"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

martedì 29 aprile 2014

Doveravatetutti. 11 “Il paradosso del rieducando”.



Ma cos’è quella finta “sorpresa” stampata a mo’ di ghigno sulle facce bronzee di quelli delle alte – alte si fa per dire – istituzioni repubblicane? Ma cos’è quello sconcerto finto ed ipocrita che ostentano nella circostanza contrassegnata dalle ultime intemerate televisive – il suo regno - dell’uomo di Arcore? Essi, quelli delle alte – alte si fa per dire – istituzioni repubblicane ne sono i primi responsabili, vecchi o nuovi che siano, che abbiano coabitato in bicamere o che al momento si facciano puntellare lo scranno del potere da quell’uomo che rappresenta la quintessenza del male. Inteso nel senso del “crimine” perpetrato. L’uomo di Arcore è stato l’uomo utile per tutte le stagioni della mala politica del bel paese. Di quella che vado definendo da un bel po’ di tempo l’”antipolitica” al potere. La politica dell’intrallazzo e del “vogliamoci bene”. Perché oggi sorprendersi, mostrarsi sconcertati per chi ha avuto e da sempre ed in sommo grado in uggia le regole della democrazia e dello stato di diritto?
Ha scritto giorni addietro Daniela Ranieri su ‘Il Fatto Quotidiano' del 18 di aprile a commento delle disposizioni del giudice di sorveglianza di Milano  “Il paradosso del rieducando” -: (…). L'espiazione si applica a quei soggetti che compiendo un reato hanno rotto il patto sociale, non a quelli che ne hanno creato uno ad hoc tra se stessi e la collettività basato sullo scambio "io vi do l'illusione, voi mi date l'impunità". Il "ridimensionato", qui (ché chiamarlo detenuto è un'offesa per chi lo è davvero), viene riconosciuto sì pericoloso, ma infiacchito in questa pericolosità sia per usura biologica, sia perché rubare 360 milioni di dollari è una cosa che si fa una volta sola nella vita, come sposarsi a Las Vegas, trafugare il sangue di San Gennaro, ballare sui tavoli. Inoltre la rieducazione, come sanno i cultori del sadomaso, non serve a dissuadere il trasgressore dal compiere un'azione ritenuta punibile, ma semmai a perfezionarla. La sfida consiste nel farla sempre più grossa così da vedersi comminata una pena sempre più severa, ma facendo in modo di non venire scoperti per il più lungo tempo possibile. È questa dialettica che dà il particolare brivido all'"insofferenza per le regole" attestata dalla sentenza. (…). Il consolidamento dei valori morali che l'esperienza dei servizi sociali porta al rieducando serve a evitare la reiterazione del delitto: messo di fronte alla sofferenza, e avendo compreso di poter essere utile alla società con opere e servizi, il ladro non ruberà, l'omicida non ucciderà, lo spacciatore si metterà a vendere fiori. L'individuo, protetto da se stesso più che punito dallo Stato, non finirà più in cronaca nera. Ma per uno che la cronaca nera la produce, il lindore di corridoi al cloroformio può sì disincentivare l'invenzione di altri sistemi per frodare lo Stato, se non altro perché sottrae tempo ed energie all'ideazione di piani criminali, ma difficilmente cancella gli atti del passato, i cui effetti verranno presto o tardi giudicati in un'altra manciata di processi pendenti, e la comprovata, questa sì, capacità di nuocere. Così la rieducazione di un ineducabile forse si tradurrà in un sentimentalismo d'accatto pronto per Verissimo, e non certo nella confessione di Caligola: "Dicono che ho il cuore duro. Ma non è possibile che sia duro, perché al posto del cuore io non ho niente". La cristallina chiarezza della scrittura di Daniela Ranieri è di certo sconosciuta a quelli delle alte – alte si fa per dire – istituzioni repubblicane. Sono infamie le sue, di Daniela Ranieri intendo dire? Non risultano a quegli onorevoli “lor signori” la natura criminogena del condannato? Ha rivelato mai disponibilità a rivedere il suo tracotante sentire ed agire? È che financo la magistratura ha contribuito, nell’occasione, a stabilire e perpetuare uno “status quo” che la condanna, trasformata nelle ridicole disposizioni dell’Uepe, non rimuoverà per un recupero di credibilità delle vilipese istituzioni repubblicane. E dalla vita quotidiana di milioni di cittadini. È qui che torna l’insidiosa, intollerabile ai più, domanda: “doveravatetutti”? “Doveravatetutti” quando il politologo Carlo Galli, in ricordo dello scomparso Giuseppe D’Avanzo, alla presentazione del volume “Il guscio vuoto. Metamorfosi di una democrazia” – Laterza editore (2012), pagg. 240 € 16,00 – ha dedicato sul quotidiano la Repubblica del 2 di marzo dell’anno 2012 un Suo magistrale “pezzo di riflessione” che ha per titolo Quarto potere. Così D’Avanzo ha svelato le menzogne italiane”? “Doveravatetutti”? Scriveva Carlo Galli: L´età berlusconiana, (…), non ha nulla di (…) chiarezza e di (…) distinzione: il suo segno è piuttosto l´alterazione dei fatti, la confusione, la menzogna. Ovvero, è la narrazione mistificante, l´autocratica manipolazione del reale, interamente trasformato in rappresentazione e sostituito dall´immaginario. È attraverso la comunicazione e l´affabulazione, e non attraverso la Costituzione, che è passata la potenza politica di Berlusconi, cioè attraverso l´officina delle illusioni del populismo, da una parte, e la "fabbrica della menzogna" dall´altra: (…) per costruirsi con ogni strumento immunità e impunità, (…). Questo illusionismo non è un gioco di prestigio: obbedisce a interessi precisi – del Capo che si pone sopra le leggi, e dei suoi soci in affari di ogni tipo – , e diviene efficace grazie all´uso sistematico dell´eccezione, ovvero alla confusione fra i poteri dello Stato, alla loro utilizzazione extra-istituzionale, al complessivo passaggio dallo Stato delle Leggi allo Stato dei Decreti. (…). …il caso d´eccezione utilizzato per forzare le architetture della legalità e della Costituzione, il vuoto di diritto e di verità che ne conseguono, l´arbitrio di chi vuole avere l´intera realtà politica e sociale a propria piena e illimitata disposizione, si mostrano come l´altra faccia della riduzione della realtà a finzione. Parallelamente alla sua spettacolarizzazione, la politica diventa quindi opaca, si ritira dalle istituzioni democratiche – formalmente intatte ma sotto stress e svuotate di ogni efficacia – , si verticalizza e si concentra là dove si decidono le campagne di stampa e di televisione, dove si programma la macchina del fango per gli avversari politici, dove si architettano le vie brevi per scavalcare le norme, per sostituire a queste la normalità dell´eccezione, l´iterazione della decisione. La decisione, infatti, non è mai presa per dirimere realmente una questione, ma per lasciarla sempre aperta, perché anche in futuro si debba ricorrere a nuove decisioni, mai al diritto. Il potere non sta nello stabilizzare, nel normalizzare, ma nel togliere prevedibilità e certezza alla vita politica e sociale. La democrazia è sostituita dall´intrecciarsi della manipolazione e della decisione, dalla confusione dei poteri e dalla confusione della realtà, dalla creazione di un mondo tanto immaginario – in cui nulla è ciò che è, e tutto è ciò che sembra, e in cui si può far sembrare vera qualunque cosa – quanto, evidentemente, instabile. (…). Questa volontà di potenza – di Uno, osannato da molti – è parsa straordinariamente efficace. E lo è stata, per almeno due lustri. Ma è stata al tempo stesso anche inefficace, proprio perché non ha mai voluto risolvere i problemi collettivi, ma solo dissolverli in nebbia mediatica, ai concretissimi fini individuali del Capo. E la realtà si è vendicata, si sta vendicando. E ha imposto l´allontanamento dal potere dell´illusionista, e la sua sostituzione con élites serie e competenti, che con grandi sforzi – loro, e di tutti i cittadini – stanno riportando l´Italia a contatto con i problemi reali, enormi, che Berlusconi non ha neppure scalfito. Ma quel perverso cortocircuito di eccezione e di menzogna se non è più cronaca non è ancora storia: anche se, forse, ce ne stiamo faticosamente uscendo, continua a prenderci letteralmente alla gola, e ci appare come un rischio che sarà presente, finché questa fase politica non avrà trovato nuovi equilibri. (…). Ottimistica, forse, la previsione – ce ne stiamo faticosamente uscendo” - dell’illustre Autore. Nella fase attuale l’uomo di Arcore continua con la sua imbarazzante – imbarazzante per chi? – presenza a condizionare la vita sociale e delle istituzioni del bel paese. Correi quelli delle alte – alte si fa per dire – istituzioni repubblicane.

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