"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi

"Il bruco (2017)". Foto di Aldo Ettore Quagliozzi
"Il bruco" (2017). Nikon Coolpix P900. Foto macro. Stato larvale della falena diurna "Macroglossum stellatarum" volgarmente detta "sfinge colibrì".

venerdì 24 febbraio 2012

Cosecosì. 8 Al tempo del consenso, nonostante tutto.


Scrive Giancarlo Bosetti nel Suo editoriale La politica a scuola dai tecnici pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 23 di febbraio, come tentativo d’interpretazione sociologico-politica del perdurante consenso del quale continua a godere il governo Monti, nonostante tutto: (…). …la politica non è solo, e forse non è per niente, una tecnica di misurazione delle preferenze o degli interessi, ma – udite udite – essa consiste di altre più sottili e ardue capacità, quelle di trasformare le preferenze degli elettori e di spingerli persino a reinterpretare i loro propri interessi, riflettendoci sopra, fino a persuadersi ad accettare misure che sembrano contraddire nel breve termine sia le loro preferenze sia i loro interessi. La politica non è la stessa cosa dei sondaggi, ma un processo che prevede, in democrazia, l´evolvere dei giudizi attraverso la discussione e la riflessione. E – miracolo – le opinioni cambiano, evolvono, tengono conto e molto dell´interesse generale e del futuro, non solo, ottusamente, della propria bottega oggi. Ottuso è chi non se ne accorge. Il curioso destino di questo Paese ha messo nelle mani di un gruppo di tecnici il compito di mostrarci come la politica sia anche un´arte trasformatrice delle preferenze. È già ora una piccola indimenticabile rivoluzione. Letta questa parte finale di quell’analisi dotta una pace sembra scendere lieve e conquistare d’un colpo l’animo esacerbato dal quindicennio appena trascorso che, secondo la vulgata dei molti o dei tanti, sarebbe trapassato e sepolto per sempre. Per sempre? E l’indelebile impronta antropologica dove la si mette? Non sto qui, e non ne ho voglia alcuna, a fare la parte del bastian contrario, ma esiste una vastissima letteratura autoctona o d’importazione che ha dipinto l’informe agglomerato umano che abita la penisola come un coacervo non scalfibile di interessi familistici, di casta, di gruppo, di parrocchie varie come non ce ne sono di eguali nell’intero mondo. Siamo proprio sicuri che, come d’incanto, quel coacervo si sia disciolto come neve al sole? Ho i miei legittimi dubbi. È certo però che il disgusto abbia raggiunto livelli davvero impensabili e che sia divenuto insopportabile. Ma è pur vero quanto affermato da un diffusissimo detto popolare che al peggio non c’è mai fine. Ed allora? C’è poi un gran parlare di cosa accadrà da qui alle prossime elezioni politiche del 2013, sempre che il governo del dottor Monti riesca a superare ‘a nuttata. Non sarà facile. Anche perché si è, per il governo intendo dire, senza ingenerare equivoci, come in quelle tragiche circostanze per le quali l’uomo, che hanno condannato a morte per impiccagione, attende che il boia dia il calcione allo sgabello per farlo penzolare affinché tiri le cuoia. E questa condizione tragica e surreale al contempo sarà la condizione propria di questo “strano” governo del dottor Monti. A meno che… il governo “strano” abbia effettivamente realizzato, secondo il pensiero dell’autorevole opinionista, il miracolo di trasformare le preferenze degli elettori e di spingerli persino a reinterpretare i loro propri interessi…per la qualcosa necessita che il tempo diventi galantuomo e ce ne dia conferma. Mi garba, a questo punto, proporre alla Vostra cortese attenzione uno stralcio ricavato da un intervento di Michela Marzano sul quotidiano la Repubblica che ha per titolo La missione dei professori dare senso alla politica, quel senso della politica che si era perso per strada da un bel po’ di tempo a questa parte, riducendo la funzione del popolo sempre sovrano, a detta dei populisti di tutti i tempi e di tutte le latitudini, come il soggetto unico depositario della competenza democratica d’imbucare, a tempo debito e per chiamata, una scheda che sia nell’urna. Poi, il tutto democratico è fatto.

(…). In democrazia, il popolo resta sovrano. (…). Ma forse è giunto il momento di ripensare il modo stesso di fare politica. Non certo per proporre un´anti-politica populista e demagogica. Non certo per togliere al popolo ciò che gli spetta di diritto. Ma per dare la possibilità ai cittadini di scegliere anche sulla base del sapere e delle competenze, e non più solo in base a logiche di spettacolo o di partito. Se la politica si è progressivamente impoverita e svuotata di senso, è anche perché, per troppo tempo, si è ridotta ad un insieme di discorsi vuoti, dove quello che contava non era più tanto quello che si diceva, ma come lo si diceva. Perché la forma ha troppo spesso preso il sopravvento sul contenuto. Come se bastasse essere presenti ovunque, ripetendo sempre le stesse formule e promettendo l´impossibile per acquisire magicamente credibilità e competenze. Ormai la gente non si accontenta più delle “parole in libertà” di cui si sono riempiti la bocca molti responsabili politici. Né di un frasario più o meno complesso che, in fondo, non vuol dire nulla. Oggi i cittadini vogliono concretezza. E il primo passo della concretezza consiste nell´essere capaci di nominare le cose in modo corretto, come direbbe Albert Camus che aveva capito perfettamente che, a forza di utilizzare male le parole, non si fa altro che introdurre nel mondo sofferenza e disordine. (…). Non si tratta oggi di opporre alla spettacolarizzazione della politica la burocratizzazione delle coscienze. Non si tratta di passare da un modello in cui bastava essere presenti sempre e comunque, ripetendo una, mille e cento volte le stesse battute o invettive a seconda delle circostanze per saturare lo spazio pubblico, ad un modello tecnocratico in cui tutto si riduca ad una semplice somma di competenze. (…). Ora, un professore è tutt´altro. Grazie al proprio percorso universitario, sa bene il valore del sapere e l´importanza di rimettersi talvolta in discussione. I contenuti della politica sono sempre dei “problemi” che si deve poter essere capaci di formulare e di risolvere senza cadere nella trappola delle procedure prefabbricate. Chi può saperlo meglio di un docente universitario, a patto che non dimentichi le regole proprie alla politica?

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