"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 28 marzo 2013

Cronachebarbare. 8 Le “troie” di B* e la scarnificazione del pensiero.



È pur vero che gli sarebbe richiesto un linguaggio diverso e, si sarebbe detto appena quindici mesi addietro, più “sobrio”. Ma abbiamo visto la tristissima fine della “sobrietà”. Si è come volatilizzata, disciolta ai primi raggi di sole. Il contagio del potere non risparmia nessuno. Diciamoci però la verità: ma “sobrio” perché? La signora Boldrini ha avuto modo di dire essersi trattato di offesa alle istituzioni. Ma quali istituzioni? È che quelle istituzioni, alle quali la signora Boldrini allude, hanno da tempo perso la rispettabilità loro dovuta. E non per colpa di un dio cattivo, quanto per il loro essere e fare. Ed allora non scandalizziamoci più di tanto, sfuggiamo se è possibile alla più perversa delle ipocrisie. È questa, anzi, un’ottima occasione per dire come il distacco tra il popolo e la “casta” possa ritenersi annullato: infatti, milioni e milioni di italiani, ovvero rappresentanti del cosiddetto popolo sovrano, avranno connotato e denominato i tanti comportamenti di alcuni rappresentanti di quella “casta” proprio con il termine usato da B.; altro che storie di rispettabilità delle istituzioni! Per non dire poi della grave colpa nella quale è incorsa negli anni la “casta”, ovvero a quella sua opera nefasta che ha generato la “scarnificazione”, come vado ripetendo da tempo, del pensiero complesso ed anche di quello meno complesso nella società del bel paese. Cosa ci si doveva aspettare da una tale mortifera pratica dell’antipolitica che è al potere? L’antipolitica è lì, seduta, incollata su quegli scranni. Ha scritto Nadia Urbinati il 3 di settembre dell’anno 2012 – sul quotidiano la Repubblica, “Il cortocircuito dell’insulto” -: (…). Odio e violenza verbali hanno scandito la nostra storia politica in questi anni di transizione. Anni di transizione incompiuta dalla democrazia dei partiti di massa a qualcosa di cui nessuno sa ancora vedere i contorni, da quando odio e violenza erano domati all’interno di narrative ideologiche che consentivano a chi le condivideva di imbastire discorsi, nei quali gli avversari non erano le persone ma le idee per le quali le persone si spendevano. La politica delle idee è una politica di civiltà perché induce i cittadini a trascendere la dimensione personale - a comportarsi e sentirsi come rappresentanti delle idee che condividono; ad avere avversari, mai nemici da distruggere. Dalla fine dei partiti tradizionali questa civiltà della rappresentanza, della separazione tra dimensione personale e dimensione politica è decaduta. L’antipolitica è una conseguenza di questa decadenza, (…). Chiaro? Non si scandalizzino perciò i signori al potere, espressione dell’antipolitica per l’appunto. Scarnificato ben bene il pensiero delle masse l’unica mezzo per comunicare con esse è il parlare da bar, da curva dello stadio, da discoteca assordante. E B., che è uomo dello spettacolo sino in fondo, capisce e conosce la via per comunicare con un pensiero scarnificato ma intellegibile dai più, dai tanti. Oggigiorno si sa come la comunicazione faccia presa solo ricorrendo a quel parlare che ha inorridito i più (ma solamente a parole, credetemi. Del resto basterebbe leggere le intercettazioni giudiziarie di lor signori per rimanerne esterrefatti). A meno che: a meno che tutti gli elettori, ma proprio tutti ed in special modo quelli di una certa parte politica, non siano di colpo divenuti appassionati lettori del professor Zagrebelsky, del professor Rodotà, o per dire, del professor Franco Cordero. Ma via, non burliamoci a vicenda. Di clowns ne abbiamo a iosa. Chi oggi si scandalizza per la battutaccia di B. dovrebbe assumersene tutta intera la responsabilità, invece d’apparire stupefatto e contrariato. Sono sicuro, infatti, che milioni e milioni d’italiani non leggono quanto quegli esegeti da me citati vanno scrivendo e denunciando, anzi inclinano a pensare ed a parlare come l’onesto, favoloso signor B. Oggigiorno la riuscita “scarnificazione” del pensiero avrà, come risultato ultimo, l’indifferenza generale dinnanzi a quel “troie” che la dice lunga sullo stato delle cose della politica nel bel paese e che tanto ha scandalizzato gli occupanti di quel Palazzo. Scriveva ancora Nadia Urbinati nel Suo pregevolissimo pezzo: I candidati, i leader e i cittadini che con loro si identificano hanno in questi anni di decadenza della politica dei partiti cominciato a “metterci la faccia”, come si sente dire spesso, la loro faccia personale, a parlare in prima persona sfoderando le emozioni più intime e gusti privatissimi, cose dalle quali non si può né dissentire né convenire, proprio perché personali e non mediabili. Tutti come sovrani assoluti in un gioco di parole al massacro che non fa prigionieri. Le trasmissioni di “approfondimento” hanno fatto la loro fortuna mettendo in scena questo tremendo circolo vizioso di istigazione alla violenza verbale e denuncia dei suoi effetti devastanti. La pubblicità è assicurata in entrambi i casi. E allora, i gusti, le opinioni di pancia, le caricature dell’avversario, la distruzione del carattere, il dileggio e il disprezzo sono diventati le componenti del discorso, che discorso ovviamente non è. Questa privatizzazione del linguaggio politico ha spalancato le porte alla pratica dell’insulto, con l’uso delle parole brandite come clave e dei decibel usati come strategia per imporre il silenzio. L’arena politica come un Colosseo. E la società civile stessa, dalla carta stampata ai blog, come un ring nel quale non si valutano e discutono le preferenze o le opinioni, ma si manda a ko o si distrugge moralmente chi non la pensa allo stesso modo. Tutto questo per fare spettacolo, per attirare l’attenzione, per crescere nei sondaggi. (…). Succede (…) che abitare in una società democratica allena anche senza premeditazione alla riflessione, al pensare con la propria testa, al rivendicare i limiti del potere, quale che esso sia. (…). Con un certo sollievo teorico osserviamo che in democrazia non c’è proprio modo di ingessare una condizione per sempre, di replicarla senza rischio di vederla contestare, di accumulare consensi senza pagare il costo del dissenso, di vincere solo e mai perdere, di crescere e mai calare nei sondaggi. (…). Fine dell’illuminante citazione. Spero di non avervi tratto in inganno: il signor B. in questione – che ho asteriscato nel titolo del post – è il favoloso Franco Battiato. 

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