"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 2 settembre 2014

Capitalismoedemocrazia. 49 “Capitalismo in crisi”.



Ritorno all’impegno che mi sono dato e mi ritrovo con una “nota per la stampa” del 17 di agosto ultimo che il carissimo Nicola Sabatino Ventura - Coordinatore Area “Questione Meridionale PD” e Consigliere Comunale del gruppo PD al Comune di Catanzaro - mi ha fatto cortesemente pervenire. Lo ringrazio. Colgo nella Sua “nota” quelle sensibilità a me tanto care e sulle quali vado da tempo scribacchiando in forma e contenuti non esaustivi. Del resto le problematiche che Nicola solleva fanno parte di quel corredo di sensibilità e di interessi che corredano la formazione di “quellichelasinistra” sentono come quel qualcosa connaturato alla propria visione della vita nonché dell’essere, in questo mondo ed in questi tempi travagliati e di passaggio verso approdi che ancor oggi si stenta d’immaginare, di pensare. D’intravvedere non se ne parla proprio. È per la congeria di tali motivi che l’approdo a nuove forme sinora impensate ed inesplorate di organizzazione sociale e politica deve essere posto prontamente nell’agenda della “Politica” che abbisogna di riprendere urgentemente il Suo ruolo di esplorazione e di guida del corpo sociale, senza abdicare in nessuna forma ed in nessuna misura, al ruolo di indirizzo che nella società complessa, nella quale siamo chiamati a vivere, non può essere demandato ad una soltanto delle “parti” in campo. Intendo dire che, aver lasciato campo libero alla economia, espressasi negli ultimi decenni nella forma socialmente pericolosa della economia esasperatamente finanziarizzata, ha tolto alla “Politica” stessa il primato che le compete. Scrive infatti Ventura:
Bisogna prendere atto che questa società del libero mercato, della finanza, del capitalismo senza limiti, che ha ucciso la politica, si è rivelata fallimentare e pericolosissima sotto ogni aspetto, per la stragrande maggioranza delle persone, ma anche per gli esseri viventi tutti, basta guardare cosa si fa dell’ambiente, della natura, utilizzati anche loro per il profitto. A ben ragione si ha da pensare a come quei problemi indicati nella “nota” siano scomparsi dall’agenda politica di quelle forze che a quei problemi hanno da sempre indirizzato le forze migliori e fornito le elaborazioni scientifiche e di pensiero più interessanti. C’è del marcio nell’utilizzare la “grande crisi” come specchietto per le allodole che distolga lo sguardo della collettività da quei problemi che Ventura giustamente sente come abbandonati. Come se la “grande crisi” non comportasse anche un aggravamento delle condizioni ambientali nella troposfera, mentre al contempo le grandi forze speculative continuano ad alterare gli equilibri nella continua ricerca di un immediato tornaconto economico. Cosa si lascerà alle generazioni future? Ancor meglio specifica il Suo pensiero Ventura laddove scrive che “c’è bisogno di un nuovo pensiero di sinistra in Italia ma anche altrove, che, nel proporre i valori storici, interpreti la contemporaneità e contrasti l’attuale modello di sviluppo. Non si governa la contemporaneità nel chiuso di un territorio, se pure nazionale, dunque una sinistra italiana, europea e internazionale. D’altronde oggi il governo del capitale, delle banche, della finanza è sostanzialmente globale. Un grande laboratorio politico e culturale della sinistra è dunque, urgente. Eppure non sono mancate, negli anni appena trascorsi, le grida d’allarme sugli inquietanti scenari che il “capitalismo della finanza” andava costruendo con pervicace determinazione. In “Capitalismo in crisi” il sociologo Richard Sennett – in una intervista rilasciata a Giuliano Battiston e pubblicata sul quotidiano l’Unità del 7 di aprile dell’anno 2012 – sosteneva: «Lo sa qual è una delle caratteristiche peculiari del capitalismo moderno? È quella di isolare le persone, affinché non si sentano reciprocamente responsabili». (…). Per molti cittadini (…) la crisi economica, e la difficoltà di trovare qualcuno che se ne assuma almeno in parte la responsabilità, sembrano dimostrare una tendenza del capitalismo finanziario (…): l’abdicazione all’autorità da parte del potere. Ci spiega meglio? «Il divorzio tra potere e autorità funziona come un meccanismo difensivo per non dover rendere conto agli altri delle proprie decisioni, e riflette la caratteristica peculiare del capitalismo moderno: isolare le persone, affinché non si sentano reciprocamente responsabili. Questa abdicazione viene praticata con la scusa che sia il sistema a operare in quel modo e che quello che ciascuno fa non sia moralmente imputabile. Tuttavia, nel corso dei miei studi su Wall Street mi sono reso conto che persino lì esistono altre forme di capitalismo, che definirei patrimoniali, laddove i “capi” rivendicano il diritto di essere obbediti proprio perché si assumono la responsabilità di prendersi cura dei dipendenti. In Germania questo modello alternativo di capitalismo è molto diffuso, e forse lo è anche nel nord Italia, dove il patron rivendica la sua autorità e il dovere dell’obbedienza in virtù di un rapporto diverso da quello meramente contrattualizzato e monetario». (…) «…diversamente da altri teorici del capitalismo moderno credo che oggi si assista a una crescente rigidità e burocratizzazione delle relazioni sociali, che le rende “povere”. La capacità “artigianale” di collaborare, di cooperare, dovrebbe essere modellata sul principio dialogico, ma oggi è impedita dal capitalismo moderno. (…).». Una anticipazione di Richard Sennett della intuizione che Ventura esplicita nella “nota” nella forma seguente: Una società che fa dell’uomo un oggetto funzionale solo alla realizzazione del profitto (per pochi contro tutti gli altri) e da eliminare, senza scrupoli, quando non serve più allo scopo, è una società disumana, la cui organizzazione deve essere rivista profondamente. C’è bisogno di sinistra. (…). Per inoltrarsi in una analisi che non fa una piega: Gli strumenti di governo mondiale, europeo e nazionale sono abbondantemente superati e inadeguati. Non ha più importanza se il Pil aumenta di poco, se la borsa tiene o avanza, se lo spread scende, perché ogni loro variazione nulla modifica di sostanziale in meglio i livelli di qualità della vita per la gran parte degli esseri umani, compreso gli europei e gli italiani. È un mondo “governato” con paradigmi superati e cattivi. Gran parte delle persone, oramai, vive male e senza speranza: molti sono tornati indietro nella qualità della vita e hanno una grande paura, in particolare le nuove generazioni, del futuro. Così, dobbiamo dirlo, non è possibile andare avanti; nessun pannicello caldo potrà risolvere problematiche di portata storica. Le disuguaglianze profonde, che l’attuale sistema “obbliga”, caccia nella povertà o nella bassa qualità di vita anche chi aveva conquistato un relativo benessere. Se è vero che viviamo una crisi di sistema, bisogna pur pensare, nell’interesse di tutti, alle necessarie modifiche strutturali. Bisogna definitivamente prendere atto che questa è sempre più una società ingiusta. C’è, allora bisogno di un nuovo grande pensiero, capace di rimettere al centro dell’attenzione e del fare della politica, il governo delle persone. L’uomo deve recuperare la titolarità dei diritti sanciti nella Costituzione italiana, ma anche nelle risoluzioni dell’ONU e dell’Europa. Il mercato, la finanza, i grandi monopoli, l’attuale organizzazione degli Stati e del mondo ha relegato la politica a un ruolo secondario e subalterno; si pone all’ordine del giorno l’urgenza di ridare piena e particolare titolarità alle istituzioni dei cittadini. (…). C’è bisogno di recuperare i suoi valori, quelli laici e progressisti, quelli che fanno della persona il centro dell’interesse e dell’impegno politico, sociale e culturale; è necessario recuperare, attraverso il governo dei cittadini e per i cittadini, tutte le iniziative utili per un sostanziale cambiamento al fine di soddisfare, il più possibile, i bisogni vecchi e nuovi dell’umanità. Questa contemporaneità di alta tecnologia e possibilità inimmaginabili, anche opulenta, deve essere diversamente governata, perché possa assicurare una vita migliore a tutti. (…). È troppo tutto ciò per il rientro dalle vacanze? Non è difficile pensare che tra breve saremo “nel bel mezzo di un gelido inverno”.

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