"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 12 luglio 2016

Oltrelenews. 94 “Del renzitalicum”.



Ed “adesso pover'uomo?” – Hans Fallada copyright, (Greifswald, 21 di luglio dell'anno 1893 - Berlino, 5 di febbraio dell'anno 1947) - venuto da quel di Rignano sull’Arno per raddrizzar le gambe ai cani! E quelli della “ditta”, dov’erano, dove stavano, con chi stavano? Assieme a quel “pover'uomo” dovrebbero risponderne al “popolo sovrano”. Da “Buttare l’Italicum e gli opportunismi” di Gianfranco Pasquino, su “il Fatto Quotidiano” del 29 di giugno 2016: (…). …il principale problema dell’Italicum è che è una legge elettorale fatta su misura del Pd di maggio (2014, quando nelle elezioni europee il partito superò il 40% dei voti) con il consenso di Berlusconi, allora convinto che sarebbe stato il suo centrodestra ad arrivare al ballottaggio, e di Alfano, che chiese e ottenne una clausola di accesso al Parlamento non più alta del 3% (come in Spagna, circa 15 milioni di elettori meno dell’ Italia, e non 4 come in Svezia: meno di 10 milioni di elettori). Tanto Berlusconi quanto Alfano vollero la possibilità di candidature multiple (non più in tutte le circoscrizioni, ma “solo” in dieci) e parlamentari nominati (adesso capilista bloccati in tutte le circoscrizioni) cosicché l’Italicum che, persino secondo Napolitano, dovrà essere sottoposto alle “opportune verifiche di costituzionalità”, assomiglia molto al Porcellum, smantellato dalla Corte Costituzionale. In buona sostanza, l’Italicum è un porcellinum, con le preferenze e con il ballottaggio che deve avvenire, a causa dell’ ossessione anti-coalizioni di un capo di governo che vuole essere l’ uomo unico al comando, fra i due partiti o le due liste più votate, a meno che un partito o una lista ottenga al primo turno il 40% dei voti più uno. Già alcuni renziani si affrettano a sostenere che la lista può anche essere composta da più partiti, ma questo sarebbe uno stravolgimento dello spirito della loro legge (e delle intenzioni personalistiche di Renzi) nonché una molto dubbia, forse improponibile, interpretazione della lettera. Queste sembrano e, sostanzialmente, sono quisquilie e pinzillacchere. Né le leggi elettorali né i ritocchi cosmetici alle leggi esistenti debbono essere fatti con riferimento ai desideri e alle preferenze dei partiti e dei loro dirigenti. L’Italicum è una legge di parte che non può essere modificata per convenienze di parte, ma che deve essere cestinata. Punto e a capo. Nel frattempo, pendono anche alcuni ricorsi alla Corte costituzionale su diverse clausole della legge. Il criterio con il quale valutare qualsiasi legge elettorale non è mai il tornaconto dei partiti esistenti, ma il potere degli elettori. L’Italicum migliora il Porcellum grazie sia al ballottaggio sia alla possibilità di esprimere uno o due voti di preferenza, ma, a causa dei capilista bloccati e come conseguenza dell’ ingente premio in seggi consegnato a un partito/lista che ottenga anche soltanto poco meno o poco più del 30% al primo turno (quindi, quasi raddoppiandone la rappresentanza parlamentare), rimane molto al di sotto quanto a potere degli elettori tanto del sistema maggioritario francese quanto del sistema proporzionale personalizzato tedesco. Nel maggioritario francese a doppio turno (non ballottaggio poiché al secondo turno possono esserci tre, se non quattro candidati) in collegi uninominali, gli elettori hanno il potere di eleggere il candidato preferito oppure, quanto meno, di sconfiggere il candidato più sgradito. E i partiti ottengono importanti indicazioni anche per la formazione delle coalizioni di governo. Nella rappresentanza proporzionale personalizzata tedesca, gli elettori hanno due voti sulla stessa scheda: uno per il candidato nel collegio uninominale, uno per il partito. Con il primo voto eleggono il loro rappresentante, con il secondo voto contribuiscono a determinare il bottino complessivo dei parlamentari del partito preferito purché abbia superato la soglia del 5% (la Germania ha circa 60 milioni di elettori).
Cestinato il sostanzialmente irriformabile Italicum è fra questi due ottimi sistemi elettorali che bisognerebbe scegliere, eventualmente introducendo correttivi giustificabili non come contentino ai dirigenti di partito, ma come variazioni che migliorano la rappresentanza politica senza frammentare il sistema dei partiti. Se queste scelte alternative non fossero praticabili nell’ attuale Parlamento non resterebbe che un ritorno al Mattarellum, un sistema sostanzialmente conquistato nel 1993 attraverso un referendum popolare, “probabilmente” già sufficientemente noto all’ inquilino del Colle il quale potrebbe anche cominciare a fare sentire la sua voce, utilizzato con risultati soddisfacenti in tre elezioni generali: 1994, 1996, 2001. Con l’eliminazione delle liste civetta e una migliore definizione del recupero proporzionale, il Mattarellum consente agli elettori di eleggere i rappresentanti che preferiscono e dà loro un doppio voto che conta e pesa. Il resto (della discussione fra opportunisti elettorali) è fuffa oppure truffa.

Da “Il mantra della governabilità” di Piero Ignazi, sul quotidiano la Repubblica del 6 di luglio 2016: Perché Matteo Renzi è tanto affezionato al sistema elettorale dell'Italicum? È strano che anche un leader giovane e dinamico come il segretario del Pd non colga lo spirito dei tempi e resti affezionato a problemi inattuali della politica come la governabilità. Questione importante, certo, ma oggi passa in secondo piano rispetto al problema della "rispondenza" tra eletti ed elettori, drammaticamente sollevato dall'ondata dell'antipolitica. Il mantra della governabilità venne invocato con forza da Bettino Craxi alla fine degli anni Settanta, ed era sostenuto da chi vedeva cadere i governi come i birilli dopo nemmeno un anno, ed assisteva al rinvio alle calende greche di tante riforme necessarie. Sacrosanta quindi l'esigenza di far funzionare meglio le istituzioni. Ma non si mosse foglia. (…). Il governo attuale ha imboccato la strada di un'ampia, e disordinata, riforma costituzionale, integrata da una nuova legge elettorale. La prima potrà solo essere approvata o cancellata in toto dal prossimo referendum confermativo, la seconda, fallita la raccolta di firme per un referendum abrogativo, può invece essere ancora modificata per via ordinaria. La riforma della Costituzione non porterà i frutti sperati perché sono troppe le sue contraddizioni interne, anche laddove individua correttamente un punto nevralgico come la corsia preferenziale in Parlamento per le proposte governative — la cosiddetta "data certa". Ma la riforma elettorale, invece, porterà frutti avvelenati. L'insistenza del segretario democratico nel difendere il suo progetto, che trasuda fiorentinità da ogni comma, si spiega solo nella sua convinzione che il risultato più importante delle elezioni sia quello di «sapere chi ha vinto» la sera stessa. Non si sa dove venga questa ansia da prestazione: nessun sistema elettorale si pone questo obiettivo, nemmeno quello inglese. Questo, semmai, vale per le elezioni ad una carica "monocratica" — sindaco, presidente di Regione e, in altri sistemi, presidente. Non vale per i Parlamenti che sono luoghi dell'incontro e della deliberazione. (…). Evidentemente in Italia l'orrore per il dialogo ha prevalso su ogni altra considerazione nella convinzione che un bel premio a chi vince, come fa l'Italicum, risolva ogni problema di governabilità, alla faccia della rappresentanza e della rispondenza. Allarma che il segretario del Pd non tenga in conto il problema oggi più insidioso per la democrazia, in Italia come altrove: la rivolta contro chi governa, trasformata subito in élite o in casta. L'antipolitica, con il suo correlato di populismo, è il vero nemico della democrazia. È la distanza che separa politici e cittadini ad infettare il nostro sistema. (…). Allora, come fare a disinnescare questa pulsione negativa verso la politica e il vivere civile? Dando tutto il potere al vincitore come fa l'Italicum? Ma nemmeno per sogno. La risposta migliore sta nel cercare di riavvicinare elettori e eletti con quel sistema elettorale che più riduce le distanze tra gli uni e gli altri. Vale a dire con un sistema uninominale in cui ogni collegio ha il suo deputato, poi corretto da un ballottaggio tra i primi o tra chi supera una certa soglia, per tagliare le frange estreme e velleitarie e favorire la governabilità. L'Italicum è nato male e non lo si può ritoccare. Va buttato alle ortiche. Come sarebbe stato molto meglio abolire il Senato piuttosto che trasformarlo in un dopolavoro dei consiglieri regionali, l'Italicum va cancellato perché non colma in nessuna maniera il fossato tra cittadini e rappresentanti. Se non si comprende che quanto sia importante la fuga dalle urne e la rabbia degli esclusi, allora si lascia andare alla deriva il sistema. (…). Bisogna correre ai ripari e invertire la rotta guardando al faro della maggiore e migliore rispondenza tra governanti e governati. È l'intelligenza delle cose che oggi sfida il capo del governo e segretario del Pd.

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