"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 13 agosto 2019

Letturedeigiornipassati. 28 «Quei figli più poveri dei padri».


Questa “letturadeigiornipassati” tratta da “Quei figli più poveri dei padri” di Federico Rampini, pubblicata sul quotidiano la Repubblica del 13 di agosto dell’anno 2016, merita una contestualizzazione; nel senso che da quella data dello scritto tantissime cose sono avvenute soprattutto nello scenario internazionale.
Afferma l’illustre opinionista all’inizio dello scritto che “i figli sono più poveri dei genitori, e forse destinati a rimanerlo”. Quali figli? Indubbiamente quelli del mondo industrializzato all’est come all’ovest. Ma quella condizione denunciata dottamente da Rampini non tiene conto, a distanza di un triennio, di una accelerazione dei problemi di cui il pianeta Terra soffre da decenni, problemi che quei padri di quei figli resi “più poveri” non hanno in verità affrontato con il giusto piglio, nonostante la loro gravità che si dispiega oramai sull’intero globo terracqueo, problemi che avrebbero – stante la loro cecità – scaricato sulle generazioni future. Donde la domanda? Quale povertà? Certamente una insicurezza crescente nelle nuove generazioni; certamente un ascensore sociale che si è bloccato e non sale più; ma questi divengono problemi che oserei definire settoriali al confronto con i tragici problemi che il surriscaldamento della Terra provocano e provocheranno sempre più nell’immediato avvenire. Una personale contestualizzazione mi porta necessariamente a segnalare le anomalie di questa estate 2019, anomalie registrate e vissute in un ristrettissimo, remotissimo angolo terrestre. Tutto uno stato dell’India, il Kerala, è stato sommerso da piogge battenti come non se ne ricordava a memoria d’uomo. Nella Europa dell’estate 2019, e fortemente nella regione italiana, non finiscono di sorprendere le anomali manifestazioni meterologiche. Le notizie che si hanno non possono non divenire una preoccupazione che dovrebbe essere generale e che meriterebbe la generale attenzione. Nell’ameno borgo di N***, allocato sulle alture dei Nebrodi boscosi, questa stagione 2019 ha regalato il più avvertito disservizio idrico che si ricordi da decenni a questa parte. Eppure quelle alture orograficamente ben conformante da madre Natura hanno sempre registrato abbondanza e non penuria di quel bene primario che è l’acqua. Non diverrà anch’essa, l’acqua, un bene-indice di povertà? E sino a quando si vorranno escludere i milioni e milioni di esseri umani delle altre aree del pianeta Terra dal godimento di questo primario bene? E per non considerare come le cosiddette “nuove povertà” non abbiano inciso alcunché nell’utilizzo – da larghissimi strati dei popoli scopertisi impoveriti - di tutti quegli strumenti conosciuti di refrigerazione e climatizzazione per domare una calura divenuta in questi ultimi giorni sempre più aggressiva. Sino a quando continueremo a considerare tutti quegli strumenti del benessere e non della nostra “povertà” un nostro ineliminabile diritto senza riconoscerlo in pari tempo ai milioni e milioni di nostri fratelli all’est come all’ovest? Ma sta nelle cose come procedono in questo mondo che le povertà che si andranno a configurare misureranno proprio questi aspetti che mi sento di denunciare. Quando il valore del bene-acqua lieviterà oltre le soglie economiche ancora non toccate, questa nuova povertà porterà larghissimi strati di umani a discendere sempre più nella scale economiche. E quando il valore dell’energia necessaria a refrigerare e climatizzare le nostre torride estati toccherà vertici sempre più alti, allora sì saremo definitivamente impoveriti come quei milioni e milioni di esseri umani all’est come all’ovest. Si realizzerà una nuova strutturazione sociale con una minoranza che potrà disporre di quei beni ed una maggioranza che non ne potrà più usufruire nella misura ancor oggi possibile. Uno scenario devastante laddove si pensi come l’avidità di una parte del mondo abbia potuto escludere grandissime masse di esseri umani dal godere di quei beni, il godimento dei quali rappresenterà nel più prossimo futuro il nuovo discrimine sociale tra chi potrà continuare a goderne e gli esclusi. Che diverranno le nuove plebi del genere umano. Scriveva Federica Rampini delle povertà dei “figli” di quei padri che hanno concorso, nei decenni, a creare le condizioni per future povertà molto più spaventevoli:
L’ultimo decennio ha sconvolto l’ordine economico: i figli sono più poveri dei genitori, e forse destinati a rimanerlo. Non era mai accaduto dal Dopoguerra fino al passaggio del Millennio. L’Italia si distingue, fra tutti i paesi avanzati, come quello in cui questo ribaltamento generazionale è più dirompente. (…). Per effetto dell'impoverimento e dello shock generazionale, una quota crescente di cittadini non credono più ai benefici dell'economia di mercato, della globalizzazione, del libero scambio. (…). C'è dentro tutto l'Occidente più il Giappone. In quest'area il disastro si compie nella decade compresa fra il 2005 e il 2014: c'è dentro la grande crisi del 2008, ma in realtà il trend era cominciato prima. Fra il 65% e il 70% della popolazione si ritrova al termine del decennio con redditi fermi o addirittura in calo rispetto al punto di partenza. Il problema affligge tra 540 e 580 milioni di persone, una platea immensa. Non era mai accaduto nulla di simile nei 60 anni precedenti, cioè dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tra il 1993 e il 2005, per esempio, solo una minuscola frazione della popolazione (2%) aveva subito un arretramento nelle condizioni di vita. Ora l'impoverimento è un tema che riguarda la maggioranza. L'Italia si distingue per il primato negativo. È in assoluto il paese più colpito: il 97% delle famiglie italiane al termine di questi dieci anni è ferma al punto di partenza o si ritrova con un reddito diminuito. Al secondo posto arrivano gli Stati Uniti dove stagnazione o arretramento colpiscono l'81%. Seguono Inghilterra e Francia. Sta decisamente meglio la Svezia, dove solo una minoranza del 20% soffre di questa sindrome. Ciò che fa la differenza alla fine è l'intervento pubblico. Il modello scandinavo ha ancora qualcosa da insegnarci. In Italia, (…), non vi è traccia di politiche sociali che riducano le diseguaglianze o compensino la crisi del reddito familiare. L'altra conclusione (…) riguarda i giovani: la prima generazione, da molto tempo, che sta peggio dei genitori. "I lavoratori giovani e quelli meno istruiti – (…) - sono colpiti più duramente. Rischiano di finire la loro vita più poveri dei loro padri e delle loro madri". Questa generazione ne è consapevole, l'indagine lo conferma: ha introiettato lo sconvolgimento delle aspettative. (…). Il caso della Svezia viene additato come un'eccezione positiva per le politiche economiche dei governi e gli interventi sul mercato del lavoro che hanno contrastato con successo il trend generale. "Lo Stato in Svezia si è mosso per mantenere i posti di lavoro, e così per la maggioranza della popolazione alla fine del decennio i redditi disponibili erano cresciuti per quasi tutti". Perfino l'iperliberista America, però, ha fatto qualcosa per contrastare le tendenze di mercato. Riducendo la pressione fiscale sulle famiglie e aumentando i sussidi di welfare, gli Stati Uniti hanno agito per compensare l'impoverimento con qualche successo. In Italia, una volta incorporati gli effetti delle politiche fiscali e del welfare, il risultato finale è ancora peggiore: si passa dal 97% al 100%, quindi la totalità delle famiglie sta peggio in termini di reddito disponibile. Se lasciata a se stessa, l'economia non curerà l'impoverimento neppure se dovesse ricominciare a crescere: "Perfino se dovessimo ritrovare l'alta crescita del passato, dal 30% al 40% della popolazione non godrà di un aumento dei redditi". E se invece dovesse prolungarsi la crescita debole dell'ultimo decennio, dal 70% all'80% delle famiglie nei paesi avanzati continuerà ad avere redditi fermi o in diminuzione.

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