"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro.

mercoledì 30 aprile 2014

Sfogliature. 23 Quel primo di maggio di don Farinella, prete.



Domani è il 1° di maggio. Come oggi, il 30 di aprile dell’anno 2011 scrivevo e postavo “L’opificio laborioso delle beatitudini”. Allora era un gran osannare in vista della beatificazione del papa polacco. Oggi, quel papa è stato innalzato agli onori altissimi della santità. Lo sfarzo ed il clangore dell’evento non si sono ancora spenti. I media lavorano bene sulle coscienze. Avverrà che, spentisi sfarzo e clangore, possa tornare doverosa, giusta e rispettosa della Storia una riflessione che possa aprirsi, anche se faticosamente, una strada che sia verso le coscienze libere di quelli che sarebbe bene definire gli “uomini di buona volontà”? Di quel post propongo di seguito la parte che fa commento ad una lettera di don Paolo Farinella il prete dei diseredati e delle donne di strada in quel di Genova. Trovo che sia la rilettura di quella lettera il più degno riconoscimento alla sacralità laica del primo di maggio.

martedì 29 aprile 2014

Doveravatetutti. 11 “Il paradosso del rieducando”.



Ma cos’è quella finta “sorpresa” stampata a mo’ di ghigno sulle facce bronzee di quelli delle alte – alte si fa per dire – istituzioni repubblicane? Ma cos’è quello sconcerto finto ed ipocrita che ostentano nella circostanza contrassegnata dalle ultime intemerate televisive – il suo regno - dell’uomo di Arcore? Essi, quelli delle alte – alte si fa per dire – istituzioni repubblicane ne sono i primi responsabili, vecchi o nuovi che siano, che abbiano coabitato in bicamere o che al momento si facciano puntellare lo scranno del potere da quell’uomo che rappresenta la quintessenza del male. Inteso nel senso del “crimine” perpetrato. L’uomo di Arcore è stato l’uomo utile per tutte le stagioni della mala politica del bel paese. Di quella che vado definendo da un bel po’ di tempo l’”antipolitica” al potere. La politica dell’intrallazzo e del “vogliamoci bene”. Perché oggi sorprendersi, mostrarsi sconcertati per chi ha avuto e da sempre ed in sommo grado in uggia le regole della democrazia e dello stato di diritto?

lunedì 28 aprile 2014

Cosecosì. 77 “I sovrani della crisi”.



Incontro la giovane persona. Mi dice: - L’Italia non è un paese per giovani -. Gli rispondo: - Ma lo è per i vecchi? – . Intanto sento lontano il mare mugghiare. Mi hanno detto che, nella notte, il mare ha spiaggiato una infinità di meduse. Non era mai accaduto in quel di C***. Un presagio. Aggiunge la giovane persona: - Se ad ottobre le cose dovessero essere ancora così come lo sono ora, zaino in spalla ed andrò via anch’io -. La giovane persona ha allestito in quel di C***, qualche anno addietro, uno straordinario, bellissimo atelier d’arte fotografica. Ma a chi può interessare la fotografia come arte? Oggigiorno, in un eccesso di delirio narcisistico, tutti si auto-fotografano tanto che è stato coniugato un apposito termine. E così i migliori pensano di andare via. Non è “un paese per giovani”. Non è “un paese per vecchi”. È solamente un paese per avventurieri, opportunisti, per cinici e furbi. Mi hanno detto che appena sarà spuntato un po’ di sole le meduse spiaggiate a migliaia sulla costa di C***, dal mare che da ieri mugghia furioso, cominceranno a decomporsi e l’esito finale del processo porterà un odore acre e pungente per le vie del piccolo centro nebroideo. È quasi un presagio. Quante giovani persone saranno “spiaggiate” nel corso dell’anno? Quante vite saranno costrette a tagliare le loro radici d’affetto? Entrerà, da qui ad ottobre, anche l’atelier fotografico della giovane persona, una delle tante, tantissime iniziative di lavoro, nelle statistiche che vedono ben quaranta attività chiudere battenti giornalmente nel paese che non è né dei giovani né tanto meno dei vecchi? È il paese dei furbi.

giovedì 24 aprile 2014

Storiedallitalia. 47 Il ditirambo dell’Eugenio.



Qualora voi non lo sapeste ma ieri è stata la “Giornata mondiale del libro e del diritto d’Autore”. Che ha fatto seguito alla “giornata” della Terra del 22 di aprile. È che di questa successione di inutili “giornate” non se ne può più. Inutili e che cadono sempre nell’indifferenza dei più. La “giornata del libro” si diceva. Ma non della “lettura”. Che interessa a pochi. E tra le letture fatte ieri una mi ha particolarmente fulminato. È la lettura di uno scritto di Guido Crainz pubblicato sul quotidiano la Repubblica col titolo “Qualcosa di sinistra”. Cosa ci sia della cosiddetta “sinistra” in quel “pezzo” non sono riuscito a scoprirlo. E sì che il “pezzo” veniva pomposamente presentato, sul lato sinistro di quel quotidiano, lato quello ove si ficcano i pezzi importanti, come una “analisi”. Provate voi a rinvenirne quel carattere di “analisi” che l’imprudente titolista ha appioppato a qualcosa che sa tanto di turiboli fumanti di quell’incenso che, se assunto in dosi massicce, stordisce ed ottenebra le facoltà mentali. E sì che io conosco e letto spesso e volentieri Guido Crainz, ma mai come in questa occasione aveva avuto il potere di mandarmi in uno stato tale di confusione da guardare quel “pezzo” appena letto come “in tralice”, come suol dirsi.

martedì 22 aprile 2014

Cosecosì. 76 «Quell’amore (perso) del più lontano».



Bella, questa! Lo sapevate che oggi è la “Giornata della Terra”? Qualche bontempone degli umani ci ha pensato sopra convincendosi che questa giornata, il 22 di aprile, la si dovesse riservare alla Terra. Un’altra delle tante, tantissime inutili “giornate”. Per il resto, il nulla. Ha scritto Barbara Spinelli sul quotidiano la Repubblica del 16 di aprile – “L’imperativo di Jonas per salvare il pianeta” -: Per nostra incuria, e cecità, la terra continua a surriscaldarsi, e sempre più arduo sarà rispettare l’obiettivo fissato: evitare che l’aumento della temperatura superi i 2 gradi centigradi. Soglia fatidica, oltre la quale il globo è messo mortalmente in pericolo dalle emissioni di anidride carbonica e gas serra. Conosciamo quel che può seguire: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei livelli marini e cancellazione di intere regioni, cibo insufficiente per l’umanità, scomparsa di foreste, estinzione massiccia di piante e specie animali.

lunedì 21 aprile 2014

Dell’essere. 11 La via crucis del mondo.



Nella settimana che è stata della “passione” mi è capitato per le mani il solito settimanale per gentilissime signore all’interno del quale veniva proposto un reportage di Riccardo Luna che ha per titolo “Telefonini al veleno”. È tanto che un settimanale destinato a troneggiare nelle sale d’attesa frequentate dalle nostre gentilissime signore abbia a proporre un reportage del genere. È chiaro che l’atmosfera di “passione” avrà coinvolto e sensibilizzato le redazione tutta. Poiché il reportage in questione parla sempre e comunque di una “passione”, al termine della quale “passione” però non vi sarà lo straordinario, incredibile atto della “resurrezione”. Il reportage ha la pretesa di porre al centro dell’attenzione una “passione” che è ben diversa da quella ricordata nella cosiddetta “settimana santa” ma che pur sempre dovrebbe interessarci nella stessa misura poiché da quella “passione”, che potrebbe precedere una “morte annunciata”, è legata la vita delle future generazioni di umani. Interessa la cosa?

venerdì 18 aprile 2014

Storiedallitalia. 46 Il badante.



Abbiamo imboccato la settimana che è detta della “passione”. È che nel bel paese, dalle ubertose contrade, l’unica “passione” riconosciuta è quella prevista dalla confessione religiosa dominante. Non esistono altre passioni che abbiano ascoltatori. Manca per esempio una qualsivoglia “passione” che si possa definire civile. Ché una più diffusa “passione” civile avrebbe indotto ben altri atteggiamenti di fronte alle determinazioni del giudice di sorveglianza in quel di Milano. Domina invece l’inerzia, la noncuranza. Non è avvenimento che possa sollecitare la “passione”. Che non c’è. Scrive Marco Travaglio su “il Fatto Quotidiano” del 17 di aprile – “Il palo” -:

lunedì 14 aprile 2014

Capitalismoedemocrazia. 46 “La catastrofe di un mondo senza politica”.



Ha scritto Barbara Spinelli sul quotidiano la Repubblica del 2 di aprile col titolo “Osare più democrazia”: «Per governare efficacemente nel XXI secolo serve soprattutto velocità: approvazione o bocciatura rapida dei disegni di legge e capacità di mantenere la sintonia con tutti i componenti della squadra ». Velocizzare, semplificare, dilatare i poteri dell’esecutivo: questi gli imperativi. Cambiano le sequenze, perfino i vocaboli: prioritaria diventa la rapidità, e i ministri sono «componenti di squadre». (…). In fondo è qualcosa di già visto e sentito. Portato ora a compimento. E già che si è sul viale della “rottamazione” a tutto spiano si era pur sentito dire che nelle cosiddette “camere” sarebbe stato bastevole fare votare non i rappresentanti eletti dal sempre cosiddetto popolo sovrano ma solamente i cosiddetti capi-gruppo. Una semplificazione annunciata ed auspicata quando della “rottamazione” non si aveva ancora contezza. Ma c’è un “ma” che induce a riflettere.

sabato 12 aprile 2014

Sfogliature. 22 “Gli italiani sono koinòfobi”.



Le notizie di questi turbolenti giorni si susseguono e si rincorrono come in un “tourbillon” che non lascia spazio e che fa mancare il respiro. La notizia ultima è la fuga all’estero di un galantuomo condannato in attesa di giudizio finale, che poi sarebbe il pronunciamento atteso a giorni dell’alta Corte di Cassazione. Perché non riparare altrove prima che arrivi il diluvio? E pensare che quel rispettabilissimo ha avuto modo di decidere per le sorti dell’intero popolo dello stivale. Al fianco del suo sodale di già condannato in via definitiva e che spera di sfuggire alle conseguenze dei suoi criminali atti. La seconda notizia ci è offerta da Marco Travaglio su “il Fatto Quotidiano” del 10 di aprile in un pezzo che ha per titolo “Sono pazzi questi inglesi”: Ieri (9 di aprile n.d.r.) s’è dimessa la ministra della Cultura del governo britannico, Maria Miller. Non è neppure indagata, ma l’autorità di controllo sulla Pubblica amministrazione l’accusa di aver sottratto alla collettività la bellezza di 5.800 sterline (7 mila euro), infilando nelle sue note spese un pezzettino di mutuo della seconda casa a Wimbledon (che peraltro dal 2005, quando fu eletta, le serve per lavorare a Londra, essendo una “fuori sede” in trasferta). La ministra ha restituito la somma e s’è scusata in Parlamento, ma “non abbastanza” secondo i giornali e il Labour, il partito di opposizione, che le ha chiesto spiegazioni più convincenti.

martedì 8 aprile 2014

Cosecosì. 75 “Gli sfruttati di Marx ed i poveri di Gesù”.




Ha scritto Corrado Augias sul quotidiano la Repubblica di oggi martedì 8 di aprile, in risposta ad un lettore di quel quotidiano – “Perché gli sfruttati di Marx non sono i poveri di Gesù” -: (…). …cristianesimo e marxismo sono gli unici due grandi movimenti ad aver messo i poveri al centro della loro dottrina. C’è anche nel marxismo un certo messianismo che non stupisce essendo anche Marx un ebreo. Le analogie però, a mio parere, finiscono qui diversi essendo metodo e finalità di questa presa di coscienza. Marx ragionava in termini di classi sociali, più che ai poveri pensava agli “sfruttati” cioè ai produttori che venivano depredati di una parte del loro lavoro dal sistema capitalistico. È il famoso “plusvalore”, ovvero la differenza tra il valore del prodotto del lavoro e la remunerazione sufficiente al mantenimento della forza-lavoro. Degli individui a Marx importava poco (?), la sua finalità era che le masse, presa coscienza del loro sfruttamento, si ribellassero facendosi levatrici di storia. L’esatto contrario per Gesù che pensava soprattutto ai singoli. È a questo punto che il discorso dell’illustre Autore mi si fa contorto.

sabato 5 aprile 2014

Storiedallitalia. 45 Ce ne faremo una ragione. Ma quando?



“Ce ne faremo una ragione”. È il mantra di questi giorni. Irriverente. Come tutte le cosiddette “battute” di un qualsivoglia “bagaglino”. Il peggio del peggiore degli avanspettacoli. Ma detto nei fatti della politica. Incontra incontrastato successo. È accaduto in tante altre occasioni. È la formuletta magica che poi corre di bocca in bocca, per tutte le ubertose contrade del bel paese, in bocca ad un popolo imbesuito. Ha scritto quel grande, geniale viaggiatore inglese che ha nome George Robert Gissing (1857-1903) nel Suo celeberrimo “Sulle rive dello Jonio” (1901): Tutte le colpe degli italiani sono perdonate appena la loro musica risuona sotto il loro cielo. E poi, dopo aver dismessa la pietistica benevolenza aggiungere una annotazione sociologica che ha resistito al tempo: È un paese stanco e pieno di rimpianti, che guarda sempre indietro, verso le cose del passato; banale nella vita presente e incapace di sperare sinceramente nel futuro.(…). È legittimo condannare i dirigenti dell’Italia, quelli che s’incaricano di plasmare la sua vita politica e sconsideratamente la caricano di pesi insopportabili.

giovedì 3 aprile 2014

Cosecosì. 74 Se si vuol far morire il sapere critico.



Scrive Tomaso Montanari su “il Fatto Quotidiano” di ieri 2 di aprile – “Il consenso che odia la cultura” -: Al sapere Renzi oppone il plebiscito: i professori avranno studiato, ma lui ha il consenso. Poco importa se il consenso è quello delle primarie (consultazioni private a cui ha partecipato una quota minuscola di elettori), se è al governo senza essere stato eletto, se questo Parlamento è legalmente eletto, ma forse non proprio legittimato a cambiare la Costituzione. E poco importa se si sta facendo di tutto per far passare la riforma con i due terzi delle Camere, e dunque per evitare di consultare, con un referendum, il popolo sovrano del quale ci si riempie la bocca. Invece di discutere, Renzi preferisce scagliarsi contro Rodotà e Zagrebelski con un tono che ricorda queste parole del primo discorso alla Camera di Mussolini capo del governo (16 novembre 1922): “Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente”.