"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 22 giugno 2019

Letturedeigiornipassati. 05 "È finita la pacchia". Mi ha gelato il sangue, a Palermo non mi era mai successo"


Tratto da “Mississippi Italia” di Enrico Deaglio, pubblicato sul settimanale “il Venerdì di Repubblica” del 22 di giugno dell’anno 2018: Ci ricorderemo del giugno 2018. Del ministro Salvini e il suo "è finita la pacchia", seguito da un colpo di fucile contro il sindacalista africano al campo schiavi nella sconosciuta San Ferdinando, piana di Gioia Tauro, Calabria. Poi il suo "chiudo i porti". E ancora le sue promesse-minacce di ordine, pulizia, mano dura, "basta buonismi" che lo facevano crescere giorno per giorno nei sondaggi. "Se si fanno le elezioni di nuovo, Salvini prende la maggioranza da solo" era il chiacchericcio ricorrente. Un'Italia nuova si faceva avanti, quella del "prima gli italiani", del porto d'armi facile, delle deportazioni, dei ghetti africani: una buona Italia di flat tax e reddito di cittadinanza, con il nostro Mississippi, silenzioso, ma redditizio, con i campieri, i caporali, i camorristi a tenere l'ordine. E il nostro ministro dell'Interno, in maniche di camicia, con una birra in mano, e qualche volta anche un rosario, che quando è in vena canta anche ritornelli contro i napoletani che puzzano. Sembrava che la sua marcia fosse irresistibile. Poi, per nostra fortuna, è apparso SuperMario. Mario Balotelli, 28 anni, è l'afroitaliano più famoso del mondo. Unico recente talento del nostro calcio, il suo manifesto in posa da gladiatore dopo aver segnato lo potete trovare nei peggiori bar di Caracas, come negli album delle figurine calciatori della Corea del Sud. In Italia, Balotelli è sempre stato osteggiato per la sua pelle nera. Dai tifosi (i tifosi italiani sono la vergogna del mondo, l'Onu dovrebbe fare qualcosa); dalla Federazione Giuoco Calcio che affidammo a tale Carlo Tavecchio, incline alle battute razziste, con aggiunte antisemite; e dall'opinione pubblica. Visto che siamo stati eliminati dalla Coppa del Mondo (magari se ci fosse stato Mario le cose sarebbero andate diversamente), SuperMario è stato riconvocato; e - nel clima di intolleranza oggi vigente in Italia (uno striscione preveggente sugli spalti diceva: "Il mio capitano ha sangue italiano") - Mario, che è di poche parole e parecchio introverso, ha semplicemente detto: "Dovrebbero darmi la fascia di capitano della Nazionale. Sarebbe un bel segnale. Dovreste dare ai bambini africani che nascono qui lo ius soli. Dovreste accogliere i migranti. Dove giocherò il prossimo anno? Chiedetelo a Salvini". SuperMario è stato l'unico, tra tutti i politici o gli opinionisti o i tuttologi, a dire delle parole chiare. L'unica persona pubblica a mostrare quanto non sia poi così difficile asfaltare Salvini.  Fatte le debite proporzioni, Mario Balotelli potrebbe mettersi nella scia del  gigante Cassius Clay-Muhammad Ali a simbolo di una nuova Italia finalmente civile? C'è solo da sperarlo. Cassius Clay era uno sconosciuto ragazzo nero e povero, cresciuto a Louisville, Kentucky, nella completa segregazione. Boxeur dilettante, vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma del 1960; tornato a casa volle andare a festeggiare al ristorante con gli amici, ma non lo fecero entrare perché il locale era per soli bianchi. Diventato il miglior pugile del mondo, convertito all'Islam, perse il titolo perché rifiutò l'arruolamento in Vietnam - "Nessun vietcong mi ha mai chiamato sporco negro" - per poi diventare leggenda: per l'orgoglio nero, per il pugilato come danza, per l'esibizione della bellezza, per l'impegno nella conquista dei diritti civili. Quando morì ebbe i funerali che si organizzano per chi ha cambiato la Storia.
Le origini di SuperMario sono invece a Palermo, e anche queste hanno qualcosa di epico. Era il 12 agosto del 1990 - fuori infuriava una guerra di mafia che lasciava cadaveri quotidiani sulle strade -   e il bambino, nato nel reparto ostetricia dell'ospedale Villa Sofia, venne registrato con il nome di Mario Barwuah, figlio di Thomas e Rose, lui operaio edile saltuario e lei addetta, altrettanto saltuaria, alle pulizie. I genitori, ghanesi, erano scappati due anni prima durante la crisi con la Nigeria. Era di turno il dottor Ernesto Melluso, al tempo quarantenne, di cui a Palermo si dice "ha fatto nascere tutta la città". Alto, con la barba nera, comunista, fu tra i primi ad aprire i consultori per la salute delle donne nei quartieri poveri, e a rendere accessibile la legge sull'interruzione di gravidanza. Il Villa Sofia, poi, aveva fama di essere friendly con i poveri. Vicino al campo rom della Favorita, era la meta di cortei festanti che accompagnavano le donne a partorire, previa assicurazione che "Padre Pio" (il soprannome del dottor Melluso) fosse di turno. Spesso l'esuberanza dei palermitani per la nascita dei figli si mischiava, nei corridoi dell'ospedale, con quella dei rom, in un diluvio di spumante, sfincioni, cannoli, brindisi, ricotte, cassate, per cui il giorno dopo i padri felici e sbronzi si presentavano al Pronto soccorso: "Dutturi, aiu acidu". I coniugi Barwuah, invece, venivano da Borgo Nuovo. SuperMario ebbe un parto regolare. "Io non me lo ricordavo neanche", ride ora Melluso. "Non è vero, come si dice, che uscì scalciando e palleggiando! Ma è vero che c'era in ospedale un bel clima e una bella assistenza che fa onore alla sanità pubblica. Chiunque poteva venire. Ufficialmente i migranti, che allora non si chiamavano neppure così, non avevano diritto all'assistenza sanitaria, ma la questione venne risolta dal professor Federico Martino, che divenne, anche se solo per pochi mesi, il migliore assessore alla sanità che la Sicilia abbia mai avuto. Lui si inventò il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) come sostituto del codice fiscale e questo diede un riconoscimento legale all'assistenza. I bambini ghanesi", ricorda ancora Melluso, "erano molti e la maggioranza di loro andò all'asilo e alla scuola elementare valdese, fondata da un grand'uomo che si chiamava Pietro Valdo Panascia. Anche i miei figli sono andati a scuola lì, sono cresciuti con i bambini neri che sono rimasti loro amici. Il Comune - c'era già Leoluca Orlando! -   dava loro la refezione gratis e a molti forniva anche un sacchetto con la cena per la sera. Uno di loro, David Yeboah, che suona il basso, ha vinto X Factor del 2016 con i Soul System". La famiglia Barwuah invece lasciò Palermo per le nebbie di Bagnolo Mella, provincia di Brescia. Mario non stava bene, la loro casa era umida e gli assistenti sociali proposero ai Barwuah di darlo in affido alla famiglia di Francesco e Silvia Balotelli, e il resto lo sapete. Un giorno, il 28 giugno 2012, semifinale degli Europei, Mario, che era già una star e aveva già sfasciato la quinta Lamborghini, a Varsavia vide Silvia in tribuna e alla fine della partita (2 a 1, doppietta di Balo) lasciò il campo e andò ad abbracciarla. Bella storia, quella di SuperMario. Una delle tante, e non sempre belle, degli africani in Italia. Nel 1989, un anno prima che Mario Barwuah nasca, un profugo del Sudafrica pre-Mandela, Jerry Essan Masslo, che raccoglieva pomodori e cercava di organizzare i suoi compagni di sventura, viene ucciso da uno squadrone della morte a Villa Literno. L'Italia reagisce con una grande manifestazione a Roma, il ministro Claudio Martelli fa approvare una legge per il riconoscimento dell'asilo politico e procede a una sanatoria di tutti gli immigrati residenti in Italia. Il segretario del Pci, Achille Occhetto, candida al Parlamento europeo la poliziotta Dacia Valent, somala: è la sorella di un ragazzo ammazzato dai compagni di scuola e ha denunciato manifestazioni di razzismo da parte dei suoi colleghi. Viene eletta con 76 mila voti. Nel 2008, quando Mario, che ormai si chiama Balotelli, compie 18 anni e diventa cittadino italiano, la camorra fa strage a Castel  Volturno. Un commando dei Casalesi uccide a colpi di kalashnikov sei immigrati ghanesi. Il giorno prima, a Milano, Abdul Salam Guibre detto Abba, un bellissimo ragazzo che viene dal Burkina Faso, viene ucciso a bastonate dal proprietario di un bar che lo accusa di aver rubato una merendina dal bancone. I giornali pubblicano con rilievo la fotografia di un murale comparso a Roma: "Minime in Italia. Milano -1, Castel Volturno - 6". Fu allora che cominciò, inconsciamente, l'ascesa di Matteo Salvini? Possibile. Chi avrebbe immaginato che l'Italia avrebbe visto i pogrom contro i rom a Napoli, l'uccisione di ambulanti senegalesi nel centro di Firenze, l'esplosione del ghetto di Rosarno, il pattugliamento anti negri delle periferie di Roma condotto da Casa Pound, l'uccisione di un rifugiato nigeriano a Fermo, la sparatoria di Macerata condotta da un militante leghista avvolto nella bandiera tricolore - l'evento che ha catapultato Luca Traini nel ruolo di eroe popolare e il Salvini medesimo alla poltrona di ministro dell'Interno? Siamo senza speranze se i leghisti in Senato oppongono un ostile silenzio alle parole di Liliana Segre in difesa dei rom, che lei stessa ha visto sterminare ad Auschwitz? Nessuno davvero sa se l'Italia diventerà ufficialmente un Paese razzista, con la raccolta dei pomodori come il cotone nei campi del Mississippi, o se gli avvenimenti tragici di oggi saranno la base di un futuro di diritti civili. In ogni caso, la partita si giocherà in Sicilia, da dove nei secoli i ricchi bastonano i poveri e questi sfidano il mare per cercare fortuna. In questi giorni, nell'ansia per avvenimenti enormi - respingimenti di navi, uccisioni di sindacalisti, minacce di deportazioni -   lì ho incontrato persone eccezionali, una vera nuova Italia. Nomi da tener presente, se un giorno avremo bisogno di una classe dirigente. In pieno centro storico c'è Claudio Arestivo, che ha aperto un centro di coworking per italiani e immigrati, il Moltivolti, il miglior ristorante etnico della città con venti dipendenti assunti a tempo indeterminato. Il Moltivolti, che vanta un ufficiale afghano e un giornalista iracheno come chef, è un centro di ritrovo, di iniziative, di accoglienza. Ha messo un cartello: birra gratis a chi ha votato 5 Stelle e si è pentito. Sono venuti in molti? "Molti no, ma un paio sì".  A pochi passi c'è la chiesa di Santa Chiara, dove padre don Cosimo Scordato continua a favore dei migranti un'opera sociale che aveva cominciato mezzo secolo fa contro la mafia; un po' più in là c'è Biagio Conte, un misterioso frate che riesce a far dormire millecinquecento persone appena arrivate, in certi posti che sa solo lui. Ed ecco la sede della Clinica Legale per i Diritti Umani dell'Università di Palermo, guidata da Alessandra Sciurba. Fanno un lavoro possente. Con venti studenti di legge, preparano ogni anno migliaia di richiedenti asilo a sostenere il colloquio che deciderà se saranno accolti o espulsi. Hanno venti minuti di tempo, devono essere "credibili". Ascoltano le storie più terribili, specie delle galere libiche. "Certe  volte crolliamo noi,  sotto il peso delle storie di violenza che ci raccontano".  E poi c'è Massimo Castiglia, di Mediterraneo Antirazzista, che nel centro storico costruisce alloggi popolari, crea lavoro, convince imprese ad assumere tirocinanti. Le aziende li provano, vedono che sono bravi e li assumono: 85 finora. E infine c'è Arci Porco Rosso, guidato da Fausto Melluso, che ha aperto uno sportello per migranti. Aiuta concretamente, tratta con la questura, protegge i minori, sbriga faccende, trova medici per le urgenze (è pur sempre il figlio di Ernesto, ormai pensionato, ma volontario in un ambulatorio a Borgo Vecchio) organizza soluzioni nelle maglie di una ostile burocrazia internazionale, della banca dati impronte, dei "dublinati". "La nostra vittoria è quando riusciamo a restituire un pezzetto di cittadinanza ai tanti che ne sono esclusi illegittimamente". E mesi dopo gli può anche capitare di ricevere sul cellulare, da uno passato di qua, la foto col segno di vittoria sullo sfondo della Torre Eiffel. Sono stato a Palermo nei giorni del "blocco". C'è stata una manifestazione notturna al porto, in nome dell'accoglienza e del nome antico della città, la Panormus che vuol dire "tutto un porto". Ho visto il sindaco Orlando gridare che la città, come ha sempre fatto, accoglierà tutti perché questa è la sua storia e la sua missione, e dei grandi uomini africani fendere la folla sollevando i loro bambini piccoli perché il sindaco li toccasse e li benedicesse.  C'erano molte strade bloccate, a Palermo: stanno girando un film sulla vita di Agnese Ciulla, assessore ai servizi sociali del Comune, che ha fatto da tutore a novecento minori immigrati senza famiglia, proteggendoli da espulsioni, burocrazia e criminalità. Dicono che il film si chiamerà La grande madre. C'erano già molti turisti del Nord all'aeroporto Falcone e Borsellino. Aspettavano i voli low cost, ma erano costretti a sostare davanti alle gigantografie di migranti che muoiono in mare: sono quelle del libro Mare Nero di Francesco Viviano. Probabilmente molti di loro hanno votato Salvini, forse qualcuno cambierà idea.  O forse no. Mi ha detto Alessandra Sciurba, che alla manifestazione per Soumaila Sacko, il sindacalista ucciso a San Ferdinando, una persona le si è avvicinata e le ha sussurrato: "È finita la pacchia". Mi ha gelato il sangue, a Palermo non mi era mai successo". (…).

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