"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 24 dicembre 2019

Lalinguabatte. 87 «Quasi (luna) piena il 29 aprile 1945, mentre Mussolini pendeva in piazzale Loreto».


Ha scritto il poeta giapponese Junichiro Kawasaki: "Quando il dito indica la luna, l'imbecille si mette in viaggio". È che oggi vorrei parlarvi della luna, anzi del “Mal di luna”, che è il secondo degli episodi di quell’opera cinematografica straordinaria dei fratelli Paolo ed Emilio Taviani che ha per titolo “Kaos”. Un’opera straordinaria e monumentale, dell’anno 1984, monumentale pensando anche alla sua durata che è di ben quasi 140 minuti. Parlare oggi della luna per sfuggire all’irrespirabile realtà che ci circonda. Volare sulla luna come fuga da una realtà opprimente e della quale non se ne individuano i contorni d’uscita. È che il nostro viaggio si è fatto complicato assai al punto che, come creduloni ed imbecilli, il dito che ci indica la luna spinge alla fuga dall’irrealtà della condizione attuale. Divenire, oggi, novelli Astolfo, figura mitica del grande Ariosto, paladino nelle leggendarie storie scritte per edificare la gloria di un tale Carlo Magno. È che quell’Astolfo possedeva un cavallo straordinario di nome Rabicano, straordinario perché immateriale, già senza peso sul pianeta Terra, figurarsi sul suo satellite Luna ove la gravità è ben ridotta. E quell’Astolfo viaggiò nello spazio sino alla Luna per appropriarsi, in quel mondo, del senno di Orlando, senno smarrito dall’eroe dopo essere stato abbandonato dalla dolcissima Angelica. Si potesse ancor’oggi volare sulla Luna per recuperare il senno smarrito in Terra! Affermava il grande Hegel, “ciò che è reale è razionale”, per aggiungere, a completamento del Suo sommo pensiero, “ciò che è razionale è reale”. Cosa c’è di razionale nel nostro vivere? Cosa c’è di razionale nella condizione sociale e politica del bel paese? Torno alla straordinaria opera cinematografica. Nel secondo episodio che ha per titolo “Mal di luna” si narra di una giovane ed avvenente  fanciulla a nome Isidora che, ad appena un mese dal suo  matrimonio, scopre che il suo amato, che ha nome Batà, è affetto da licantropia. Alla terribile scoperta segue l’amarezza per un segreto che il suo amato avrebbe dovuto rivelarle prima del matrimonio. E qui scatta la tresca; confidatasi Isidora con la madre, donna “esperta” assai, esperta nelle cose della vita, concorda con il cugino Saro che, nelle notti di luna piena, il prestante giovine si rechi nella modesta abitazione della novella sposa per tenerle una tenera compagnia. Al sopraggiungere della prima notte di luna piena i giovani si barricano, come concordato, in casa, mentre il povero Batà si dimena ed ulula nella notte. La giovine Isidora, che ha aspettato con grande trepidazione ed ansia l'apparire della luna piena nel cielo, avendo a suo tempo amato il prestante cugino Saro, si dispone a tradire lo sposo. Ma un profondo senso di umanità prende inaspettatamente il cugino Saro che, resistendo alle invitanti offerte sessuali  della giovine,  abbandona d’impeto il letto coniugale della cugina, accorre all’aperto, sotto il chiaro di luna, per soccorrere l'infelice Batà, che si dimena come un animale ferito, lacerato nelle carni dalle sue stesse unghiate, e rimane all’aperto, per tutta la splendida notte lunare, stringendo tra sue le mani la testa che gli è cara di Batà. È l’umanità piena di Saro, quella che a molti viventi manca. Della luna e della sua magia sugli esseri viventi che abbiano ancor oggi in serbo un briciolo di umanità, ha scritto Giacomo Papi sul supplemento “D” del quotidiano “la Repubblica” col titolo “La luna”, pezzo pregevole che di seguito trascrivo in parte: (…). Da bambino guardavo spesso la mappa della luna: il Mare delle Crisi, del Nettare, del Margine, del Freddo, dell'Umido e delle Nubi, il Lago dei Sogni, l'Oceano delle Tempeste, la Baia della Rugiada e degli Arcobaleni, l'Isola dei Venti, il Muro Dritto, la Penisola dei deliri, la Palude del Sonno. E mi domandavo chi avesse mai inventato quei nomi meravigliosi. Adesso lo so: dopo i tentativi di Galileo, Hevelius ed Eustachio Divini, fu Giovanni Riccioli, gesuita tolemaico ferrarese, a dare alle stampe nel 1651 l'Almagestum Novum con la prima mappa completa.
Mi emoziona ancora, ma oggi della luna non gliene importa più niente a nessuno. (…). La luna che volava indifferente nel cielo il giorno in cui sulla Terra risuonò il primo battito del primo cuore, la luna verso cui un dinosauro nottambulo e curioso torse il collo, la luna che stava sospesa nel buio quando l'uomo di Neanderthal s'innamorò per la prima volta, che vide Adamo togliersi una costola pur di avere compagnia, che calava quando morì Cesare, cresceva quando ghigliottinarono Luigi XVI ed era quasi piena il 29 aprile 1945, mentre Mussolini pendeva in piazzale Loreto, la stessa luna di sempre – (…) -, che ci sarebbe stata per sempre e aveva ispirato scienziati e poeti, alla fine era solo un grande sasso bianco e tutti i suoi mari, monti e vulcani, visti da vicino, formavano un desolato deserto. (…). Oggi, lunedì 31 gennaio 2011 - dice l'app Moon del mio iPhone - lei è distante 393.141.885 metri. Anzi, 884. Perché io allungo il braccio.

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