politica è solo una parassitaria nomenclatura da abbattere. In definitiva: Mani pulite fu l’inizio della rigenerazione o l’incubazione della lunga catastrofe? Un’unica certezza affiora negli anni: l’antipolitica non può mai avere uno sbocco di sinistra. L’antipolitica è oggi diventata l’ideologia di un sistema che, retto da immani poteri oligarchici, se non ritrova grandi partiti, è condannato al marciume. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Avete appena letto uno stralcio tratto da &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Tangentopoli vent’anni dopo. Ascesa e declino della Seconda Repubblica&lt;/b&gt; di Michele Prospero, pubblicato sul quotidiano l’Unità. Siamo a pochi giorni dal 17 di febbraio dell’anno 1992, due anni prima della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“discesa in campo”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. In quella data veniva arrestato Mario Chiesa, il &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“mariolo”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di turno, a detta del latitante di Hammamet. Aveva le mani nel sacco, anzi nel cesso, ma non in senso metaforico, nel senso reale&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;del termine; tentava di mandare via, con l’acqua dello sciacquone, la mazzetta richiesta e concordata con l’imprenditore Luca Magni. Gli finì male. Ma finì male anche al bel paese, che si beccò la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“discesa in campo”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e poi l’imporsi e l’imperversare del personale politico, col suo codazzo di famigli e reggi-borse, più sfrontato, più svergognato e più famelico che a memoria d’uomo si possa ricordare. È da ricordare come una triste data quel 17 di febbraio? Penso proprio di sì: nulla è cambiato, anzi tutto è andato per il verso peggiore. Ce ne dà contezza una interessante intervista concessa a Rinaldo Gianola, sempre del quotidiano l’Unità, da Gerardo D’Ambrosio che fu uno dei protagonisti di quegli avvenimenti. La trascrivo di seguito in parte:&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). Perché Mani Pulite a un certo punto smarrì la sua forza propulsiva? «Questo, forse, è il capolavoro di Silvio Berlusconi. Se la ricorda Retequattro? Trasmetteva in diretta da palazzo di Giustizia, con Paolo Brosio che elencava gli arresti tra gli applausi dei passanti. Forza Italia vince le elezioni del 1994 sull'onda dell’antipolitica, contro i partiti che rubano. La mistificazione mediatica e politica fu enorme perché il creatore, il leader di Forza Italia era indagato e imputato. E quando Berlusconi arriva al governo le sue misure sono coerenti con le sue responsabilità e mirano a frenare l’azione della magistratura. (…). …c’è il tentativo di cambiare il codice di procedura penale annullando le confessioni rese al pm o alla polizia, poi la ex Cirielli con il taglio dei termini della prescrizione. E siamo alla legge ad personam per eccellenza, quella per alleggerire il falso in bilancio. È una legge propedeutica alla corruzione, favorisce la creazione di fondi neri».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). Qual è oggi la priorità del Paese? «La legalità. Dobbiamo essere crudeli con noi stessi: il Paese ha rifiutato la legalità. Anche oggi chi pratica la corruzione, chi evade le tasse non è considerato come un ladro che danneggia l’intera collettività. Eppure la corruzione vale 60 miliardi di euro e secondo la Banca d’Italia pregiudica la possibilità di investire, di creare sviluppo, occupazione. È una battaglia politica e culturale, bisogna ripartire dal basso, dalla scuola, insegnare e difendere il valore della legalità».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;La cronaca offre i casi di parlamentari che abusano ancora di denaro pubblico o che guadagnano milioni su mediazioni immobiliari. Che impressione ricava da questi fatti? «Un’impressione terribile. Il politico che ruba soldi pubblici va subito emarginato, denunciato. Senza esitazione, senza timidezze».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Com’è la sua esperienza di parlamentare? «Non sono molto a mio agio. Conduco le mie battaglie, faccio proposte, ma c’è un grosso problema, inutile nasconderlo. Il sistema maggioritario, questa legge elettorale limitano la democrazia. Il deputato sa che sarà rieletto solo se si comporterà bene con i suoi dirigenti».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-1745500579195848578?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/1745500579195848578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/storiedallitalia-4-1992-2012.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/1745500579195848578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/1745500579195848578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/storiedallitalia-4-1992-2012.html' title='Storiedallitalia. 4 1992-2012: Tangentopoli vent’anni dopo.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-vRn0SuzesPw/TzlABk0kawI/AAAAAAAAAGs/JnsOK4XxF5Q/s72-c/bacilloaviario.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-655911572912953916</id><published>2012-02-11T16:01:00.001+01:00</published><updated>2012-02-11T16:20:15.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storiedallitalia'/><title type='text'>Storiedallitalia. 3 Il lavoro del futuro sarà poco e povero.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-O51ec6nPS5g/TzaClCVtyEI/AAAAAAAAAGk/f72ECBeSPqI/s1600/marx_1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-O51ec6nPS5g/TzaClCVtyEI/AAAAAAAAAGk/f72ECBeSPqI/s320/marx_1.jpg" width="305" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;Siamo in trappola. Sappiamo che dobbiamo aumentare la produttività per tornare a crescere, ma aumentare la produttività vuol dire produrre di più con un minor numero di persone. E sappiamo anche che liberalizzare i mercati aumenta le potenzialità dell’economia e lo sviluppo globale, ma più si aprono i mercati più aumentano le disuguaglianze. E noi giustamente vogliamo insieme produttività e occupazione, mercati liberi e società inclusive. Il problema è che non abbiamo la ricetta. La disoccupazione è ai suoi massimi storici, con oltre 205 milioni di persone senza lavoro nel mondo, 75 milioni dei quali sono giovani. E anche le disuguaglianze hanno raggiunto un livello record, con il 10 per cento più ricco che ha redditi nove volte superiori al 10 per cento più povero. Di questo dramma i paesi industrializzati sono il cuore: il 55 per cento dell’aumento della disoccupazione globale tra il 2007 e il 2010 è avvenuto nella parte "ricca" del pianeta. Mentre per quanto riguarda la disuguaglianza, quel rapporto medio di 9 a 1 tra i redditi dei più ricchi e quelli dei più poveri sale a 10 a 1 per l’Italia fino a raggiungere 14 a 1 negli Stati Uniti. C’è di mezzo la crisi, ovviamente, ma secondo molti studiosi la crisi ha solo fatto esplodere una situazione che era già nelle cose. La sostanza è tanto semplice quanto inquietante: i paesi industrializzati non riescono a creare tanto lavoro quanto sarebbe necessario per dare a tutti i cittadini una prospettiva di vita attiva e dignitosa. La sfida centrale oggi è proprio questa: creare posti di lavoro. Da un punto di vista generale il primo motore è la domanda, se le famiglie non hanno soldi da spendere non potranno acquistare beni e servizi, e le imprese non investiranno né assumeranno. Quindi la prima cosa da fare è rimettere in moto la domanda, operazione già in sé difficilissima in tempi di austerità. Ma purtroppo, anche riuscendoci, la domanda non basterebbe. Secondo gli ultimi studi dell’Ocse e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), anche una crescita più sostenuta non creerebbe i posti di lavoro necessari. Usando le parole dell’ex segretario al Tesoro americano Larry Summers: «E’ più facile creare ricchezza che creare lavoro». La ragione è storica, la globalizzazione fa nascere lavoro nei paesi emergenti ma, almeno in parte, contribuisce a cancellarli nei paesi industrializzati. La tecnologia fa il resto, perché consente alle macchine di sostituire il lavoro umano in molti settori. Per dirla ancora con le parole di Summers, «siamo diventati così bravi a produrre una serie di cose, che riusciamo a produrne tantissime con pochissime persone». Creare lavoro però è un imperativo, e da qualche parte bisogna cominciare. (…). L’Italia, (…) è un caso a sé: nell’educazione abbiamo perso 65 mila posti, nella sanità ne abbiamo solo 8 mila in più, nelle professioni il dato è addirittura negativo per 27 mila unità. Dove invece brilliamo, con ben 125 mila posti in più tra il 2008 e il 2010, sono i posti di coloro i cui datori di lavoro sono le famiglie: più 125 mila. Sono badanti, baby sitter e colf. Conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, certamente, ma forse anche l’anticipazione di un trend che si allargherà anche ad altri paesi, se un economista come Christopher Pissarides, premio Nobel nel 2010 proprio per i suoi studi sull’economia del lavoro, sostiene che dalle sue ricerche recenti emerge che la domanda di lavoro riguarda ormai sempre più "unskilled workers", lavoratori non specializzati, per lo più per servizi alle persone. L’interpretazione di questi dati non è ovvia. La prima riflessione è che se l’attività manifatturiera non crea lavoro, anzi ne perde, ciò non vuol dire che non si debba comunque puntare su di essa, per avere merci da esportare e quindi equilibrare la bilancia commerciale, ma anche perché se c’è l’industria si sviluppano anche i servizi a valore aggiunto e le professioni, mentre se l’industria non c’è si sviluppano soltanto quelli "poveri" di redditi e di competenze, i servizi alle persone appunto. La seconda riguarda la sanità e l’educazione. Secondo Summers saranno i due settori che creeranno il maggior numero di posti di lavoro qualificati nei prossimi dieci anni. L’Italia, alle prese con i tagli di bilancio, è indietro su questa strada, ma forse è giunto il momento di cambiare ottica. Smetterla di considerare sanità ed educazione come costi e considerarli invece settori economici che aumentano la ricchezza della società, e che possono essere gestiti con efficienza indipendentemente dal fatto che per un patto sociale i costi sono sostenuti prevalentemente dalla collettività nel suo insieme. La terza riflessione riguarda i servizi a basso valore aggiunto. Secondo Pissarides cresceranno quelli alla persona e anche le attività nei settori del tempo libero, dalle caffetterie alle palestre e attività contigue. «Qui il problema dice Pissarides è rendere questi lavori più dignitosi e rispettabili». (…). Lavoro dignitoso significa un lavoro produttivo, nel quale vengano rispettati i diritti, che produce un reddito adeguato e che comporta meccanismi adeguati di protezione sociale». Questa categoria di nuovi lavori che promette di essere tra la più dinamiche non sempre risponde a queste caratteristiche. «Andare a lavorare in una fabbrica è una prospettiva rassicurante e viene percepita come dignitosa dice Pissarides andare a lavorare in una caffetteria o occuparsi degli anziani, anche a parità di reddito, il che non è quasi mai, non gode della stessa percezione. Perché non c’è una tradizione familiare in questo senso, non c’è il sindacato e non ci sono tutele. Poiché però molto nuovo lavoro verrà da lì, quello che si deve fare allora è renderlo dignitoso, nella sostanza con adeguate tutele, e nella percezione con una nuova cultura della contemporaneità». Che sia in fabbrica, in famiglia, nella cura della salute o in una caffetteria, la creazione di lavoro in numeri adeguati richiede oggi uno sforzo titanico. (…). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Avete appena finito di leggere un estratto da &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Il lavoro del futuro sarà poco e povero”&lt;/b&gt; di Marco Panara, pubblicato sull’ultimo numero del settimanale Affari&amp;amp;Finanza. Provo a scandalizzare gli improvvidi, sparuti visitatori di questo blog affermando che la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“crisi è bella”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, prendendo a prestito, per far ciò, ovvero per scandalizzare, e parafrasando, l’espressione tanto vituperata allora dell’immaturamente scomparso Tommaso Padoa Schioppa. Ai pochi attenti lettori di questo blog non sarà sfuggito come la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, dolorosa assai per milioni di esseri umani, sia in fondo vissuta, dal punto di vista di questo blog, come un’occasione imperdibile, straordinaria, da cogliere al volo, in una prospettiva di riconsiderazione, di ripensamento delle dinamiche dello sviluppo e della crescita delle società occidentali e di una revisione dei meccanismi perversi dei consumi compulsivi che mal si coniugano, oggigiorno, e sempre più nel futuro delle società umane, con quell’equilibrio energetico ed ambientale globale al quale tutti, indistintamente, dovremmo essere sensibili. Orbene, la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è da salutare, almeno nel bel paese, come la salutare - mi si lasci passare e mi si perdoni il pasticcio dei termini - occasione che ci ha consentito, finalmente, di liberarci di un personale politico inefficiente, senza progetti e senza senso alcuno del bene della comunità. Mi spiego. Ci si è liberati di un primo ministro per il quale il vanto era di non aver letto un libro da almeno una ventina di anni, lui che avrebbe potuto disporre, non per far solo moneta sonante, della più grande industria editoriale del bel paese. Ci si è liberati di un sedicente ministro della economia e della allegra finanza un giorno sostenitore di confini daziari feroci ed insormontabili verso il pericolo giallo montante, un altro giorno sfegatato liberal delle arti e dei commerci, il giorno successivo colbertiano convinto, e poi ancora ferocemente proudhoniano, nell’ultima versione almeno, per il quale la cultura non consentirebbe di sfamare le genti. Ci si è liberati di personale che ha guardato al patrimonio artistico e culturale del bel paese, al suo sistema di stato sociale, quali strumenti ed occasioni per arricchimenti illeciti e posti per consulenze profumatissime in soldoni e quant’altro potesse arrecare vantaggi agli adepti serventi di turno. Questo è stato il bel paese nel quindicennio passato. E ciò che la politica politicante del bel paese non è stata all’altezza di fare, ovvero spazzare via quel certo tipo di personale politico, ci ha pensato la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; a farlo, per la qualcosa mi viene quasi da inneggiare ad essa, trattenuto come sono dal doloroso pensiero di come essa stia pesando terribilmente sugli strati sociali meno abbienti. Ma questi aspetti della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; vanno accolti come benedizioni insperate piovute dall’alto, accanto alle maledizioni ed agli inderogabili sacrifici per i quali tutti assieme siamo chiamati a dare un contributo. E l’attenta analisi di Marco Panara ce ne dà contezza piena. Nel rivolgimento dell’economia globale molte delle società dell’occidente dovranno ripiegare verso lavori e mansioni che un tempo sarebbero stati appannaggio di uomini e donne di diversa origine etnica. Come al tempo della prima industrializzazione del vecchio continente. Quel che bisognerebbe evitare è che si ripetesse l’ignominiosa storia della tratta delle braccia di lavoro, a qualsiasi etnia esse appartengano. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-655911572912953916?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/655911572912953916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/storiedallitalia-3-il-lavoro-del-futuro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/655911572912953916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/655911572912953916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/storiedallitalia-3-il-lavoro-del-futuro.html' title='Storiedallitalia. 3 Il lavoro del futuro sarà poco e povero.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-O51ec6nPS5g/TzaClCVtyEI/AAAAAAAAAGk/f72ECBeSPqI/s72-c/marx_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8851408308640978762</id><published>2012-02-08T21:33:00.000+01:00</published><updated>2012-02-08T21:33:30.365+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 11 L’individuo al centro della nuova sinistra.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-jAJII7sfInA/TzLb2ioHD7I/AAAAAAAAAGc/cYjX8K-4e_0/s1600/Quartostato.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-jAJII7sfInA/TzLb2ioHD7I/AAAAAAAAAGc/cYjX8K-4e_0/s320/Quartostato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 16.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;(…). Il pensiero nuovo dovrà porre l’uomo al centro dell’attenzione. Questa società opulenta, piena di ricchezze, di nuove e immense tecnologie, deve essere riorganizzata in funzione delle necessità vere, importanti, degli esseri umani. Non può essere accettato, ora più di prima, che pochi abbiano ricchezze enormi, mentre miliardi di uomini continuino a “vivere” nella povertà più assoluta e chi aveva conquistato una decorosa qualità della vita, quale l’Italia, ritorni indietro. Le differenze sociali che in un qualche modo sono state “consentite” sino a poco tempo fa, non potranno più essere accettate. In Italia, soprattutto, dagli anni sessanta sino a oggi, una buona qualità di vita, quanto mai conosciuta prima, ha riguardato la stragrande maggioranza dei cittadini. Tutti hanno goduto di un buon sistema sanitario; della scuola per tutti; della possibilità, per com’è stato, che i figli dei lavoratori, dei contadini, di chi un tempo era ai margini, arrivassero anche a occupare i posti più importanti. Milioni di cittadini hanno posseduto la casa e arredi decorosi; l’automobile; la possibilità di godere e praticare l’arte e la cultura; di avere un orario di lavoro dignitoso. Le qualità ottenute, voglio ricordare, sono da accreditare all’impegno e alle lotte per la democrazia e i diritti, che hanno caratterizzato, in particolare gli anni ‘70/80. Insomma, si sono raggiunti e realizzati, nel secolo scorso, in particolare negli ultimi sessant’anni, condizioni di vita prima impensabili. Ora, per mantenere quest’organizzazione della società, che non può più dare risposte positive a tutti, si chiedono sacrifici, anche pesanti. Con quale prospettiva, se il sistema non regge più l’attualità? Possono le nuove generazioni, preparate alla qualità continua, essere cacciate indietro di un secolo? Ritengo di no. È, pertanto, necessario e urgente, avviare una forte discontinuità con quanto sino a oggi è stato fatto. La società dei mercati, che ha consentito, pur nelle diseguaglianze e nelle ingiustizie, di assicurare a masse enormi di essere umani di accedere al godimento, innanzitutto, delle necessità primarie, ma anche a tant’altro, un tempo riservate a solo determinati ceti, ora non è più in grado di governare la nuova realtà. Non può quest’organizzazione della società, assicurare il mantenimento dei livelli di qualità raggiunti. Infatti, può continuare a governare, solo a condizione, che la gran parte dell’umanità, in particolare per gli occidentali e nel caso nostro, degli europei, rinunci a tante conquiste e diritti. Il sistema, per sopravvivere, ha necessità di ridurre le certezze sulla qualità della vita. Quanto sta avvenendo pone all’attenzione della Politica, quella con la p maiuscola, la necessità di una rivisitazione del sistema. Questo non è più capace di metabolizzare e scegliere un percorso positivo. Insistere con aggiustamenti nel suo ambito, non darà risultati accettabili. Anzi con il passare del tempo, si creeranno tensioni e conflitti. È, pertanto necessario avviare una nuova stagione per l’umanità. Ciò è inevitabile, per dare risposte credibili e certezze di prospettiva e di vita. Se non si hanno questa consapevolezza e la lungimiranza di andare oltre il consolidato, non si potranno evitare strappi traumatici e gravi conflitti. È, allora, urgente rimettere in discussione l’attuale modello di sviluppo. Il problema, oggi di attualità in Italia, il “posto fisso”, è un esempio importante di come questo sistema affronta il delicato tema del lavoro. È nelle cose che, per non intaccare la struttura dello stesso, il lavoro torna a essere solo merce di scambio. La definizione “mercato del lavoro”, offende l’uomo; la dignità e il valore in sé, che ha questa importante e fondamentale attività umana. Il mercato è il luogo in cui si riuniscono venditori e compratori per contrattare, vendere e acquistare merce. L’uomo è altra cosa. Deve essere altra cosa! Le idee e la politica devono esaltare la valentia del lavoro dell’uomo. (…). Ora è ovvio che una società che ha subito e sostiene continui mutamenti, deve pensare che in tanti casi, il rapporto tra la persona e il lavoro, avrà sempre più una maggiore e diversa dinamicità. Pertanto il posto fisso, tradizionale, a prescindere se monotono, non può più essere, sempre, garantito. Ciò, che, però, dovrà garantire, la società nuova, quale distinguo fondamentale, pena la distruzione dell’uomo, è il “lavoro fisso per tutta la vita attiva”, a prescindere da dove e con quale diversità e cambiamenti si dovrà compiere. Il nuovo e urgente sodalizio, deve garantire a tutti i diritti di cittadinanza e per primo quello di poter accedere al lavoro. Non si dovrà prescindere da quest’assunto fondamentale, pena la frustrazione profonda dei progetti di vita e delle certezze che fanno dell’esistenza la ragione fondamentale. Non vi è dubbio che molto cambierà, anzi sta già mutando. Il lavoro sarà sempre più realizzato in termini nuovi e sconosciuti. L’epoca industriale, oramai alle nostre spalle, ha profondamente mutato lo stato sociale, economico, comportamentale, morale e dei valori della società. L’epoca nuova che si è avviata con il terzo millennio, è ugualmente, se non di più, portatrice di sconvolgimenti storici. Ecco perché è necessario che ogni cambiamento metta al centro il rispetto e la difesa dei diritti dell’uomo. (…). La nuova società, fondata sui valori di solidarietà, dovrà essere l’obiettivo della politica. La politica, per perseguire tale obiettivo dovrà riprende in mano il governo dell’umanità che oggi, di fatto, è in mano alla sola finanza, ai grandi potentati e alle leggi di mercato. È, dunque, necessario e urgente un pensiero nuovo e rivoluzionario. Questo è il compito storico che ha oggi il mondo occidentale e l’Europa. Io penso che il pensiero nuovo, le proposte di riorganizzazione del modello di sviluppo, spetti in particolare alla sinistra riformista e progressista, perché da sempre è portatrice dei valori di solidarietà.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Avete appena finito di leggere l’interessante lettera, trascritta in parte, della quale l’amico Sabatino Nicola Ventura mi ha fatto destinatario privilegiato. La lettera ha un titolo estremamente interessante: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Sostituiamo il posto fisso con il lavoro fisso&lt;/b&gt;. Come in altre occasioni mi sento di affermare che la crisi ci offre delle opportunità che vanno colte con uno spirito nuovo e con un occhio al divenire che sarà riservato alle nostre società future. Dalla lettera di Ventura mi preme cogliere un aspetto importante, laddove egli scrive che dalla crisi deve sortire una &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;nuova società, fondata sui valori di solidarietà, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;aspetto che è esplicitato con forza nell’interessante editoriale di Alain Touraine, pubblicato sull’ultimo numero dell’anno 2011 della rivista MicroMega e già citato nel post del 6 di febbraio, col titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;L’individuo al centro della nuova sinistra&lt;/b&gt;. Poiché la sinistra, dice bene Ventura, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;da sempre è portatrice dei valori di solidarietà. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Trascrivo di seguito un breve ma significativo passo di Alain Touraine da quell’editoriale – pag. 43 -, poiché ritengo che sia necessario ristabilire punti precisi di orientamento ideologico ora che il liberismo che ha imperato mostra drammaticamente la corda. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;L’elemento di definizione che per primo viene alla mente è che la destra pensa in termini di oggetti e di rapporti tra gli oggetti, e che definisce gli attori tramite le loro situazioni oggettive. (…). Ciò che definisce, all’opposto, la sinistra, è che pensa e agisce in termini di diritti. Il populismo di destra, che lamenta le deplorevoli condizioni dell’infanzia, dei poveri, delle donne e dei prigionieri è sempre esistito. Ma il pensiero e l’azione diventano di sinistra solo quando il pensiero si interroga sulle ragioni della disuguaglianza, o della dipendenza e della violenza, cercando nelle vittime i possibili protagonisti di volontà e desiderio d’azione. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;È l’opportunità grande che la crisi ci offre, di un ri-orientamento ideologico delle masse affinché si sciolga quell’amalgama indistinto, ibrido, innaturale, artatamente creato nel cinquantennio del liberismo più sfrenato conclamatosi ora nella sua ultima versione del capitalismo finanziario, un capitalismo senza doveri, senza responsabilità sociali e senza etica alcuna, amalgama che in tante occasioni mi sono sentito di definire una zuccherosa &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;melassa sociale &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;che, nell’indistinto ideologico creato, ha consentito, per dirla ancora chiaramente con Ventura, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;che pochi abbiano ricchezze enormi, mentre miliardi di uomini continuino a “vivere” nella povertà più assoluta&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Un nuovo rinvigorito umanesimo urge. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8851408308640978762?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8851408308640978762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/capitalismoedemocrazia-11-lindividuo-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8851408308640978762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8851408308640978762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/capitalismoedemocrazia-11-lindividuo-al.html' title='Capitalismoedemocrazia. 11 L’individuo al centro della nuova sinistra.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-jAJII7sfInA/TzLb2ioHD7I/AAAAAAAAAGc/cYjX8K-4e_0/s72-c/Quartostato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-7772457840751813184</id><published>2012-02-07T19:15:00.000+01:00</published><updated>2012-02-07T19:15:48.894+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 6 Degli animali e degli umani.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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È che, in altre occasioni, avevo avuto modo di fare affermazioni somiglianti a quella espressa dall’illustre pensatore e prolifico Autore di libri indimenticabili. L’intervista concessa è in concomitanza con la pubblicazione, per Laterza, dell’ultimo lavoro di Savater, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Tauroetica”&lt;/b&gt; (2012) – pagg. 111 € 14,00 -. Torno alla mia affermazione che, in qualche occasione conviviale, aveva suscitato quasi scandalo e che mi pareva, in verità, stravagante. Fino alla suddetta frase di Savater. Orbene, sostenevo in quelle occasioni, di aver conosciuto, nella mia non più giovine esistenza, persone molto ma molto particolari, persone che coltivano in forma esagerata l’esteriorità del culto dei morti, culto per quelle stesse persone non più in vita per le quali non avevano profuso in precedenza lo stesso impegno e la stessa dedizione come nell’accudimento del loculo o tomba che sia. Sostenevo come quelle forme perniciose di comportamento si accompagnassero, in quelle particolari persone, ad un attaccamento morboso e quasi parossistico anche agli animali domestici, cani o gatti che fossero. Un’associazione arbitraria la mia? Ne ho cercato il motivo ed una spiegazione plausibile. E la frase lapidaria, nonché il senso generale della intervista di Fernando Savater, mi hanno incoraggiato a dare una mia azzardata spiegazione. Quelle tali persone, da me realmente conosciute, debordano nel culto dei morti o nell’accudimento degli animali per il solo fatto che i trapassati, così come gli animali domestici, non sono se non passivamente, o non lo sono più, inesausti sollecitatori, nei confronti del prossimo, di quell’interesse degli “altri” per il prossimo che dovrebbe essere finalizzato a soddisfare i sempre dirompenti bisogni propri dei viventi, titolari e portatori a tempo pieno, incessantemente, e senza condizione, soprattutto di bisogni affettivi insoddisfatti. Affermazione spregiudicata forse la mia, ma confortata da concrete conoscenze personali. Capita, nel mio quotidiano, d’aggirarmi per le vie del mio quartiere che è un quartiere di periferia, un tempo anche contraddistinto e definito come quartiere-dormitorio in quanto, al mattino, la grande moltitudine dei suoi residenti si trasferisce nel vicino centro cittadino chi per la scuola, chi per lavoro, chi per la conduzione di attività commerciali. Il rientro in massa nel mio quartiere segna, alla sera, il termine di una giornata di lavoro. Quartiere vuoto al mattino un tempo, quartiere vuoto alla sera un tempo. Ora qualcosa è cambiato. Uscita dalle attività produttive, del commercio o dei servizi la maggioranza dei suoi abitanti, quelli che grosso modo lo avevano “colonizzato” agli inizi degli anni ottanta del secolo ventesimo, lo stesso si è come d’incanto popolato di abitudinari passeggiatori, moderni peripatetici, di aristotelica memoria, ma muti, poiché essi, i moderni peripatetici, si accompagnano immancabilmente ad un animale domestico ma mai ad un essere vivente, ma umano. Ecco perché trovo straordinaria l’intuizione e l’affermazione del grande Savater.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). «Il problema dei nostri giorni è che, soprattutto in città, non si sviluppa più alcuna relazione con gli animali. Io ho conosciuto una Spagna rurale. Qui fuori, sulla Gran Via, passavano le pecore per la transumanza. Oggi si conoscono solo gli animali di Walt Disney e si stenta a vedere in cosa essi siano diversi dagli uomini. Ciò ha portato a una sorta di antropomorfizzazione degli animali. Una tendenza che spinge ad accreditare le forme più estreme di animalismo, come l'antispecismo di Peter Singer, ossia l'idea che tra le specie animali non ci siano distinzioni di sorta».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;È una tesi pericolosa? «Non distinguere gli uomini dagli altri esseri viventi è nefasto. Perché la morale riguarda solo gli esseri umani. Purtroppo però ormai si tende a scambiare la morale con la compassione. Ora, la compassione è un sentimento buono, per carità, e tuttavia non è la morale. Vede, è molto più semplice di quanto si creda. Mettiamo che passeggiando trovo un passerotto caduto dal nido. So che è in pericolo e poiché sono persona compassionevole, lo raccolgo e lo metto in salvo. Questo è molto bello. Ma è ben diverso dal caso in cui io mi imbattessi in un neonato abbandonato per strada. Lì non si tratta di compassione. Io ho il dovere morale di occuparmene. Questa differenza non la intendono gli antispecisti. Singer è arrivato a dire che se mi trovo di fronte un bambino con tare mentali o fisiche irreversibili e un vitello in perfetto stato devo scegliere il vitello e sopprimere in culla il bambino senza farlo soffrire».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Gli antispecisti sostengono che è l'interesse ciò che caratterizza senza distinzioni tutti gli esseri viventi e che dunque un toro non ha nessun interesse di entrare nell'arena, né il maiale di andare al macello. «Guardi, la questione dell'interesse è il punto nodale. La parola già lo spiega. È latino: inter esse, ciò che unisce e separa due esseri. Ha a che fare con i rapporti fra esseri umani che si comprendono. L'interesse è la possibilità di optare per diverse condotte anziché una sola. Gli animali sono mossi dall'istinto, laddove io, essere umano, nonostante abbia un istinto, posso anteporre un interesse diverso. Quando non si può che seguire una sola condotta, chiamarlo interesse mi pare completamente assurdo. Non è che la solita proiezione antropomorfizzante. La dimensione in cui ha senso parlare di interessi è una dimensione di libertà dalle necessità della natura, il libero arbitrio insomma».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). Ma come si è arrivati a queste posizioni estreme, spesso anche largamente condivise? «Per quel che riguarda la storia del pensiero, il percorso è evidente. (…). Un atteggiamento in cui predomina il sentimentalismo e in cui l'umanitarismo sta sostituendo l’umanismo. Stiamo attenti: chi è umanitario si preoccupa del benessere degli altri ma non della loro umanità, che risiede in aspirazioni, desideri e così via. Io con un cane posso essere umanitario ma non umanista. E qui si apre l'altro tema dei nostri giorni. È assai più semplice avere una relazione con un animale domestico piuttosto che con un essere umano».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Siamo in fuga dalla relazione? «Non c'è dubbio. Vede, con un animale domestico come il cane, per esempio, noi possiamo seguire i nostri due atteggiamenti più estranei alla relazionalità: il sergente ordinatore che è in noi e che al cane dà ordini; e il sensibile iperprotettivo che fa le manfrine. I cani del resto ci offrono un affetto che non esige nulla in cambio. Un affetto che non si può investire di carica morale». &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Crede che in futuro agli animali sia destinata una vita diversa? «Se questo animalismo diventasse dominante, si realizzerebbe la forma perfetta di protezione degli animali: l'estinzione. E del resto, qual è oggi l'animale perfetto e più conosciuto e amato? Il dinosauro. Sta lì nel nulla. A Jurassic Park, vive una vita magnifica. I veri barbari sono coloro che non distinguono uomini e animali. Caligola che fece senatore un cavallo e uccise centinaia di persone che non apprezzava. Quello era un barbaro. Perché trattava gli uomini come gli animali e gli animali come gli uomini».&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-7772457840751813184?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/7772457840751813184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/cosecosi-6-degli-animali-e-degli-umani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/7772457840751813184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/7772457840751813184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/cosecosi-6-degli-animali-e-degli-umani.html' title='Cosecosì. 6 Degli animali e degli umani.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-_X4Zo_98-jc/TzFqNP-MwEI/AAAAAAAAAGU/SOgC3G75LBs/s72-c/chagall_13.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-1073031186830799890</id><published>2012-02-06T19:21:00.001+01:00</published><updated>2012-02-06T20:00:44.414+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 10 La dinamica sociale e politica dell´insipienza.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-HVPCKsyFcnc/TzAZx5HlYSI/AAAAAAAAAGE/nKzPSehLOOk/s1600/Micromega.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-HVPCKsyFcnc/TzAZx5HlYSI/AAAAAAAAAGE/nKzPSehLOOk/s320/Micromega.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;C’è un aspetto non secondario della crisi in atto che rimane taciuto, sotterraneo, e che non trova la forza ed il giusto spazio nei media per emergere a livello di consapevolezza collettiva: è la padronanza che i guru, ovvero i maestri della economia e/o della politica, hanno o non hanno dei meccanismi della crisi stessa e di come fronteggiarla adeguatamente. Ne ha scritto dottamente il sociologo tedesco Ulrich Beck&amp;nbsp; in un editoriale di grande richiamo, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il rischio globale che minaccia il capitalismo&lt;/b&gt;, pubblicato sul quotidiano la Repubblica. Di seguito lo trascrivo in parte. In esso l’illustre Autore, docente presso la London School of Economics, pone l’accento su quell’aspetto taciuto e non adeguatamente affrontato, del quale prima si diceva, fino a riconoscere una inattitudine palese, da parte dei cosiddetti esperti, divenuti nel bel paese i cosiddetti tecnici, di fronte ad una crisi che ha svolgimenti inattesi, poiché imprevisti e non ponderabili, e non fronteggiabili con le consuete regole e prassi della politica economica. A me risultano chiare le conclusioni che dalla lettura del pregevole scritto si possono trarre: la prima è che, almeno nel bel paese, non sia molto diffusa e ben radicata, nel grosso corpo sociale, la consapevolezza della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;impossibilità di sapere di esperti e politici &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;preposti ad affrontare adeguatamente la crisi; la seconda, è che &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;la «sovranità del mercato» rappresenta una minaccia esistenziale senza precedenti; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;ed infine, che &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;la fusione globalizzata della non conoscenza e del rischio di sopravvivenza impone &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;un atteggiamento nuovo a livello globale per mezzo del quale si impongano tutte quelle necessarie risoluzioni che l’egoismo di casta o di classe sociale ha impedito di mettere in atto, come la necessaria e non più rinviabile tobin tax per come il suo ideatore, l'economista James Tobin, la propose nel lontanissimo anno 1972, e che il liberismo sfrenato del secolo ventesimo, nella forma reaganiana e tatcheriana, avversò rudemente, tobin tax che, tassando in maniera modica le transazioni finanziarie, avrebbe consentito di stabilizzare i mercati valutari penalizzandone le speculazioni a breve termine e contemporaneamente procurando risorse economiche da destinare alla comunità internazionale. È tempo, ed è auspicabile che ciò avvenga, che la crisi induca una nuova idea di esistenza per tutti gli esseri umani, affinché torni, per dirla con Alain Tourain, “l’individuo al centro” dell’interesse di tutte quelle forze politiche che si ispirano ad ideali di eguaglianza e di fraternità veramente globale, con una globalizzazione nuova che non sia limitata ai capitali, alle merci, alle intelligenze ed alle braccia da lavoro, ma che tenga in primario conto l’esistenza delle moltitudini. Ha scritto Alain Tourain, nell’ultimo numero della rivista MicroMega – pag. 37 - dell’anno appena trascorso: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il teorema da tempo accettato secondo cui il centro della vita sociale è il sistema economico, cioè la stretta corrispondenza delle categorie della vita economica con quelle della vita sociale, non è più accettabile e dev’essere respinto malgrado i molti servizi resi. L’economia si è separata dalla vita sociale: è questo il significato profondo della globalizzazione. (…). Siamo fin troppo consapevoli che l’edonismo avvantaggia i ricchi e i potenti, e distrugge quanti ne adottano gli obiettivi senza avere i mezzi per raggiungerli. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;È l’occasione straordinaria che la crisi offre, per un ripensare al senso stesso del vivere da cittadini integrati in un sistema che non abbia come totem il consumo per il consumo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(…). A dominare è oggi la non conoscenza, che si presenta in diverse sfumature: dall´«ancora non si sa» (quindi una condizione superabile grazie a un impegno scientifico più massiccio e qualitativamente migliore) all´ignoranza volutamente coltivata, passando per l´insipienza consapevole, fino all´«impossibilità di sapere». Al confronto anche l´ironia socratica – «so di non sapere nulla» - appare inoffensiva. Siamo costretti a muoverci e ad affermarci in un mondo ove non abbiamo idea di tutto ciò che ignoriamo; ed è proprio da qui che nascono pericoli dei quali non sappiamo neppure con certezza se esistano o meno! A questo punto svanisce anche il confine tra pubblico isterismo e responsabilità politica. Prima della crisi finanziaria, gli esperti economici e politici asserivano di avere su tutto conoscenze precise e di tenere in mano la situazione. Ma all´improvviso, una volta esplosa la crisi finanziaria, non sapevano più nulla (senza però confessarlo in pubblico, e neppure a se stessi). E´ stata proprio la crisi dei mercati finanziari globali a porre drammaticamente davanti agli occhi dell´opinione pubblica la dinamica sociale e politica dell´insipienza. L´interazione tra non conoscenza, fiducia e rischio ha un ruolo centrale nella dinamica politica: l´incapacità di sapere, pubblicamente esperita e riflessa, mette a repentaglio la «sicurezza ontologica», o in altri termini, la fiducia nelle istituzioni di base della società moderna, così come nella scienza, nell´economia e nella politica, che dovrebbero essere garanti di razionalità e sicurezza. Di conseguenza, il giudizio su queste istituzioni è drasticamente mutato: non più fiduciarie, ma entità sospette. Se prima erano viste come responsabili della gestione del rischio, oramai sono sospettate di esserne la fonte. (…). Il dramma della minaccia di un tracollo dell´economia mondiale si svolge quotidianamente davanti ai teleschermi nei tinelli di tutto il pianeta. Ma questa drammaturgia mediatica dei rischi catastrofici ha scatenato una mobilitazione, storicamente senza precedenti, dell´opinione pubblica mondiale, di movimenti sociali e di attori politici nazionali e internazionali. (…). La questione della crisi del capitalismo è onnipresente. Perciò si pone in maniera più pressante, e magari con qualche chance in più, il problema di indicare nuove vie, all´interno e persino in alternativa al capitalismo. Non si avverte forse la necessità di una riforma ecologica e sociale della (o nella) seconda modernizzazione, ponendo al centro i valori e i problemi della giustizia e della sostenibilità? Oggi questo pubblico brainstorming è impersonato dal movimento Occupy Wall Street. Il diktat degli onnipresenti rischi finanziari ha impartito ai comuni cittadini qualcosa come un corso accelerato sulle contraddizioni del capitalismo globale; e l´impossibilità di sapere di esperti e politici è ormai condivisa dal pubblico, con crescente impazienza, davanti alla necessità di un deciso cambio di rotta, a livello sia nazionale che internazionale, nell´interazione tra economia, società e politica. (…). …davanti al rischio di una nuova crisi economica mondiale di vasta portata, la «sovranità del mercato» rappresenta una minaccia esistenziale senza precedenti. In altri termini, quest´esperienza storica insegna che il progetto neoliberista – di riduzione dello Stato ai minimi termini – è fallito; e in controtendenza ad esso si fa sempre più forte il richiamo alla responsabilità statale, a fronte di un´economia mondiale che produce vortici di incertezza incontrollabili, mettendo a rischio la vita di tutti. Da tutto questo, al di là dei messaggi negativi, emerge una buona notizia. L´egoismo, l´autonomia, l´autopoiesi, l´isolamento del sé rappresentano i concetti chiave attraverso i quali la società moderna descrive se stessa. Ora, la logica del rischio globale va intesa secondo il principio esattamente opposto, quello dell´apprendimento involontario. In un mondo di contrasti inconciliabili, in cui ciascuno gira intorno a se stesso, il rischio mondiale pone in primo piano l´imperativo, non voluto né intenzionale, della comunicazione. Il rischio finanziario pubblicamente recepito costringe alla comunicazione soggetti che altrimenti non vorrebbero avere nulla a che fare gli uni con gli altri; e impone costi ed impegni a chi fa di tutto per evitarli – e non di rado ha dalla propria parte le leggi in vigore. In altri termini: la fusione globalizzata della non conoscenza e del rischio di sopravvivenza impone di accantonare la pretesa di autosufficienza di culture, lingue, esperti, religioni e sistemi politici, e cambia l´agenda nazionale e internazionale; ne rovescia le priorità, aprendo l´orizzonte al sogno di scelte alternative – come ad esempio la tassa sulle transazioni finanziarie, che ancora poco tempo fa passava per inapplicabile e ridicola. (…). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-1073031186830799890?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/1073031186830799890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/capitalismoedemocrazia-10-la-dinamica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/1073031186830799890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/1073031186830799890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/capitalismoedemocrazia-10-la-dinamica.html' title='Capitalismoedemocrazia. 10 La dinamica sociale e politica dell´insipienza.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-HVPCKsyFcnc/TzAZx5HlYSI/AAAAAAAAAGE/nKzPSehLOOk/s72-c/Micromega.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8176782006311238087</id><published>2012-02-05T19:38:00.000+01:00</published><updated>2012-02-05T19:38:30.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 5 Della monotonia.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-gt7TSXeEX_A/Ty7Mg0fdSQI/AAAAAAAAAF8/X8DVseHOb40/s1600/gervasi5.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="237" src="http://1.bp.blogspot.com/-gt7TSXeEX_A/Ty7Mg0fdSQI/AAAAAAAAAF8/X8DVseHOb40/s320/gervasi5.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;«Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di creazione di consapevolezza, perché il mondo non è più quello che era dieci anni fa. I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia, un posto fisso per tutta la vita. È bello cambiare, avere delle sfide, purché siano accettabili».&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Recita l’autorevole dizionario Sabatini-Coletti alla voce monotonia: &lt;i&gt;&lt;b&gt;Sgradevole insistenza e ripetizione di stessi fatti, situazioni ecc. SIN (…) sensazione di noia causata dal costante e invariato ripetersi di medesimi fatti o situazioni SIN tedio: la monotonia di un'esistenza sempre uguale.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Cosa aggiungere? Che riesce difficile capire, dopo le autorevolissime parole del dottor Mario Monti, come tante autorevolissime altre persone restino per tutta la vita a fare la stessa cosa. Sempre e comunque la stessa cosa. Un esempio? I politici del bel paese. Ma come mai ogni tanto non provano essi a cambiare, avere delle sfide, così come viene consigliato amorevolmente ai giovani del bel paese? E che dire dei grand commis dello Stato, delle istituzioni varie o degli enti? Nessuno, ma proprio nessuno, che sia mai stato tentato di mettere in pratica l’autorevole consiglio del dottor Mario Monti. E che dire dei grandi manager pubblici e/o privati, che non si scollano dal&amp;nbsp; posto fisso neanche dopo essere bravamente riusciti a portare al fallimento l’istituzione, la banca, l’impresa loro affidata? Ché anche quando li si manda via, dopo averli lautamente ricompensati per l’opera insana, per dare pratica attuazione al tanto decantato è bello cambiare, si ritrovano a loro insaputa insediati alla presidenza di un qualcosa altro al quale non avevano ancora pensato. La conclusione mi sembra logica e tutto si tiene: sono i giovani, i senza padrini politici, gli esclusi da tutto a doversi abituare all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Amen. Che tradotto può avere il significato di così è, così sia, in verità. Così parlò il dottor Mario Monti. Sostiene l’autorevole Sabatini-Coletti essere sinonimo di monotonia anche la sensazione di noia. A proposito della noia e dell’annoiarsi, tanto invisi al dottor Mario Monti, propongo una riflessione del professor Franco Cordero ricavata da quella Sua straordinaria opera letteraria che è stata e che continua ad essere &lt;b&gt;L’armatura,&lt;/b&gt; opera letteraria pubblicata per i tipi Garzanti nell’anno oramai remoto 2007 – pagg. 661 € 22,00 -. Scrive l’illustre Autore alle pagine 40-41: &lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). …l’uomo è l’unico animale che s’annoi. Cos’è la noia? Vertigine, paura del vuoto, anzi panico: perde tempo davanti allo specchio, amorevolmente, ma inorridisce appena lo sguardo gli cada sotto; vede l’abisso. Allora inventa affari, mestieri, professioni, feste, liturgie, salotti, guerre, giochi, cacce, balli, schermaglie amorose, accademie, politica: le partite a carte o biliardo hanno la stessa funzione degli uffici importanti; conseiller d’Etat, camerlengo, tesoriere, président à mortier, ecc.; ha bisogno di una routine che l’assorba, così passa il tempo senza guardarsi dentro; (…).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Ecco, forse il dottor Mario Monti ha una tremenda paura di guardarsi dentro, per la quale paura si sarà inventato, nel corso della sua straordinaria, affaccendata vita, una miriade di mestieri, professioni, feste, liturgie, salotti, guerre, giochi, cacce, balli, schermaglie amorose, accademie, politica con il fine ultimo di tirarsi fuori da quella stramaledetta paura. Ma attenzione: il Nostro, il professor Cordero intendo dire, afferma che l’uomo ha bisogno di una routine che l’assorba. Quindi la routine del posto fisso tornerebbe comoda oggigiorno, eccome. Comoda a chi? Al capitale innanzitutto. Eviterebbe ai più di guardarsi dentro. Eviterebbe ai più di scandagliare la propria anima. E di scoprirne una coscienza riposta. Una coscienza di classe, per esempio. Cose d’altri tempi. E di scoprire magari un sé inaspettato. Nuovo e diverso. Una ricerca del sé che dovrebbe interessare anche il dottor Mario Monti. Ma non è così. Peccato per tutti quegli esclusi che ho prima elencato: le jeux sont faits, rien ne va plus. Nulla è più valido, i giochi sono fatti. Ma il Nostro illustre Autore scandaglia pervicacemente sulla noia e d’intorno. Scrive alla pagina 105 della Sua opera straordinaria: &lt;i&gt;&lt;b&gt;Pensieri inconsueti: ad esempio, che giochi, uffici, onori, politica, salotti, affari amorosi, siano una difesa dal fondo buio dell’anima; è una vista insopportabile, perciò l’uomo s’affattura dei passatempi che l’assorbano. Siamo animali vulnerabili dalla noia, ignota a formiche, ragni, gatti, cavalli, ma il peccato d’Adamo non c’entra: semmai l’inverso; nel paradiso terrestre rischia l’inebetimento e forse la trasgressione nasce lì; vuol rompere il tedio d’una vita fannullona; finalmente espulso, gioca partite talmente ardue da riempirgli l’anima. S’annoiano gli stupidi, tanto più i ricchi. (…).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Vengono fuori pensieri inconsueti: proprio così. Ché il dottor Mario Monti voglia evitare che i destinatari ultimi delle sue parole - dal sen fuggite - abbiano a divenire così ricchi da annoiarsi al pari dei ricchi e degli stupidi? Lodevole pensiero il suo, ma pericolosa impresa la sua: renderebbe tutti gli esseri umani come automi, senza un’anima da scandagliare, adusi all’indefesso lavoro per la gloria del soldo, del capitale. È proprio vero: i banchieri non hanno un’anima. Non hanno da scandagliare un’anima. Ergo, non sono vittime della monotonia, non si annoiano. Ecco il motivo per il quale sono proprio diversi da tutti gli altri. Da tutti noi. Come quel tale Ebenezer Scrooge di dickensiana memoria. Arido e tirchio, senza l’anima.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8176782006311238087?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8176782006311238087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/cosecosi-5-della-monotonia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8176782006311238087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8176782006311238087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/cosecosi-5-della-monotonia.html' title='Cosecosì. 5 Della monotonia.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-gt7TSXeEX_A/Ty7Mg0fdSQI/AAAAAAAAAF8/X8DVseHOb40/s72-c/gervasi5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8246549721278127698</id><published>2012-02-04T15:16:00.001+01:00</published><updated>2012-02-04T15:29:22.821+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dell&apos;essere'/><title type='text'>Dell’essere. 5 Una donna. Un ricordo di Anna Maria Longo.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-rtyjQVO5VJY/Ty09gLlyj6I/AAAAAAAAAF0/YCAZ8qHAcgg/s1600/lega.2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-rtyjQVO5VJY/Ty09gLlyj6I/AAAAAAAAAF0/YCAZ8qHAcgg/s320/lega.2.jpg" width="204" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È sorprendente come la vita prepari gli eventi suoi e li concateni in maniera che gli stessi appaiano sì nella loro sempiterna casualità ma pregni di messaggi, che oggi definiremmo subliminali, occulti ma non tanto solo se gli stessi appartenessero pienamente al mondo degli umani. E quali sono stati gli eventi che mi spingono a vergare queste mie poche righe? Ho potuto vedere, ché mi era sfuggito nel corso della normale distribuzione nelle sale, lo straordinario film Milk, di Gus Van Sant, con un eccezionale Sean Penn, Emile Hirsch e Josh Brolin. Vi si racconta di minoranze e delle loro lotte affinché venissero riconosciuti ad esse gli irrinunciabili diritti di tutti gli esseri umani. È il mio primo evento. Il secondo si è materializzato all’accensione del mio portatile, accensione inconsueta per l’avanzato orario della sera, allorquando una e-mail dell’amico carissimo&amp;nbsp; Sabatino Nicola Ventura mi informa dell’avvenuta scomparsa di una donna straordinaria, la compagna Anna Maria Longo. Scrive Ventura, ricordando Anna Maria Longo, essere stata la &lt;i&gt;&lt;b&gt;“donna dell’impegno e delle battaglie per l’emancipazione femminile a Catanzaro e in Calabria, (…). Dalla fine degli anni ’50 a oggi è stata la protagonista delle lotte per il riscatto della donna. E’ stata una studiosa e una teorica della battaglia di genere. Le donne progressiste e democratiche di Catanzaro, ma dell’intera Calabria si sono riconosciute in Anna Maria. &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Non per nulla Sabatino Nicola Ventura ha intitolato la e-mail, che ho avuto il privilegio di ricevere e per il quale privilegio lo ringrazio, Un ricordo di Anna Maria.&lt;i&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;E di seguito scrive ancora affettuosamente: &lt;i&gt;&lt;b&gt;“Nella qualità di dirigente dell’Unione Donne Italiane, ha svolto un lavoro di grande importanza. Rivedo, come se fosse ora, le numerose donne e ragazze di Catanzaro che attorno ad Anna Maria affermavano il diritto di esserci e di contare alla pari degli uomini, ma anche attraverso il riconoscimento delle peculiarità, diverse, della donna. Gli esseri umani sono una comunità di genere. Devono stare assieme con pari dignità e cittadinanza. Anna Maria ha fatto scoprire a tante donne il diritto alla peculiarità di genere. Ha insegnato a tanti uomini che la mortificazione della donna è frutto di costruzioni culturali: sovrastrutture, come si usava definirle tanti anni fa”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. È questa e-mail il secondo evento di quella concatenazione che la vita ci regala sorprendendoci il più della volte. Ha scritto il professor Umberto Galimberti nel Suo &lt;i&gt;&lt;b&gt;“Vestali della memoria”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, pubblicato sul quotidiano La Repubblica del 7 di giugno dell’anno 2003: &lt;i&gt;&lt;b&gt;“(…). Chi è custode della memoria se non la donna, il cui ancoraggio alla natura, che al pari della donna è madre, la rende così solidale alla vita, da spingerla a ricostruirla là dove passa la potenza distruttiva degli uomini, il cui ancoraggio alla natura&amp;nbsp; è davvero flebile e immemore rispetto al fascino che su di loro esercita, quel campo da gioco che è per loro la storia? Non la storia antica, che avendo parentela con l’origine e la nascita delle civiltà è evento femminile, ma con la storia di oggi, che, sradicata dalla memoria delle origini, è pura volontà di potenza. (…)".&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Ecco, è venuto a mancare non solo un essere umano, una donna vera, ma si è spento un pezzo della memoria collettiva di questo Paese. Anna Maria Longo ha combattuto per l’affermazione dei diritti, quelli delle donne, di tutte le donne, così come nel film di Gus Van Sant si è narrato delle lotte, della vita e della morte, tragica, di uno dei protagonisti massimi del secolo ventesimo. Il terzo evento, che si concatena mirabilmente agli altri due, è lo straordinario pezzo che Sabatino Nicola Ventura mi ha trasmesso nella e-mail e, per come mi scrive, è tratto da &lt;i&gt;&lt;b&gt;“un Suo libro, molto autobiografico dei sentimenti e delle scelte, Il guscio, pubblicato circa venti anni fa”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, pezzo che di seguito trascrivo in parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;I ricordi si stagliano in immagini di vissuto politico; trattengono il valore simbolico assunto nei momenti, nelle tappe decisive e importanti del percorso di liberazione. E’ l’otto marzo del ’77. Ogni anno siamo scese in piazza nella storica data, ma la novità di questa festa non ha precedenti. Il corteo è immenso, festoso, variopinto: gonne lunghe di cotonina fiorata, fiori nei capelli, facce splendidamente truccate; mani alzate con i pollici e indici congiunti a simbolo d’utero; un solo grido, una sola voce e siamo tante. La gente ci guarda stupita, frastornata; non comprende; legge nei nostri gesti un’oscenità che offende pudori e rispettabilità; inorridisce alle nostra grida; è “un impazzimento” recita ogni commento, anche se ad essere impazzite siamo in tante e tra queste vi sono donne insospettabili, di indiscussa serietà e rispettabilità. Il corteo è un annuncio politico: l’UDI si fa movimento; si rompe la gabbia dell’organizzazione paludata con regole e riti; si scompiglia la gerarchia. Cambiano le motivazioni della militanza; il personale è politico e rivendica bisogni nuovi, differenziati; ridisegna, a sua immagine, obiettivi e modalità originali di lotta. Scoprire il desiderio e piacere di sé, in quanto donna; è rivoluzione! A partire da sè si scava sul comune denominatore di sofferenza: l’oppressione maschile è senso comune delle donne e si assume ad obiettivo di lotta del nostro pensare e lavorare assieme. Sono trascorsi appena due anni, da quando ho partecipato alla competizione elettorale, candidata dal PCI, per il coniglio regionale della Calabria. Per pochi decine di voti non sono stata eletta; il maschilismo del partito aveva fatto trincea; lì per lì, la delusione mi era sembrata una cocente sconfitta. “Fuori le donne dalle istituzioni” è lo slogan del movimento ed io ne sono più delle altre convinta; appartiene al passato la mia esperienza elettorale. E’ inesauribile la creatività delle donne: la politica si fa corpo, perde astrattezza, assume volti, comportamenti propri ad ogni singola donna; concettualizza i bisogni comuni; si fa simbolo. I manifesti diventano tazebao, si personalizzano; ore ed ore di lavoro paziente per farli: la fantasia cromatica disegna soggetti, scampoli di storie che narrano la nostra esperienza. Alba e Silvana ci insegnano come usare matite e pennelli; impariamo, ci divertiamo. Vogliamo parlare a tutte:&amp;nbsp; giovani e meno giovani; ignoranti e colte; alle inquiete ed alle depresse; il nostro linguaggio povero, stenta a trovare parole che dicano il “non-dicibile”: il desiderio, il piacere,il segreto dell’esperienza di ognuna, il dramma di ogni occulta sofferenza, di ogni solitudine. E’ anche per alcune il momento dell’addio! Lasciano, abbandonano il movimento; hanno paura. Si sottraggono al rischio della messa in discussione della propria vita; cercano scampo dagli interrogativi impietosi sul rapporto coniugale; cedono alle pressioni dei mariti insospettiti, incattiviti per quello stare “insieme tra donne” senza che si possa esercitare il solito, abituale, controllo. Sono allontanamenti dolorosi , ma non irreversibili perdite. Un filo sotterraneo, una affinità segreta le terrà agganciate al movimento anche senza militanza; anche se di fatto, si lasciano chiudere tra i muri di casa in trincea, obbligate all’impegna di custodi del nido: Il femminismo è stato per loro, come per tutte, un incontro irreversibile: la partenogenesi della propria identità e di amore per sé. Nessuna può tornare indietro, ad essere quella di prima. Verranno tutte al congresso dell’UDI di Catanzaro del ’78, convocato come il”decimo” dell’associazione nazionale; ha come slogan: “La mia coscienza di donna in un grande movimento organizzato”. Sono presenti quasi seicento donne: parlano con facilità; usano parole della quotidianità e sono efficaci, comunicano, stimolano, insidiano antiche rassegnazioni, passività stratificate; strappano i veli al “potere” che li usa, prospettano dove e come vogliono investire l’esplosione di energia liberata. Cantano, recitano, sferzano con l’ironia tagliente; il congresso è anche spettacolo: “Donna è bello”. (…). A casa riporto la mia eccitazione; voglio comunicarla, coinvolgere, vivificare il rapporto con Lui; vorrei che mi apprezzasse, sollecitandolo ad una più calda intimità. Parlo sinceramente di me, tento di parlare di noi ed è un muro di gomma che mi trovo, quando non scatta sulla difensiva scaricandomi una genericità di problemi gravosi, di soldi, di cose da fare e che mai si fanno; svicola e si perde nell’irrilevante. Imperterrita continuerò a parlare fingendo l’ascolto fino a quando mi sarà sconvolgente misurare tutta la fatica retrodatata dell’inanità di tante mie parole al vento. Sicuramente l’affettività con le amiche surroga e, senza accorgermi, sostituisce in qualche modo il legame che continuo a ritenere fondante ed indispensabile al mio equilibrio sessuale-affettivo e psichico di donna…&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8246549721278127698?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8246549721278127698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/dellessere-5-una-donna-un-ricordo-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8246549721278127698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8246549721278127698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/02/dellessere-5-una-donna-un-ricordo-di.html' title='Dell’essere. 5 Una donna. Un ricordo di Anna Maria Longo.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-rtyjQVO5VJY/Ty09gLlyj6I/AAAAAAAAAF0/YCAZ8qHAcgg/s72-c/lega.2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5024075870941721541</id><published>2012-01-30T18:54:00.000+01:00</published><updated>2012-01-30T18:54:02.618+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eventi'/><title type='text'>Eventi. 3 Marginidue. La generazione oltre la tangenziale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Eeva_c1u9Kw/TybY8k3WHSI/AAAAAAAAAFs/zNZyOxvSf_Q/s1600/Il+piede+e+l%27orma_4.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-Eeva_c1u9Kw/TybY8k3WHSI/AAAAAAAAAFs/zNZyOxvSf_Q/s1600/Il+piede+e+l%27orma_4.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;I margini. Che non siano i profili estremi di corpi fisici. Margini come marginalità, esclusione di esseri umani. Al tempo della crisi i margini si espandono, inglobano vite che prima della crisi ne erano ben distanti, distinti. O si sentivano ben distanti, distinti. Protetti. Si continui a parlare dei margini. Oggigiorno più di prima. Margini come esclusione, abbandono, di strati sociali sempre più vasti. Se ne è fatto cantore Andrea Satta, scrittore e musicista. Lo ha fatto con un pezzo straordinario sul quotidiano l’Unità del 13 di febbraio dell’anno 2011. Un canto dolente. Di chi ai margini guarda non senza rabbia. Con dolore. Con rabbia vera. E che sa sciogliere come d’incanto la dolcezza piena di un canto dolente. Titolo del Suo canto: &lt;b&gt;La generazione oltre la tangenziale. &lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Io lavoro oltre la Tangenziale, conosco i tempi, lo stress, la corsa, la lontananza dal centro, la solitudine, l‘aria maledetta, il particolato, le coincidenze, il gelo nelle mai, quello ai piedi, il fumino dalla bocca mentre si aspetta il treno, il professore intirizzito, l’operaio assonnato, il padre preoccupato, il tempo che manca, quello che resta, il conto alla rovescia, l’arrivo, la rincorsa, l’apertura delle gabbie, la gara sfrenata per i posti a sedere, l’imbarazzo di dovercela fare. I ragazzi e le ragazze mute urlare, tutti quanti soffrire, senza saperselo dire.&lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale, nell’impero della televisione, dove mancano il cinema, l’incontro, la libreria, la sera fuori, il teatro, la politica, le canzoni in piazza, il forno a legna. &lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale, dove i prati sono una pausa tra il cemento,i cartelloni pubblicitari negano il tramonto, le ringhiere, uno schiaffo di ferro sotto il mento, un avviso a stare in guardia, uno stato di polizia un invito ad andare via. &lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale, dove i negozi sono il tutto che non fa la differenza, i muri un pianto colorato a cento mani, le chiese il credo che sbiadisce, le sezioni dei partiti centri anziani, sale giochi, Snai, cavalli, poker e … se domani … e tutto ciò che fa tendenza oppure speranza o credenza. &lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale tra mille semafori rossi, papaveri giganti cresciuti su un prato nero, fiorito su steli di cobalto, mercurio, radon e altro metallo puntati verso il cielo verniciato verde o giallo. La freccia a destra, la pensilina fatiscente, l’autobus vuoto al capolinea che non parte, sempre al cellulare il conducente a sinistra una vecchia cinquecento sportelli a vento, testimone di un altro tempo. &lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale, in un quartiere di operai, poveri o ricchi non si saprà mai, un parcheggio a pagamento, un deposito di calce, mattoni e manufatti di cemento, un supermercato a triplo sconto e un campo Rom accozzato a fianco. Sporchi tra le auto in coda al no del rosso con la mano tesa, i bambini dalle braccia affacciati per ogni lato un paio, e noi crocifissi tra il fastidio e la vergogna, la rabbia e il fastidio, il fastidio e la pietà, fino alla resa. &lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale, e mio padre comprava solo Fiat. Mi diceva che la Seat era, per la Fiat, come Fedro per Esopo, quel greco che scriveva di leoni, rane, lupi e agnelli, le stesse cose ricopiate peggio, in latino, tempo dopo. E lui, felice di essere italiano, comprava solo Fiat negli anni suoi più belli, sceglieva sempre fra i suoi modelli. Ora che tutto vola via lontano, cosa resta di questo essere italiano?&lt;br /&gt;Io lavoro oltre la tangenziale e vedo che con gli occhi aperti una generazione giovane che muore. Ed è la mia.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla nota redazionale della rivista semestrale &lt;b&gt;Il piede e l’orma4&lt;/b&gt; – Pellegrini editore (2012) ISSN 2037-7991 pagg. 240 € 20,00 - in edicola e nelle migliori librerie: &lt;i&gt;&lt;b&gt;marginidue perché le “voci dei margini” hanno inesorabilmente e inevitabilmente smarginato, esondando sulle pagine del nuovo fascicolo. Troppo vasta la costellazione, una galassia in espansione, per lo più gassosa, difficilmente circoscrivibile nell’insieme e nei corpi che la costituiscono. Così, il nuovo fascicolo dedicato al tema. E, nel solco di una proiezione che dia il senso del continuum, nella sezione finale di “marginidue” l’anticipazione al numero successivo: da sponda a sponda.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5024075870941721541?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5024075870941721541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/eventi-3-marginidue-la-generazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5024075870941721541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5024075870941721541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/eventi-3-marginidue-la-generazione.html' title='Eventi. 3 Marginidue. La generazione oltre la tangenziale'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Eeva_c1u9Kw/TybY8k3WHSI/AAAAAAAAAFs/zNZyOxvSf_Q/s72-c/Il+piede+e+l%27orma_4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-3941219411837884852</id><published>2012-01-29T19:09:00.000+01:00</published><updated>2012-01-29T19:09:05.010+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 9 L’uguaglianza in braghe.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_hHx4XQ5Xfc/TyWK9wsYTeI/AAAAAAAAAFk/4yW-ACAG2g0/s1600/Altan.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="272" src="http://2.bp.blogspot.com/-_hHx4XQ5Xfc/TyWK9wsYTeI/AAAAAAAAAFk/4yW-ACAG2g0/s320/Altan.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;L´equità è un´uguaglianza cui sono state messe le braghe, (…). Bisognava farlo, perché ci fu un momento in cui l´uguaglianza smise di essere guardata negli occhi, e pagò il pegno della temerarietà. Fu allora che le cose cominciarono a essere guardate di sotto in su, dal lato della disuguaglianza, e lo spettacolo era davvero madornale. Sul conto dello scandalo per l´appiattimento e il livellamento si banchettò a oltranza per qualche decennio, e la disuguaglianza – di soldi e di potere – non fece che moltiplicarsi. Non passa giorno senza che le statistiche ne registrino nuovi record. Assoluti, e non solo relativi. Non, cioè, di redditi che crescono, benché gli uni molto di più degli altri, bensì dei redditi che crescono a dismisura mentre gli altri diminuiscono. Le statistiche arrivano a sancire quello che le persone avevano capito da un bel po´, però fanno sempre il loro effetto. (…). Si è (…) insistito sul ruolo dell´invidia sociale, sul suo ripiegamento sul vicino, sulla sobillazione della guerra fra i poveri. È vero, può arrivare un punto in cui i poveri antepongano il desiderio della rovina altrui a quello del proprio miglioramento. Però non va sottovalutata nemmeno la disgrazia dei ricchi (…). Si dovrebbe spiegare ai ricchi che anche se i poveri non fossero troppo poveri, i ricchi sarebbero lo stesso piuttosto odiosi e odiati. Non lo capirebbero. I ricchi infatti sarebbero infelici se non ci fossero i poveri, e in particolare i troppo poveri. È quella, la ricchezza. È un confronto. Voi e noi. (…). Secondo Luca, Gesù disse: “Beati i poveri…”, e però completò: “Ma guai a voi, i ricchi…”. In economia come in psicologia, sulla terra come nel regno dei cieli, ricchi e poveri si tengono come due che facciano l´altalena, e però un trucco ha bloccato l´altalena. E anche quando a furia di puntare i piedi si compie uno sblocco improvviso – una rivoluzione, diciamo – quelli arrivati su si arrangiano a restarci. Nel vangelo del resto la sfortuna dei bonus e delle liquidazioni dei manager era stata annunziata con una spiritosa comprensione: il giovane cui il Maestro propone di vendere tutto, dare il ricavato ai poveri e seguirlo, si rabbuia e se ne va tutto rattristato, “perché era molto ricco”, il poveretto. (…). “A chi ha sarà dato e sarà nell´abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” – ma Matteo, inflessibile coi ricchi, sta parlando del vantaggio cumulativo di chi ha la grazia e il senso delle cose divine, non di soldi. Infatti la disuguaglianza e la sua crescita illimitata coprono una quantità di campi: e se ce n´è uno che, nonostante gli scandalosi privilegi nella scuola e l´istruzione, vede più equilibrata o a volte rovesciata la piramide è il sapere, dal momento che ricchi e potenti sono spesso, e non per caso, ignoranti, e giovani e precari, non a caso, capaci di conoscenza e saperi. (…). Difficile sollecitare una crescita senza favorire i consumi, impossibile uscire dalla pania senza convertire produzioni e consumi. (…).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Il testo trascritto è tratto da &lt;i&gt;&lt;b&gt;“La nostalgia dell´uguaglianza”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; di Adriano Sofri, pubblicato sul quotidiano la Repubblica. L’idea, e l’immagine che ne consegue, dell’uguaglianza ridotta in braghe mi ha affascinato ed intrigato assai. Magia della scrittura sempre sagace, intelligente ed intrigante di Adriano Sofri. Ma in braghe il capitalismo della finanza ci ha condotto veramente e docilmente, tenendoci amabilmente per mano, nei decenni trascorsi, trasformandoci nelle cavie, non tanto innocenti quanto sprovvedute e/o poco accorte, di un esproprio che un tempo si sarebbe detto &lt;i&gt;&lt;b&gt;proletario&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, poiché condotto da altri soggetti sociali, ma che oggi dovrebbe essere diversamente aggettivato per essere rispondente alla durissima realtà sociale del mondo capitalistico avanzato. È tutto avvenuto come nelle stupende vignette di Altan, nelle quali l’ombrello, nel senso proprio fisico del termine, diviene lo strumento di violenza e di sottomissione sociale propria del capitalismo finanziario. Tanto è vero che oggigiorno suona terribile e fuori moda il lemma uguaglianza, per la quale non poco sangue è stato versato a tutte le latitudini. Oggi è di moda dire dell’equità, di un qualcosa che non disturba &lt;i&gt;&lt;b&gt;lor signori &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;e che può essere presentato nelle versioni e/o varianti più disparate. È tutto oramai un inneggiare all’equità con l’evidente limite che essa si presenta, almeno al momento, solamente come una concessione feudale di quelle stesse categorie sociali, capitalisti-finanziari e banchieri in prima fila, che di fatto hanno abolito il termine uguaglianza non nei codici scritti, ché del misfatto si guardano bene, ma nei fatti reali della vita presente e futura di milioni di esseri viventi. Aveva scritto George Soros, un capitalista come pochi altri, nel Suo &lt;i&gt;&lt;b&gt;“La crisi del capitalismo globale. La società aperta in pericolo”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; (1998): &lt;i&gt;&lt;b&gt;“Il sistema capitalistico non mostra di per sé alcuna tendenza all’equilibrio. I possessori di capitali cercano di massimizzare i loro profitti. Se venissero lasciati fare di testa propria, continuerebbero ad accumulare capitale fino a creare una situazione di squilibrio. 150 anni fa, Marx ed Engels fornirono un’ottima analisi del sistema capitalistico, sotto alcuni aspetti migliore, devo dire, della teoria dell’equilibrio dell’economia classica… Il motivo principale per cui le loro spaventose previsioni non si sono avverate è stato dovuto agli interventi politici compensativi attuati nei Paesi democratici. Purtroppo, ancora una volta rischiamo di trarre conclusioni sbagliate dalle lezioni della storia. Tale pericolo proviene non dal comunismo, ma dal fondamentalismo del mercato".&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; La lezione che ci viene oggi dalla Storia è che al capitalismo-finanziario è stato concesso di fare &lt;i&gt;&lt;b&gt;di testa propria,&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; con gli stupefacenti e mirabolanti risultati di una crisi irrisolvibile. Senza scomodare il pensiero del grande magnate a lanciare o rilanciare l’allarme fu anche il professor Giorgio Ruffolo in un editoriale, steso come racconto per i posteri, che ha per titolo &lt;i&gt;&lt;b&gt;La mutazione del capitalismo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica (6.07.2011) che di seguito trascrivo in parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). «A circa tre quarti del ventesimo secolo i governi dei paesi anglosassoni, Inghilterra e Stati Uniti, presero la storica decisione di liberalizzare i movimenti internazionali dei capitali. Diventò possibile trasferire capitali da un punto all´altro del mondo alla ricerca del massimo profitto. Fino ad allora, nel regime instaurato a Bretton Woods questa possibilità era stata assoggettata a severe limitazioni. Queste limitazioni avevano reso possibile un patto fondamentale tra capitale e lavoro, cuore del compromesso tra capitalismo e democrazia, che contraddistinse quella che fu chiamata da un grande storico di quei tempi l´età dell´oro. I capitalisti rinunciavano alla ricerca del massimo profitto e i sindacati alla piena utilizzazione del loro potere contrattuale. Ambedue subordinavano le loro pretese al vincolo dell´aumento della produttività. Si chiamava politica dei redditi e assicurò qualche decennio di crescita sostenuta accompagnata da alta occupazione del lavoro e da equilibrata distribuzione dei redditi. La liberazione dei movimenti di capitale fece saltare questo tacito patto con conseguenze economiche e sociali contraddittorie. Masse di capitali affluirono nei paesi poveri suscitandovi imponenti processi di sviluppo soggetti a improvvisi e devastanti deflussi. Nei paesi ricchi quella decisione provocò invece una vera e propria mutazione del capitalismo. La ricerca del massimo profitto nel minimo tempo sviluppò le attività finanziarie e speculative rispetto alla produzione reale. Ne risultò un rallentamento della crescita e uno spostamento dei redditi dal settore reale a quello finanziario accompagnato da un aumento vertiginoso delle diseguaglianze. Sul piano mondiale si verificò un altro processo sconvolgente. Il risparmio dei paesi poveri investiti dallo sviluppo fu attratto dai mercati finanziari dei paesi ricchi che gli garantivano sicurezza e rendimenti elevati. Invece di alimentare i bassi consumi dei primi finanziò i consumi eccessivi dei secondi instaurando una condizione di squilibrio permanente delle bilance dei pagamenti. Ma gli squilibri non si produssero soltanto nello spazio, investirono il tempo. L´accumulazione finanziaria fu finanziata sempre più dai redditi futuri, sotto forma di indebitamento: come dire, vivendo alle spalle dei posteri. Questo fenomeno assunse caratteristiche sistematiche, al punto che un economista definì il nuovo capitalismo come il regime economico in cui i debiti non si pagano mai, ma sono sistematicamente rinnovati. Qualcuno di voi mi domanderà: era sostenibile una tale condizione di cose? La risposta è: no. (…). &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-3941219411837884852?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/3941219411837884852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-9-luguaglianza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/3941219411837884852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/3941219411837884852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-9-luguaglianza.html' title='Capitalismoedemocrazia. 9 L’uguaglianza in braghe.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_hHx4XQ5Xfc/TyWK9wsYTeI/AAAAAAAAAFk/4yW-ACAG2g0/s72-c/Altan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-3663484413310323753</id><published>2012-01-28T16:04:00.001+01:00</published><updated>2012-01-28T16:21:57.887+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 8 Lotta di classe.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-s6ujxjs_Wog/TyQORqiDCjI/AAAAAAAAAFc/U5a2oaNVMHw/s1600/Marx_2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-s6ujxjs_Wog/TyQORqiDCjI/AAAAAAAAAFc/U5a2oaNVMHw/s320/Marx_2.jpg" width="237" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). Uomini e donne non salgono più i gradini della scala sociale e restano aggrappati alla ringhiera anche al momento delle nozze: il matrimonio tende a «polarizzare» i redditi. Il medico sposa quasi sempre il medico, l´avvocato dice «sì» solo all´avvocatessa, l´operaio all´operaia. Ricchi con ricchi, poveri con poveri: una dura legge che nemmeno la favola bella di Cenerentola riesce a contrastare. Oggi i principi azzurri e le ricche ereditiere non rappresentano più la soluzione del problema: ce lo dice l´Ocse nel suo rapporto «Divided we stand», una spietata analisi sulla crescita delle ineguaglianze sociali (…). Le cifre indicate dallo studio dettano una tendenza netta: nel 2008, anno degli ultimi dati disponibili (e periodo comunque antecedente alla fase più pesante della crisi), il reddito medio del 10 per cento di popolazione più ricco del Paese (l’Italia n.d.r.) era di oltre dieci volte superiore a quello del 10 per cento più povero (49.300 euro contro 4.887). A metà degli anni Ottanta il rapporto era di 8 a 1: il gap sta quindi peggiorando. Non è un fenomeno solo italiano, sia chiaro: il divario fra più e meno abbienti, sottolinea l´Ocse, sta aumentano in quasi tutti i paesi europei. Francia a parte dove - come in Giappone - il quadro è rimasto più o meno stabile, il differenziale è salito anche nella ricca Germania e nell´evoluta penisola Scandinava (passando dall´1 a 5 degli anni Ottanta all´attuale 1 a 6). Imbarazzante l´1 a 17 degli Stati Uniti, drammatico - pur se in netto miglioramento - il dato del Brasile dove i più ricchi hanno redditi cinquanta volte superiori a quelli dei più poveri. Più sei pagato, più lavori, più ti arricchisci: a guardare le tabelle dello studio Ocse par di capire che le occupazioni di basso livello difficilmente evolvono e permettono il riscatto. Secondo gli studi dell´Ocse in Italia (ma la tendenza è confermata anche negli altri paesi) quantità e qualità del lavoro vanno di pari passo. Dalla metà degli anni Ottanta ad oggi il numero annuale di ore di lavoro effettuate dai dipendenti meno pagati è passato dalla 1580 alle 1440 ore. Anche fra i lavoratori meglio pagati la quantità è diminuita, ma in minor misura, passando dalle 2170 alle 2080 ore. Faticare, quindi, non basta. Ed essere lavoratore dipendente non aiuta: a differenza di molti paesi Ocse in Italia la diseguaglianza sociale va di pari passo con l´aumento dei redditi dei lavoratori autonomi. La loro quota sul totale della ricchezza è aumenta, negli ultimi trenta anni, del 10 per cento. Cos´è che fa aumentare la diseguaglianza? Il livello minimo di istruzione, certo, la bassa percentuale di lavoro femminile, lo storico divario fra Nord e Sud. Ma non basta. Il gap di casa nostra è causato anche dalla tendenza degli italiani a celebrare unioni fra caste: i principi azzurri non vanno più in cerca della loro Cenerentola e questa mancanza di fantasia ha contribuito per un terzo dell´aumento delle diseguaglianze di reddito. Cosa fare per invertire la tendenza? L´estensione dei servizi pubblici non basta più: istruzione, sanità e welfare riducono il gap, ma in modo meno incisivo rispetto al passato (di un quarto nel 2000, di un quinto oggi). La svolta, suggerisce l´Ocse, per l´Italia passa attraverso una riforma del fisco e della previdenza, il potenziamento degli ammortizzatori sociali e delle politiche di sostegno al reddito.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Il testo proposto è stato tratto da &lt;i&gt;“Classi sociali, i ricchi sempre più su ora guadagnano 10 volte più dei poveri”&lt;/i&gt; a firma di Luisa Grion ed è stato pubblicato sul quotidiano la Repubblica. C’è stato un tempo che un povero diavolo invitava le giovani e belle donne – purché belle comunque - del bel paese a trovare un figlio, anche se imbecille, di un industriale per risolvere i propri problemi economici ed esistenziali. Quel tempo sembra sia tramontato per sempre. La giovane operaia potrà al massimo aspirare ad impalmare il caporeparto dell’officina pressa la quale presta le sue braccia. Torna la lotta di classe? Non ho una risposta da dare. Un sedicente comico, un &lt;i&gt;“grillo”&lt;/i&gt; straparlante, che sproloquia di continuo, ha dichiarato in questi giorni, a proposito del governo dei cosiddetti tecnici: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- Il governo Monti sta facendo questo sporco lavoro schifoso di mettere le categorie dei cittadini l’una contro l’altra, per esempio gli evasori contro chi paga le tasse -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Roba da non credere. Sempre quel povero diavolo parlava in un tempo appena passato di invidia sociale. Nelle sue ossessioni la contrapposizione delle classi sociali, vecchia per quanto è vecchio il mondo, non la si poteva neanche adombrare. Finita la vertigine, il risultato è quello che Luisa Grion ci prospetta nel Suo interessante dossier. Per il &lt;i&gt;“grillo”&lt;/i&gt; invece la contrapposizione tra chi paga le tasse e tra ci le evade è un lavoro sporco. Tanto è vero che al tempo del povero diavolo si proclamava ai quattro venti la necessità di perseguire l’evasione fiscale ma non si adottavano le misure necessarie per conseguire il nobile proposito. Scrive, in un Suo interessante editoriale – &lt;i&gt;Il Pd deve reagire&lt;/i&gt; - sul quotidiano l’Unità, Alfredo Reichlin: &lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). Lo scontro è mondiale. I nemici dell'euro non sono i taxi. Il pericolo non è il centrismo. Io mi chiedo se misuriamo abbastanza gli effetti dell'enorme squilibrio che è in atto nella distribuzione della ricchezza e quindi nel mondo dei valori e dei significati dell'esistenza. La forza della sinistra sta nel collocarsi al centro di questo scontro, che è anche di civiltà. La ricerca senza limiti dei guadagni in conto capitale ha fatto sì che valori come lealtà, integrità, fiducia, significati della vita, venissero via via accantonati per fare spazio al risultato monetario a breve termine. Bush è arrivato a far credere a milioni di persone che diventavano ricche con le carte di credito. Berlusconi pensava che bastasse comprare i deputati per governare. (…). Con l'idea, addirittura teorizzata, che il mondo è fatto solo di individui immersi in un eterno presente, i quali definiscono la loro identità in un modo solo, nel rapporto che hanno col consumo e quindi col denaro.(…). …non si uscirà dalla grande crisi dell'economia mondiale senza una redistribuzione del reddito e della ricchezza. La vecchia domanda di consumi non è più riproponibile. La droga dell'indebitamento ci ha portati al disastro. Bisogna far leva su nuovi consumi di massa per rilanciare lo sviluppo. Una distribuzione della ricchezza diventa la condizione per il rilancio della crescita, essendo questa impossibile se non cambiano anche le condizioni del vivere, i bisogni, le domande, il modo di essere della società. &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Da un versante diverso, ma non opposto, interviene il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per dichiarare: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- Il capitalismo sfrenato sembra ormai dare il meglio di sé non nel risolvere i problemi ma nel crearli, dissolvendo il proprio storico legame con il lavoro -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Parole chiare, nette, che non lasciano spazio agli esercizi verbali del &lt;i&gt;grillismo&lt;/i&gt; parlante d’oggigiorno che, nella desertificazione delle coscienze artatamente creata nei decenni del liberismo sfrenato, del capitalismo della finanza, del reaganismo e del thatcherismo, trova il suo terreno fertile affinché si possa blaterare con fanfaluche da guitti provetti e quant’altro. Scriveva l’economista Jude Wanniski nel lontanissimo anno di guerra 1944: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- Non dobbiamo essere troppo pronti a congratularci con noi stessi per la sconfitta di Marx e del marxismo. La nostra società globale è molto più fluida di quanto fosse ai suoi tempi, ma il processo di rinnovamento non è garantito. Le forze della reazione da lui correttamente identificate vanno debellate una generazione dopo l’altra, un compito colossale che ora la nostra deve affrontate -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Ed ancora, per dirla con Marx: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- …se il capitalismo richiede una concorrenza spietata, e se i capitalisti stanno facendo tutto il possibile per distruggerla, abbiamo un sistema fondamentalmente insostenibile, come se fossimo animali che divorano i propri figli -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Il Moro di Treviri si starà rivoltando nella tomba. La crisi è inevitabile. Si chiedeva Joseph Schumpeter nel Suo &lt;i&gt;“Capitalismo, socialismo, democrazia” &lt;/i&gt;(1942):&lt;i&gt;&lt;b&gt; - Il capitalismo può sopravvivere? No, non credo che possa -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Sappiamo bene, dalla lezione impartitaci della Storia, che il grande pensatore si sbagliava di grosso, pur essendo immerso nella tristissima realtà di quegli anni; il capitalismo aveva inventato, per superare le sue crisi, il fascismo ed il nazismo. Con tutto ciò che ne è conseguito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-3663484413310323753?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/3663484413310323753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-8-lotta-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/3663484413310323753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/3663484413310323753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-8-lotta-di.html' title='Capitalismoedemocrazia. 8 Lotta di classe.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-s6ujxjs_Wog/TyQORqiDCjI/AAAAAAAAAFc/U5a2oaNVMHw/s72-c/Marx_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-4170530171376385354</id><published>2012-01-26T15:04:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T15:50:17.099+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eventi'/><title type='text'>Eventi. 2 La Memoria. Quando esisteva ancora un dio…</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-GvI-Ei_H260/TyFcwMZYrQI/AAAAAAAAAFU/-eCFbLsgA-E/s1600/Auschwitz.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://1.bp.blogspot.com/-GvI-Ei_H260/TyFcwMZYrQI/AAAAAAAAAFU/-eCFbLsgA-E/s320/Auschwitz.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come è stato possibile? Perché dio lo ha permesso? Quale dio? Quante volte abbiamo sentito porre o abbiamo posto quegli interrogativi? Come se rimandare il tutto alla disattenzione di un dio qualsivoglia ci scaricasse delle nostre responsabilità di umani. Ha scritto il professor Umberto Galimberti nel Suo &lt;i&gt;&lt;b&gt;La negazione&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; del 6 di marzo dell’anno 2010: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- Scrive Stanley Cohen: - È un modo per mantenere segreta a noi stessi la verità che non abbiamo il coraggio di affrontare - (…) La negazione consiste nel non percepire quel che si vede. (…). L'autore ricorda che negli anni Cinquanta, quando aveva dodici anni e viveva a Johannesburg in Sudafrica, una notte d'inverno, mentre scivolava nel suo letto riscaldato con lenzuola di flanella e piumino ben imbottito, prese a riflettere perché lui era dentro al caldo e invece un nero adulto (…) fosse fuori al freddo, strofinandosi le mani per riscaldarsi, con il bavero del cappotto rialzato. L'indomani chiese alla madre quale fosse il paese d'origine di quell'uomo nero, dove fossero sua moglie e i suoi figli, e soprattutto perché dormiva fuori al freddo. La risposta della madre fu che Stanley, il suo bambino, era troppo sensibile. La cosa finì lì. Ma qualche anno dopo, il ricordo riemerse, e Stanley, ormai studente di sociologia a Oxford, incominciò a chiedersi: - Ma i miei genitori vedevano quello che io vedevo o vivevano in un altro universo percettivo, dove spesso gli orrori dell'apartheid erano invisibili, e la presenza fisica della gente di colore sfuggiva alla loro consapevolezza? Oppure vedevano esattamente ciò che vedevo io, ma semplicemente non gliene importava nulla o non ci trovavano niente di sbagliato? -. (…). Quale meccanismo induce la gente a negare come se non sapesse quello che sa? Non c'è in questo mancato riconoscimento, che è l'esatto contrario della negazione, la prima radice, e se vogliamo la più profonda, dell'immoralità collettiva?&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Ogni tanto fa capolino la tentazione della negazione dei crimini contro gli ebrei. Contro l’umanità. È una tentazione comoda, che restituisce sicurezza. Quella tentazione potrebbe un giorno essere messa in atto per gli atti compiuti verso altri gruppi sociali, etnici, poiché la violenza del legno storto che è l’uomo non ha confini né regole che siano. Ché il giorno della memoria aiuti a scacciare quella ricorrente tentazione. Ha lasciato scritto, in un cartiglio ritrovato ad Auschwitz, l’ebreo polacco Salmen Gradowski: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- Caro scopritore futuro di queste righe, ti prego, cerca dappertutto, in ogni centimetro di terreno qui dove noi fummo. Qui troverai tanti documenti, ti diranno quanto è accaduto qui, tramanda tracce di noi milioni di morti al mondo che verrà dopo -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Di seguito ho trascritto il testo de’ &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=YxcJi0id9ro"&gt;La stella d’oro&lt;/a&gt; (sul link è possibile ascoltare il brano) del musicista Herbert Pagani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Quando esisteva ancora un dio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;il nonno di un bisnonno mio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di professione contadino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;tirava avanti con fatica&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;un campicello da formica&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;tre zolle al fuoco del mattino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;ed era un uomo calmo e pio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;che divideva l’esistenza&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;tra la famiglia ed il suo dio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;e non aveva che un tesoro&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;una stella d’oro.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Un giorno che era lì a zappare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;vide degli uomini arrivare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;in una nuvola di guerra&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Volete acqua?- domandò&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;quelli risposero -Ma no&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;quello che vogliamo è la tua terra-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Ma questa poca terra è mia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;quelli risposero -Va via-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;lui prese il libro del signore&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la moglie i figli e il suo tesoro&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la sua stella d’oro.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;E camminando attraversò&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la notte dell’eternità&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;chiedendo terra da zappare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Datemi anche una palude&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;ed io con queste mani nude&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;ve la saprò bonificare-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Va via straniero o passi un guaio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;se vuoi restare l’usuraio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;è tutto quello che puoi fare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;tanto sei ricco d’un tesoro&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la tua stella d’oro.-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Rimasto senza campicello&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;si disse -Ho solo il mio cervello&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;e quello devo coltivare-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;divenne scriba e poi dottore&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;poi violinista e professore&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;ed Archimede nucleare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Ma quanti sono santo iddio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;come ti volti c’è un giudìo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;come bollare questa peste&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;gli cuciremo su la sua veste&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la sua stella d’oro.-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;E cominciò una grande caccia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;e mille cani su ogni traccia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;e fu la fiera del terrore&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;braccati in casa e per le strade&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;erano facili le prede&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;con quella stella sopra il cuore&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;e il nostro vecchio contadino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;perdette tutto in un mattino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;moglie figli cuore e testa&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;e disse -Adesso non mi resta&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;che la mia stella d’oro.-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Allora corse verso il mare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;lo attraversò per ritrovare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;la terra che era stata sua&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Signore la vorrei comprare-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Le dune qui costano care-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Ma gliela pago-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;-Allora è tua-&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Piccola vanga nel deserto&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;quando un sparo all’orizzonte&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;attraversò lo spazio aperto&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;lui cadde in terra e sulla fronte&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;una stella d’oro.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-4170530171376385354?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/4170530171376385354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/eventi-2-la-memoria-quando-esisteva.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/4170530171376385354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/4170530171376385354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/eventi-2-la-memoria-quando-esisteva.html' title='Eventi. 2 La Memoria. Quando esisteva ancora un dio…'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-GvI-Ei_H260/TyFcwMZYrQI/AAAAAAAAAFU/-eCFbLsgA-E/s72-c/Auschwitz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-6266654320553434159</id><published>2012-01-24T14:45:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T14:45:12.432+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dell&apos;essere'/><title type='text'>Dell’essere. 4 Elogio della frugalità.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hSHarpJvr2g/Tx61uUdBC7I/AAAAAAAAAFM/9qzj7-HpfEE/s1600/IMG_0250_1-400.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="217" src="http://2.bp.blogspot.com/-hSHarpJvr2g/Tx61uUdBC7I/AAAAAAAAAFM/9qzj7-HpfEE/s320/IMG_0250_1-400.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;- Già, Ettore. Dobbiamo imparare a dividere la pagnotta. Hai sentito a Servizio Pubblico Serge Latouche? Nel mio piccolo cerco di consumare poco e cercare di avere pochi soldi. Affettuosamente. Franca Maria -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. È il commento che Franca Maria ha voluto lasciare al mio post L’indignazione si aggira per il pianeta. Il Suo commento mi sollecita a proporre una interessante intervista che Serge Latouche, tirato in ballo da Franca Maria, ha rilasciato al giornalista Gigi Riva sul settimanale L’Espresso. Non mi lascio sfuggire l’occasione. Titolo dell’intervista, che di seguito trascrivo in parte: Elogio della frugalità. Un elogio che sembra dal sen fuggito. Un anacronismo. Una provocazione. Proprio nei giorni della crisi più profonda durante i quali è tutto uno stracciarsi le vesti per i consumi che non ripartono. Sembra un invito, quello di Latouche, da bastian contrario. Negli anni trenta del secolo ventesimo, quelli segnati dal grande crack di Wall Street, amava affermare e riaffermare il Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, quello del New Deal: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- La gente di questo Paese è stata erroneamente incoraggiata a credere che si potesse aumentare indefinitamente la produzione e che un mago avrebbe trovato un modo per trasformare la produzione in consumi e in profitti per i produttori. La felicità non viene unicamente dal possesso dei soldi ma dal piacere che viene dal raggiungimento di uno scopo -.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Penso che oggigiorno un pensiero così debba necessariamente ritrovare un posto nella vita di tutti i giorni. Di quella parte degli uomini del pianeta chiamato Terra che hanno provveduto a sfruttare e dissipare ricchezze e risorse naturali ed economiche non più rinnovabili. A scapito di una moltitudine di esseri umani emarginati e sfruttati. È l’alternativa alla apocalisse ambientale.&amp;nbsp; Ha dichiarato il sociologo Mauro Magatti in un’intervista concessa a Paola Pilati del settimanale L’Espresso: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- E' finito un ciclo iniziato quarant'anni fa, quando il '68 ha fatto saltare il modello sociale nato nel dopoguerra in nome della libertà soggettiva. Ora, dopo trent'anni di esplorazione e dissipazione, dobbiamo chiederci cosa fare dopo quella lunga adolescenza, e cosa costruire in questa fase che chiamerei della maturità -.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; È finito il tempo della esplorazione e dissipazione: urge la maturità nelle scelte e nei comportamenti personali e collettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). Serge Latouche, una teoria – seppur affascinante – ha bisogno di un progetto politico. E se anche una fetta di sinistra, in epoca di crisi economica, pensa che la risposta sia la crescita, allora lei ha poche chances. “Il problema è un cambiamento culturale profondo. I giovani tornano al produttivismo perché cercano un impiego che non hanno e non riescono nemmeno a immaginare una società che crea lavoro senza essere dentro la logica della crescita. Nessuno gliel’ha spiegata”.&lt;br /&gt;È invece possibile. “Partiamo dalla considerazione opposta. Da diverso tempo la crescita, almeno quella che noi conosciamo in Occidente e che negli anni più floridi è stata al massimo nell’ordine del 2 per cento, non crea posti di lavoro. Ci vorrebbe una crescita del 5-6 per cento per eliminare la disoccupazione. Cifra evidentemente impossibile da raggiungere”.&lt;br /&gt;La politica, o meglio gli economisti che hanno sostituito i politici, si affannano su ricette che riducano i debiti pubblici e, se ci riescono, rilancino lo sviluppo. “Sì, il famoso programma del vertice del G8 di Toronto del 2009 che si è chiuso con la doppia impostura contenuta nelle parole rilancio e austerità. Basta andare a chiedere ai greci cosa ne pensano di questa politica e dei suoi risultati catastrofici. In Grecia il popolo aveva votato massicciamente per un partito socialista che non è riuscito a realizzare i suoi progetti perché, a causa della pressione dei mercati, si è visto imporre un’austerità neo-liberale. Dopo il fallimento del socialismo reale assistiamo al vergognoso scivolamento della socialdemocrazia verso il social-liberismo. E non vale solo per la Grecia”.&lt;br /&gt;Una parte degli economisti di sinistra cerca in effetti di badare al sodo: rilancio di consumi e investimenti per ridare un segno più al prodotto interno lordo. “Lo fanno alcuni intellettuali, come Joseph Stiglitz, che rilanciano vecchie ricette keynesiane, ma è una terapia sbagliata. Almeno dagli anni Settanta i costi della crescita sono superiori ai suoi benefici e stiamo esaurendo le risorse naturali. Quella della crescita è solo un’illusione, un inganno che possiamo perpetuare per qualche anno, non di più. Prendiamo l’Europa ad esempio. Sia governi di sinistra come quelli di Papandreou o Zapatero, quando c’erano, sia di destra come Merkel o Sarkozy, continuano a proporre per uscire dalla crisi le stesse ricette che l’hanno prodotta. Quando ci vorrebbe il coraggio di uscire dalla logica della religione della crescita”.&lt;br /&gt;Resta da capire con chi lei immagina di realizzare questo progetto. “Con una sinistra che sia davvero tale e che superi qualche tabù come quello dell’euro. La moneta unica ci sta strangolando perché è supervalutata e ci impedisce di fare politiche nazionali di protezionismo economico e sociale. Ci impedisce, di fatto, di gestire la crisi perché non possiamo svalutare la moneta”.&lt;br /&gt;La sua ricetta, decrescere, o “a-crescere” come lei ha precisato, per alcuni evoca una lugubre stagione di privazioni e rinunce. “Siamo entrati lentamente nel capitalismo, che è il sinonimo di crescita, e lentamente ne usciremo. Grazie a un cambiamento lento, ma ineluttabile. Lavoreremo meno per produrre meno. Se si produce meno si distrugge meno natura, ma non è detto che si abbia necessariamente meno. Se invece di cambiare automobile ogni due anni e computer ogni anno li si cambia ogni dieci perché se ne producono di resistenti, la soddisfazione del bisogno di possedere quegli oggetti è esaudita ma c’è bisogno di meno denaro, dunque di meno lavoro. E si avrà più tempo libero per relazioni e affetti”.&lt;br /&gt;C’è da chiedersi cosa faranno i dipendenti di quelle aziende di computer o auto. “A loro volta avranno bisogno di meno. È il nostro rapporto col tempo che va completamente rivisto. Siamo così stressati che dormiamo, in media, meno che in passato, guardiamo troppa televisione, non facciamo sport, diventiamo obesi (altro problema sociale) e non ci occupiamo dei nostri bambini”.&lt;br /&gt;Lei, professor Latouche, sta dipingendo un perfetto modello occidentale. Ma il mondo è assai più vasto. “Infatti&amp;nbsp; decrescita è uno slogan da usare per i Paesi ricchi, senza pretesa di imporlo ad altri. Io so solo, però, che l’ideologia della crescita è catastrofica per tutti, a ogni latitudine. Ma ciascuna società deve poi gestire il funzionamento dell’a-crescita secondo i propri valori. I cinesi arriveranno a pratiche ecologiche per poter stare meglio. Per gli africani la parola crescita non ha granché senso e semmai devono pensare di produrre di più nel settore alimentare. Ma stando attenti a salvaguardare il territorio”.&lt;br /&gt;Tornando a noi: è di gran moda l’espressione sviluppo sostenibile. “Mi spiace, non ci sto. Non c’è nessuno sviluppo che sia sostenibile oggi. Abbiamo dissipato troppe risorse. Dovremmo fare più attenzione. Penso sempre a due Tir che si incrociano sotto il tunnel del Monte Bianco e uno porta l’acqua minerale francese a voi, l’altro l’acqua minerale italiana a noi. Che spreco”.&lt;br /&gt;Che altro guadagniamo dalla decrescita? “Mi viene in mente Baldassarre Castiglione e il suo Il cortigiano, in cui suggeriva al Principe di dare più tempo alla vita contemplativa e alla riflessione e meno all’azione. Ecco, il tempo per se stessi sarebbe davvero il regalo migliore della decrescita”.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-6266654320553434159?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/6266654320553434159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/dellessere-4-elogio-della-frugalita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/6266654320553434159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/6266654320553434159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/dellessere-4-elogio-della-frugalita.html' title='Dell’essere. 4 Elogio della frugalità.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hSHarpJvr2g/Tx61uUdBC7I/AAAAAAAAAFM/9qzj7-HpfEE/s72-c/IMG_0250_1-400.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8767757428163566866</id><published>2012-01-21T19:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-21T19:00:25.986+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 7 L’indignazione si aggira per il pianeta.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hizjHT6-rn0/Txr9AetZEZI/AAAAAAAAAFE/C9O-zqq1A4g/s1600/IMG_0406.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://3.bp.blogspot.com/-hizjHT6-rn0/Txr9AetZEZI/AAAAAAAAAFE/C9O-zqq1A4g/s320/IMG_0406.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;L’indignazione si aggira per il pianeta &lt;/i&gt;è il titolo di una interessante intervista che Zygmunt Bauman ha rilasciato al quotidiano l’Unità a firma di Giuliano Battiston. È una intervista - che di seguito trascrivo in parte - pregna di tutte quelle idee che il sociologo di origine polacca non demorde dal diffondere con forza e dal dibattere per sollecitare una presa di coscienza della catastrofe, economico-finanziaria, etica e morale verso la quale l’umanità inconsapevolmente colpevole precipita. Scrive il professor Umberto Galimberti in &lt;i&gt;Psicoanalisi o consulenza filosofica?&lt;/i&gt;: &lt;i&gt;&lt;b&gt;“(…). Se (…) la cultura economica oggi dominante ci percepisce come semplici produttori e consumatori, riducendo i nostri interessi al semplice reperimento o accaparramento del denaro, divenuto l'unico generatore simbolico di tutti i valori, nasce quella domanda che Franco Totaro si pone in quel suo bel libro Non di solo lavoro (Vita e Pensiero): "Ma i fini dell'economia sono anche i nostri fini?". (…). E ancora se nella nostra epoca governata dalla tecnica, che non si propone altro scopo che non sia il proprio auto-potenziamento, quanti individui soffrono per l'insensatezza della loro attività lavorativa e si percepiscono come semplici mezzi in un universo di mezzi, senza che si profili una finalità in grado di conferire un senso alla propria vita. Soprattutto oggi, dal momento che, come scrive Günther Anders in L'uomo è antiquato, (Bollati Boringhieri): ‘Mentre un tempo la vita e il mondo apparivano privi di senso perché miserevoli, oggi appaiono miserevoli perché privi di senso’. (…).”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Oggigiorno, essendosi inaridita e resa sterile la terra vergine artificialmente creata, quella costruita sulla cultura delle carte di credito, occorrerebbe intraprendere un percorso politico mai esplorato che consentisse il superamento di una politica che tuttora rimane ostinatamente locale, confinata al territorio di un singolo stato mentre urgono decisioni che&amp;nbsp; abbiano una portata globale, extraterritoriale, molto al di là della portata di tutti gli organismi politici esistenti. È questo il gioco messo in campo dalla grande crisi, ché solo la politica alta può affrontare con la speranza di una non improbabile riuscita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). In un mondo in cui le vecchie coordinate della modernità solida stanno scomparendo, come individuare le domande più pertinenti e i problemi sociali a cui rispondere con più urgenza? «Viviamo in un tempo di vuoto (simile all’interregnum dell’antica Roma), un periodo in cui i vecchi metodi con cui facevamo andare avanti le cose risultano inefficaci, mentre non ne sono stati ancora inventati di nuovi. È un periodo di cambiamento, non di transizione, perché transizione implica un passaggio da un qui a un lì, e sebbene conosciamo piuttosto bene il qui da cui cerchiamo di fuggire non abbiamo idea del lì dove vorremmo arrivare. (…). Oggi (…) i poteri che determinano la nostra condizione – la finanza, gli investimenti di capitale, il commercio – sono di natura globale, extraterritoriale, molto al di là della portata di tutti gli organismi politici esistenti; allo stesso tempo, la politica rimane ostinatamente locale, confinata al territorio di un singolo stato. Oggi la domanda vitale è chi lo farà, nel caso dovessimo decidere ciò che c’è da fare».&lt;br /&gt;Gli «indignati» sostengono che a «fare le cose» non debbano più essere quelli che le hanno fatte finora. (…). Lei cosa ne pensa? «I manifestanti di Manhattan, così come i giovani e meno giovani del movimiento los indignados, sono privi di leader, provengono da ogni tipo di vite, razze, religioni e campi politici, sono uniti soltanto dal rifiuto di lasciare che le cose procedano come ora. Ognuno di loro ha in mente un’unica barriera o muro da mandare in frantumi o distruggere. Le barriere variano da Paese a Paese, ma ciascuna è ritenuta quella il cui smantellamento è destinato a mettere fine a tutte le sofferenze. Sulla forma che dovranno prendere le cose, ci si interrogherà solo in seguito. Combinare un unico obiettivo di demolizione con un’immagine vaga del mondo che verrà è la forza di questi manifestanti, ma anche la loro debolezza. Sono abili demolitori, ma devono ancora dimostrare di essere abili costruttori. In ogni caso, se i due giovincelli di Rhineland, Marx ed Engels, si sedessero ora a redigere il loro ormai bicentenario Manifesto, potrebbero inaugurarlo con l’osservazione che uno spettro si aggira sul pianeta: lo spettro dell’indignazione».&lt;br /&gt;L’indignazione è in primo luogo il frutto della crisi economico-finanziaria. In «Vite che non possiamo permetterci», scrive che la crisi dimostra che «il capitalismo dà il meglio di sé non quando cerca (se cerca) di risolvere i problemi, ma quando li crea», e che «non può essere contemporaneamente sia coerente che completo». Intende dire che il capitalismo è un sistema parassitario? «Cento anni fa, Rosa Luxemburg ha compreso il segreto dell’inquietante abilità del capitalismo di risorgere ripetutamente dalle ceneri; una capacità che si lascia dietro una scia di devastazione: la storia del capitalismo è segnata dalle tombe degli organismi viventi la cui linfa vitale è stata succhiata fino all’esaurimento. (…). Ragionando secondo queste coordinate, la Luxemburg non poteva far altro che anticipare i limiti naturali alla possibile durata del sistema capitalista: una volta che tutte le terre vergini del globo fossero state conquistate, l’assenza di nuove terre sfruttabili avrebbe portato il sistema al collasso. La profezia della Luxemburg si sta per avverare? Non lo credo. Nell’ultimo mezzo secolo, il capitalismo ha imparato l’arte prima sconosciuta di produrre sempre nuove terre vergini. Questa nuova arte, resa possibile dal passaggio dalla società di produttori alla società di consumatori, fa sì che il profitto e l’accumulazione consistano soprattutto nella progressiva mercificazione delle funzioni della vita, nel sostituire il desiderio al bisogno come volano dell’economia. La crisi attuale deriva dall’esaurimento di una terra vergine artificialmente creata, quella costruita sulla cultura delle carte di credito. In linea di massima, lo sfruttamento di questa particolare terra vergine è ora finito, e ai politici è stato lasciato il compito di ripulire i detriti lasciati dal banchetto dei banchieri». &lt;br /&gt;Quali sono le conseguenze del passaggio dalla società solida dei produttori a quella liquida dei consumatori? «In una società di produttori i profitti venivano generati dall’incontro tra il capitale e il lavoro, e in un certo senso il capitalismo era un fattore di risentimento collettivo. Nella società dei produttori, i profitti vengono dall’incontro tra la merce e il cliente; si tratta di un evento solitario, che promuove l’interesse personale piuttosto che la solidarietà e l’unione. Formati socialmente innanzitutto come consumatori e solo in secondo luogo come produttori, siamo addestrati a modellare le relazioni interumane sul modello della relazione del consumatore con i beni di consumo. Ciò porta alla fragilità e alla temporaneità dei legami interumani. Inoltre, per raggiungere il rango di consumatori, ognuno di noi deve trattare se stesso come una merce vendibile, il che intensifica la continua frammentazione e atomizzazione della società. Per finire, segue la fascinazione per il Pil (che misura soprattutto le attività di consumo): la società dei consumatori non conosce altro modo per risolvere i problemi e affrontare i problemi sociali che incoraggiare la crescita economica, ingrandendo all’infinito la pagnotta da affettare piuttosto che dividerla giudiziosamente ed equamente».&lt;br /&gt;L’idea dell’equivalenza tra crescita economica e giustizia sociale, basata sull’assunto che il progresso e lo sviluppo potessero risolvere di per sé la questione della disuguaglianza sociale, ha caratterizzato tutto il Novecento. La crisi è anche l’occasione per mettere in discussione l’idea della crescita e del progresso come fini in sé? «I crescenti livelli di opulenza si traducono in crescenti livelli di consumo; dopotutto, l’arricchimento è un valore che merita di essere ambito fino a quando aiuta a migliorare la qualità della vita, che nel dialetto della congregazione planetaria della Chiesa della Crescita Economica significa consuma di più. Per la fede di questa Chiesta fondamentalista, tutte le strade verso la redenzione, la salvazione, la grazia divina e secolare, la felicità immeditata ed eterna, passano attraverso i negozi. E quanto più affollati sono gli scaffali dei negozi in attesa dei cercatori di felicità, tanto più vuota è la Terra. Ciò che è passato sotto il più assordante silenzio, è l’avvertimento di Tim Jackson nel suo libro di ormai due anni fa, Prosperità senza crescita (ed. italiana Edizioni Ambiente 2011, ndr): alla fine di questo secolo “i nostri figli e nipoti avranno a che fare con clima ostile, risorse esaurite, distruzione degli habitat, decimazione delle specie, scarsità di cibo, migrazione di massa e guerra quasi inevitabile”. (…).».&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8767757428163566866?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8767757428163566866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-7-lindignazione.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8767757428163566866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8767757428163566866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-7-lindignazione.html' title='Capitalismoedemocrazia. 7 L’indignazione si aggira per il pianeta.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-hizjHT6-rn0/Txr9AetZEZI/AAAAAAAAAFE/C9O-zqq1A4g/s72-c/IMG_0406.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8115816082289977547</id><published>2012-01-19T18:04:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T18:05:45.610+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 6 Il trionfo del narcisismo e il culto dell´homo felix.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VK0FcwgOvKE/TxhNPj7qZbI/AAAAAAAAAE8/h79rZ7wU54o/s1600/Micromega.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-VK0FcwgOvKE/TxhNPj7qZbI/AAAAAAAAAE8/h79rZ7wU54o/s320/Micromega.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;« (…). Lei scrive che la grande crisi dell´economia capitalista – questa sorta di implosione dell´Occidente – non è solo finanziaria ma innanzitutto etica. Perché? «Perché questa è una crisi che evidenzia il disprezzo e il misconoscimento del Bene comune, l´accaparramento senza freni delle risorse di tutti: il lavoro, le leggi, le istituzioni, la natura... Quando la spinta al godimento diventa compulsiva e non conosce limiti, quando l´avidità non ha più fondo, è la stessa idea di comunità che viene meno. Per dirla in termini analitici, è la pulsione di morte che prevale e travolge la dimensione del legame sociale». &lt;br /&gt;C´è un´angoscia particolare che accompagna questi anni terribili di impoverimento anche emotivo, anche intellettuale? «L´angoscia contemporanea non è l´angoscia di fronte al nulla di cui parlano i filosofi, ma piuttosto è l´angoscia di fronte all´eccesso: come se mancasse una prospettiva, un progetto. Non sorge dalla mancanza ma da un troppo pieno, dalla sensazione di essere imprigionati in un sistema che ci avvolge e ci comprime e sembra non permettere – nemmeno nella fantasia – di un altro mondo, di un altro orizzonte... Il nostro è senz´altro il tempo di un immiserimento materiale e mentale diffuso, è un tempo di precarietà dove l´angoscia – come dimostra la diffusione epidemica del panico – è di massa. Ma io tendo a escludere che sarà una condizione permanente». (…).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; È quanto sostiene Massimo Recalcati nell’intervista rilasciata a Luciana Sica del quotidiano la Repubblica in occasione della pubblicazione del Suo ultimo lavoro Ritratto del desiderio – Cortina editore, pagg. 190, € 14 -. Titolo dell’intervista: Desidero dunque sono, che ho trascritto in parte. È che, in questo drammatico, pesantissimo frangente, tutte le menti sono indirizzate e disposte ad interessarsi agli aspetti economico-finanziari della cosiddetta crisi. Tutto il resto è un di più, un vuoto interrogarsi secondo i molti, su quell’immiserimento materiale e mentale diffuso che lamenta e denuncia l’illustre scienziato. Poiché, a ben ragione, il tempo nostro è stato il tempo dell´accaparramento senza freni delle risorse di tutti - il lavoro, le leggi, le istituzioni, la natura... -, accaparramento che attanaglia le coscienze di fronte ad un nulla morale che nasce non dalla mancanza&amp;nbsp; - da un nulla materiale e non solo -, ma da un troppo pieno che è incapace di frenare l’angoscia generata in questi anni terribili di impoverimento emotivo ed intellettuale. Ho trovato rispondente ed in assonanza grande alle analisi ed agli allarmi dell’illustre psicoanalista l’interessante intervista di Rinaldo Gianola al professor Giulio Sapelli della Università Statale di Milano. Titolo dell’intervista, pubblicata sul quotidiano l’Unità: «Non ci sono innocenti davanti al neoliberismo e ai suoi disastri sociali», che di seguito trascrivo in parte. Contestava il grande Aleksandr Isaevic Solženicyn (1918 – 2008) a chi esultava ciecamente alla caduta del muro di Berlino: &lt;i&gt;&lt;b&gt;Anche se l’ideale mondano del comunismo e del socialismo è crollato, i problemi che esso proclamava di voler risolvere sono rimasti: la sfacciata prevaricazione sociale e lo smodato potere del denaro, che spesso dirige il corso degli eventi.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Un profeta, come tanti altri, ché, per dirla con le parole di Michael Hardt e Antonio Negri – sull’ultimo numero 8/2011 della rivista MicroMega pag. 23 –, &lt;i&gt;&lt;b&gt;L’accumulazione capitalistica è ormai organizzata in termini finanziari, il capitale sfrutta una ricchezza socialmente prodotta e la capta prevalentemente nella forma di rendite finanziarie. Così, sempre più drammaticamente nella nostra epoca, la natura sociale della produzione confligge con la natura privata dell’accumulazione capitalistica.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Un ritorno alla sola, vera natura dei problemi sociali di sempre, dopo un’ubriacatura di crudo e feroce liberismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;«Lei vorrebbe parlare della crisi del capitalismo? Ma sta scherzando? Se lo facciamo in questo Paese ci mettono in galera». &lt;br /&gt;(…). Professor Sapelli, anche il Financial Times è preoccupato per le condizioni del capitalismo. Magari è morto e nessuno ci ha avvertito? «Distinguiamo. Il capitalismo neoliberista è fallito, non ci sono dubbi. Il capitalismo tout-court non ancora. Vedremo».&lt;br /&gt;Un requiem per il neoliberismo? «Sicuramente, anche se molti continuano a far finta di niente. Il capitalismo neoliberista si è dimostrato incapace di procurare sviluppo e benessere. Nei paesi dell’Ocse si contano 250 milioni di disoccupati di cui almeno 60-70 milioni sono disoccupati strutturali, destinati a restare senza lavoro per sempre. È una cosa che fa tremare i polsi perché parliamo di paesi con sistemi politici democratici ed economie avanzate. Oggi misuriamo il fallimento neoliberista. Un secolo dopo dobbiamo rendere omaggio a Rudolf Hilferding che nel suo Il capitale finanziario immaginava la prevalenza della finanza sul capitalismo industriale, anche se veniva svillaneggiato da Lenin e Plekhanov».&lt;br /&gt;Oggi siamo in mezzo ai guai per il neoliberismo… «Certo. Il neoliberismo si è presentato come un megacapitalismo con qualche cosa in più e di peggio: un nichilismo morale di massa che ha alimentato l’ingiustizia, la diseguaglianza sociale».&lt;br /&gt;Data di nascita del capitalismo neoliberista e principali sostenitori-responsabili? «L’anno è il 1989. Il neoliberismo inizia quando la Securities exchange commission (Sec), la Consob americana, autorizza la libera contrattazione sul mercato dei prodotti derivati, di finanza strutturata. È la svolta, assieme alla nuova disciplina delle banche d’affari e commerciali. Anche in Italia c’è un segnale forte con Amato e Ciampi che mettono in soffitta la legge bancaria del 1936. Inizia la stagione del capitalismo deregolato».&lt;br /&gt;Adesso fuori i nomi. «Ronald Reagan, la signora Thatcher. Ma storicamente è sbagliato pensare che il neoliberismo sia solo il prodotto di quella destra. La deregulation come ideologia di massa viene perfezionata e divulgata da Bill Clinton e da Romano Prodi. Nessuno può dirsi innocente davanti ai disastri del neoliberismo. (…).».&lt;br /&gt;Il capitalismo ha ancora speranza? «Il suo futuro è incerto. Io spero in un capitalismo ben temperato, polifonico, che convive con imprese non capitalistiche il cui obiettivo non è massimizzare il profitto, ma garantire il lavoro, la collettività. Ho fiducia nella filosofia dell’impresa cooperativa, nella divisione delle ricchezze nelle piccole comunità».&lt;br /&gt;Ma queste idee non maturano da sole. Ci vorrebbe la politica, non crede? «Certo. Ma guardiamo la realtà. Le classi politiche del mondo avanzato sono state conquistate o acquistate dal neoliberismo. (…).».&lt;br /&gt;Allora siamo tutti morti, non c’è più alcuna speranza politica? «La politica tornerà, è questione di tempo. Credo nelle minoranze, nei piccoli gruppi. Ho fiducia nei movimenti sociali, anche in quelli che sono apparsi all’improvviso in America, nel mondo a contestare il capitalismo, le ingiustizie, l’arricchimento truffaldino. Ci sono alternative. Grandi paesi come il Canada e l’Australia non sono stati coinvolti nella crisi finanziaria perché hanno forti banche cooperative».&lt;br /&gt;Da dove ripartire? «Dal basso, con umiltà, imparando dal passato, ascoltando anche gli insegnamenti delle religioni».&lt;br /&gt;La religione? «Ha un ruolo decisivo. Il buddismo in Asia ha temperato il capitalismo. Potrebbe farlo anche il cattolicesimo, così come l’ebraismo ha avuto un’influenza positiva sull’ideologia dei kibbutz. E anche l’Islam: noi siamo preoccupati per la minaccia dell’integralismo, ma le banche islamiche sono istituzioni serie. Ricorda il famoso discorso di Togliatti a Bergamo? La religione è un potente afflato per la rivoluzione, il cambiamento sociale, la giustizia».&lt;br /&gt;Se il capitalismo è così malmesso perché la sinistra non rialza la testa? «Perché la sinistra ha perso la sua autonomia culturale. Non propone più nulla, qualcuno scimmiotta il neoliberismo e pensa di apparire moderno. Papa Ratzinger dice cose più di sinistra di certi leader del Pd. La questione è culturale. Lo sa perché i signori del Financial Times discutono apertamente del capitalismo e dei suoi limiti?Sono preoccupatissimi di perdere potere e interessi. Sono pronti a tutto per resistere». (…).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8115816082289977547?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8115816082289977547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-6-il-trionfo-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8115816082289977547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8115816082289977547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-6-il-trionfo-del.html' title='Capitalismoedemocrazia. 6 Il trionfo del narcisismo e il culto dell´homo felix.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-VK0FcwgOvKE/TxhNPj7qZbI/AAAAAAAAAE8/h79rZ7wU54o/s72-c/Micromega.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8216653696462709407</id><published>2012-01-14T17:28:00.000+01:00</published><updated>2012-01-14T17:28:36.148+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 4 Vatti a fidar del Pericle!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-1C9NSmP5Uqo/TxGs_M9kLoI/AAAAAAAAAE0/8PRPmYgm1dY/s1600/Pericle.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-1C9NSmP5Uqo/TxGs_M9kLoI/AAAAAAAAAE0/8PRPmYgm1dY/s1600/Pericle.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;461 a.C. Dal discorso di Pericle agli Ateniesi: &lt;i&gt;&lt;b&gt;Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. (…). Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. (…). Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. (…). Qui ad Atene noi facciamo così.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; Vatti a fidar del Pericle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). All´inizio della prima guerra del Peloponneso, Pericle fa il discorso in lode dei primi caduti. Usare i caduti a fini di propaganda politica è sempre cosa sospetta, e infatti sembra evidente che a Pericle i caduti importavano solo come pretesto: quello che egli voleva elogiare era la sua forma di democrazia, che altro non era che populismo - e non dimentichiamo che uno dei suoi primi provvedimenti per ingraziarsi il popolo era stato di permettere ai poveri di andare gratis agli spettacoli teatrali. Non so se dava pane, ma certamente abbondava in circenses. (…).&amp;nbsp; Ricorda Plutarco (Vita di Pericle) che "Pericle governando si dedicò al popolo, preferendo le cose dei molti e poveri a quelle dei ricchi e pochi, contro la sua natura che non era affatto democratica". Vale a dire, se le parole hanno un senso, che, aristocratico di buona condizione economica, era attaccato alla sua classe ma usava il ricorso al favore popolare come strumento di potere. Al punto tale che, visto che Cimone, più ricco di lui, spendeva un sacco di soldi suoi per iniziative popolari, ne aveva intraprese altrettante, ma coi soldi pubblici &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;(un ottimo esempio per i dissipatori della cosa pubblica del bel paese n.d.r.)&lt;i&gt;&lt;b&gt;. Ricorda ancora Plutarco che secondo molti a causa di queste elargizioni senza criterio il popolo fu abituato male e divenne dissoluto e spendaccione anziché moderato e lavoratore. Non solo, ma in certe occasioni Pericle aveva usato i beni pubblici per le sue elargizioni demagogiche, così che "avendo allentato le redini del popolo, si occupava di politica per ingraziarselo, provvedendo che in città ci fosse sempre qualche spettacolo pubblico, o banchetto o processione, intrattenendo la città con piaceri non rozzi, inviando sessanta triremi ogni anno, sulle quali molti cittadini navigavano stipendiati per otto mesi, praticando e insieme imparando l´arte nautica. (…). Pericle, che si voleva campione di democrazia, non poteva usare con gli ateniesi la forza, ma doveva richiederne il consenso, e per ottenere il consenso popolare non è indispensabile essere nel giusto, basta usare delle accorte tecniche di persuasione. E Pericle si era allenato sin da giovane ad essere oratore convincente ed affabile, che sapeva sostenere anche fisicamente la sua fama di persona affidabile, visto che, come ci dice ancora Plutarco "non solo ebbe una mente grave e un linguaggio elevato immune da volgare e comune loquacità, ma anche l´espressione del volto inflessibile al riso, la mitezza dell´andatura e la decenza della veste che non si agitava per alcun trasporto nel parlare, la modulazione quieta della voce". Il discorso di Pericle (…) è stato inteso nei secoli come un elogio della democrazia, e in prima istanza è una descrizione superba di come una nazione possa vivere garantendo la felicità dei propri concittadini, lo scambio delle idee, la libera deliberazione delle leggi, il rispetto delle arti e dell´educazione, la tensione verso l´uguaglianza. Ma che dice in realtà Pericle? Prima naturalmente fa portare in scena le bare (in cipresso) dei caduti, compresa una per quella che chiameremmo oggi il Milite Ignoto, poi così parla: (…) "Io, dato che non voglio fare lunghi discorsi, lascerò perdere, fra questi fatti, le imprese compiute durante le guerre, grazie alle quali furono conquistati i singoli possedimenti, o quando noi o i nostri padri respingemmo con valore il nemico barbaro o greco che ci attaccava (…). Utilizziamo infatti un ordinamento politico che non imita le leggi dei popoli confinanti, dal momento che, anzi, siamo noi ad essere d´esempio per qualcuno, più che imitare gli altri. E di nome, per il fatto che non si governa nell´interesse di pochi ma di molti, è chiamato democrazia; per quanto riguarda le leggi per dirimere le controversie private, è presente per tutti lo stesso trattamento; per quanto poi riguarda la dignità, ciascuno viene preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo in cui sia stimato, non tanto per appartenenza ad un ceto sociale, quanto per valore; e per quanto riguarda poi la povertà, se qualcuno può apportare un beneficio alla città, non viene impedito dall´oscurità della sua condizione". Come discorso populista non è male salvo che Pericle non menziona il fatto che in quei tempi ad Atene c´erano, accanto a 150.000 abitanti, 100.000 schiavi. E non è che fossero solo barbari catturati nel corso di varie guerre, ma anche cittadini ateniesi. Infatti una delle leggi di Solone stabiliva di togliere dalla schiavitù i cittadini diventati servi a causa dei debiti verso i latifondisti. Segno che erano servi anche altri cittadini, caduti in schiavitù per altri motivi. (…). Ma ogni epoca ha le sue debolezze, e lasciamo a Pericle di celebrare questa sua democrazia di schiavi. Però il nostro così prosegue: "Noi... ci procurammo moltissime occasioni di svago dalle fatiche, per il nostro spirito, dato che celebriamo secondo la tradizione giochi e sacrifici per tutto l´anno e grazie a case e suppellettili eleganti, il cui godimento quotidiano allontana lo sconforto". E qui siamo di nuovo al populismo (…) e all´elogio del consumismo. Ma andiamo avanti. A che cosa mira questo elogio della democrazia ateniese, idealizzata al massimo? A legittimare l´egemonia ateniese, sugli altri suoi vicini greci e sui popoli stranieri. Pericle dipinge in colori affascinanti il modo di vita di Atene per giustificare il diritto di Atene a imporre il proprio dominio sugli altri popoli dell´Ellade (…). Segue l´elogio militare degli ateniesi che combattono sempre bravamente per difendere la loro terra. Pericle si dimentica di rilevare che (e proprio sotto il suo governo) erano stati riconosciuti come cittadini ateniesi solo coloro che avevano tutti e due i genitori ateniesi. Quindi c´erano gli schiavi, i veri cittadini ateniesi e i meteci, qualcosa come degli extracomunitari con diritto di soggiorno, che non erano cittadini a pieno diritto e non potevano votare - anche se tra coloro possiamo annoverare personaggi come Ippocrate, Anassagora, Protagora, Polignoto, Lisia o Gorgia. Ma non è finita: "Non ci procuriamo gli amici ricevendo benefici, ma facendone. Dunque chi fa un favore è un amico più sicuro, tanto da conservare il favore dovuto grazie alla riconoscenza di colui al quale egli l´ha dato". Il che francamente mi sembra un principio mafioso. Tornato poi ai defunti, Pericle osserva che bellamente sono morti per difendere una città che è di modello a tutto il mondo (…). (…). Comunque i genitori dei caduti, ascesi all´olimpo degli eroi, non si debbono dolere perché li deve animare "la speranza di avere altri figli, per coloro che sono ancora in età adatta per avere figli: infatti, su un piano privato, i nuovi figli costituiranno per alcuni la possibilità di dimenticare quelli che non ci sono più, per la città, poi, sarà utile in due modi, contro il divenire spopolati e per la sicurezza: infatti non è possibile che prendano decisioni imparziali e giuste coloro che corrono dei rischi senza esporre al pericolo anche i propri figli come gli altri". Il che mi pare solo sfacciataggine, ma sembra che ai dolenti questa oratoria piacesse. Così che l´oratore può concludere con "Ora, dunque, dopo aver compianto ciascuno il proprio parente, tornate alle vostre case", che - traducendo alla buona - significa "e ora smammate e non rompete più le scatole con i vostri piagnistei" (…). Ecco perché bisogna sempre diffidare del discorso di Pericle e, se lo si dà da leggere nelle scuole, occorrerà commentarlo, ricordando che molti padri di tante patrie sono stati figli di un´etera.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il brano, tratto dal saggio di Umberto Eco Figlio di una etera, è contenuto nel nuovo Almanacco del Bibliofilo che ha per titolo La subdola arte di falsificare la storia – edizioni Rovello (2012) € 50,00 –. Il brano, trascritto in parte, è stato pubblicato sul quotidiano la Repubblica col titolo Non citate più Pericle era un populista.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8216653696462709407?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8216653696462709407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/cosecosi-4-vatti-fidar-del-pericle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8216653696462709407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8216653696462709407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/cosecosi-4-vatti-fidar-del-pericle.html' title='Cosecosì. 4 Vatti a fidar del Pericle!'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-1C9NSmP5Uqo/TxGs_M9kLoI/AAAAAAAAAE0/8PRPmYgm1dY/s72-c/Pericle.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-4271957615760555540</id><published>2012-01-13T16:07:00.001+01:00</published><updated>2012-01-13T16:18:00.283+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 5 Della presenza e della visibilità degli ultimi.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DaJwYXeIB_Q/TxBITaXFg9I/AAAAAAAAAEs/Kw1PxZbLm6Q/s1600/Marx_2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-DaJwYXeIB_Q/TxBITaXFg9I/AAAAAAAAAEs/Kw1PxZbLm6Q/s320/Marx_2.jpg" width="237" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha pubblicato il 4 di dicembre sul quotidiano l’Unità un editoriale - tratto dal volume La speranza non è in vendita (2011) Giunti editore pagg. 128 € 10 - che ha per titolo Non siamo tutti uguali. Di seguito lo trascrivo nella quasi sua interezza, condividendone sia i contenuti che l’ispirazione che ne ha guidato la stesura. Mi va di evidenziare, soprattutto, là dove l’illustre estensore torna a parlare della&amp;nbsp; presenza degli ultimi nella scala sociale, quegli ultimi che imbarazzano la vista di lor signori - di melloniana memoria - ma non sommuovono le coscienze loro per un rinnovamento profondo e più equo delle nostre società e del cammino che esse perigliosamente percorrono. E quel continuo Suo accennare alla presenza degli ultimi gli rende merito grande per l’incessante Suo impegno nel sociale che ne rende la figura Sua luminosa e fuori dai canoni consueti. È che è la persona nella sua dignità umana ad essere stata calpestata da un sistema economico che, in nome dell’efficienza e della redditività più estrema, ha&amp;nbsp; consentito lo stravolgimento dei rapporti economici a tutto beneficio di quel capitalismo della finanza che impietosamente presenta il conto che tutti devono, e dico devono, concorrere ora a pagare con moneta sonante. Della condizione di disagio che l’essere umano vive in un tempo di crisi ne ha scritto, sul settimanale L’Espresso, il professore di Neuroeconomia dell’Università San Raffaele di Milano Matteo Mortellini: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- La maggior parte delle persone pensano che il rapporto con il denaro appartenga al campo del razionale, invece scatena emozioni come l'orgoglio, l'onore, il senso di ingiustizia, la paura, la rabbia, l'invidia. A pesare sul nostro cervello sono i cambiamenti relativi, non quelli assoluti: una nuova tassa, l'aumento del prezzo della benzina, non importa quanto pesanti, vengono codificati immediatamente dal nostro cervello in termini di perdite. E, per come ci siamo evoluti, le perdite pesano psicologicamente oltre il doppio dei guadagni; in particolare l'evidenza neuroeconomica mostra che esse attivano quell'area del nostro cervello, l'amigdala, che fiuta i pericoli che possono mettere a repentaglio la sopravvivenza della nostra specie. In secondo luogo pesa il confronto con gli altri: la disuguaglianza ci rende più infelici dell'austerità -. &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;La disuguaglianza, per l’appunto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Tutti, anche quelli che per anni hanno ostentato ottimismo, parlano ormai di crisi economica e di paura del futuro. Chi sta nel sociale, sul territorio, sulla strada lo tocca con mano da tempo e ne ha segnalato, inascoltato, le avvisaglie. È una crisi da cui non si uscirà facilmente. Se ne uscirà solo - a dispetto di chi, dopo averla provocata, ne promette il superamento grazie a una nuova crescita dietro l’angolo - con trasformazioni sociali profonde. E, soprattutto, non chiudendo gli occhi. Perché la crisi non è uguale per tutti. Non è uguale per i vecchi che frugano nelle pattumiere e per i 200.000 acquirenti annui di auto di lusso da 100.000 euro e più. Non è uguale per i milioni di giovani senza lavoro o con lavori finti e per chi incrementa rendite miliardarie, evadendo ogni forma di tassazione. Non è uguale per chi muore di lavoro nero e pericoloso pagato quattro euro all’ora e per chi si arricchisce sfruttando quel lavoro. Non è uguale per l’operaio che guadagna 1.000 euro al mese e per l’amministratore delegato che guadagna più di quattrocento volte tanto. La crisi è una lente di ingrandimento che mostra anche a chi non vuole vedere due mondi diversi e divaricati (accompagnati da una zona grigia che slitta sempre più verso la povertà). Due mondi che non si parlano, dove la parte soddisfatta della società sembra vivere come problema la presenza e la visibilità degli ultimi. Vista dalla strada la crisi non riguarda né il prodotto interno lordo (il mitico Pil), né il crollo delle borse, troppo lontani per poter essere misurati e compresi. Vista dalla strada la crisi riguarda le condizioni di vita, sempre più difficili, delle persone. L’economia ha le sue leggi e i suoi saperi. Ma se non servono a migliorare le condizioni di vita delle persone, sono leggi e saperi inutili. Parliamo, allora, delle condizioni delle persone. Su sette miliardi di donne e di uomini che abitano il pianeta, due miliardi vivono - quando vivono - in condizioni di povertà assoluta, con un reddito giornaliero al di sotto di due dollari (cioè di un euro e mezzo); chi vive in condizioni di povertà relativa, poi, è la maggioranza; e ogni anno muoiono di fame - nella indifferenza dei più - sei milioni di bambini. Con la crisi, il problema della povertà è diventato centrale anche nel ricco Occidente. Così, in Italia, vivono in condizioni di povertà relativa (corrispondente a un reddito di 983 euro mensili per una famiglia di due persone) quasi otto milioni di persone; un italiano su tre (uno su due al Sud) non è in grado di far fronte a una spesa imprevista di 700-750 euro nell’anno. È povero un bambino ogni quattro ed è disoccupato un giovane su tre. Un giovane su cinque è così sfiduciato e frustrato che il lavoro ha smesso di cercarlo. In termini di valore reale i livelli delle retribuzioni diminuiscono, e - come avvenuto nello scorso ottobre a Barletta - si può morire di sottolavoro. Lo spettro della povertà poi, un tempo limitato a chi era privo di occupazione, lambisce ormai una quota crescente di lavoratori. (…). Di fronte alla crescita del disagio esistenziale, si sta consolidando la tendenza a rimuovere o a governare in maniera repressiva i fenomeni di cui non si ha più cura, ignorando il disagio e la sofferenza delle persone. È accaduto - sta accadendo - per la povertà, per la marginalità, per la devianza, per l’immigrazione. Il lavoro, quando c’è, è privato del suo ruolo sociale e della dignità, anche simbolica, che ha avuto finché è stato riconosciuto come elemento essenziale della nostra identità. Ma un lavoro subordinato al profitto, ridotto a mezzo per garantire la ricchezza di pochi e - nella migliore delle ipotesi - la semplice sussistenza degli altri, impoverisce la vita individuale e quella sociale. Insieme alle relazioni umane, il lavoro è la base della nostra identità. Senza il rispetto delle attitudini, delle passioni e dell’intelligenza delle persone, il lavoro non contribuisce alla costruzione di una società,ma al massimo produce aggregazioni, dove ciascuno trova posto (quando lo trova) non in base alle sue capacità ma alla sua funzionalità, valutata secondo princìpi di pura e semplice convenienza economica. È il meccanismo che ha governato la cosiddetta flessibilità, concetto con cui per anni si sono giustificate le leggi - loro sì inflessibili - del mercato: la disponibilità delle persone ad adattarsi alle attività più disparate senza garanzie contrattuali e senza la possibilità di fare del lavoro il nucleo intorno a cui costruirsi sicurezza materiale e dignità sociale. Sono i diritti a garantire la trasformazione dello sviluppo economico in progresso sociale. La disuguaglianza, quindi, non è solo un’offesa alla loro sacralità, una lacerazione dell’etica. È un controsenso&amp;nbsp; economico. La disuguaglianza non conviene a nessuno. L’attuale situazione di crisi è la dimostrazione di come un sistema fondato sulle disparità e su profitti non equamente distribuiti finisce per impoverire tutti. (…). Ci siamo illusi che la modernità avesse voltato pagina. Non è stato così, soprattutto negli ultimi tempi, in cui persino molte fortune di partiti e formazioni politiche sono state giocate sulla propaganda di idee e progetti di esclusione degli ultimi e dei non omologati. (…). Il problema della società diventa - torna ad essere - la presenza degli ultimi: i lavavetri, e con essi, i matti, i tossicodipendenti, i mendicanti, gli ambulanti senza licenza, i venditori di fiori o di fazzoletti, gli zingari, i barboni, i questuanti, le donne sfruttate sui bordi delle strade, in un elenco potenzialmente senza fine. A infastidire i benpensanti non è più la povertà ma la sua visibilità. (…). Per anni ci è stato detto che il libero mercato sarebbe stato in grado non solo di regolarsi grazie a una presunta mano invisibile, ma addirittura di produrre un effetto a cascata di cui tutti avrebbero beneficiato. Era - a voler essere indulgenti - un’illusione, ma ribadita con tale insistenza da diventare una specie di dogma. Le analisi che vanno per la maggiore dicono che la malattia economica va curata facendo tornare i conti a suon di tagli e di sacrifici che, guarda caso, riguardano sempre la spesa pubblica e i servizi sociali. Solo così - si dice - il sistema può riprendere fiato, la gente consumare, e l’economia del Paese tornare a essere competitiva. Andare avanti - vorrebbero farci credere - è impossibile, se non ritornando indietro, a quando eravamo alle prese con la rivoluzione industriale ed erano ancora di là da venire le conquiste del secolo scorso in tema di lavoro: dignità, salario, sicurezza, diritto di sciopero, equa proporzione tra tempo del lavoro e tempo della vita. Lussi, viene detto, che oggi non possiamo più permetterci, zavorre di cui dobbiamo al più presto disfarci, se non vogliamo soccombere nella corsa sfrenata allo sviluppo. Continuo a credere che non sia così.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-4271957615760555540?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/4271957615760555540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-5-della-presenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/4271957615760555540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/4271957615760555540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-5-della-presenza.html' title='Capitalismoedemocrazia. 5 Della presenza e della visibilità degli ultimi.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-DaJwYXeIB_Q/TxBITaXFg9I/AAAAAAAAAEs/Kw1PxZbLm6Q/s72-c/Marx_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-2789294065521953955</id><published>2012-01-12T19:45:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T19:45:43.925+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 4 La chiamavano invidia sociale.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ODTlesd7Q8A/Tw8qHcNMDkI/AAAAAAAAAEk/7YeHgIhfegU/s1600/Quartostato.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-ODTlesd7Q8A/Tw8qHcNMDkI/AAAAAAAAAEk/7YeHgIhfegU/s320/Quartostato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;La chiamavano invidia sociale al tempo dell’egoarca di Arcore. Si sproloquiava a non fomentare l’invidia sociale. Tutti in fila ed in silenzio in attesa che il re Mida di turno trasformasse in oro le cose proprie e degli accoliti. Si diceva: non sollevate l’invidia sociale. Un modo come un altro per sfuggire al problema. Ovvero, per occultarlo meglio. Per fuorviare l’attenzione. Intanto i furbetti soliti si arricchivano alle spalle della comunità. Dichiara al settimanale L’Espresso il professor Domenico Secondulfo, direttore dell'Osservatorio dei consumi delle famiglie presso l'Università di Verona: &lt;i&gt;&lt;b&gt;- Il circuito dei ricchi e quello dei nuovi poveri si differenziano: nei momenti di espansione la ricchezza genera invidia, in quelli di crisi aggressività, così i ricchi si ritirano tra di loro -&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Forse si scopre come non sia bastevole l’invidia sociale per sollevare e risolvere i problemi delle moderne società, ma si scopre con gran ritardo come sia urgente rispolverare quel qualcosa in più che in un tempo, definito oramai passato e dato per morto, veniva chiamato lotta di classe. Con annessa una coscienza di classe. Affronta il problema spinoso Gad Lerner in un editoriale che ha per titolo La destra di classe che difende gli evasori, pubblicato di recente sul quotidiano la Repubblica e che trascrivo in parte: &lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). … Karl Marx scriveva già nel 1859 nella sua celeberrima prefazione a «Per la critica dell´economia politica»: la coscienza dell´uomo è determinata dal suo essere sociale. Non c´è populismo che tenga, al dunque la nostra sensibilità è condizionata dal censo. (…). Siamo al dunque, perché l´incattivirsi di una crisi che impoverisce i ceti popolari e brucia posti di lavoro, ripropone con brutalità le differenze di classe. La prolungata, falsa rappresentazione di uno stile di vita omologato nel consumo di massa – l´illusione della fine delle classi sociali – non regge più quando lo Stato, per non fallire, è costretto a mettersi in caccia della ricchezza nascosta. Certo, chi ha protetto finora la ricchezza nascosta, addirittura esaltandola come risorsa, fatica a riconoscerla per quello che è: una vera e propria piaga nazionale. Per questo la destra italiana – antiborghese piuttosto che liberale – agita le acque. Incapace com´è di distinguere la ricchezza generata col talento imprenditoriale dalla ricchezza accumulata con l´illegalità e le rendite di posizione, addebita ai funzionari dello Stato un profilo ideologico esistente solo nella sua propaganda: la demonizzazione del benessere, l´incitazione all´odio di classe. Ma dove vivono? (…). Il vittimismo dei furbi abbindolava i poveracci quando s´illudevano di poterli emulare, e quindi li ammiravano. Ma ora che le ricette anticrisi incidono profondamente sul reddito e sul risparmio dei cittadini, torna a contare in politica quella nozione di giustizia sociale fino a ieri oltraggiata – talvolta perfino a sinistra – con l´ambigua raccomandazione a non lasciarsi tentare dalla cosiddetta invidia sociale.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; E mentre si agitava per le ubertose contrade del bel paese lo spettro nefasto dell’invidia sociale, i furbetti soliti rimpinguavano abbondantemente i loro forzieri lasciando alla comunità tutta l’incombenza ingrata e socialmente ingiusta di risanare le sconquassate finanze statali. Ne dà contezza sul quotidiano la Repubblica un recente dossier curato da Maurizio Ricci e che ha per titolo La ricchezza in mano al 10% delle famiglie. Lo propongo di seguito in&amp;nbsp; parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). Secondo le indagini della Banca d'Italia, la ricchezza netta degli italiani (tolti, cioè, mutui e prestiti) era pari, nel 2010, a 8.640 miliardi di euro. Una cifra imponente, pari ad oltre quattro volte la montagna del debito pubblico. In media, significa una ricchezza di poco inferiore a 400 mila euro, per ognuna dei 24 milioni di famiglie italiane. Ma, naturalmente, quei 400 mila euro sono il consueto miraggio statistico. Il 50 per cento delle famiglie italiane possiede, infatti, dice sempre Via Nazionale, meno del 10 per cento di tutta quella ricchezza. Ovvero, 12 milioni di famiglie si spartiscono, in realtà, un patrimonio di non più di 860 miliardi di euro. Questi 12 milioni di famiglie più povere costituiscono quelli che i sociologi di una volta avrebbero definito ceti popolari. Un termine che, con il progressivo svanire di operai e contadini, è diventato sempre più sfuggente e che, oggi, probabilmente, comprende soprattutto impiegati, insegnanti e la massa dei precari. In media, la ricchezza di ognuna di queste famiglie è di 72 mila euro in tutto, al netto di mutui e prestiti, ma casa e risparmi compresi. L'altra metà degli italiani ha, invece, le mani su quasi 8 mila miliardi di euro. (…). Al di sopra dei ceti popolari e dei ceti medi in via di affondamento ci sono, elaborando i dati della Banca d'Italia, quelli che possiamo chiamare ceti medi benestanti. Circa 9 milioni 600 mila famiglie, il 40 per cento del totale, che controlla il 45 per cento della ricchezza italiana: 3 miliardi 880 milioni di euro. In media, ognuna di queste famiglie benestanti ha un patrimonio, fra case e investimenti finanziari, pari a 405 mila euro. (…). Da qui in su, si entra nel mondo dei ricchi. Il 10 per cento delle famiglie italiane, cioè circa 2 milioni 400 mila famiglie, controlla il 45 per cento dell'intera ricchezza nazionale. Quanto 10 milioni di famiglie benestanti e oltre quattro volte quello di cui dispone la metà meno fortunata del paese. Sono gli altri 3 miliardi 880 milioni di euro di ricchezza che ancora mancavano al totale. In media, ognuna di queste famiglie ricche ha un patrimonio di 1 milione 620 mila euro, oltre 22 volte la ricchezza di quella metà d'Italia che sono le famiglie dei ceti popolari. (…). …gli straricchi ci sono, sono pochi, ma hanno abbastanza soldi da modificare profondamente la mappa sociale del paese. Proviamo, infatti, a togliere l'1 per cento di famiglie più ricche - gli straricchi - dal plotone del 10 per cento di ricchi. Il 9 per cento di ricchi che è quasi in cima, ma non ci arriva, corrisponde a 2 milioni 160 mila famiglie. Il loro patrimonio complessivo è pari a 2.765 miliardi di euro, un terzo della ricchezza nazionale. In media, ognuna di loro dispone di un solido patrimonio, pari a 1 milione 280 mila euro. Infine, l'1 per cento di straricchi: meno di 240 mila famiglie. Fa capo a loro il 13 per cento dell'intera ricchezza italiana, ovvero oltre 1.120 miliardi di euro, almeno quelli rintracciabili nel catasto e nelle banche nazionali. In media, ognuna di queste famiglie straricche dispone di un patrimonio di poco inferiore a 4 milioni 700 mila euro. Non basta, insomma, essere un paese in cui l'80 per cento delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive per riequilibrare la piramide rovesciata della ricchezza nazionale. (…). Ci sono, (…), quasi mille miliardi di euro depositati nei conti presso le poste o le banche italiane. Non si tratta solo di soldi parcheggiati per le piccole necessità quotidiane. Il 30 per cento di quei mille miliardi - esattamente 276 miliardi di euro - è depositato in conti fra i 50 mila e i 250 mila euro. Un altro 13 per cento, circa 120 miliardi di euro, si trova in conti che superano i 250 mila euro. Chi tiene tutti questi soldi in banca? Non lo sappiamo. Al massimo, dice l'aritmetica, mezzo milione di persone ha un conto in banca almeno di 250 mila euro. Probabilmente, sono assai di meno. Se, per pura ipotesi, supponessimo che ne sono titolari le 240 mila famiglie straricche, ne ricaveremmo che ognuna di loro ha, in media, mezzo milione di euro sul conto in banca. Poi ci sono i titoli. Fra azioni, obbligazioni e fondi comuni, ci sono oltre 1.500 miliardi di euro depositati nei conti titoli delle banche italiane. Un terzo è piccolo risparmio, cioè conti titoli inferiori a 50 mila euro. Un altro terzo, è risparmio, per così dire, benestante: titoli fra i 50 mila e i 250 mila euro. Poi ci sono 150 miliardi di euro, investiti in titoli per 250-500 mila euro. Il risparmio, probabilmente, si ferma qui. Il resto è investimento ed è un salto: 300 miliardi di euro in conti titoli superiori a 500 mila euro. Roba da straricchi.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-2789294065521953955?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/2789294065521953955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-4-la-chiamavano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/2789294065521953955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/2789294065521953955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-4-la-chiamavano.html' title='Capitalismoedemocrazia. 4 La chiamavano invidia sociale.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ODTlesd7Q8A/Tw8qHcNMDkI/AAAAAAAAAEk/7YeHgIhfegU/s72-c/Quartostato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5183874374574149594</id><published>2012-01-11T21:12:00.000+01:00</published><updated>2012-01-11T21:12:58.306+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 3 Venditori ambulanti d’almanacchi.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-IiarAuQG5X8/Tw3s-5TQGNI/AAAAAAAAAEc/Zy1t_MmUN5k/s1600/3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-IiarAuQG5X8/Tw3s-5TQGNI/AAAAAAAAAEc/Zy1t_MmUN5k/s320/3.jpg" width="197" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da &lt;b&gt;Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere&lt;/b&gt; (1832), tratto dalle Operette morali di Giacomo Leopardi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?&lt;br /&gt;(…). Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?&lt;br /&gt;Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.&lt;br /&gt;Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?&lt;br /&gt;Venditore. Io? non saprei.&lt;br /&gt;Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?&lt;br /&gt;Venditore. No in verità, illustrissimo.&lt;br /&gt;Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?&lt;br /&gt;Venditore. Cotesto si sa.&lt;br /&gt;Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?&lt;br /&gt;Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.&lt;br /&gt;Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?&lt;br /&gt;Venditore. Cotesto non vorrei.&lt;br /&gt;Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?&lt;br /&gt;Venditore. Lo credo cotesto.&lt;br /&gt;Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?&lt;br /&gt;Venditore. Signor no davvero, non tornerei.&lt;br /&gt;Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?&lt;br /&gt;Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.&lt;br /&gt;Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?&lt;br /&gt;Venditore. Appunto.&lt;br /&gt;Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?&lt;br /&gt;Venditore. Speriamo.&lt;br /&gt;Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.&lt;br /&gt;Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.&lt;br /&gt;Passeggere. Ecco trenta soldi.&lt;br /&gt;Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dialogo tra un venditore ambulante ed una bambina (marzo 2011), tratto da &lt;b&gt;Le agende&lt;/b&gt; di Giacomo Papi, pubblicato sul supplemento D del quotidiano la Repubblica:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Agende, bussole, orologi, carte geografiche. Bisognano, signorina, agendine? &lt;br /&gt;Bambina: No. &lt;br /&gt;(…). Venditore: E a che cosa stai giocando, bambina? &lt;br /&gt;Bambina: A un giuoco... &lt;br /&gt;Venditore: Questo lo vedo da me. Che giuoco? &lt;br /&gt;Bambina: Un giuoco del telefonino. &lt;br /&gt;Venditore: Come ti chiami, bambina? &lt;br /&gt;Bambina: Moda. &lt;br /&gt;Venditore: Come? &lt;br /&gt;Bambina: Moooda! &lt;br /&gt;Venditore: Che nome strano! E la tua mamma come si chiama? &lt;br /&gt;Bambina: Uffa! Morte. Come quella che mi fai venire tu che mi fai anche perdere la partita. (…). Venditore: Scusami, Moda, posso farmi perdonare con un regalo? &lt;br /&gt;Bambina: Che cosa? &lt;br /&gt;Venditore: La vuoi un'agendina? &lt;br /&gt;Bambina: C'è già dentro il mio telefono. &lt;br /&gt;Venditore: Ma questa è diversa. &lt;br /&gt;Bambina: Sì. È peggiore. Ci stanno pochi nomi, si riempie di cancellature, l'ordine alfabetico è approssimativo, mentre il mio software mi mette tutti i nomi che voglio e in ordine perfetto. E poi c'è un'altra cosa... con i telefonini non serve più imparare i numeri a memoria... &lt;br /&gt;Venditore: Vero, pensa che mi ricordo ancora il mio numero di quando ero piccolo 599560 e quello del mio compagno di banco 588968... &lt;br /&gt;Bambina: Tu lo sai, signore, perché i numeri si dicono in fila e non come numero intero? Se uno ha il 3398441628, perché non dice 3 miliardi 398 milioni 441mila 628? &lt;br /&gt;Venditore: Non lo so! Però quando cambi agenda e riscrivi i tuoi indirizzi, fai un bilancio su quelli che sono rimasti amici e quelli che non lo sono più... &lt;br /&gt;Bambina: Sai che bellezza, una volta ho visto un film - era di Jules Les Jour, credo - dove c'era un vecchio che riscriveva l'agenda e a ogni nome ricordava la sua vita e alla fine capiva che non era servita a niente, così alla zeta si sparava un colpo alla tempia. &lt;br /&gt;Venditore: E una bussola la vuoi? &lt;br /&gt;Bambina: Nel telefono c'è. &lt;br /&gt;Venditore: Un diario? &lt;br /&gt;Bambina: Anche. &lt;br /&gt;Venditore: Vuoi questa bellissima mappa della città dove stiamo andando? &lt;br /&gt;Bambina: Qui nel mio telefono c'è la mappa via satellite di tutto il mondo e mi dice anche dove mi trovo io in qualsiasi momento... &lt;br /&gt;Venditore: Allora ti regalo un orologio. Sei contenta? &lt;br /&gt;Bambina: Tze, figurarsi se non c'è l'orologio nel telefono. &lt;br /&gt;Venditore: Giochiamo a tris, vuoi? A scacchi, dama, battaglia navale? &lt;br /&gt;Bambina: C'è tutto nel telefono. (…).&lt;br /&gt;Venditore: E una caramella la vuoi, stronzetta?&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almanacchi, agende, agendine, calendari, per non dire dei calendarietti profumati che venivano regalati nei negozi dei barbieri. Su di essi, su quei calendarietti, dall’odore accattivante e con le immagini delle donnine allegre del tempo, si avviava a compimento, con sguardi vogliosi e furtivi su di quelle paginette, l’educazione sentimentale dei giovani di allora. Io continuo ad usare le agende, come un tempo. Quelle di carta. Poiché la carta, con la quale son fatte, conferisce ad esse una fisicità sconosciuta alle agende elettroniche di moda. Diventano compagne discrete per un anno intero. Ci si illude, con esse, di registrare e mettere al giusto posto le piccolezze, e non solo, della nostra vita. Ci si illude che la grafia stesa su di esse abbia il potere di scacciare l’imprevedibilità della vita stessa. Un’illusione, appunto. Poiché la vita scorre per conto suo, siano stati o meno registrati gli appuntamenti e le ricorrenze che essa ci riserva. Affidiamo, o affidavamo una volta almeno ad esse, piccoli frammenti della nostra vita, e ci impegniamo a registrarli per imprigionarli per sempre, sottraendoli così alla impietosa casualità delle nostre esistenze. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5183874374574149594?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5183874374574149594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/cosecosi-3-venditori-ambulanti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5183874374574149594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5183874374574149594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/cosecosi-3-venditori-ambulanti.html' title='Cosecosì. 3 Venditori ambulanti d’almanacchi.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-IiarAuQG5X8/Tw3s-5TQGNI/AAAAAAAAAEc/Zy1t_MmUN5k/s72-c/3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-2610239217543199147</id><published>2012-01-05T15:56:00.000+01:00</published><updated>2012-01-05T15:56:10.964+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='doveravatetutti'/><title type='text'>Doveravatetutti. 3 Medicare le parole, tre.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-iKgEDnfKGhQ/TwW5uIJjJcI/AAAAAAAAAEM/JpaYUF51-Lo/s1600/libertagiustizia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="269" src="http://1.bp.blogspot.com/-iKgEDnfKGhQ/TwW5uIJjJcI/AAAAAAAAAEM/JpaYUF51-Lo/s320/libertagiustizia.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;(…). La deturpazione funesta delle parole, lo stratagemma d'illudere il popolo imbellendo la realtà e inventandosi, per decerebrarci, un'attualità del tutto sfasata rispetto a ciò che davvero è attuale, cioè urgente, emergente: per decenni ci eravamo assuefatti a questo, e abbiamo finito col chiamarlo politica. È ora di restituire, a quest'ultima, il severo verbo vero che le si addice. (…). Ne discussero i filosofi dell'antichità greca, e diedero al dire-tutto il nome di parresia: un vocabolo che torna negli Atti degli apostoli (Pietro e Giovanni rischiano la morte, pur di testimoniare il vero e la libera coscienza del cristiano). Chi parlava senza blandire o mimetizzarsi era chiamato parresiasta. Senza parresia, scrive Foucault, siamo sottomessi alla follia e all'idiozia dei padroni: la pòlis ha bisogno di verità, per esistere e salvarsi. (…). …l'apprendimento del parlare-vero è lento, sempre scabroso. Si perdono privilegi, ci si espone alle critiche dei sofisti (gli economisti). Nella democrazia ateniese, secondo Socrate e Demostene, si rischiava la vita. (…). Ci vuole coraggio per firmare le proprie parole, parlando-vero. Chi lo possiede non ha la vita facile, deve esser cauto se non vuol ricadere nel parlar-falso. (…).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; È quanto scrive, con la Sua solita lucidità ed incisività, Barbara Spinelli nel Suo editoriale Il coraggio della verità, editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica che ho trascritto in parte. L’esercizio della verità è un esercizio di lunga lena; non ci si improvvisa a dire la verità tutto d’un colpo. È un esercizio di lunga lena al pari della democrazia, che non la si conquista tutta d’un botto, ma dopo un lungo navigare nelle acque infide del populismo e della demagogia. L’esercizio della verità si coniuga strettamente con l’esercizio della democrazia; laddove il primo non divenga regola diffusa di vita non si può, in alcun modo, dire esserci la democrazia. Laddove i reggitori della cosa pubblica amino utilizzare, travisandole, le parole, per costruire la verità più confacente e gradevole per i cittadini sottoposti, in quel luogo la democrazia risulta essere priva di qualsivoglia spirito suo nobile e non avrà mai modo alcuno per interrare profonde radici. Il doveravatetutti è un ripercorrere a ritroso la storia, ma la storia piccola, con l’iniziale minuscola minuscola, poiché minuscola fu al tempo la storia del bel paese. Storia minuscola e falsa, di lustrini e cocottes, che ha utilizzato le parole per l’obnubilazione delle menti e delle coscienze. A quel tempo del doveravatetutti, il 14 di ottobre dell’anno 2010, ne scriveva Gustavo Zagrebelski sul quotidiano la Repubblica nel Suo La neolingua del Cavaliere, un Suo prezioso dizionario dal quale traggo di seguito le ultime due voci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;«Fare-lavorare-decidere». La «discesa» dalla quale abbiamo iniziato a che cosa mira? La rigenerazione ch´essa promette in che cosa consiste? Non nella salvezza delle anime, né nell´elevazione civile della società e nemmeno nella potenza della Nazione o dello Stato, come fu per diverse «discese salvifiche» in altri tempi e luoghi. Lo dice ancora una volta il linguaggio del nostro tempo, così impregnato di aziendalismo e produttivismo. L´idea che la vita politica si basi su un legame sociale che-certamente- implica ma non si esaurisce in benessere materiale, consumi, sviluppo economico, è totalmente estranea al modo di pensare attuale e alla lingua che l´esprime. L´Italia è «l´azienda Italia» e tutti devono «fare sistema», «fare squadra» perché possa funzionare. Basterebbe pensare alla politica delle «tre I», slogan lanciato a suo tempo per sintetizzare il senso delle riforme nella scuola italiana: inglese, Internet, impresa. Dalla scuola si bandiva quella cosa così evanescente, ma così importante per tenere insieme una società senza violenza e competizione distruttiva, che è la cultura. La scuola, davvero, si orientava verso il «saper fare», cioè verso la produzione di «risorse umane» finalizzate allo «sviluppo» dell´azienda e da utilizzare intensivamente fino al limite oltre il quale ci sono gli «esuberi». La politica, a sua volta, è venuta configurandosi come il logico prolungamento di questa concezione del bene sociale. Così, il governo diventa il «governo del fare» il cui titolo di merito «assoluto» è di avere posto fine al «teatrino della politica» e di andar facendo. «Fatto» diceva un non dimenticato spot pubblicitario governativo costruito su un timbro sonoramente impresso su qualche foglio di carta. Per «fare», però, occorre «lavorare» e, così, quello che lavora, non quello che chiacchiera, è il governo buono. Bisogna «lasciarlo lavorare». Chi si mette di traverso, cioè «rema contro» la squadra di canottieri che fa andare la barca non è un oppositore ma un potenziale sabotatore, uno che non ama l´Italia. (…). Ora, l´ideologia aziendalista del fare e del lavorare mette in evidenza, esaltandolo, il momento esecutivo e ignora, anzi nasconde il momento deliberativo. Chi decide, in che modo decide e che cosa decide? Tutto questo è «assolutamente» fondamentale in democrazia perché rappresenta il momento formativo e partecipativo delle scelte politiche. La logica aziendalista, trasportata in politica, fa dell´efficienza l´esigenza principale: efficienza per l´efficienza. Il fare per il fare: attivismo. Tante leggi, tante riforme: è la quantità a essere messa in mostra. Viene meno il rapporto tra il fare e il «che cosa fare», un rapporto che presuppone una divisione tra il realizzare e il determinare l´oggetto da realizzare. Viene meno il fine dell´agire. (…). Alla medesima logica appartiene il «decidere», per esempio nell´espressione «democrazia decidente», che ha preso piede anche nel lessico di parte di forze politiche d´opposizione (…). Anche qui ciò che viene passato sotto silenzio è ciò che dovrebbe garantire che non si operi male. Forza delle parole: il mezzo, cioè l´efficienza (fare, lavorare, decidere), da mezzo quale è, diventa il fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Politicamente corretto». (…). Negli anni appena trascorsi è stata condotta vittoriosamente una battaglia semantica contro la dittatura del «politicamente corretto», accusato di conservatorismo, ipocrisia e perbenismo. I tabù linguistici sono caduti tutti. Perfino la bestemmia è stata «sdoganata» perché qualunque parola deve essere «contestualizzata». I contesti sono infiniti. Così ogni parola è infinitamente giustificabile. Il degrado è pervasivo, e ha contagiato anche chi non l´ha inaugurato e anzi, all´inizio, l´ha deplorato. Così, ci si è assuefatti. Ma il risultato non è stato una liberazione, ma un nuovo conformismo, alla rovescia. Oggi è politicamente corretto il dileggio, l´aggressione verbale, la volgarità, la scurrilità. È politicamente corretta la semplificazione, fino alla banalizzazione, dei problemi comuni. Sono politicamente corretti la rassicurazione a ogni costo, l´occultamento delle difficoltà, le promesse dell´impossibile, la blandizia dei vizi pubblici e privati proposti come virtù. Tutti atteggiamenti che sembrano d´amicizia, essendo invece insulti e offensioni. I cittadini comuni, non esperti di cose politiche, sono trattati non come persone consapevoli ma sudditi, anzi come plebe. Cosicché le posizioni sono ormai rovesciate. Proprio il linguaggio plebeo è diventato quel «politicamente corretto» dal quale dobbiamo liberarci, ritrovando l´orgoglio di comunicare tra noi parlando diversamente, non conformisticamente, seriamente, dignitosamente, argomentatamente, razionalmente.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-2610239217543199147?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/2610239217543199147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/doveravatetutti-3-medicare-le-parole.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/2610239217543199147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/2610239217543199147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/doveravatetutti-3-medicare-le-parole.html' title='Doveravatetutti. 3 Medicare le parole, tre.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-iKgEDnfKGhQ/TwW5uIJjJcI/AAAAAAAAAEM/JpaYUF51-Lo/s72-c/libertagiustizia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8050333595355277797</id><published>2012-01-03T17:39:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T17:40:20.544+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='doveravatetutti'/><title type='text'>Doveravatetutti. 2 Medicare le parole, due.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/--H-sVOZfsqA/TwMvBZusnlI/AAAAAAAAAEA/Z3lYWVSYhrs/s1600/libertagiustizia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="269" src="http://2.bp.blogspot.com/--H-sVOZfsqA/TwMvBZusnlI/AAAAAAAAAEA/Z3lYWVSYhrs/s320/libertagiustizia.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;“(…). Oggi nella Italia berlusconiana &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;(anche se al momento defenestrato, siamo certi di esserci liberati del berlusconismo come formazione mentale? N.d.r.)&lt;i&gt;&lt;b&gt; il furto attraverso la politica è scoperto, normale. Appena si può si ruba e viene il sospetto che sia avvenuta una mutazione antropologica, che la maggioranza al potere sia convinta che l'uso della politica per rubare sia non solo normale ma lodevole e che le istituzioni abbiano il dovere di proteggerlo. L'Italia un tempo paese dei misteri, delle società segrete, delle congiure massoniche sotto l'egida del cavaliere di Arcore sta diventando una democrazia autoritaria dichiarata e compatta a difesa dei suoi vizi e dei suoi furti. Perché opporsi al bavaglio che viene imposto all'informazione? Non aveva ragione Mussolini ad abolire la cronaca nera e a coprire gli scandali del regime? Esiste un modo più efficace di lavare i panni sporchi in gran segreto senza che le gazzette li mettano in piazza? (…). La conferma della mutazione antropologica viene dal fatto che i politici presi con la mano nella marmellata mostrano più stupore che vergogna. La loro corruzione era normalissima, candida, da buon padre ladro di famiglia. A uno era bastato pagare una garconnière al centro di Roma, un altro aveva lasciato mano libera agli impresari edili dopo il terremoto in cambio di una revisione in casa sua dei servizi igienici, diciamo del funzionamento del cesso e del bagno. Ad altri ancora la possibilità di avere a spese dello Stato qualche mignotta, insomma la grande crisi della politica italiana, il grande rischio di una democrazia autoritaria, di una dittatura mascherata, morbida starebbe nella banalità del male, nei piccoli vizi nelle piccole tentazioni della cosiddetta classe dirigente. Un'Italia senza misteri con un capo del governo schietto, schiettissimo. Che vuole? Che pretende? Il minimo di un uomo del fare più che del pensare: di non avere controlli, di non avere intralci e se gli viene in testa di allevare un cavallo nessuno si permetta di obbligarlo a tirar su una mucca. Che cosa ha scoperto il Cavaliere? Quello che avevano scoperto prima di lui tutti gli uomini autoritari del fare, che i controlli sono fastidiosi e a volte insopportabili. In una parola: che la democrazia è più complicata e faticosa della dittatura.”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un gran parlare, in questi giorni, dell’ultimo vecchio che ci ha lasciati. C’è il solito becero tentativo di metterne in mostra le pecche, di tirare fuori dall’armadio della Sua vita i cosiddetti scheletri, insomma di ridurne lo spessore intellettuale e morale che il vecchio si era conquistato sul campo. Come se fosse sempre possibile sbozzare una vita con l’accetta e non con il più fine bulino. Ma anche con il più fine dei bulini l’impresa è sempre ardua, ché di una vita è sempre difficile, se non impossibile, separarne le singole parti tanto esse ne sono connesse. Ché il vivere è periglioso assai. Ché il vivere è una sempre lenta, imprevedibile navigazione, tra marosi non sempre ospitali per la qual cosa ci si può ritrovare sbattuti con forza su spiagge selvagge o contro scogliere puntute e pericolosissime. Tale è stata, senza l’ombra di un dubbio, la vita del grande vecchio Giorgio Bocca. Una lunga e perigliosa navigazione la Sua, con scarti improvvisi, con repentine inversioni di rotta poiché, per dirla con le parole di James Russell Lowell, solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione. Ed anche il grande vecchio, che ci ha lasciati da poco, ha cambiato opinione com’era nel suo diritto. Oggi mi va di annoverarlo, per via delle cose che non muoiono e che ci ha lasciato per sempre, mi va di annoverarlo ancora come presente tra quelli che continuano a chiedersi ed a chiedere doveravatetutti quando lo scempio del bel paese prendeva il suo avvio nell’indifferenza dei tanti, dei tantissimi. E mi va di ricordarlo ripescando, tra i ritagli salvati e gelosamente conservati, quel Suo pezzo prima trascritto in parte del 12 di giugno dell’anno 2010, pezzo pubblicato sul quotidiano la Repubblica col titolo Il cavaliere impunito e la regola del silenzio. Doveravatetutti&amp;nbsp; a quella data? In esso si trova conferma della mutazione antropologica avvenuta nel bel paese e che ha in prima istanza ed in larga misura investito la lingua e le parole, distorcendone la struttura ed i significati più intrinseci ad esse connessi. Riprendo, per l’occasione, da La neolingua del Cavaliere di Gustavo Zagrebelsky, pubblicato sul quotidiano la Repubblica, due parole, “amore” ed “assolutamente”, da medicare prontamente dopo il trattamento pervasivo e degenerativo da esse subite a seguito di una certa “discesa in campo”. Risaniamo le parole nostre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;«Amore». Nel discorso con il quale fu dato l´annuncio (il Kérygma) della «discesa» in politica (26 gennaio 1994), un passaggio-chiave, una frasetta che sembra buttata lì, fu «L´Italia è il Paese che io amo». Così anche l´amore faceva la sua discesa nel linguaggio della politica, non senza conseguenze pervasive. Il neonato Partito Democratico, a sua volta, ritenne di non dovere essere da meno e rispose per le rime nel «Manifesto» fondativo del 2007, che inizia così: «Noi, i democratici, amiamo l´Italia». Questo è un esempio delle conseguenze perverse dell´imitazione nel campo della comunicazione politica. Le due dichiarazioni d´amore si equivalgono? No, non si equivalgono. La prima («L´Italia è il Paese che io amo») è una dichiarazione sovrana che proviene da uno che ha già detto che, se avesse voluto, avrebbe potuto continuare una vita felice in sé e per sé, oppure avrebbe potuto prescegliere un altro luogo per vivere o per discendere sulla terra dei comuni mortali. L´Italia, così, è la prediletta che, in virtù di questa predilezione, dovrà ricambiare l´amore che tanto gratuitamente le è stato donato. La seconda dichiarazione è tutt´altra cosa. Non è un atto sovrano. È un atto obbligato. Potrebbe un partito politico che, ovviamente, è dentro, non sopra il Paese al quale chiede consensi, dire: «Tu non mi piaci affatto». Questa dichiarazione, come dichiarazione d´amore, suona falsa perché è obbligata e l´amore obbligato che cosa è? Può essere un´adulazione interessata. Anche la prima, naturalmente, lo è, ma si presenta in tutt´altro modo, come un dono d´amore, una dedizione gratuita, un atto commovente. Chi potrebbe resistere a cotanto amante, a un simile seduttore? Chi potrebbe, a sua volta, non riamarlo? E se non riama? Se l´amore non è corrisposto? Se non c´è corrispondenza a un amore così grande che è quasi un sacrificio, è perché qualcuno odia. Solo apparentemente, le parole d´amore, spostate dal campo che è loro proprio, cioè quello delle relazioni interpersonali concrete, e riversate nella campo della politica, cioè dei rapporti impersonali astratti, sono parole benevolenti. In realtà sono parole violente, destinate a provocare divisioni radicali, contrapposizioni e incomunicabilità, tra «noi che amiamo» e «voi che odiate». Valga, tra le tante possibili, questa citazione: «Noi non abbiamo in mente un´Italia come la loro, che sa solo proibire ed odiare. Noi abbiamo in mente un´altra Italia, onesta, orgogliosa, tenace, giusta, serena, prospera, un´Italia che sa anche e soprattutto amare» (L´Italia che ho in mente, Milano, Mondadori, 2000, p. 280). Se guardiamo all´Italia di oggi, possiamo tristemente riconoscere che la spaccatura è avvenuta e non sappiamo come si potrà sanarla.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;«Assolutamente». Un avverbio e un aggettivo apparentemente innocenti, da qualche tempo, condiscono i nostri discorsi e in modo così pervasivo che non ce ne accorgiamo «assolutamente» più: per l´appunto, assolutamente e assoluto. Tutto è assolutamente, tutto è assoluto. Facciamoci caso. È perfino superfluo esemplificare: tutto ciò che si fa e si dice è sotto il segno dell´assoluto. Neppure più il «sì» e il «no» si sottraggono alla dittatura dell´assoluto: «assolutamente sì», «assolutamente no». (…). Il predecessore dell´assoluto è il «categorico» d´un tempo, quando non c´era posto per le sfumature ma solo per le convinzioni granitiche, per gli «imperativi categorici» presi dalla filosofia morale e gettati nell´agone politico. Ciò che l´assoluto esclude è «il relativo». Il relativo è ciò che costringe al confronto e induce a pensare. L´assoluto, invece, comanda e pretende obbedienza, assolutamente. Il relativo è proprio dei deboli, perché è insidiato dal dubbio; l´assoluto è forte perché, insieme ai dubbi, esclude la possibilità di venire incontro, di cercare accordi e stabilire compromessi con chi non condivide i nostri «assoluti». Tra assoluto e fanatico c´è parentela stretta in uno stesso mondo spirituale. (...).&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8050333595355277797?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8050333595355277797/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/doveravatetutti-2-medicare-le-parole.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8050333595355277797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8050333595355277797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/doveravatetutti-2-medicare-le-parole.html' title='Doveravatetutti. 2 Medicare le parole, due.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/--H-sVOZfsqA/TwMvBZusnlI/AAAAAAAAAEA/Z3lYWVSYhrs/s72-c/libertagiustizia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5380754939713988513</id><published>2012-01-02T19:19:00.001+01:00</published><updated>2012-01-02T19:20:31.732+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 3 A chi interessa cambiare l'articolo 18?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-2yOVgDC3f88/TwH1EwYQCgI/AAAAAAAAADo/aI-ALFrIDLU/s1600/marx.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-2yOVgDC3f88/TwH1EwYQCgI/AAAAAAAAADo/aI-ALFrIDLU/s320/marx.gif" width="277" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;Scrive il professor Giorgio Ruffolo in &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Sono dolori se la ricchezza è un fantasma&lt;/b&gt;, pubblicato sul quotidiano l’Unità e tantissime volte già citato in questo b-log: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- Contrariamente a quanto sostengono i suoi oppositori, la globalizzazione è un processo fondamentale per il progresso umano. Tale era considerato da Marx. Ma non può essere lasciato a sé stesso, perché totalmente privo di autoregolamentazione. È l’assenza di regolazione che lo rende distruttivo e caotico. Questi due temi dovrebbero costituire questioni centrali per gli economisti: una moneta che sia ricondotta alla funzione di arbitro e non di giocatore. Un governo mondiale che ricostituisca il necessario interlocutore del capitalismo dopo il venir meno della funzione svolta dagli Stati nazionali -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Il solito Marx, che vedeva lontano assai. L’opportunità grande e straordinaria affinché la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; diventi strumento &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;fondamentale per il progresso umano. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Poiché la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; pone in discussione equilibri consolidati, permettendo a nuove masse di ex-poveri di accedere, seppur in grave ritardo, al benessere materiale. Poiché la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; pone in difficoltà una visione nazionalistica dei paesi del globo intero. Poiché solo un’apertura verso &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;un governo mondiale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; consentirà di controllarla, dominarla ed indirizzarla verso sbocchi nuovi di progresso. Sono le opportunità che la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;ci offre. Le cronache recenti ci spiattellano le insuperabili difficoltà che i singoli Stati, nel chiuso dei loro egoistici tornaconti nazionali, incontrano ad affrontare la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;crisi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che diviene sempre più una crisi planetaria. Ora, anche quelli del &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Bric&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; annaspano; è la controprova che solo una visione globale consentirà un controllo più efficace dei meccanismi che regolano il dissesto finanziario. Della natura della globalizzazione come processo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;totalmente privo di autoregolamentazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ne ha scritto, sul settimanale il Venerdì di Repubblica, Curzio Maltese in un pezzo che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Nel Paese sul lastrico a chi interessa cambiare l'articolo 18?&lt;/b&gt; Di seguito lo trascrivo in parte.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). Negli ultimi due decenni, i salari sono crollati in quasi tutto l'Occidente e le condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate ovunque, soprattutto per le giovani generazioni. Le nuove multinazionali, anche quelle che puntano molto su un'immagine moderna, civile e progressista, trattano i propri lavoratori peggio di quanto non facessero gli odiati padroni d'una volta. Amazon è finita nel mirino dei media americani per le disumane condizioni di lavoro cui costringe i dipendenti, Apple è sotto inchiesta per l'ondata di suicidi fra gli operai cinesi chiamati a produrre gli iPad, altri colossi come Monsanto, Nike e Nestlè devono difendersi da accuse di sfruttamento selvaggio della manodopera, in qualche caso perfino di bambini. Da vent'anni i super manager più celebrati e citati come modello di genio aziendale non sono più i creativi ma quelli bravi ad aumentare il proprio stipendio e a tagliare quelli dei lavoratori, insieme ai diritti acquisiti. Il caso più noto è Sergio Marchionne. Si capisce che tagliare la pausa mensa è più semplice che progettare un modello diverso dalla ventesima versione della Panda. Marchionne spiega che la produttività italiana è troppo bassa ed è vero. Ma sfugge, almeno ai non addetti, il meccanismo psicologico per il quale un lavoratore dovrebbe produrre di più in cambio di un salario sempre più misero. In Italia, lo stipendio medio netto è crollato negli ultimi dieci anni agli ultimi posti dell'Eurozona, sotto i ventimila euro all'anno. In termini di potere d'acquisto reale, i lavoratori italiani guadagnano cinquemila euro in meno rispetto al 2001. La ragione principale è che sono aumentate le tasse sul lavoro dipendente, fino a superare di gran lunga la media europea, quella dell'Ocse e perfino la leggendaria Scandinavia. L'aumento delle tasse sul lavoro dipendente, ricompensato con un netto peggioramento dei servizi sociali, è servito in buona sostanza a finanziare l'evasione fiscale, nel frattempo triplicata. Si sono insomma tartassati i poveri per arricchire i ricchi disonesti. L'effetto sull'economia è stato devastante. L'Italia è un Paese dove si vendono sempre più pellicce, champagne di marca, fuoribordo ed elicotteri, ma dove si spende sempre di meno al supermercato. Com'è noto, lo spreco dei super ricchi non compensa la mancata spesa dei poveri. E ora, vogliamo davvero credere che il problema sia l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori?”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5380754939713988513?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5380754939713988513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-3-chi-interessa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5380754939713988513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5380754939713988513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/capitalismoedemocrazia-3-chi-interessa.html' title='Capitalismoedemocrazia. 3 A chi interessa cambiare l&apos;articolo 18?'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-2yOVgDC3f88/TwH1EwYQCgI/AAAAAAAAADo/aI-ALFrIDLU/s72-c/marx.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-4000289048104555408</id><published>2012-01-01T16:48:00.003+01:00</published><updated>2012-01-02T18:36:18.894+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eventi'/><title type='text'>Eventi. 1 Pensieri per un anno nuovo.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-OMZRZyZ_gNc/TwB_9n1cZZI/AAAAAAAAADc/z1Wc3CYgZR8/s1600/libertagiustizia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="269" src="http://2.bp.blogspot.com/-OMZRZyZ_gNc/TwB_9n1cZZI/AAAAAAAAADc/z1Wc3CYgZR8/s320/libertagiustizia.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- …i partiti sono un meraviglioso meccanismo in virtù del quale, in tutta l’estensione di un Paese, non uno spirito dedica la sua attenzione allo sforzo di discernere, negli affari pubblici, il bene, la giustizia, la verità. Se si affidasse al diavolo l’organizzazione della vita pubblica, non saprebbe immaginare nulla di più ingegnoso -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Simon Weil nel Suo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Manifesto per la soppressione dei partiti politici&lt;/b&gt; - (1942) – riportato alla pagina 113 del volume &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;La questione civile&lt;/b&gt; di Roberta De Monticelli – Raffaello Cortina Editore (2011), pagg. 156 € 13,50 -.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;“(…). E io: «Maestro, che è tanto greve &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;a lor, che lamentar li fa sì forte?». &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Rispuose: «Dicerolti molto breve. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Questi non hanno speranza di morte &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;e la lor cieca vita è tanto bassa, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Fama di loro il mondo esser non lassa; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;misericordia e giustizia li sdegna: &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;non ragioniam di lor, ma guarda e passa». &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E io, che riguardai, vidi una ’nsegna &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;che girando correva tanto ratta, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;che d’ogne posa mi parea indegna; &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;e dietro le venìa sì lunga tratta &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;di gente, ch’i’ non averei creduto &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;che morte tanta n’avesse disfatta. (…)”.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il Poeta sommo in tal modo li descrisse e giusto pose loro in quel che la Sua mente e l’arte Sua sublime riconobbero essere l’Inferno –&amp;nbsp; canto terzo, versetti 43/57 -. Buon Anno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-4000289048104555408?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/4000289048104555408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/eventi-1-pensieri-per-un-anno-nuovo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/4000289048104555408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/4000289048104555408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2012/01/eventi-1-pensieri-per-un-anno-nuovo.html' title='Eventi. 1 Pensieri per un anno nuovo.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-OMZRZyZ_gNc/TwB_9n1cZZI/AAAAAAAAADc/z1Wc3CYgZR8/s72-c/libertagiustizia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-1084446343053144317</id><published>2011-12-31T17:06:00.000+01:00</published><updated>2011-12-31T17:06:43.317+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 2 Boule de suif e Dallas.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wsrKPRYeM9I/Tv8yykZarCI/AAAAAAAAADQ/fKVAyzUBPNI/s1600/Ombrerosse.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-wsrKPRYeM9I/Tv8yykZarCI/AAAAAAAAADQ/fKVAyzUBPNI/s1600/Ombrerosse.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 16.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;Definisce il termine &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;sego &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;l’autorevolissimo dizionario Sabatini-Coletti: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;s.m. (non com. pl. -ghi)&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;1 Grasso di animale usato soprattutto nella fabbricazione di candele&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;2 albero del sego, pianta tropicale dai cui semi è ricavato il grasso per le candele&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- sec. XIII. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Delle due l’una, la prima. Per capire cosa voglia dire l’illustre Umberto Eco nella rubrica La bustina di Minerva del settimanale L’Espresso con il pezzo che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Sambuchi e palle di sego, &lt;/b&gt;che di seguito trascrivo in parte. Grasso animale, quindi. Nel caso, riferito ad una persona, che un tempo potevasi definire un’allegra signora, oppure una signora di vita, oppure un’allegra donnina, ovvero una mestierante del mestiere più antico del mondo. Una prostituta. Oggi diversamente definita. Il buon Eco si rifà ad una novella di un certo Guy de Maupassant, tanto per intenderci. La novella (1880) ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Boule de suif &lt;/b&gt;, che tradotto suona per l’appunto &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Palla di sego&lt;/b&gt;. Anche se al plurale, nella bustina del Nostro Palla di sego è sempre una, una onesta meretrice sfatta nel corpo nonché nello spirito dal mestiere esercitato. Palla di sego è &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;in fuga dalla città di Rouen conquistata dalle truppe prussiane, ed in questa fuga si accompagna con una combriccola di nove sedicenti onesti borghesi. Onesti. La carrozza è diretta alla volta di Dieppe. Compagni di viaggio della rubiconda prostituta sono tre coppie di coniugi che esercitano le attività liberali dei commercianti, dei ricchi borghesi e dei nobili, nonché un rivoluzionario e due sorelle in Dio. Tutti in fuga dinnanzi agli invasori per andare in un altrove ove poter continuare a curare i propri interessi. Non vi è dubbio che Palla di sego sia mal tollerata dagli onesti borghesi, ma le cose cambieranno a suo favore. Il Nostro, intendo dire l’illustre Umberto Eco, non si dilunga sul viaggio e su quant’altro lo riguardi, ma la carrozza procede con difficoltà a causa di una forte nevicata. I tempi previsti per il viaggio si dilatano oltre misura e solamente Palla di sego ha portato d’appresso da bere e da mangiare, mentre gli altri poco accorti sono colti dai morsi della fame. Molto liberalmente i buoni ed onesti borghesi, pur di mettere qualcosa sotto i denti per acquietare i morsi atroci della fame, accantonano il disprezzo non dissimulato per Palla di sego e sbafano senza ritegno le sue vivande. A questo punto è d’obbligo che lasci parlare il Nostro per il prosieguo della storia.  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). Non ci sono rapporti tra il longilineo ed elegante professor Monti e una palla di sego, ma ne vedo tra la sua vicenda e la novella omonima di Maupassant. (…). Già accettata a malapena dai compagni di viaggio &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;(come già detto n.d.r.)&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;, solo perché aveva offerto a tutti le provviste che recava in un canestro, era diventata responsabile dell'arresto della carrozza da parte di un ufficiale prussiano, che minacciava di non lasciar ripartire nessuno se la ragazza non gli concedeva le sue grazie. Pur avendole già concesse a molti, la patriottica escort si rifiutava di elargirle all'odiato nemico. La carrozza così rimane ferma, e a poco a poco i viaggiatori rimproverano a Palla di Sego di nuocere a tutti per uno sciocco puntiglio, e tra varie insistenze e ricatti morali la spingono a cedere. A malincuore, e per il bene comune, essa accetta. Consumato il mercimonio la carrozza riparte, ma a quel punto i viaggiatori incominciano a guardare con disprezzo la sciagurata che si è prostituita, anche se l'aveva fatto per cavar loro le castagne dal fuoco. Mi pare stia succedendo la stessa cosa a Monti. Tutti (salvo la canea leghista) gli hanno chiesto di cavar le castagne dal fuoco anche rischiando l'impopolarità, per prendere quelle misure severe che altri non avevano saputo o voluto prendere. Ora che l'ha fatto, tutti incominciano a guardarlo male. Maupassant aveva capito molte cose.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questa è la storia di Palla di sego. Ma mi vien voglia di parlarvi di un’altra diligenza, quella del celeberrimo film di John Ford &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Ombre rosse&lt;/b&gt;. Anche in essa viaggiano buoni ed onesti borghesi e tanti scarti di quella società di pionieri; un medico dedito all’alcool, un rappresentante di liquori, un banchiere truffaldino in fuga, un gentiluomo del sud con il vizio per il gioco d'azzardo ed, immancabilmente, una prostituta, Dallas. C’è pure, su quella diligenza, Ringo Kid, un fuorilegge ricercato e braccato. A far da comprimari un rappresentante della legge, il conducente equivoco della diligenza ed una donna incinta moglie di un ufficiale dell'esercito. Ebbene, anche su quella diligenza l’essere più umano si rivelerà essere la meretrice Dallas, che aiuterà la signora borghese a mettere al mondo la sua creatura e che riuscirà al contempo a scrivere una straordinaria storia d’amore con il fuorilegge. Oggigiorno il corpo sgraziato di Palla di sego non sarebbe appetibile nel mercimonio della politica del bel paese. Oggigiorno è d’uso il tubino nero delle escort. &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Buon anno&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-1084446343053144317?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/1084446343053144317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/cosecosi-2-boule-de-suif-e-dallas.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/1084446343053144317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/1084446343053144317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/cosecosi-2-boule-de-suif-e-dallas.html' title='Cosecosì. 2 Boule de suif e Dallas.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wsrKPRYeM9I/Tv8yykZarCI/AAAAAAAAADQ/fKVAyzUBPNI/s72-c/Ombrerosse.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-3167580892435932156</id><published>2011-12-26T16:54:00.000+01:00</published><updated>2011-12-26T16:54:34.065+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strettamentepersonale'/><title type='text'>Strettamentepersonale. 2 Il natale e l’orgia dei consumi.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-n-9-Y0mbVWA/TviYjj6dRGI/AAAAAAAAADE/dZg15Fo5UKU/s1600/nativit%25C3%25A0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="318" src="http://3.bp.blogspot.com/-n-9-Y0mbVWA/TviYjj6dRGI/AAAAAAAAADE/dZg15Fo5UKU/s320/nativit%25C3%25A0.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 16.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;24 di dicembre. Diario della vigilia. In casa di *********, in attesa dell’evento. Anzi dell’avvento secondo la catechesi. I più piccoli, ad una certa ora, scartano gli innumerevoli doni posati sotto lo scintillante albero artificiale. Scartano con la consueta frenesia dei piccoli: ne scartano tanti che, alla fine, alcuni pacchetti-dono rimangono intonsi lì, nelle loro buste e con i loro fiocchetti colorati, abbandonati al loro destino. I più piccoli si sono presto stancati di tanta esagerata abbondanza, nulla più li attrae. I grandi approntano una grande tavola per l’immancabile cenone. La tavolata è allegra, si chiacchiera del più e del meno con accordata attenzione. La compagnia è piacevole assai. Non mancano i riferimenti alla &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“crisi”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, ma è d’obbligo non calcare i toni. È pur sempre il natale dei cristiani. Le pietanze meritano gli elogi della allegra, godereccia tavolata. La gente attorno è simpatica. Molto. La chiacchiera è rilassante. Nella serata tarda qualcuno accende il televisore. Immagino perché si debba attendere lo scoccare del minuto primo della mezzanotte. Entro in uno stato di contenuta agitazione. Mi capita sempre. Alla mezzanotte è di prassi stappare una qualsivoglia bottiglia e brindare, ed attorno al grande tavolo scambiarsi auguri e baci sulle guance. È la prassi consolidata. Anche se consolidata mi genera l’agitazione di cui sopra. La mezzanotte scocca. La chiacchiera ci ha distratti. Qualcuno stappa l’immancabile bottiglia. Ma avviene un miracolo. Un miracolo a natale. Si rimane al proprio posto continuando a chiacchierare come se nulla fosse. Nessuno scambio augurale, nessun bacio sfiorato sulle guance. Un miracolo, dicevo. Mi rilassa, mi reca sollievo. Accade per la prima volta. Forse la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“crisi”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ci cambierà, o forse ci ha cambiati di già senza che ce ne accorgessimo. Si sparecchia la tavola. Seduti sul divano si segue distrattamente la trasmissione del dopo la mezzanotte. Tutto come sempre: la solita melensaggine di una debosciata televisione pubblica. Che con il natale dei cristiani non c’entra nulla. Dicevo del miracolo di questa trascorsa ultima mezzanotte. Incredulo, traggo un sospiro di sollievo, mi sento leggero e come d’incanto quella certa agitazione svanisce. È la prima volta che mi accade. È che, la consuetudine degli auguri – per cosa poi? – mi ha lasciato sempre di un umore teso. Che sia l’avvento di un’era nuova in cui viene riconosciuta, finalmente, la libertà di non augurarsi ciò che le proprie convinzioni non accettano? Ho letto in questi giorni una corrispondenza di Giampaolo Visetti dalla Cina, corrispondenza pubblicata sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica”. Scrive Visetti che in Cina fanno affari d’oro col natale. Sì, proprio loro, i cinesi, che col natale dei cristiani non hanno nulla da spartire. Affari d’oro, copiando tutto ciò che fa parte dell’orgia dei consumi dell’Occidente cristianizzato. Loro, i cinesi, nella grande maggioranza, con il bambino di Betlemme non hanno nulla da spartire. Suol dirsi, però, che &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“pecunia non olet”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Ho ripescato tra i miei ritagli una riflessione del teologo dell'Università san Raffaele di Milano Vito Mancuso che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Un’orgia di consumi che nasce anche dal marketing teologico”&lt;/b&gt;. È stata pubblicata sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 24 di dicembre dell’anno 2010. Ve la propongo di seguito. Buona lettura e buone feste ancora. Quelle che rimangono da festeggiare.  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“È abbastanza frequente ascoltare dagli uomini di Chiesa una netta contrapposizione tra il Natale quale festa religiosa e il Natale quale festa della società, nel senso che il primo sarebbe semplice e povero, il secondo artificiale e consumistico, il primo all'insegna della sobrietà e della verità, il secondo all'insegna dell'opulenza e della falsità. C'è indubbiamente del vero in questa analisi, né ci sono dubbi che molti aspetti del Natale quale grande kermesse commerciale costituiscano una vera e propria profanazione dell'evento religioso: se l'autentico spirito natalizio è quello interpretato da Francesco d'Assisi con il suo presepe contadino che invita all'essenziale e al silenzio, appare evidente quanto contrastino con esso le nostre città e i nostri media con il loro ininterrotto e suadente invito al consumo, alle spese, al rumore, alle chiacchiere. Facendo peraltro un'ipotesi per assurdo, ho l'impressione che se si impedisse la Messa e la benedizione urbi et orbi del papa si avrebbe una sollevazione popolare meno intensa rispetto a un'ipotetica abolizione dello shopping di massa e delle luminarie di contorno, perché proprio in questa dimensione consumista risiede il senso effettivo del Natale dei nostri giorni. Chiedendomi il motivo di tale fenomeno mi è sorto però il dubbio se non sia proprio la teologia del Natale, così come tradizionalmente concepita e insegnata dalla Chiesa cattolica, all'origine di questa gigantesca evasione dalla realtà. Il Natale di Gesù infatti può essere interpretato all'insegna del miracoloso e dell'inaudito, oppure della normalità e dell'universalità. Può diventare la celebrazione di un singolo evento storico avvenuto una volta sola, mai avvenuto prima né mai più ripetibile in futuro; oppure la celebrazione di un singolo evento storico quale simbolo concreto di eventi accaduti innumerevoli volte e che ancora oggi avvengono innumerevoli volte. La teologia tradizionale ha seguito la prima via, caricando la nascita di Gesù di luminarie e festini colorati al fine di renderla una meraviglia mai vista e di farne un prodotto efficace per il mercato dell'anima. La cosmesi inizia presto, già nei vangeli canonici: mentre infatti per il più antico di essi Gesù nasce a Nazaret, oscuro paese mai citato nella Bibbia ebraica (vedi Marco 6,1), per il secondo e terzo vangelo nasce a Betlemme, la città di Davide indicata dalla profezia di Michea come luogo nativo del Messia. E mentre per San Paolo Gesù nasce da una donna del tutto normalmente, per Matteo e Luca si tratta di un concepimento verginale. Ma è soprattutto con i vangeli apocrifi e con la tradizione successiva che il processo di decorazione raggiunge il vertice, quando dal concepimento verginale si passa a una nascita verginale, nel senso che il bambino Gesù sarebbe uscito dall'utero della madre senza deflorarne l'imene (credenza ora dogma di fede del cattolicesimo che sostiene la verginità di Maria «ante partum, in partu, post partum»). Se a questo aggiungiamo che a partire dal IV secolo la data della nascita di Gesù viene appositamente collocata il 25 dicembre per «soppiantare la festa pagana del «Natalis solis invicti» (Dizionario di Liturgia delle Edizioni Paoline),&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il processo di marketing teologico e liturgico appare in tutta la sua evidenza. Dal che consegue che quando i predicatori tuonano contro il consumismo dello shopping, vanno invitati a dare per primi essi stessi l'esempio, rendendo più autentica e più aderente alla verità la narrazione del Natale religioso.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Naturalmente il necessario processo di purificazione e di ritorno all'essenziale della dottrina cattolica sarà lungo e doloroso, ma solo così l'evento di un bambino che nasce potrà tornare a interpellare la coscienza contemporanea distogliendola dalle false luci della ribalta dei consumi e concentrandola sull'unica vera luce del mondo.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-3167580892435932156?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/3167580892435932156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/strettamentepersonale-2-il-natale-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/3167580892435932156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/3167580892435932156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/strettamentepersonale-2-il-natale-e.html' title='Strettamentepersonale. 2 Il natale e l’orgia dei consumi.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-n-9-Y0mbVWA/TviYjj6dRGI/AAAAAAAAADE/dZg15Fo5UKU/s72-c/nativit%25C3%25A0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5306621472835016103</id><published>2011-12-24T15:41:00.001+01:00</published><updated>2011-12-24T15:52:13.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosecosì'/><title type='text'>Cosecosì. 1 Tema: «Il Natale».</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-viXSlqQAwsM/TvXjIf7tBNI/AAAAAAAAAC4/ZVN-K7BEMMk/s1600/bimbobuonefeste.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-viXSlqQAwsM/TvXjIf7tBNI/AAAAAAAAAC4/ZVN-K7BEMMk/s320/bimbobuonefeste.jpg" width="294" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Tema: «Il Natale». Svolgimento: Tra qualche giorno è Natale. Oggi ho aiutato Nonno a fare il presepe. Nonno dice che siamo fortunati, perché quest’anno, a causa della crisi economica, il 50 per cento degli italiani faranno il presepe in una capanna, il 30 per cento in una grotta e solo il 20 per cento a casa loro. Ho notato che la capanna di Gesù Bambino ha solo tre pareti, proprio come casa nostra all’Aquila. Nonno mi ha detto che Gesù è nato 2000 anni fa. Se in duemila anni non hanno ancora ricostruito casa sua, figurati la nostra che è del 1948, ho pensato, ma a nonno non l’ho detto altrimenti gli veniva un coccolone. Nel presepe, sul tetto della Capanna ci sono due angeli che tendono uno striscione con una scritta in latino. Nonno dice che c’è scritto: «Non scendiamo dal tetto fino a quando non ci pagate la tredicesima». Poi abbiamo messo il bue e l’asinello. Li abbiamo messi in soggiorno, accanto al tavolo da pranzo, al posto della stufa elettrica, perché Nonno dice che la bolletta costava troppo. Quest’anno sarà un natale un po’ diverso, perché c’è la crisi. Nonno dice che c’è così tanta crisi che gli ex calciatori non hanno più i soldi per comprare le partite. Dice che infatti quest’anno i regali saranno più piccoli. il pacco più grande è quello che il Governo ha tirato ai sindacati. Pazienza, tanto io nemmeno avevo scritto la letterina a Babbo Natale. Ho dato retta a mio zio, che ha detto che quest’anno, per evitare il default, era meglio se la lettera a Babbo Natale la facevamo scrivere alla Bce. A dire il vero ho evitato di scrivere la letterina quando ho letto che Babbo Natale è in realtà il vescovo Nicola, nato nel 270 Dopo Cristo. E ancora lo facciamo sgobbare con tutti quei sacchi e pacchetti?! Povero Babbo Natale! Nonno dice che è ispirata a lui la riforma delle pensioni.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo svolgimento del tema è della bravissima Francesca Fornario che lo ha svolto sul quotidiano l’Unità col titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;La riforma delle pensioni e quel povero Babbo Natale&lt;/b&gt;. Io che ho fatto l’insegnante per tempo lunghissimo non ho perso l’abitudine, anzi il vizietto, di giudicare lo svolgimento dei temi. Del Suo tema in questa occasione. E devo dire che lo svolgimento è esauriente, ha centrato in pieno la traccia con argomentazioni validissime e con una forma corretta e gradevolissima. Come sempre per la riconosciuta bravura della Fornario. Esplicitato il mio giudizio, di un ottimo direi, sul tema, non mi resterebbe che congedarmi in attesa dell’evento. Anzi dell’avvento per come previsto dalla catechesi. Ma voglio approfittare della circostanza, ora che siete stati resi sereni dall’avvento imminente ed ora che siete divenuti tutti buoni, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“naturalmente”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, per come recita una pubblicità ascoltata alla radio. Per quel &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“naturalmente”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ho già espresso il mio pensiero e le mie riserve. Se tutto ciò si è concretizzato in Voi, bontà e serenità, vi suggerisco di visitare il sito dei &lt;a href="http://quattrogatti.info/"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;quattrogatti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e di visionare, anzi di goderVi, ora che siete buoni e sereni, il video che i “ragazzi” di quel sito hanno realizzato e che troverete su&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt; &lt;a href="http://video.corriere.it/manovra-salva-italia/f1b78696-2d47-11e1-8aef-f6cc58616bde"&gt;http://video.corriere.it/manovra-salva-italia/f1b78696-2d47-11e1-8aef-f6cc58616bde&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;(cliccare sopra per credere e vedere). Buone feste nonostante tutto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5306621472835016103?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5306621472835016103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/cosecosi-1-tema-il-natale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5306621472835016103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5306621472835016103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/cosecosi-1-tema-il-natale.html' title='Cosecosì. 1 Tema: «Il Natale».'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-viXSlqQAwsM/TvXjIf7tBNI/AAAAAAAAAC4/ZVN-K7BEMMk/s72-c/bimbobuonefeste.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5515912955507730038</id><published>2011-12-22T19:07:00.001+01:00</published><updated>2011-12-22T20:49:36.687+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strettamentepersonale'/><title type='text'>Strettamentepersonale. 1 Pensa una cosa di sinistra.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zWWhUFILXWw/TvNxlX5IYrI/AAAAAAAAACs/fU-cl6oTID8/s1600/Micromega.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-zWWhUFILXWw/TvNxlX5IYrI/AAAAAAAAACs/fU-cl6oTID8/s320/Micromega.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ho visto e rivisto &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=91BTOjDQDjg"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Palombella rossa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; innumerevoli volte ché mi riesce, ora, financo difficile riferire di questa mia &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“ossessione” &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;e di tutte le volte che ho voluto affrontarla. Poiché il film di Nanni Moretti è un’&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;”ossessione”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Contorto alquanto, difficile da individuarne una linea di racconto, è un continuo rimando a quelle situazioni anteriori dell’inconscio che oggigiorno vengono denominate, con un termine divenuto diffusissimo,&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; “flash-back”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Poiché in quell’&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;”ossessione”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si consuma la ricerca di quella identità che ha sempre contraddistinto coloro i quali si sono definiti essere di &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. O a&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; “sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Ed il definirsi di/a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; la dice lunga sul film e sul personaggio che Nanni Moretti ha voluto impersonare e proporre sugli schermi. Poiché definirsi tali, di/a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, rappresenta gioco-forza una scelta che mal si combina con la linearità di una vita, della vita, con la semplicità della stessa e delle cose che essa offre. Quelli che si dicono di/a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; hanno gusto ad apparire tenebrosi, così come quello straordinario personaggio del film; contorti all’interno di sé, facilmente spinti all’autolesionismo se non fisico mentale almeno, per la qual cosa Michele Apicella, il protagonista del film, deputato di quello che fu il partito comunista, appassionato della pallanuoto che pratica, attraversa una crisi identitaria, crisi che lo spinge a mettere in discussione la scelta politica fatta ed anche il suo stesso stile di vita, poiché avendo subito un trauma a seguito di un incidente, non ha piena contezza del suo essere. E l’&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;”ossessione”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; lo perseguita durante una importantissima trasferta in quel di Acireale, con quegli improvvisi &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“flash-back”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che gli restituiscono, a brandelli, squarci della sua vita. E non può non riemerge dal suo inconscio turbato il Michele bambino, costretto dalla mamma a tuffarsi nella piscina, tuffo non voluto e che a distanza di anni rivive con il terrore vissuto allora, nonostante sia divenuto giocatore di pallanuoto. Il film si dipana come una matassa della quale si sia perduto il capo, l’inizio del filo, che ne consentirebbe un agevole utilizzo. E mentre tutto attorno la partita s’infiamma Michele si rivede ventenne, al tempo delle grandi scelte, comunista convinto, propagandista porta a porta del glorioso quotidiano di quel partito. Michele gioca, ma gioca male, e nel corso dei cambi interroga, ai bordi della piscina, le persone presenti, tra le quali un giovane cattolico assillato dalla sua condizione politica che cerca di conciliare con la scelta religiosa, giovane contorto &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(ciao Michele, sono Simone, sono cattolico, siamo tutti cattolici e ti vogliamo conoscere tutti. Tu la pensi come noi, siamo molto simili! Tu come ti definiresti? - Mi ricordo... ateo e materialista - Michele, io sono contento che tu esisti. Tu sei contento che io esista? - NO! NO!)&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; al pari di Michele che lo respinge costantemente, ed una giornalista, che lo intervista con frasi fatte che lo indispettiscono assai &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;( - Lei la deve cambiare questa espressione! Trend negativo... Io non l'ho mai detto! Io non l'ho mai pensato! Io non parlo così! - Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!).&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Assalito dai suoi tormenti interiori Michele non si avvede che la partita sta per essere vinta dagli avversari, e quando la squadra tenta &amp;nbsp;una difficile rimonta affida a Michele l'ultimo tiro, quello decisivo, una &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;"palombella"&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, uno di quei tiri insidiosi, lenti, a parabola, con il quale tenta di sorprendere il portiere lontano dai pali. Il tiro fallisce. Il film chiude con Michele bambino che scoppia in un irrefrenabile riso guardando, nel corso di una manifestazione politica di/a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, un artificiale, simbolico sole rosso spuntare sulla sommità di una collina. Il &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sol dell’avvenir”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Ancor oggi i miei figli, divenuti adulti - uno ora padre dei miei tre meravigliosi nipotini - benevolmente mi rimproverano di aver loro fatto &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sorbire”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; quel contorsionismo mentale che pervade incessantemente il film di Nanni Moretti. Erano allora giovani, adolescenti. E ne ridono ancor oggi. Perché ne ho parlato? Forse per il fatto che di quel contorsionismo ne sono stati &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“infettati”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; per sempre quelli di/a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Noi, quelli che stanno a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Pensa una cosa di sinistra &lt;/b&gt;è il titolo di una interessante intervista che Barbara Spinelli ha ottenuto dal collega Federico Rampini in occasione della pubblicazione di un suo volume, per i tipi Mondadori – (2011) pagg. 228 € 18,00 - &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Alla mia sinistra&lt;/b&gt;, inteso il titolo non come una indicazione spaziale propria della prossemica, ma come adesione ad un’idea o, come un tempo soleva dirsi, ad una ideologia. A &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“sinistra”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; per l’appunto, intervista che è stata pubblicata sul quotidiano “la Repubblica” e che di seguito trascrivo in parte.   &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). Siamo abituati a parlare di recessione, dopo il collasso del 2007-2008, ma non tutti la vivono così. Per un´enorme parte della terra (i Bric, cioè Brasile, Russia, India, Cina) la crisi non è Grande Contrazione. È nuovo inizio, promesso a milioni di reietti. È una formidabile «redistribuzione della speranza», (…). Si accompagna a svolte geopolitiche di cui appena ci rendiamo conto: non si contraggono solo i nostri consumi, il nostro welfare. Si raggrinza l´America del Nord, come l´Europa dopo le guerre del ´900. Sono passati appena dieci anni, da quando Washington si autoproclamò nuova Roma imperiale: la malinconia cattura ora anche lei, come catturò l´Europa. Gli spiriti animali del capitalismo, euforici, hanno traslocato in Brasile, Cina, India. Lì la Storia ricomincia. C´è un interrogativo cruciale (…): «Poteva andare altrimenti?» Erano fatali, in Occidente, il naufragio delle speranze e della politica, il predominio di anonimi poteri finanziari cui per decenni è stata concessa la sregolatezza, la frode degli impuniti, il baratro infine che ha risucchiato il nostro capitalismo? Non era affatto ineluttabile, tutto poteva andare diversamente se avessero prevalso la legge, l´etica pubblica. Chi ha visto il terribile film di Charles Ferguson sulla crisi, Inside Job, sa di che parliamo. Non era fatale che la sinistra s´insabbiasse nel mimetismo, cedesse al caos del mercato: soprattutto l´osannata sinistra riformista di Clinton, Blair, che facilitò l´egemonia della destra e la sua letale deregolamentazione. (…). Quel che è osceno, nel potere della ricchezza, è l´uso che se ne fa: la disuguaglianza patologica che ha prodotto, l´arroganza imperiale, l´assenza di limiti, dunque di morale. La crisi ha rivelato una corruzione mentale profonda delle élite, e il declino della morale occidentale è l´evento del secolo. Il 29 gennaio 2002, poco dopo l´11 settembre, Paul Krugman scrisse un memorabile articolo sul New York Times (The great divide): non era stato l´11 settembre a «cambiare ogni cosa». Il punto di svolta che smascherò il nostro marciume, (…), fu lo scandalo Enron, la gloriosa società legata a Bush e Dick Cheney, travolta il 2 dicembre 2001 dal falso in bilancio. Tutto poteva andare diversamente: da quest´analisi autocritica urge partire. La storia non si fa con i se ma la coscienza storica sì. L´Europa sarebbe diversa, se fosse stato attuato il piano Delors su comuni investimenti, finanziati da euro-obbligazioni. Se l´euro non fosse restato senza Stato. Se qualcuno avesse voluto davvero «cambiare il gioco». (…). Se le cose potevano andare diversamente ieri, tanto più oggi. La scoperta della prospettiva (di un pianeta non più dominato dall´occidente) aiuta a escogitare modi di vivere diversi, adatti alla Grande Contrazione. Modi (…) basati sulla sottrazione, non sull´addizione del superfluo. Sono vie percorribili e non tristi, contrariamente a quel che si disse quando Berlinguer o Carter parlarono (nel ´77 e ´79) di austerità. Proprio i paesi emergenti inventano oggi crescite ecologicamente vigili. Il Brasile escogita l´automobile di biofibre, o il bioetanolo ricavato da canna da zucchero. Per scoprire nuove idee basta guardare dove la speranza rinasce. Basta inforcare gli occhiali cosmopoliti. (…) …l´egemonia culturale, dopo la crisi petrolifera del ´73, è la destra anti-Stato a conquistarla. E il fallimento non sembra intaccarla. È la vera sfida che la sinistra ha di fronte. Ma come nell´800 e ´900, la socialdemocrazia è forse la soluzione. È socialdemocratico il Brasile di Lula. È socialdemocratico il modello tedesco, austero custode dello Stato sociale anche quando governano i democristiani: unica alternativa alla Cina (…).”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5515912955507730038?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5515912955507730038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/strettamentepersonale-1-pensa-una-cosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5515912955507730038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5515912955507730038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/strettamentepersonale-1-pensa-una-cosa.html' title='Strettamentepersonale. 1 Pensa una cosa di sinistra.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-zWWhUFILXWw/TvNxlX5IYrI/AAAAAAAAACs/fU-cl6oTID8/s72-c/Micromega.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-6234954713011127392</id><published>2011-12-21T13:18:00.000+01:00</published><updated>2011-12-21T13:18:13.960+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 2 Quando la moneta muore.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-jezr-rfjjeM/TvHNycGU6vI/AAAAAAAAACg/RqDBTLcxKZc/s1600/olocausto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-jezr-rfjjeM/TvHNycGU6vI/AAAAAAAAACg/RqDBTLcxKZc/s320/olocausto.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 16.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). «Nel 1913, ad un anno dallo scoppio della prima guerra mondiale, il marco tedesco, lo scellino britannico, il franco francese e la lira italiana avevano pressappoco lo stesso valore. Alla fine del 1923 sarebbe stato possibile cambiare uno scellino o un franco o una lira con una cifra pari a 1.000.000.000.000 di marchi tedeschi, ma in pratica nessuno ne voleva. Il marco infatti era morto, dopo essere arrivato a valere un milione di milionesimo di se stesso, e avere impiegato quasi dieci anni per morire…. Un mese dopo l´altro, un anno dopo l´altro, i discorsi, le lettere, i giornali, i documenti ufficiali di quel periodo dicono semplicemente che non era immaginabile che un tale disastro potesse continuare. Invece, non solo la tremenda congiuntura perdurava, ma, anzi, le cose andavano di male in peggio. Nel 1921 non era pensabile che il 1922 potesse essere peggiore, e invece lo fu. A causa del freddo l´Università di Vienna fu chiusa durante il periodo invernale, le tariffe ferroviarie furono aumentate del 30%. E mentre le notti dei ricchi diventavano sempre più frenetiche, avvocati e generali in pensione lavoravano come spaccapietre sulle rive del Danubio... Furono prese misure pubbliche contro i profittatori. Il Primo ministro della Baviera presentò una legge che perseguiva l´ingordigia come reato, definendo l´ingordo come "una persona che abitualmente si dedica al piacere della tavola a tal punto da suscitare malcontento, date le dolorose condizioni in cui vive la popolazione". Pene erano sancite anche per i ristoranti e per gli stranieri, condannabili all´espulsione… I prezzi in continuo aumento stimolarono la richiesta di denaro. Le banche non potendo far fronte alla domanda dovettero razionare il pagamento degli assegni così questi rimanevano congelati mentre il loro potere d´acquisto diminuiva. Nessuno quindi li accettava più. Il panico si diffuse alle classi lavoratrici allorché queste si resero conto che non era materialmente possibile che i salari venissero pagati… Fu passata una legge in forza della quale i singoli stati, gli enti locali e le industrie, previa licenza, potevano emettere una moneta simbolica o "Notgeld" qualora la Reichsbank non potesse fornire denaro sufficiente per soddisfare le retribuzioni. Ben presto la marea del denaro d´emergenza assunse proporzioni enormi e contribuì ad aumentare il livello dell´alluvione di carta che stava inghiottendo la Germania».”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Quando la moneta muore sguardo sul tempo che fu&lt;/b&gt; è un interessantissimo articolo di Mario Pirani pubblicato sul quotidiano “la Repubblica”. Da esso, ho voluto estrarre il brano sopra trascritto che l’illustre opinionista ha ritrovato, per come ha scritto nello stesso articolo: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;“spulciando tra la bibliografia in proposito mi è venuto tra le mani un vecchio libro che ho letto come un thriller, Quando la moneta muore – Le conseguenze sociali dell´iperinflazione nella Repubblica di Weimar, dello studioso inglese Adam Ferguson (Il Mulino 1979, riedito da Neri Pozza nel 2010)”.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Sappiamo bene come venne risolta la “crisi” nella Repubblica di Weimar divorata dalla inflazione e dalle asperrime tensioni sociali. Venne risolta con l’avvento al potere dell’imbianchino di Braunau am Inn, con la disastrosa seconda guerra mondiale che, forzando le spese per un imponente riarmamento in Europa ed altrove, acconsentì al capitalismo di allora di ripianare le sue perdite e di riconquistare una posizione preminente nello scenario socio-politico di quegli anni ruggenti. Oggi, marginalizzato quasi il capitalismo industriale, è il capitalismo finanziario a dettare le regole e ad imporre le scelte conseguenti ai governi di tutto il mondo. Ha scritto il professor Giorgio Ruffolo nel tanto citato Suo articolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Sono dolori se la ricchezza è un fantasma, &lt;/b&gt;pubblicato di recente sul quotidiano l’Unità: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;…il capitalismo finanziario, generando un’inflazione finanziaria, introduce nell’economia un potente fattore di instabilità e di iniquità. La crisi che attraversiamo nasce da qui. Ed è destinata a rinnovarsi come si stanno rinnovando i fenomeni di perturbazione della ricchezza reale e di introduzione di ricchezza fittizia, cui dà luogo l’accumulazione di moneta. Questo è il primo fattore di instabilità e di iniquità che il capitalismo finanziario ha introdotto nel rapporto fondamentale tra i due protagonisti della modernità, il capitalismo e lo Stato nazionale. Il secondo, altrettanto fondamentale, è la scomparsa dello Stato come regolatore del processo di globalizzazione.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Instabilità ed iniquità: &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;gli ingredienti ci stanno tutti, per una nuova &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Repubblica di Weimar &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;su scala continentale, così come fu allora con la salita al potere dell’imbianchino di Braunau am Inn, sorretto ed incoraggiato dal capitalismo industriale di allora. La posta in gioco è altissima: sono altrettanto alte la consapevolezza e la vigilanza delle genti d’Europa? La moneta unica dell’Europa aveva, tra i suoi traguardi non dichiarati, quello si scongiurare nuovi preoccupanti scenari che la Storia ci spiattella impietosamente per rinnovare la nostra corta, cortissima memoria. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-6234954713011127392?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/6234954713011127392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/capitalismoedemocrazia-2-quando-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/6234954713011127392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/6234954713011127392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/capitalismoedemocrazia-2-quando-la.html' title='Capitalismoedemocrazia. 2 Quando la moneta muore.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-jezr-rfjjeM/TvHNycGU6vI/AAAAAAAAACg/RqDBTLcxKZc/s72-c/olocausto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5938198322992083457</id><published>2011-12-20T15:45:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T15:45:50.199+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dell&apos;essere'/><title type='text'>Dell’essere. 3 Dell’alienazione.</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ILe0q5fU5kU/TvCfQWlZ1kI/AAAAAAAAACY/iNQmGSJV_g8/s1600/chaplinorologio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-ILe0q5fU5kU/TvCfQWlZ1kI/AAAAAAAAACY/iNQmGSJV_g8/s320/chaplinorologio.jpg" width="243" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;Si legge nell’autorevole &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;dizionario Sabatini-Coletti alla voce&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; alienazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- (…). psich. Malattia mentale Sin. follia, pazzia. Asservimento dell'uomo a bisogni indotti dalla società dei consumi e non spontanei, con conseguente abbrutimento spirituale. sec. XIV -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Ha origini antiche la voce in questione. L’etimo è rintracciabile nell'aggettivo latino &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;alienus&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che di sicuro si rifà al pronome indefinito &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;alius&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che nella lingua di Omero faceva &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;allos&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, ovvero &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;altro, &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;ovvero l’altro che è in ciascuno di noi, quando le condizioni di vita ne favoriscono l’emergere. Aveva il Moro di Treviri un detto che gli stava molto a cuore: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- Homo sum, humani nihil a me alienum puto –&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ovvero, - Sono un uomo, non ritengo a me estraneo nulla di umano -. Prima che facesse Suo il concetto della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;alienazione,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; da quel grande pensatore del suo tempo che gli fu maestro, Hegel. Nella visione sociologica ed economicistica che Marx aveva dell’uomo, succube dell’alienazione non è l’autocoscienza di Hegel, entità astratta, categoria dello spirito, ma l’uomo nella sua condizione di cittadino e di prestatore d’opera, di fornitore di braccia. È l’uomo la vittima dell’alienazione nello svolgersi della vita quotidiana. Scrive in proposito Marx nella Sua opera fondamentale &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il Capitale&lt;/b&gt; (1867).: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- Non è l’operaio che adopera i mezzi di produzione ma sono i mezzi di produzione che adoperano l’operaio; invece di venire da lui consumati come elementi materiali della sua attività produttiva, essi consumano lui come fermento del loro processo vitale; e il processo vitale del capitale consiste solo nel movimento di valore che valorizza se stesso -.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Ovvero, lo sfruttamento che ne fa il capitale privato aliena l’uomo da sé, lo rende &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;altro&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;l’&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;altro&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che è sconosciuto, poiché la finalità del processo di produzione non è più l’uomo ma il capitale stesso; per il capitale l’uomo non è il fine ma il mezzo reso materiale. Aggiungeva pure, nella analisi condotta in &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Critica della filosofia hegeliana del diritto&lt;/b&gt; (1843) che la società, superato il feudalesimo e divenuta capitalista &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;separa dall’uomo il suo essere oggettivo quasi fosse un essere soltanto esteriore o materiale; e così non assume il contenuto dell’uomo come la vera realtà di esso.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. L’alienazione diviene il risultato della condizione storica dell’uomo nelle società capitaliste. Breve diviene il passo per il quale Marx individua anche un’alienazione religiosa, per effetto della quale si crea un mondo al rovescio, nel quale mondo al posto dell’uomo reale, in carne ed ossa,&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;vi è un’immagine sua idealizzata. Scrive: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- La religione è la teoria generale di questo mondo rovesciato, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honnuer spiritualistico,&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il fondamento universale della consolazione e della giustificazione di esso -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;È quella l’idea che passa, per la quale la religione diviene l’&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;oppio dei popoli&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Alienazione religiosa che il Nostro tratteggia bene ne &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;La questione ebraica, alienazione &lt;/b&gt;che induce nella condizione esistenziale dell’uomo a condurre &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;una doppia vita, una vita in cielo e una in terra, la vita nella comunità politica nella quale egli si considera natura sociale e la vita nella società civile nella quale egli agisce da uomo privato, considera gli altri uomini come mezzi, degrada se stesso fino a ridursi in strumento e diventa il trastullo di forze a lui estranee.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; E sì che si era allora nel capitalismo industriale, il capitalismo che creava beni reali e durevoli, che reinvestiva nelle attività avviate il surplus capitalistico al fine d’ampliare le attività medesime. Oggigiorno ben altra cosa è divenuto il capitalismo nella sua versione finanziaria, un capitalismo fine a sé stesso, senza responsabilità sociale, che opera esclusivamente per il proprio affermarsi a tutto svantaggio delle società umane interessate. - &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;E se oggi l'alienazione fosse più radicale di quella segnalata da Marx?&lt;/b&gt; -, si chiede il professor Umberto Galimberti nella Sua ultima corrispondenza pubblicata sul settimanale “D” del quotidiano “la Repubblica”, che di seguito trascrivo nella quasi sua interezza.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Quando l'uomo è ridotto alla sua funzione, allora è costretto a presentarsi con quella maschera (Charakter Maske, dice Marx) in cui sono scolpiti i tratti del suo impiego o, come scrive Heidegger, del suo essere im-piegato (Be-stellt), cioè piegato alle esigenze dell'apparato. (…). Dipendiamo dalle relazioni perché da queste dipende la nostra identità. L'identità non è un dato naturale, ma culturale, che si costruisce a partire dal riconoscimento che otteniamo dagli altri. Questo vale sia per il bambino che trascurato o addirittura continuamente biasimato si costruisce un identità negativa, a differenza del bambino che approvato e riconosciuto costruisce un'identità positiva, sia per l'adulto la cui identità risulta rafforzata o indebolita a partire dalle approvazioni o dalle disapprovazioni che riceve. Detto questo, che cosa oggi nell'età della tecnica e dell'economia globalizzata viene di noi approvato o disapprovato? La nostra rispondenza ai valori della tecnica che sono l'efficienza e la funzionalità, e ai valori del mercato che sono la produttività e la capacità di creare profitto. In questo modo la nostra identità si declina, quando addirittura non si appiattisce, su quei valori che non rispecchiano il nostro io e tanto meno le nostre aspirazioni profonde, ma unicamente quella maschera sociale, come già a suo tempo segnalava Marx, che ogni giorno dobbiamo indossare per rispondere a quegli indicatori che ci impongono la tecnica e il mercato. Questi infatti sono divenuti i generatori simbolici di tutti i valori, per cui oggi capiamo unicamente che cosa è utile, efficace, produttivo, ma nulla sappiamo di cosa è buono, giusto, vero, bello, sacro. Ne è una prova l'arte che diventa arte solo se entra nel mercato. Siccome tecnica e mercato non sono più semplici aspetti delle relazioni sociali, ma hanno impresso il loro sigillo ad ogni relazione sociale, oggi non incontriamo più uomini, ma ruoli, per cui la nostra identità non è più segnalata dal nostro nome, ma dal biglietto da visita in cui è indicata la nostra funzione. E quando Iddio dovesse mandare il suo messaggero a chiamare le anime perse nel mondo, questi, al suo ritorno, non potrebbe che dire, come recita un mito gnostico: - Io le ho chiamate, ma nessuna ha risposto, perché tutte hanno perso il loro nome -. Se la relazione sociale è essenziale per la costruzione della nostra identità, qualora lasciamo riassorbire per intero la nostra identità dal nostro ruolo, allora la relazione sociale diventa una relazione di ruoli, dove il nostro io non è più rintracciabile non solo dagli altri, ma neppure da noi stessi. È questa l'alienazione a cui ci ha portato l'età della tecnica e dell'economia globalizzata. Un'alienazione ben più radicale di quella che Marx aveva opportunamente segnalato, ma circoscritto alla condizione del proletariato.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5938198322992083457?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5938198322992083457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/dellessere-3-dellalienazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5938198322992083457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5938198322992083457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/dellessere-3-dellalienazione.html' title='Dell’essere. 3 Dell’alienazione.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ILe0q5fU5kU/TvCfQWlZ1kI/AAAAAAAAACY/iNQmGSJV_g8/s72-c/chaplinorologio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-2730828304066554558</id><published>2011-12-19T13:07:00.002+01:00</published><updated>2011-12-20T15:48:19.280+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storiedallitalia'/><title type='text'>Storiedallitalia. 2 Ma che razza di parole.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-d_l3Lh3O3Dg/Tu8oxBaF4mI/AAAAAAAAACQ/WIfO8Fe-NHg/s1600/alinari.6.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="243" src="http://3.bp.blogspot.com/-d_l3Lh3O3Dg/Tu8oxBaF4mI/AAAAAAAAACQ/WIfO8Fe-NHg/s320/alinari.6.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- (…). Caserta è in subbuglio (…) per una frase che una professoressa di scuola media avrebbe rivolto a un’alunna, che protestava perché il suo test di geografia – uguale a quello di altri compagni – era stato valutato diversamente: 7 invece che 9. L’insegnante – circostanza avvalorata dalle testimonianze scritte dei compagni della bambina – le avrebbe detto: - Ma è perché tu sei diversa, sei nera -. Un’indagine del provveditorato è stata immediatamente avviata, aspettiamo i risultati. Se la frase è stata detta, è stata pronunciata da una persona chiaramente disturbata. È una storia laterale, ma quali danni può produrre? (…). Le parole seminano odio, che poi germoglia. Spargono benzina, a poco a poco, in modo che il giorno in cui un cerino cadrà – per sbaglio o con dolo – tutto prenderà fuoco. Qualcuno pensa che queste considerazioni siano anche troppo ovvie, come ovvio è il fatto che razza è un termine biologicamente privo di significato. Ma bisognerà replicarle sapendo di ripetersi, come antidoto, ogni volta che il veleno della discriminazione s’inietta in un corpo sociale ancora miseramente debole -.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Così ha scritto Silvia Truzzi su “il Fatto Quotidiano” con una riflessione dalla quale ho preso a prestito il titolo di questo post. Torino, Firenze, in tutti gli altri &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“altrove”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di questo mondo. Scriveva il grande Albert Einstein: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- Gran brutta malattia il razzismo. Più che altro una strana malattia: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri -.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Straordinaria intuizione! Da grande genio. Neri, ebrei, omosessuali, poveri, emarginati: quel legno &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;storto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che è l’uomo trova sempre il modo di esprimere al meglio la sua stupidità, il suo malanimo che non si riesce a tenere debitamente a freno. È che le parole sono sempre come &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;pietre,&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; come scrisse quel grande indimenticabile che ha nome Carlo Levi nella opera Sua vincitrice del “premio Viareggio” nell’oramai lontanissimo anno 1955. Ho ritrovato tra i miei preziosi ritagli uno scritto di Pino Petruzzelli che è regista, attore, scrittore, del quale mi piace ricordare una Sua opera letteraria che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Non chiamarmi zingaro&lt;/b&gt; edito da Chiarelettere - € 10, 71 -. Il libro del Petruzzelli è dell’anno 2008 così come, dello stesso anno, è il ritaglio che di seguito trascrivo, pubblicato, allora, sul supplemento “D” del quotidiano “la Repubblica”, il 7 di giugno. Scrive Predrag Matvejevic, che è scrittore ed accademico bosniaco: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- L'uomo non nasce mendicante, ma lo diventa. E non lo diventa soltanto di propria volontà. L'accattonaggio è l'ammonimento agli uomini veri e alle fedi sincere: a quelli chiamati a dare a ciascuno il pane, a coloro che non dovrebbero dimenticare la carità -.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; Chissà che all’approssimarsi del natale cristiano le parole di Predrag Matvejevic riescano a smuovere i cuori e ad intenerirli un po’. Solo un po’. Ma non solo per il natale che, secondo una pubblicità ascoltata in radio in questi giorni, ci rende &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;naturalmente&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; buoni. Un’assurdità, una bestemmia anzi. Della bontà, che derivi dalla nostra natura, ho da dubitare tanto, tantissimo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Da sempre i rom e i sinti sono stati quello che noi avevamo bisogno di vedere in loro. Ora l'incubo ora il sogno, mai esseri umani con le nostre stesse, mille sfaccettature. Nell'immaginario collettivo o suonano il violino o sono delinquenti. In tutti e due i casi, nel bene o nel male, falsità. Proiezioni distorte di nostri bisogni che sfociano nel razzismo. Si obietterà: se lo meritano, gli zingari rubano. È vero, alcuni rom e sinti rubano, come alcuni siciliani sono mafiosi, come alcuni veneti tirano pietre dai cavalcavia, come alcuni professionisti frodano il fisco, ma il fatto che alcuni vadano fuori dalle regole non ne sancisce una generale e aprioristica negazione dei diritti. Molti italiani di etnia Rom e Sinta, perché la maggior parte di quelli che vivono nel nostro territorio sono italiani a tutti gli effetti, vivono mescolati con noi senza che nessuno se ne accorga. In Italia ci sono pittori, professori universitari, neurologi, campioni sportivi, impiegati rom e sinti, per non parlare di quello che accade nel resto d'Europa. In Bulgaria il maggior cardiochirurgo del Paese è rom. Quanti di quelli che amano la musica sanno che il primo grande jazzista europeo Django Reinhardt era zingaro? Quanti di quelli che amano il cinema sanno che Yul Brynner era zingaro? Così come Michael Caine e Bob Hoskins. Persino Charlie Chaplin e Rita Hayworth avevano una parte di sangue zingaro nelle vene. Quanti tifosi che la domenica affollano gli stadi sanno che diversi loro beniamini, anche in odore di Pallone d'Oro, sono zingari? Per noi i rom e i sinti sono solo quelli che chiedono l'elemosina. Ci battiamo per l'abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi campi zingari nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Si impedisce a rom e sinti di viaggiare e nello stesso tempo di fermarsi. Eppure ci aspettiamo gratitudine. Vorremmo andare in mezzo a loro e vederli piegati in quattro per ringraziarci. Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle città possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l'interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra che prendono a esistere ai nostri occhi solo in campagna elettorale. Gli ultimi sono un ottimo argomento di discussione, un nuovo campo di battaglia. Alla fine delle ostilità, poi, i vincitori andranno a fare festa, i vinti si leccheranno le ferite e il campo di battaglia devastato sarà ripianato e pressato a dovere con un bel rullo, per essere pronto, quando sarà il momento, per nuove battaglie. Noi crediamo di conoscerli, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa è la loro quotidianità.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-2730828304066554558?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/2730828304066554558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/2730828304066554558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/2730828304066554558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_19.html' title='Storiedallitalia. 2 Ma che razza di parole.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-d_l3Lh3O3Dg/Tu8oxBaF4mI/AAAAAAAAACQ/WIfO8Fe-NHg/s72-c/alinari.6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-139879494069335329</id><published>2011-12-18T22:51:00.002+01:00</published><updated>2011-12-20T15:49:45.541+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storiedallitalia'/><title type='text'>Storiedallitalia. 1 E però…</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-t1izI7DfSMo/Tu5gIyucKuI/AAAAAAAAACI/AxQFyYOK2WQ/s1600/muratore1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-t1izI7DfSMo/Tu5gIyucKuI/AAAAAAAAACI/AxQFyYOK2WQ/s320/muratore1.jpg" width="256" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;- E però quando c’era lui i treni… -. – E però quando c’era lui si dormiva con le chiavi alla porta… -. – E però quando c’era lui il rispetto… -. Il lui in questione è il precedente cavaliere d’Italia. L’altro, quello in camicia nera. Quello della guerra e prima ancora quello del confino per tutti quelli che, a differenza di quelli che non dicevano nulla e si coltivavano i fatti propri, continuavano a dire che non era affatto vero che&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; tout va très bien madame la marquise&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, per come si è cantato dagli anni trenta in poi del secolo ventesimo. Affermava il martire Piero Gobetti, martire voluto da quel cavaliere in nero ed uose bianche per le grandi occasioni ed adunate: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- La lotta politica in regime mussoliniano non è facile, non è facile resistergli perché egli non resta fermo a nessuna posizione, a nessuna distinzione precisa ma è pronto a tutti i trasformismi -&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Poiché il trasformismo è la regola prima che domina e perverte la vita pubblica del bel paese. A quella regola non ci si sottrae mai; è il passepartout per risolvere tutti i problemi e gli affanni della vita associata, per entrare in tutti gli avamposti possibili della politica e del trafficume nazionale. Ne conosceva l’intima sostanza un maestro del giornalismo di questo paese, quell’Indro Montanelli che nel Suo indimenticabile &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Soltanto un giornalista&lt;/b&gt; ebbe a scrivere: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- (…). Questo Paese è quello che è – ignorante, superficiale, capace di qualche effimero furore, ma non di veri e propri sentimenti e risentimenti morali - perché così l’ha fatto la scuola ed è la politica che ha fatto la scuola così. (…) -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Ho letto sul quotidiano l’Unità un pezzo singolare ed in pari tempo notevole di Enzo Costa che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il ritornello del «Quando c’era lui... »&lt;/b&gt;, che di seguito trascrivo nella sua interezza. Questo è il paese ove trionfa sempre il dire ed il non dire, che nella forma più in voga diviene l’intramontabile, ambiguo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;e però… &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Pensiamoci sopra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“E però il governo è lento. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però quando c’era il nostro governo eravamo velocissimi, a varare leggi, decreti, lodi ed encomi, tutti quanti puntualmente ad berluscam. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però quando c’era Lui i legittimi impedimenti arrivavano in orario, signora mia! &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però ora che c’è Monti ci sarà meno lavoro, per la Consulta. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però ora che c’è Monti, crollano i mercati delle barzellette scadenti. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però ora Monti ha dato un’accelerata sospetta. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però dicevate che il problema era Berlusconi, eppure, ora che Lui non c’è più, lo spread sale lo stesso. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però, nel caso ci fosse ancora, a che punto è lo spread ce lo direbbe Margherita Hack, trovandosi più vicino alle stelle che alla terra. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però il fatto che di Lui ora rammentiamo solo i disastri economici (ridimensionandoli pure), rimuovendo quelli culturali, sociali ed etici, significa che Lui ha vinto (la partita della manipolazione). &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però dateci tempo, e poi rimuoviamo anche i Suoi disastri economici.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però ad appoggiare Monti la sinistra si snatura e rompe con la Cgil. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però se non l’avesse appoggiato avremmo detto che non c’è più la sinistra responsabile di una volta. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però le conveniva insistere per votare, e conveniva anche a noi, così l’avremmo attaccata meglio. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però ora l’Europa non ci ride più dietro, ma, come spazzacamino e calamaio, la parola cucù cadrà tristemente in disuso. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però ora Frattini non si vedrà, esattamente come prima. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però si aprirà una grave crisi diplomatica con dittatori, despoti, raìs e zar di tutte le galassie. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però Rotondi, per mancanza di cose da fare, bivaccherà in tutti i talkshow, esattamente come prima. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però La Russa darà in escandescenze in tv, ma senza più la possibilità che faccia seguire una dichiarazione di guerra. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però la Santanché capeggerà rivolte popolari contro il governo dei poteri forti da un privé del Billionaire. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però noi de il Giornale siamo contro i poteri forti dell’Italia, e per il poverello di Arcore. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però molti di noi che additano i poteri forti rimpiangono un potente fortissimo, e fardato. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però noi della Lega non lo vogliamo, il governo dei banchieri, ci bastava il sottogoverno di Credieuronord.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però noi della Lega, per gli editorialisti terzisti, come forza di governo dimostravamo affidabilità. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però noi della Lega eravamo così istituzionalmente affidabili da gestire il ministero dell’Interno, che adesso che siamo all’opposizione è il ministero della Guerra di un Paese occupante la Padania. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però noi della Lega siamo così istituzionalmente affidabili che appena è caduto Berlusconi ci siamo affidati al Parlamento: del Nord. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;E però noi della Lega ora ci siamo dati a parole xenofobe, ma non più su carta intestata del governo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.”&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-139879494069335329?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/139879494069335329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_18.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/139879494069335329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/139879494069335329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_18.html' title='Storiedallitalia. 1 E però…'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-t1izI7DfSMo/Tu5gIyucKuI/AAAAAAAAACI/AxQFyYOK2WQ/s72-c/muratore1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-9046782970575892205</id><published>2011-12-16T23:02:00.002+01:00</published><updated>2011-12-20T15:50:34.180+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dell&apos;essere'/><title type='text'>Dell’essere. 2 Della felicità, due.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Zve8o_g9gpA/Tuu_cDtY_NI/AAAAAAAAACA/l2r_PoQLuFM/s1600/forte.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-Zve8o_g9gpA/Tuu_cDtY_NI/AAAAAAAAACA/l2r_PoQLuFM/s320/forte.jpg" width="283" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- (…). Che cosa si può aggiungere alla felicità di un uomo in salute, privo di debiti e con la coscienza a posto? In una tale situazione ogni ulteriore fortuna può appropriatamente essere definita superflua, e se egli si esalta per tale superflua aggiunta, ciò deve essere l’effetto della più frivola leggerezza. (…) -. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Così scriveva, nella Sua &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Teoria dei sentimenti morali,&lt;/b&gt; il grande Adam Smith, che visse nelle verdi contrade di Edimburgo dal 1723 al 17 di luglio dell’anno 1790 e che si può ben considerare il fondatore di quella che oggi passa per l’economia politica. Anche quel grande ebbe a cuore di definire la condizione di &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felicità”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; propria degli umani. E sì che il Suo pensare è ben distante, temporalmente almeno, dal pensare di uno tra i nostri più prestigiosi contemporanei intellettuali, il professor Umberto Galimberti, che, in una Sua preziosissima riflessione, pubblicata sul supplemento “D” del quotidiano “la Repubblica” che di seguito trascrivo in parte, si chiede: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“È compatibile la felicità con la nostra condizione mortale?”&lt;/b&gt;. Due secoli e passa dividono il pensiero di Adam Smith dal pensiero del Nostro. Al primo, molto concretamente, sembravano bastevoli, per il raggiungimento della condizione della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felicità”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, quelle conquiste materiali e quelle condizioni etiche e morali che lo facessero sentire con&amp;nbsp; &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“la coscienza a posto”. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;Oggigiorno ben sappiamo e constatiamo come quelle semplicistiche intuizioni non siano bastevoli al raggiungimento della tanto agognata &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felicità”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. È che, nella condizione degli umani, il non raggiungimento di quella condizione di &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felicità”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; diviene la condizione prima affinché si abbiano a realizzare le condizioni migliori per la umanizzazione, ovvero, per dirla con le parole somme del Poeta, le condizioni per le quali &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;" …fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; -&amp;nbsp; Inferno canto XXVI, 116/120 -. Di seguito, lasciamoci trasportare nelle finissime intuizioni del professor Galimberti. Di una risposta si abbisogna per divenire comunque &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felici”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“In La gaia scienza Nietzsche dice che, rispetto ai vivi, i morti hanno un privilegio: - Quello di non morire più -. (…) …è per esorcizzare la morte che le religioni hanno annunciato una vita ultraterrena, dove l'insensatezza della vita terrena, che è tale perché ha in vista la morte, potesse trovare un rimedio e alla fine anche un senso. Questo annuncio ha consentito di superare la dimensione tragica propria degli antichi Greci, che, evitando di lasciarsi ingannare da promesse ultraterrene, chiamavano gli uomini mortali. Erano ben consapevoli che l'uomo per vivere ha bisogno di costruirsi un senso, ma non ignoravano che la morte è comunque l'implosione di ogni senso. In La nascita della tragedia Nietzsche racconta che, rivolto a re Mida che gli chiedeva quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo, il saggio Sileno, dopo aver annunciato questa tragica realtà, concludeva: - Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio per te è assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto -. Un'umanità che fosse consapevole della dimensione tragica che gli antichi Greci avevano così bene segnalato, si sarebbe probabilmente estinta. La cosa fu evitata grazie alle religioni, in particolare a quelle monoteiste, che, promettendo un'altra vita dopo la morte, leggevano la morte non come una fine, ma semplicemente come un passaggio. Questo diede una carica di ottimismo a quanti aderirono alle religioni monoteiste, che in vista dell'aldilà trovarono la forza per reperire un senso anche per l'aldiquà. In questa promessa di immortalità Nietzsche scorge il colpo di genio del cristianesimo, che in questo modo ha debellato la morte, infondendo fede e speranza a tutto l'Occidente, che il cristianesimo è riuscito a persuadere. Tutto l'Occidente, ma non gli antichi Greci. Di fronte a Paolo, che nell'Areopago di Atene annunciava la resurrezione dalla morte, gli Ateniesi reagirono così: - Quando intesero parlare di resurrezione dei morti, alcuni ci risero, altri dissero: Questa storia ce la viene a raccontare un'altra volta -. (Atti degli Apostoli, 17, 32). Eppure dobbiamo essere grati alle religioni, e al cristianesimo in particolare, perché, vera o illusoria che sia la promessa dell'immortalità, hanno diffuso un ottimismo nel futuro che ha contaminato la scienza nella sua fiducia nel progresso, la politica nel miglioramento delle condizioni umane, la ricerca che non dismette il bisogno di conoscere che non troverebbe ragione in una visione tragica dell'esistenza. Ma Nietzsche ci ha avvertito che Dio è morto, perché non fa più mondo, perché il mondo accade come se Dio non fosse, perché se togliessi la parola Dio dal mondo contemporaneo, a differenza di quanto accadeva per esempio nel Medioevo, non avrei difficoltà a capire come funziona il mondo d'oggi. E allora, con Dio muore anche l'ottimismo infuso dalla sua promessa di immortalità, e torna la dimensione tragica che le religioni avevano cercato di superare o per lo meno di attutire. In ogni caso (…), la disperazione è figlia della speranza, e la speranza è una figura della religione.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-9046782970575892205?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/9046782970575892205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_16.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/9046782970575892205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/9046782970575892205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_16.html' title='Dell’essere. 2 Della felicità, due.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Zve8o_g9gpA/Tuu_cDtY_NI/AAAAAAAAACA/l2r_PoQLuFM/s72-c/forte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-9129097447911557581</id><published>2011-12-14T22:01:00.003+01:00</published><updated>2011-12-20T15:51:25.689+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dell&apos;essere'/><title type='text'>Dell’essere. 1 Della felicità.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="tab-stops: 162.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6bM_u9nWdys/TukOYh1I-OI/AAAAAAAAAB4/g_tgRrcfJW0/s1600/chagall_8.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="254" src="http://1.bp.blogspot.com/-6bM_u9nWdys/TukOYh1I-OI/AAAAAAAAAB4/g_tgRrcfJW0/s320/chagall_8.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;- Sono felice ogni ora di ogni giorno della mia vita, perché mi sento amato – &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;è l’affermazione del protagonista del film-capolavoro &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;The elephant man&lt;/b&gt; (1980) del grande David Lynch, un film in bianco e nero che ho rivisto in &amp;nbsp;questi giorni. Lui, l’essere felice del film, è un &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“mostro”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; vivente, la cui figura si ispira ad un essere realmente esistito nell’Inghilterra vittoriana e che rispondeva al secolo al nome di John Merrick - John Hurt nel film -, nato nell’anno 1862 tra le brume ed i fumi – presenti minacciosi in tantissime sequenze - dovuti ad un avanzato processo di industrializzazione selvaggia di quel paese e deceduto nel 1890, un &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“mostro”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; divenuto tale a causa del morbo chiamato “neurofibromatosi” che gli ha dato una scatola cranica sproporzionata e ricoperta di ripugnanti protuberanze, il corpo interamente ricoperto di escrescenze tumorali, un arto, il braccio destro, più lungo dell'altro, una articolazione della voce che emette suoni come un grugnito, e con tantissimi altre patologie che gli impediscono di dormire sdraiato &amp;nbsp;a rischio del soffocamento.&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt; &lt;/span&gt;Per il grande regista la realtà diviene a volte una triste, vuota&amp;nbsp; rappresentazione, la vita non è come si mostra ed appare, e sotto la sfavillante superficie della esistenza la realtà nasconde sempre ben altro. Nel film l’utilizzo del bianco e nero, con lunghe sequenze dominate da toni decisamente crepuscolari, rimanda a pensare a quegli incubi degli umani che creano i &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“mostri”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; anche nella più ordinaria delle esistenze, intendendo così come il male si alterni di continuo al bene in un gioco perverso di luce ed ombra, di veglia e sogno, di realtà cosciente e di inconscio. Nel film è mostrato come l'orrore e la mostruosità possano stendere un velo sulla realtà di un essere, nascondendocene a volte la natura gentile e delicata. È che, seguendo la trama del film, mi è tornata alla mente una recentissima lettura che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“È compatibile la vita umana con la felicità?”&lt;/b&gt; del professor Umberto Galimberti, pubblicata sul supplemento “D” del quotidiano “la Repubblica” che di seguito trascrivo in parte. Poiché, nonostante tutto, almeno nel film John Merrick si dice &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felice”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, pur vivendo sotto la tirannica custodia di un insensibile uomo, ovvero lui il “mostro”, che lo utilizza per esporlo come fenomeno da baraccone senza alcuna salvaguardia della dignità umana e percuotendolo ogni qualvolta non esegue gli ordini&amp;nbsp; impartitigli. Eppure John Merrick si dice &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felice”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. E qui mi fermo nella trama complessa del film. Cosa lo rende &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felice”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;? L’essere &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“amato”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Gli basta ed avanza. Confesso che la “cosa” mi pare inverosimile. Ma l’arte è l’arte. Può, nonostante la sua mostruosità, John Merrick considerarsi un essere &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felice”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;? &lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;è &lt;/span&gt;legittimo porsi la domanda? In quanti, pur non avendo la mostruosità sua, sarebbero disponibili a dichiararsi &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felici”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;? E quanti si dichiarano di non esserlo pur possedendo la bellezza del corpo, abiti eleganti e possedimenti ricchi e vasti? C’è sempre qualcuno che rimanda d’essere &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“felice”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in una vita a venire. Non è toccato dalla mancata felicità di questo mondo. “Gode” delle infelicità come viatico per le felicità future. Pericoloso ed impervio assai addentrarsi per questi sempre tortuosi sentieri della mente. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Scrive Seneca a Lucilio: - Devi imparare a vivere finché hai vita -. Le (…) considerazioni, secondo le quali l'uomo è infelice perché non vive la vita nel suo gratuito accadere, ma la traguarda a partire dalla morte che dalla vita lo congeda, trovano il loro riscontro in queste parole di Nietzsche: - Osserva il gregge che ti pascola innanzi: esso non sa cosa sia ieri, cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall'alba al tramonto, e di giorno in giorno, legato brevemente con il suo piacere e dolore, attaccato cioè al piolo dell'istante, e perciò né triste, né tediato. Il veder ciò fa male all'uomo, poiché al confronto dell'animale egli si vanta della sua umanità e tuttavia guarda con invidia alla felicità di quello giacché questo soltanto egli vuole, vivere come l'animale, né tediato, né fra dolori, e lo vuole però invano, perché non lo vuole come l'animale -. In questo ‘come’ sta la differenza e l'inevitabile sguardo che incontra il dolore dell'esistenza, mai paga del presente perché proiettata in un futuro in cui l'uomo incontra la sua essenza, che è poi quella di oltrepassare di continuo le situazioni e le condizioni date. A questo bisogno insopprimibile di oltrepassamento è stato dato il nome di trascendenza, che, per chi crede, proietta in un altro mondo. Chi invece pensa che in questa terra tutto si conclude, ciò nonostante non rinuncia a proiettare nel futuro idee di progresso, benessere e più equa giustizia, in un mondo che, a differenza dell'animale, non è quello dato ma quello che quotidianamente l'uomo costruisce. Ma la morte lo attende e, a differenza dell'animale, l'uomo lo sa. Questa consapevolezza non gli impedisce di continuare a costruire mondi, ma non gli evita neppure la tristezza di doversi congedare da questi mondi che altri abiteranno, divenendo, se un sentimento ancora li percorre, custodi della sua memoria. Qui la felicità cede la sua pienezza, e, nel farsi incerta e inquieta, diventa malinconica.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-9129097447911557581?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/9129097447911557581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_14.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/9129097447911557581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/9129097447911557581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_14.html' title='Dell’essere. 1 Della felicità.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-6bM_u9nWdys/TukOYh1I-OI/AAAAAAAAAB4/g_tgRrcfJW0/s72-c/chagall_8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8829008543820607594</id><published>2011-12-12T19:52:00.002+01:00</published><updated>2011-12-20T15:52:12.013+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavitadeglialtri'/><title type='text'>Lavitadeglialtri. 1 La donna dietro l'annuncio.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Zc47RO6MYK0/TuZNM1ngNSI/AAAAAAAAABw/s4E-d3MuUhM/s1600/Quartostato.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://1.bp.blogspot.com/-Zc47RO6MYK0/TuZNM1ngNSI/AAAAAAAAABw/s4E-d3MuUhM/s320/Quartostato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Se per caso vi chiedessi notizie su di un film di qualche anno addietro che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Brassed off &lt;/b&gt;, sapreste darmene? &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Brassed of &lt;/b&gt;cosa, chi?&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt; &lt;/b&gt;Il “chi” in questione è il nome del regista di quel celebre film, Mark Herman; vi dice qualcosa? Il film risale all’anno 1996 e venne distribuito nel bel paese con un titolo che forse non ci azzecca niente con la lingua della perfida Albione: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Grazie, signora Thatcher”&lt;/b&gt;. Risolto il mistero. Solo che, il titolo della distribuzione nel bel paese non rende a pieno il significato letterale che è semplicemente, per gli inglesi, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;"cacciati via"&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;"licenziati"&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;"Cacciati via", "licenziati" &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;chi? Indovinate un po’. Ma gli operai della miniera vivaiddio! Mica si mandano via i manager, i cosiddetti, un tempo, &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“capitani d’industria”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. I primi a pagare sono sempre e solamente loro, gli operai, un tempo i cosiddetti proletari. Oggigiorno risulta disdicevole usare il termine. Ma il senso del film è ben rappresentato dalla storia che vi si racconta. Ho rivisto il film proprio in questi giorni; una strana coincidenza. Poiché negli stessi giorni avevo letto la solita settimanale corrispondenza di Claudia De Lillo, in arte Elasti, sul supplemento “D” del quotidiano “la Repubblica” che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“La donna dietro l'annuncio”&lt;/b&gt;, che di seguito trascrivo in parte. Occhio alle date; il film arriva in Italia nell’anno 1996, due anni appena dopo una certa &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“discesa in campo”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Ma la storia del film si colloca alla fine degli anni ottanta del secolo ventesimo. Nella storia è per l’appunto il 1989. La storia si dipana nella regione dello Yorkshire tra le ciminiere di quelle miniere di carbone alle quali i protagonisti affidavano il loro destino, la loro vita. Ma esse, le miniere intendo dire, anche se ancora in produzione, sono destinate nella storia del film ad essere smantellate. Nei titoli di coda del film si legge che in quel tempo centinaia e centinaia di miniere furono smantellate e con esse furono &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;"cacciati via" &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;ben 250.000 minatori. È che il “reaganismo” d’oltreatlantico aveva gettato le basi del liberismo che avrebbe trovato nella signora Thatcher una formidabile interprete ed una instancabile realizzatrice di quelle teorie. Straordinari i personaggi e gli interpreti: Danny, il maestro di musica che dirige la banda, interpretato magnificamente da Pete Postlethwaite, che era stato anche nel film “Nel nome del padre”; Phil, il figlio, la cui vita è devastata dagli usurai; Andy, interpretato da Ewan McGregor, quello di “Trainspotting”; e poi, figure forti di quel proletariato, Harry, Jim, Ernie, che hanno sempre condiviso lotte, gioie e dolori, ma che di fronte al nuovo corso della storia e della economia si arrendono, sciolgono la banda musicale, coscienti che con il corso nuovo degli eventi sono destinati a sfumare i sogni di solidarietà, equità e giustizia sociale. Fino a quando la giovanissima Gloria, interpretata da Tara Fitzgerald, con un gesto di altruismo, restituisce a quegli uomini duri la voglia di combattere. Avevo già visto il film, ma anche in questa occasione il suo finale mi ha restituito una stretta in gola. Ed è stato nel corso della visione del film che mi sono ricordato del ritaglio con lo scritto della De Lillo. L’onda lunga di quel tempo, di quel liberismo senza freni, sommerge ancora oggi la vita di milioni e milioni di donne e uomini, vita fatta di precarietà, iniquità ed abissali dislivelli sociali. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). - Doriana, mi racconti la tua storia?&amp;nbsp; -. Dice sì. Ci incontriamo all'ora di pranzo. La vedo mentre esce dal suo ufficio, la segreteria di una facoltà universitaria, circondata da studenti. - Grazie. È stata gentilissima, come al solito -, dicono. Lei si schermisce, ride, saluta e viene via con me, lieve, i capelli neri e dritti, gli occhi grandi, il passo sicuro di chi sa la strada. Ha 46 anni, un marito disoccupato, una figlia adolescente, un contratto a tempo indeterminato da 1.300 euro mensili, in cui deve far entrare tutto. - Mio marito ha perso il lavoro sei anni fa: hanno liquidato l'azienda in cui era assunto. Aveva 44 anni. I primi tempi ha lavorato qua e là, da precario. Da tre anni invece è fermo, nonostante i corsi per la ricollocazione professionale e la ricerca quotidiana di un impiego -. Il marito di Doriana la mattina si alza con lei, la accompagna in ufficio, poi torna a casa e su internet cerca lavoro, prepara il pranzo per sé e la figlia, fa il casalingo. - Quando ha imparato a usare la lavatrice era tutto contento. Lasciamo stare come stende...-. Ogni tanto Doriana si arrabbia, perché il pavimento è sporco (Sei a casa tutto il giorno, possibile che non ti accorga che il pavimento fa schifo?), perché la rabbia e il rancore montano, anche se li reprimi, perché lui dice accusatorio: - Il vero problema ce l'ho io -. - Lo so. È umiliante per un uomo chiedere i soldi alla moglie, è sfinente non lavorare. Però lui è proiettato sulla sua situazione, io su tutto il resto. Io cerco di risolvere i problemi quotidiani: faccio quadrare i conti per affitto, luce, gas, telefono, ricariche dei cellulari (mai più di 5 euro). L'auto no, quella non possiamo permettercela. Sono io che vado a caccia di offerte, che a pranzo, quando sono tirata, mangio i taralli della macchinetta dell'ufficio e uso i buoni pasto per la spesa -. - Vorrei avere più soldi per smettere di pensare ai soldi -, dice Doriana, solare, dignitosa, coriacea. Nessuno, tra i colleghi, immagina che Doriana sia costretta a fare i conti, sempre. - Quando provo a spiegare la mia situazione, mi accorgo che la gente pensa ‘se il marito è disoccupato da sei anni significa che non si è dato abbastanza da fare'. Questo mi ferisce perché, se non ci sei dentro, è impossibile capire. Allora preferisco far finta di niente, ridere e scherzare come nulla fosse -. Sua figlia ha 17 anni, fa il liceo linguistico e si chiama Virginia. - Lei conosce i nostri problemi, sa che ci sono dei limiti alle sue richieste, è consapevole, matura e non si vergogna di parlarne con i suoi amici. A scuola non è l'unica -. Si accende un lampo di orgoglio materno, si intuiscono complicità, protezione, tenerezza. - Ieri mi ha chiesto 10 euro per una gita di classe e 7 euro per il teatro. Per un genitore è avvilente dire: Non si può. Quando Virginia ha annunciato che voleva cercarsi un lavoretto, - ho temuto che facesse qualche stupidaggine, che entrasse in giri strani -. - Finché posso, ci penso io a te -, le ha risposto Doriana che per paura, orgoglio e amore, si è messa alla ricerca di un secondo lavoro, il sabato e la domenica, via Facebook.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8829008543820607594?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8829008543820607594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_12.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8829008543820607594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8829008543820607594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_12.html' title='Lavitadeglialtri. 1 La donna dietro l&apos;annuncio.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Zc47RO6MYK0/TuZNM1ngNSI/AAAAAAAAABw/s4E-d3MuUhM/s72-c/Quartostato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-8695032758740538358</id><published>2011-12-10T16:37:00.003+01:00</published><updated>2011-12-20T15:53:29.902+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Capitalismoedemocrazia'/><title type='text'>Capitalismoedemocrazia. 1 Il capitalismo tra le onde del debito.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-elTzS8xZ3Bg/TuN8Tb-bOfI/AAAAAAAAABo/gkz7ezzmkn0/s1600/Quartostato.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://1.bp.blogspot.com/-elTzS8xZ3Bg/TuN8Tb-bOfI/AAAAAAAAABo/gkz7ezzmkn0/s320/Quartostato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Il capitalismo tra le onde del debito&lt;/b&gt; è il titolo di un’attenta analisi del professor Giorgio Ruffolo e di Stefano Sylos Labini pubblicata sull’ultimo numero del settimanale “Affari&amp;amp;Finanza”, analisi che di seguito trascrivo in parte. Affermano i due studiosi: &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“La globalizzazione comporta enormi diseguaglianze e promuove una gigantesca inflazione finanziaria”. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;È ciò che non sfugge neanche ai meno accorti, ai miopi e che siano al contempo poco addentro alle cose dell’economia e della finanza. Quella affermazione rappresenta un approdo, una presa di coscienza che pone problemi che nuovi non sono ma che il processo, reso inarrestabile ed incontrollabile della globalizzazione, ha reso drammatici e mostruosi. Ci si dimena in queste settimane, anzi or sono mesi, nel salvataggio di ciò che resta dell’euro; ma non sollevando lo sguardo e non assumendo una nuova consapevolezza dei problemi che l’azione deleteria del un capitalismo finanziario sfrenato e smodato produce, non si andrà da nessuna parte. Nel dibattito che si è acceso nel bel paese, a proposito della necessaria manovra finanziaria ultima, attualmente in discussione alle camere, non sono mancate le voci autorevolissime secondo le quali qualora essa, la manovra, non dovesse dar di conto ad un rinnovato impegno per una maggiore &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“equità”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sociale e&amp;nbsp; ad una &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“redistribuzione”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; della ricchezza, ad una rivalutazione della qualità del lavoro, soprattutto giovanile, non solamente come strumento di acquisizione di denaro ma di realizzazione della umana persona, se essa non procederà a porre la questione fondamentale di come avviare uno sviluppo nuovo più che una crescita qualsivoglia, che sia solamente in funzione della ripresa dello spreco e dei consumi del superfluo reso necessario, pensando in tal modo anche al mondo del domani con i gravissimi problemi ambientali che incombono su di esso e per non dire dell’inumana condizione in cui versa una fetta molto grossa del genere umano, ascoltando quelle voci ci si rende conto in pieno come l’azione nefasta della globalizzazione, per come essa è venuta maturando in questo scorcio di millennio, non potrà essere contrastata ed invertita in alcuna forma e maniera. Necessita un &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“riequilibrio”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; globale delle risorse, della ricchezza e dei diritti: le antiche alchimie economicistiche non trovano più alcuna rispondenza con i problemi insorti e non hanno beneficio alcuno, se non un blando effetto “placebo” della durata brevissima che intercorre tra una &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“speculazione”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dei mercati e l’altra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). La nuova fase del capitalismo finanziario, che si apre all’inizio degli anni ’80 con la liberalizzazione dei movimenti di capitale, ha fatto affluire sulla scena economica mondiale, sia pure in modi tumultuosi, miliardi di contadini poveri, ma ha provocato un rovesciamento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro e tra capitalismo e democrazia. La globalizzazione comporta enormi diseguaglianze e promuove una gigantesca inflazione finanziaria. Infatti, a differenza di quanto accade nel mercato dei beni reali, in quello dei titoli non esiste un meccanismo compensativo che freni una domanda eccessiva con l’aumento dei prezzi. L’aumento del prezzo dei titoli ne aumenta la domanda per l’attesa di nuovi guadagni generando un meccanismo cumulativo sfrenato. I debiti si rinnovano sistematicamente, facendo del nuovo capitalismo finanziario, come è stato detto (Marc Bloch) uno strano sistema dove i debiti non si rinnovano mai. Le onde del debito si accavallano le une alle altre sospinte dalla fiducia nella crescita del sistema. Cresce la liquidità in proporzioni smisurate rispetto al prodotto reale (nel 2007, al momento della crisi, di dodici volte!). Ma quando si delinea uno scenario recessivo e viene a mancare la fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento, la liquidità si distrugge mentre i debiti restano, provocando ondate di fallimenti. Le onde del debito allora si infrangono sulla riva. E’ ciò che è puntualmente successo con la crisi che attraversiamo. La violentissima restrizione monetaria del settore privato ha portato al fallimento della Lehman, al crollo dei mercati, al prosciugamento del credito interbancario, alla drastica diminuzione dei prestiti a famiglie e imprese e quindi alla caduta della domanda aggregata, della produzione e dell’occupazione nei Paesi più avanzati. Dunque, la crisi ha colpito al cuore la teoria neoclassica secondo cui i mercati sono razionali e si autoregolano e ha reso evidenti i guasti prodotti dalle politiche di deregolamentazione in voga negli ultimi 30 anni. A quel punto non si poteva che ricorrere al deteStato. A differenza degli anni trenta quando vi furono massicci interventi statali nell’economia reale (protezionismo, nuove regole, nazionalizzazioni), la crisi attuale è stata fronteggiata con la sostituzione dell’indebitamento privato con quello pubblico e con l’espansione dell’offerta di moneta da parte delle Banche Centrali. L’intervento pubblico ha privilegiato il salvataggio delle banche ma è stato inesistente sul lato della crescita. Il mancato rilancio di un ciclo di crescita ha impedito che si riattivasse il credito bancario, essenziale per alimentare la domanda aggregata. Ora i governi sono puniti per i loro disavanzi di salvataggio dalle agenzie di rating, che non avevano mosso ciglio di fronte alle malversazioni della finanza; e sono costretti a ridurre le spese sociali addossando i costi sui ceti più deboli. In conclusione: gli interventi finora attuati sono stati insufficienti e dannosi. È necessario un nuovo compromesso storico tra il capitalismo e la democrazia del tipo di quello che contraddistinse, alla fine della seconda guerra mondiale, l’età dell’oro (Hobsbawn). Abbandonare il capitalismo finanziario sregolato per tornare a un capitalismo governato. Costruire un sistema di relazioni internazionali in cui il dollaro non sia più la moneta dominante. Contenere i movimenti di capitale di brevissimo termine con misure fiscali tipo Tobin Tax. Ridurre i divari nella distribuzione della ricchezza non solo perché diseguaglianze troppo marcate sono inaccettabili moralmente ma perché costituiscono un freno allo sviluppo. Uno sviluppo sostenibile si deve fondare su investimenti, crescita della produttività e dei salari reali. Per questo la politica dei redditi deve ritornare al centro della politica economica.”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-8695032758740538358?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/8695032758740538358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_10.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8695032758740538358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/8695032758740538358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false_10.html' title='Capitalismoedemocrazia. 1 Il capitalismo tra le onde del debito.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-elTzS8xZ3Bg/TuN8Tb-bOfI/AAAAAAAAABo/gkz7ezzmkn0/s72-c/Quartostato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1395422691139541517.post-5866000138840220865</id><published>2011-12-09T19:02:00.002+01:00</published><updated>2011-12-20T15:55:51.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='doveravatetutti'/><title type='text'>Doveravatetutti. 1 Medicare le parole.</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Q7I7OS0tmpU/TuJM4nNG9KI/AAAAAAAAAAs/JZPoaxSDS24/s1600/libertagiustizia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="269" src="http://2.bp.blogspot.com/-Q7I7OS0tmpU/TuJM4nNG9KI/AAAAAAAAAAs/JZPoaxSDS24/s320/libertagiustizia.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“(…). Con un formidabile fiuto populista, il berlusconismo aggredì sin dal primo momento il linguaggio pubblico distorcendone il lessico, le regole e la pragmatica. Si cominciò dal linguaggio del capo, che con la complicità dei media impose in un lampo i suoi manierismi (il famoso mi consenta), le sue metafore sportive (soprattutto calcistiche: Scendere in campo, mettere in campo, fare un passo indietro…), le sue mediocri formule e tormentoni (una scelta di campo, odio e invidia personale, non mi hanno lasciato lavorare, il partito dell´amore). Poi furono aggredite le regole della conversazione politica, come si manifestano specialmente nei talk show televisivi. Molti di noi ricordano attoniti il momento in cui, all´inizio di questa storia, fecero la loro prima comparsa le tecniche di aggressione verbale: dare pesantemente sulla voce, silenziare l´interlocutore alzando sfacciatamente il volume, battibeccare in modo selvaggio solo per lasciarlo tramortito, intimare col dito puntato un ossessivo ‘si vergogni, si vergogni, si vergogni’ a chiunque sostenesse idee difformi, lanciarsi in imperdonabili semplificazioni. Quel che si diceva perdeva intanto importanza: contava solo imporsi sull´interlocutore, lasciarlo steso e pesto, in modo che il pubblico (anche quello relativamente alfabeta dei dibattiti politici) fosse colpito, più che dagli argomenti, dalla clava usata per agitarli. Dall´involucro si passò poi alla sostanza: fiumi di dati citati a sproposito, numeri e percentuali inventati, argomenti improvvisati, fonti falsificate, continue rettifiche di affermazioni innegabili (con la gag del sono stato frainteso). (…). A quasi vent´anni di distanza, un mese fa, il (…) capo, imperterrito nel vortice della crisi economica, le sparava grosse da Cannes sostenendo che in Italia non c´è crisi perché i ristoranti sono pieni, gli aerei prenotati e i luoghi di vacanza invasi di gente. Infine, la rappresentazione dell´altro, l´avversario trasformato in nemico malvagio e incorreggibile. Dopo il fascismo non s´era mai vista una così becera denigrazione dell´avversario, ottenuta attribuendogli intenzioni maligne (odio personale) o sentimenti volgari (invidia e gelosia) e rivolgendogli inconcepibili epiteti e gesti ingiuriosi. Neanche la sfera personale fu risparmiata: basta ricordare quando Storace propose nel 2007 di portare stampelle ai senatori a vita più anziani; gli insulti personali e i gesti osceni usati in tante occasioni da Bossi e vari leghisti; le volte che si sono usati argomenti interdetti dal codice etico tacito delle democrazie moderne, come l´allusione a difetti fisici, all´età avanzata, al colore della pelle o ad altre proprietà personali. La lista delle truci barzellette berlusconiane è talmente vasta che ormai in più Paesi se ne fanno raccolte commentate… (…). Ma se la tecnica di interrompere il discorso altrui, di dare violentemente sulla voce e di insultare gli oppositori ha prosperato per tutto questo tempo, è perché ha potuto contare sul passivo assenso di gente dei media, giornalisti e conduttori della più varia propensione politica. Sono loro che, per procurarsi il favore dell´auditel o di una parte del ceto politico, hanno permesso che le loro trasmissioni si trasformassero in oscene corride. (…).”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“Doveravatetutti”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è luogo “virtuale” ove provvedere a risanare le ferite purulenti inferte al bel paese dalla sciagurata &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“discesa in campo” &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;di una combriccola di buontemponi, improvvisatori e di indefessi negatori della realtà. Solipsisti esasperati, per i quali l’unica realtà è quella creata dalla loro (in)coscienza e che per tale debba ritenersi essa, la loro percezione, percezione condivisa e generale, han menato per decenni il loro primitivo pensare con sfrontata, audace fortuna tanto da stravolgere la lingua ed il linguaggio comune sì da renderlo incomprensibile ai più. &lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;è&lt;/span&gt; venuto il tempo in cui &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“medicare”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; le parole, per come Barbara Spinelli propugna, diviene l’impresa prima per la ricostruzione del &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“vivere”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sano del bel paese. Sul quotidiano “la Repubblica” Raffaele Simone sembra voler cogliere al volo la sollecitazione della Spinelli e lo ha fatto con un editoriale che ha per titolo &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Il linguaggio da bonificare”&lt;/b&gt;, che ho trascritto in parte. Ma ancor prima della “sollecitazione” recente a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“medicare”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; le parole ed il linguaggio tutto, altri contributi e riflessioni non sono mancati da parte di illustri e responsabili pensatori, contributi e riflessioni caduti sempre nella disattenzione e nell’indifferenza generale. Ne parlò dottamente a Firenze, il 16 di ottobre dell’anno 2010, il professor Gustavo Zagrebelsky con un Suo intervento nell’ambito di un convegno sul tema &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;“Società e Stato nell’era del Berlusconismo”. &lt;/b&gt;Ne trascrivo di seguito le prime due voci.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;“(…). «Scendere» (in politica). Qual è la via che conduce alla politica? O dal basso o dall´alto. Dal basso, vuol dire dall´interno di un´esperienza politica che, mano a mano si arricchisce e porta all´assunzione di sempre più vaste responsabilità e di più estesi poteri. Ciò equivale a una carriera politica e corrisponde all´idea della politica come professione, nel senso classico di Max Weber. La legittimità dell´aspirazione al potere politico è interna alla politica stessa, alle sue esperienze, alle sue procedure e ai suoi rituali. Oppure la via può essere la discesa, quando si fanno valere storie, competenze e virtù maturate in altre e più alte sfere. La politica non è, allora, una professione, ma una missione. La legittimità dell´aspirazione politica è esterna alla politica come professione, anzi sta proprio nel suo essere estranea, aliena. (….) Trasferita dalla salvezza delle anime alla salvezza delle società, è la sempiterna figura della missione redentrice che un «salvatore» assume su di sé, lasciando la vita beata in cui stava prima lassù, scendendo a sacrificarsi per gli infelici che stanno quaggiù. Teologia politica allo stato puro, cioè trasposizione di schemi mentali e suggestioni dalla teologia alla politica. C´è poco da ridere o anche solo da sorridere. È cosa seria. È una forma mentale perenne e universale, ricorrente nella storia delle irruzioni in politica di tutti i salvatori che si accollano compiti provvidenziali. I «re nascosti», gli «unti del Signore» che gli uomini comuni devono riconoscere, fanno la loro apparizione nella storia dei popoli in ogni momento di difficoltà; gli «uomini della provvidenza», comunque li si denominino e quale che sia la forza provvidenziale che li manda e dalla quale sono «chiamati» (un Dio, la Storia, il Partito, la «Idea», la Libertà, il Sangue e la Terra, in generale il Bene dell´umanità) sono appena alle nostre spalle, anzi sono tra noi. La secolarizzazione del potere, premessa della democrazia, non li ha affatto scacciati. (…). Ma c´è da scommettere che, se un tale personaggio, dal mondo della finanza, dell´industria o dell´accademia, farà la sua apparizione, questa sarà circondata dagli stessi caratteri: anche lui «scenderà» in politica e il suo non sarà un «ingresso» ma una «discesa». Si renda o non si renda conto del significato di questo linguaggio che, ormai entrato nell´uso, gli sembrerà del tutto naturale, ovvio. La parola-chiave è dunque «scendere». Scendere da dove? Da una vita superiore. Scendere dove? In una vita inferiore. Per quale ragione? Per rispondere a un dovere, al quale sacrificarsi. Quale dovere? Salvare un popolo avviato alla perdizione. Con quali mezzi? Mezzi politici. Dunque: «scendere in politica». (…).&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;«Contratto». Da dove si scende, è ben detto fin dall´inizio, in quel volumetto del 2001, intitolato Una storia italiana, dove la vita del protagonista, prima della «discesa», è rappresentata come un idillio familiare, intriso di buoni sentimenti, di felicità nel suo rapporto con la natura, come una sequela di successi professionali, come una dedizione, già allora, al bene di tutti coloro che hanno a che fare con lui. Ma ora, c´è un popolo intero che ha bisogno di soccorso. Non rispondere alla chiamata, sarebbe un atto d´egoismo. Noi miscredenti pensiamo che la politica sia il luogo del potere, necessario ma pericoloso. No: è il mezzo per portare soccorso, da agevolare dunque. Resistere alla chiamata o opporsi al chiamato significa volere il male del bisognoso (…). Questi concetti, ripetuti poi infinite volte, dovrebbero essere analizzati uno per uno. Non sono detti a caso. Ci deve essere una mente: la condizione beata di partenza, il sacrificio personale consacrato al paese infelice e bisognoso d´aiuto, il soccorso, la chiamata, l´altruismo, le armi. C´è già in nuce tutto quanto seguirà. Compreso il rito elettorale, inteso non come laico confronto tra persone e programmi, ma come una sorta di giudizio di Dio affidato al popolo (vox populi, vox dei). Il programma elettorale diventa qualcosa di diverso da una proposta di governo. Diventa rivelazione della propria missione salvifica, «buona novella» che deve essere annunciata tramite «apostoli della libertà». L´investitura elettorale è la risposta all´annuncio. Il «contratto con gli Italiani» è cosa assai meno ingenua di quel che appare. È la sanzione dell´avvenuto riconoscimento del salvatore da parte dei salvati, da parte del suo popolo. La funzione mistica attribuita a questo «contratto», presentato come tavola fondativa d´un patto indistruttibile e sacro, è completamente al di fuori della logica della democrazia rappresentativa. Si spiega nella logica del disvelamento e del riconoscimento, della discesa dall´alto che incontra un bisogno e un´invocazione dal basso. (…).”&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1395422691139541517-5866000138840220865?l=ilcavalierdelamancia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/feeds/5866000138840220865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5866000138840220865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1395422691139541517/posts/default/5866000138840220865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilcavalierdelamancia.blogspot.com/2011/12/normal-0-14-false-false-false.html' title='Doveravatetutti. 1 Medicare le parole.'/><author><name>Aldoettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12431086810111426258</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-bw2TiyDqgGs/TuNHI7IOl9I/AAAAAAAAAA8/GPZVkl3AcoY/s220/8dec421d7ca874d0b02d1754fb2edfd7.png'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Q7I7OS0tmpU/TuJM4nNG9KI/AAAAAAAAAAs/JZPoaxSDS24/s72-c/libertagiustizia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
