"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

sabato 7 gennaio 2017

Primapagina. 22 “Cosa ne è della Grecia?”.



Da “Il collasso della Sanità Pubblica in Grecia: stanno morendo pazienti che potrebbero sopravvivere” di Helena Smith, pubblicato sul “Guardian” del primo di gennaio e riportato sul sito www.vocidallestero.it : Il Guardian racconta la situazione da terzo mondo del sistema sanitario greco. Negli ospedali mancano personale, materiali e attrezzature. Migliaia di pazienti sono morti a causa di infezioni evitabili se si fossero potute attuare le necessarie misure igieniche. I medici più specializzati, specialmente giovani, continuano a emigrare in massa non trovando in Grecia alcuna opportunità. Nel sentire comune è ancora diffusa l’idea che la colpa di tutto stia negli sprechi, la corruzione e l’evasione fiscale – eppure sempre più persone si accorgono delle responsabilità di un governo che ha tradito il proprio mandato e si è volontariamente sottomesso al potere imperiale europeo (oltre a tutto questo, ricordiamo che quasi un quarto dei greci non ha alcuna copertura sanitaria) -. L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare. La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese. I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue  si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“. I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema. Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato. Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto. “Abbiamo un solo infermiere per ogni 40 pazienti“, ha detto, menzionando il caso di una donna senza particolari problemi di salute che il mese scorsa è morta dopo un’operazione di routine alla gamba in un ospedale pubblico a Zacinto. “I tagli sono tali che perfino nelle unità di terapia intensiva abbiamo perso 150 posti letto“. “Succede spesso che i pazienti siano messi su letti che non sono stati preventivamente disinfettati. Il personale è talmente oberato di lavoro da non avere tempo di lavarsi le mani e, anche se fosse, spesso manca il sapone antisettico“. Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme. Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.
In base ai dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dal 2009 a oggi la spesa pro-capite per la sanità pubblica è stata tagliata di circa un terzo – cioè per un totale di oltre 5 miliardi di euro -. Dal 2014  è scesa al 4,7 percento del PIL, dal 9,9 percento che era prima della crisi. I tagli hanno causato 25.000 licenziamenti di personale, e le forniture sono diventate così scarse che gli ospedali si trovano spesso senza medicine, guanti, garze e lenzuola. All’inizio di dicembre Giannakos, che è infermiere, ha guidato una marcia di protesta, che è partita dal sudicio edificio che ospita il ministero della sanità, ed è arrivata a destinazione davanti all’ufficio in stile neoclassico del primo ministro Alexis Tsipras. Di fronte al ministero i tecnici ospedalieri hanno posto dei blocchi di cemento a cui hanno appeso un cartellone con la scritta “Il ministero si è trasferito a Bruxelles“. Poche altre economie occidentali avanzate hanno messo in atto aggiustamenti fiscali pesanti come quelli greci. Nei sei anni da quando ha ricevuto il primo dei tre bailout (per evitare la bancarotta) a oggi, il paese ha attuato misure draconiane per stringere la cinghia in cambio di oltre 300 miliardi di euro di prestiti di emergenza. La perdita di oltre il 25 percento del prodotto nazionale – e una recessione che ha spinto sempre più persone a ricorrere all’assistenza sanitaria di base – ha aggravato gli effetti corrosivi dei tagli che, nel caso degli ospedali pubblici, sono stati spesso tanto profondi quanto indiscriminati. Le pressioni per soddisfare gli obiettivi di bilancio imposti dai creditori hanno fatto sì che nel solo 2016 la spesa in questo settore sia diminuita di 350 milioni di euro, e questo sotto l’amministrazione di Syriza, il partito di sinistra che un tempo si batteva contro l’austerità; così ha detto Giannakos citando i dati del governo. Più di 2,5 milioni di greci non hanno più alcuna copertura sanitaria. La carenza di pezzi di ricambio è tale che macchinari e altre complesse apparecchiature diagnostiche risultano sempre più difettosi.  Nella maggior parte degli ospedali non vengono più fatti nemmeno i più basilari esami del sangue, perché i fondi per i laboratori sono ormai esauriti. I tagli agli stipendi hanno abbattuto ulteriormente il morale, già basso. “Il problema più grosso è la carenza di personale, perché i lavoratori vanno in pensione e non c’è nessuno a sostituirli“, ha detto Yiannis Papadatos, che gestisce l’unità di terapia intensiva in uno dei tre ospedali pediatrici di Atene. “Poi c’è il problema delle attrezzature e, periodicamente, il problema della mancanza di guanti, cateteri e salviette per la pulizia“. Piccoli atti di eroismo hanno contribuito a mantenere il piedi il sistema: medici e infermieri che lavorano fuori orario,  donatori e filantropi che contribuiscono. Papadatos ha detto: “Sono cresciuto per una parte della mia vita in Kenya, tirato su da genitori che enfatizzavano la virtù dell’aiuto reciproco. In questi giorni sto passando molto tempo a chiedere agli amici e al settore privato di aiutarci, dato che l’ospedale sta esaurendo le forniture di materiali. Alla gente piace donare. Li fa sentire bene“. I sindacalisti sostengono che il sistema sanitario è un bersaglio facile perché un governo dopo l’altro si è rifiutato di affrontare seriamente l’evasione fiscale, che causa la maggiore perdita per le casse dello stato. In una rara ammissione pubblica, il Fondo Monetario Internazionale ha ammesso che i tagli sono stati così brutali che “i servizi pubblici fondamentali, come i trasporti e l’assistenza sanitaria, sono stati compromessi“. Ma in un momento in cui la crisi del debito greco è riesplosa, dopo che Tsipras ha fatto un controverso annuncio su una serie di sostegni assistenziali, molti temono che il peggio debba ancora venire. Uno di questi è Michalis Samarakos, che ha studiato in Gran Bretagna, e ritiene che nonostante il sistema sanitario abbia effettivamente bisogno di ulteriori riforme, le cliniche corrono il rischio di rimanere prive di specialisti e di tirocinanti. C’è già stata una fuga massiccia di medici verso l’estero, per lo più verso Germania e Gran Bretagna, in conseguenza della mancanza di opportunità. “I migliori se ne stanno andando perché qui il loro potenziale non si può sviluppare“, ha detto. “Lo vedo io stesso insegnando agli studenti del sesto anno nell’Università di Atene, sono tutti in cerca di qualche aggancio, tutti vogliono andarsene“. “È un problema in costante crescita. Non abbiamo nefrologi, per esempio, perché non viene data alcuna prospettiva agli specialisti, né dentro né fuori dal sistema pubblico [cioè nel sistema privato]“. “I tirocinanti di medicina sono la spina dorsale di tutti gli ospedali – senza di loro nessun ospedale potrebbe funzionare. A meno che non ci sia un grosso cambiamento in vista, temo seriamente che le cose possano solo peggiorare“.

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