"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

giovedì 24 maggio 2012

Cosecosì. 20 Una sinistra a misura d’uomo.


La notte, il giorno. La verità, la menzogna. La ricchezza, la povertà. Vivere, morire. Come nel mondo fisico, così nella vita degli umani gli opposti è come se si inseguissero in una gara senza fine. E se gli opposti stanno scritti nelle cose proprie della natura non di meno essi fanno parte della natura propria degli umani. E questo inseguimento continuo, con un arretrare ed un avanzare, ha fatto la Storia degli umani. È stato forse il tentativo di annullarli, gli opposti, di disinnescarli, che ha condotto allo smarrimento dell’oggi ed alla diffusione di quella indistinta melassa sociale – la poltiglia del sociologo De Rita - che ha fatto da comodo paravento affinché si realizzassero le politiche proprie di una “lotta di classe” all’incontrario, all’interno della quale i privilegiati hanno ridotto e riducono diritti e conquiste di quella parte della società meno tutelata. Ha scritto Alain Touraine – MicroMega n° 8/2011 pag. 33 - che “l’era della democrazia sociale trionfante si è conclusa da tempo, e per diverse ragioni: la più evidente è l’affermarsi, a partire dagli anni Settanta, di un neoliberismo che ha indebolito il potere degli Stati, incoraggiato la globalizzazione dell’economia e soprattutto delle Borse internazionali, costretto i governi a fare marcia indietro su molte conquiste della politica sociale”. Questo ultimo tentativo di depredare dei diritti e delle conquiste le classi meno abbienti è tuttora in corso, non ha perduto vigore e ad esso necessita contrapporre argini robusti affinché conquiste sociali divenute irrinunciabili non abbiano a finire nel libro dei ricordi. Ma il punto è anche altro. È che la proclamazione a tutto campo della fine delle ideologie ha contribuito a disinnescare, ma solo apparentemente, quel rincorrersi degli opposti che da sempre ha determinato le cose proprie della vita degli umani e della politica stessa, che rappresenta l’essenza più alta del processo di umanizzazione. Destra, sinistra. Per alcuni un falso problema. I risultati stanno sotto gli occhi di tutti. Ha scritto – alla pag. 75 – del numero della rivista MicroMega prima citato Cinzia Sciuto: “Le grandi utopie collettive erano possibili perché gli individui si riconoscevano nei gruppi sociali di riferimento. All’interno della classe, per fare un esempio, l’individuo era integro e poteva dunque proiettare se stesso in un progetto di emancipazione collettiva. Oggi l’identità individuale è messa duramente alla prova e, senza una definita consapevolezza di sé, è impossibile proiettarsi in un progetto comune: comune a chi? Chi è in grado oggi di individuare i propri compagni? Possiamo tutt’al più cercare dei compagni transitori, qualcuno con cui condividere singole battaglie o precisi progetti, con cui fare un pezzo di strada insieme, difficile trovare qualcuno con cui condividere il proprio destino”. Si impone, alle forze della sinistra, ridare quella “identità individuale”  al suo popolo poiché “senza una definita consapevolezza di sé, è impossibile proiettarsi in un progetto comune”. Impegno improbo, ma che vale la pena d’affrontare a rischio di un grave e rovinoso arretramento sul piano della difesa, ad oltranza, dei diritti e delle conquiste sociali conseguite dalle classi sociali meno abbienti. Della “destra” e della “sinistra” ne ha scritto, magistralmente, sul quotidiano la Repubblica – il 21 di dicembre dell’anno 2011 - Alain Touraine col titolo Una sinistra a misura d’uomo. Diritti e valori, la politica è questa”. Di seguito lo trascrivo in parte.

Il teorema da tempo accettato secondo cui il centro della vita sociale è il sistema economico, cioè la stretta corrispondenza delle categorie della vita economica con quelle della vita sociale, non è più accettabile. L´economia si è separata dalla vita sociale: è questo il significato profondo della globalizzazione. Il mondo delle istituzioni sociali, politiche e giuridiche sta crollando. La costruzione dei giudizi sociali non può più avere altri fondamenti se non morali. Qual è il posto del lavoro nella vita individuale e collettiva: questo è il tema che meglio definisce lo spirito di una concezione “morale” della vita sociale; l´unione di una politica di questo genere con la repressione delle condizioni economiche illegali trasformerebbe in modo fondamentale la vita sociale di tutti. (…). Non esiste (…) altra sinistra se non quella che prende la parola o se ne impadronisce, come già avevano fatto i movimenti pionieristici degli anni Sessanta del secolo scorso, soprattutto negli Stati Uniti e in Francia. Sinistra o destra sono prima di tutto delle concezioni della società, delle definizioni del Bene da difendere e del Male da combattere. La sinistra o la destra si possono definire anche a livello sociale dal punto di vista delle categorie sociali a cui appartengono gli elettori o i simpatizzanti, ma la posta in gioco e la natura del conflitto non si possono più definire in termini sociali. Non sono più i contadini poveri o gli operai della grande industria a costituire la sinistra. Lo vediamo tutti i giorni, più o meno chiaramente a seconda del paese che osserviamo e delle categorie che analizziamo. Ma noi abbiamo bisogno di identificare le nuove categorie che condividono la visione appena evocata. Dobbiamo individuare negli ambiti principali della vita sociale – produzione, distribuzione, finanziamento, educazione, salute, occupazione del territorio, politica culturale eccetera – le scelte che permettono di collocare la destra e la sinistra e di contrapporre l´una all´altra, compito immenso ma che è tuttavia indispensabile almeno iniziare a intraprendere. L´elemento di definizione che per primo viene alla mente è che la destra pensa in termini di oggetti e di rapporti tra gli oggetti, e che definisce gli attori tramite le loro situazioni oggettive. (…). Ciò che definisce, all´opposto, la sinistra, è che pensa e agisce in termini di diritti. Il populismo di destra, che lamenta le deplorevoli condizioni dell´infanzia, dei poveri, delle donne e dei prigionieri è sempre esistito. Ma il pensiero e l´azione diventano di sinistra solo quando il pensiero si interroga sulle ragioni della disuguaglianza, o della dipendenza e della violenza, cercando nelle vittime i possibili protagonisti di volontà e desiderio d´azione. (…). Le nostre società sono ancora in effetti, (…), in stragrande maggioranza di destra. Se ciò che meglio definisce la sinistra è il giudizio sulla condizione della donna, la destra si definisce meglio per l´importanza attribuita all´identità, che si traduce nella paura delle minoranze, soprattutto quelle di recente formazione. Le politiche dell´identità sono politiche di destra. Il che non significa che alcuni orientamenti di sinistra non possano identificarsi con un ideale nazionale o religioso, cosa ovviamente innegabile. Questo è il cammino che occorre seguire per dare un contenuto reale alle idee di destra e di sinistra. (…).

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